Category: nausea


Joker Gang
Dispettose Prigioni
Etichetta Indipendente
2012

Era da tempo che volevo farlo… dal 2009 circa, quando ricominciai a suonare dopo tanto tempo. Molti pensano che non dovevo. Non me ne frega un cazzo della loro opinione. Si fottano :-)”

Gia`da questa dichiarazione si capisce la tenacia e l`orgoglio del Joker, una figura che a tutti risulta patetica ma che quasi tutti temono, quel fantoccio con la faccia truccata che puo`permettersi di cambiare faccia ad ogni occasione, anche se questa continua finzione che si mescola con la realta`non e` sempre costruttiva…Joker e`curioso, e la sua curiosita`lo porta ad aprire il Vaso di Pandora della realta`e della Vita, spesso nascosto da quel Velo di Maya che e`l`ignoranza…
Joker “smaschera con la sua maschera ghignante”,con un ghigno beffardo e disincantato, la crudelta`della cruda quotidianita`…

Le storie che vengono raccontate nel cd, con metafore, tinte fosche e colori espressionisti, fanno affiorare una pellicola in bianco e nero, celata dai trucchi (un po`come si fa con Photoshop)…Joker e`l`anti-Photoshop, e`la contraddizione che spacca in mille pezzi la menzogna, che riduce in frantumi la meschinita`della vergogna e dell`omerta`…La verita`e`dura e va raccontata…Un po`come ne Il Testamento di un Pagliaccio, pezzo della Giovane Band IoDrama…Oppure come in Opinioni di un Clown di Heinrich Böll: “Io sono un Clown e faccio collezione di attimi.”.
Anche Giuss, leader del gruppo, afferma che Dispettose Prigioni sia un Album fotografico, in cui si vuole dare una brechtiana, quindi impegnata ed epica lettura della realta`…L`essere umano e`portato lentamente a prendere posizione, a far qualcosa, ad impegnarsi per trarre in salvo la propria liberta`, che sta annegando…Oppure e`stata sequestrata dai flutti di un mare in tempesta, la tempesta dell`inconscio, come una zattera piena di falle…Le falle ci sono, ma possono essere riparate, solo se lo si vuole…

Nell`album ci sono colti riferimenti al Mondo della Musica, soprattutto alla new wave e al dark; ma anche alla Letterattura, alle Arti Figurative, alla Fotografia ovviamente, ma anche alla Psicologia…Nell`insano gesto si vede una possibilita`dell`inconscio, dell`io profondo; esso finalmente puo`dire: “Ascoltatemi, sono qui!!! Non sotterratemi sotto un mucchio di parole inutili e di gesti formali o convenzionalmente etichettati…Voglio far sentire la mia voce anche chi non crede a queste cazzate…”

La verita`e`sempre duale, puo`avere varie interpretazioni, ed in essa possono interagire numerosi elementi, in rapporto dialettico tra di loro…Joker e`un Reporter, un Fotografo che, con la sua Polaroid, immortala proprio quei momenti che ogni giornalista tralascerebbe come dettagli osceni. Joker scappa alla censura, spesso rischiando, ma nello stesso tempo, provando piacere nell`opera di smascheramento…Viviamo tutti quanti in un mondo illusorio, fatto di Sogni di carta e di speranze di fango…Dove siamo come burattini con un burattinaio che ci comanda, che muove i fili; come direbbe Bennato: “Non si scherza, non è un gioco  sta arrivando Mangiafuoco, lui comanda e muove i fili  fa ballare i burattini . State attenti tutti quanti, non fa tanti complimenti, chi non balla, o balla male  lui lo manda all’ospedale  Ma se scopre che tu i fili non ce l’hai se si accorge che tu il ballo non lo fai  allora sono guai – e te ne accorgerai attento a quel che fai – attento ragazzo che chiama i suoi gendarmi  e ti dichiara pazzo!…”

Nonostante la presa di coscienza sia dolorosa e porti ad un autolesionismo, ad un automutilamento continuo ed irrefrenabile, sia nel corpo, con tagli sanguinanti, sia nella mente, con una societa` per cui sei solo un Numero, che ti incasella meccanicamente in base al disturbo mentale o alla classe sociale a cui appartieni, Joker ti capira` ed il suo sussurro ti portera`ad aprirti, a scoperchiare quell`anima fragile che alberga in te, permettendole di scorrere, un po`meno vincolata, per le strade della Vita…

Qual e` la soluzione?? Fare la Rivoluzione?? Rovesciare il Potere??

Felice il Popolo che non ha bisogno di eroi!”. Così diceva il grandissimo Bertolt Brecht, da intellettuale impegnato…Sicché non si può non prenderne atto, anzi è terribilmente controproducente non farlo, far finta di niente, con l’aria dei primi della classe, di quelli che ce la fanno sempre. L’esperienza ha insegnato: i primi della classe non ce l’hanno fatta mai, quelli che al banco erano seduti composti, che si facevano da parte quando qualcuno si alzava per fare caciara, che cercavano di risolvere sempre tutto con la diplomazia, che rispondevano sempre in maniera seria senza alzare la voce o battere i pugni hanno sempre avuto la peggio. Questo perché il Popolo,un  popolo di lavoratori instancabili ma un po’ duri di comprendonio, non ama le risposte articolate, difficili, magari piene di termini in lingua straniera, ma preferisce quelle semplici, secche, nette. Risposte semplici per interrogativi difficili. Al bicchiere di acqua amaro della medicina non vuole un cucchiaino di zucchero, ma vuol togliere completamente la medicina e bere l’acqua dolce che ne rimane.

Qualcuno riuscira`a sentire il grido disperato di chi vuole cambiare musica?? La “ghigliottina” del senno di poi dice che molto probabilmente nessuno ne sarebbe capace, perché la massa e`come inebriata da un fenomeno mistico, venereo, insuperabile, creatosi attorno alla figura di un individuo che, a differenza dei suoi avversari politici, ne è consapevole e ne fa un’arma di distruzione di massa. Perché è inutile parlare dello “tsunami Grillo” se prima non si parla del “diluvio universale berlusconiano”, perché ormai davvero tenere la testa sotto la sabbia è un prendere in giro se stessi. Non resta altro da fare che prendere atto dei dati empirici, con coscienza di sé prima e di chi si trova nei propri paraggi, ricordando che, come diceva Franco Battiato, un’evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero.

For more info: http://www.facebook.com/jokergang e http://jokergang.jimdo.com/

Influenze:

– Litfiba

– Timoria

– Bluvertigo

– Franco Battiato

– Baustelle

http://www.youtube.com/watch?v=sCw7mh2jFs0

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Contatti digitali

Conversazione via Facebook Email nell’Era della Digitalizzazione, della Globalizzazione ed

Internettizzazione dell’Esistenza 

Ragazzi anormali si scrivono a distanza…

di Irene Ramponi

Una ragazza italiana migrante in Olanda scrive all’amico lontano, in risposta alla piccola email che l’amico stesso le ha appena mandato. Nella sua lettera ci fornisce il suo punto di vista sulla vita nel Nord Europa, in Germania ed Olanda in particolare, ci da’ uno spaccato della sua vita di migrante alla ricerca di se’ stessa, in un viaggio senza vento…e senza Tempo (cit. Timoria, Viaggio Senza Vento, Polygram, Giugno/Luglio 1993). Qui ne viene presentato uno stralcio veloce.

“Le medicine tradizionali sono efficaci, certo, ma sempre robaccia chimica rimangono, che costa cara e serve molto ad arricchire le multinazionali farmaceutiche…Ecco perche’ apprezzo quei medici che si rifiutano categoricamente di prescrivere farmaci allopatici come caramelle! […]. Ora vivo sulla linea di confine tra Olanda e Germania, quindi ho tutto il meglio da entrambe le parti: Birra e Cibo dalla Germania, qualita’ a buon prezzo, divertimenti a non finire, stile di vita libero e piu’ rilassato, piu’ sussidi dallo stato se sei disoccupato, artista, creativo, nullatenente, proletario, sottopagato o semplicemente disperato…Qui i senza tetto non esistono perche’ ognuno ha IL FOTTUTO SACROSANTO DIRITTO AD AVERE UNA CAZZO DI CASA!!! Un cazzo di posto dove stare che non sia sotto i ponti…[…]. Ma ovviamente ci sono severi canoni di meritocrazia, mica la danno a tutti, la casa intendo…Nonostante quasi tutti lavorino e la disoccupazione sia irrilevante, il tenore di vita e’ ottimo, la gente e’ rilassata,  fa festa tutte le sere, senza limiti di orario o scuse tipo che deve andare a letto presto perche’ il giorno dopo deve lavorare…[…]. Qui trovi gente di tutti i tipi, tutta simpaticissima:dai punkettoni old school, agli hardcore warriors, dai techno addicted ai metallari, dai red skin che legnano i nazi, quasi nessun hausettaro…Ma anche molti vecchietti comunicativi con tutore, come mio nonno potrebbe essere, qualche impiegatuccio e, come direste voi, per chi NE VUOLE, ce n’e’ davvero per tutti i gusti…No proibizionismo!!!  E soprattutto, non c’e’ il fottuto Vaticano in casa a rompere i coglioni…

Insomma, Paradies Land o Fantasylandia, che dir si voglia…Io collaboro all’allestimento di mostre, studio e miglioro il tedesco e l’inglese, faccio lavoretti di arti minori che poi vendero’ in qualche mercatino, dipingo quadri, scrivo, leggo, giro per mostre e citta’…Insomma, una bella vita, quella che ho sempre sognato…E per tutto questo devo ringraziare il mio ragazzo, tedesco purosangue, che ho conosciuto al matrimonio di mio cugino; praticamente mio cugino di sangue ha sposato la sorella del mio ragazzo, e noi due ci siamo conosciuti al pranzo di matrimonio, agli inizi di maggio…Abbiamo conversato un po’, e poi, siamo rimasti in contatto via Internet…Lui poi e’ tornato in Italia a trovarmi, abbiamo passato del tempo insieme…Intanto il mio lavoro in casa editrice andava a rotoli, ed ero sull’orlo di una crisi di nervi…Ho cosi’ deciso di cercare lavoro in Germania, in Renania Vestfalia, parte Nord Ovest della Germania, in cui le piu’ grandi citta’ sono Dusseldorf, Colonia, Aachen, ed, in seconda battuta, Duisburg (dove hanno fatto la Love Parade del 2010, dove e’ morta tutta quella gente…). Beh, insomma, io stavo a Duisburg, come ragazza alla pari, dovevo curare quattro mocciosi terribili, due gemelli iperattivi e psicotici, e due ragazzine isteriche e con disturbi alimentari…Ok, avevo una stanza tutta per me, dove pero’ non mi era permesso bere e fumare…Assolutamente peggio della Colonia Ticino, dove almeno ci divertivamo… I miei “carcerieri”, ovvero la famiglia per cui lavoravo e facevo da babysitter, era composta da una donna rossocappelluta, con testa di medusa, bocca di vipera, occhi verdi da Maga Circe, nana e totalmente incapace come mamma, quindi, totalmente esaurita, nevrotica, isterica, iperattiva, la classica impiegatucola borghese, che si lamenta perche’ il marito non porta a casa abbastanza soldi; come se non bastassero quelli che guadagna gia’ come avvocato penalista…Fai un po’ te…Il marito incarnava il tipico tipo di uomo di destra, rosso, obeso e rubicondo, perennemente a dieta, senza mai perdere peso e, obbligato dall moglie, non poteva bere…E la moglie non gliela dava…Insomma, mi sono messa in un bel casino!!! Il mio ragazzo ha fatto di tutto per portarmi a vivere con lui al confine tra Olanda e Germania…Ho resistito tre mesi, di cui 2 senza essere pagata…Si’, pagata ma con le mazzate ricevute dai gemelli e a suon di umiliazioni e prese per il culo dalla quella puttanazza della madre di casa, Susanne, ho deciso di mandarli affanculo, o meglio, il mio organismo ha ceduto e mi hanno ricoverata in ospedale una mezza giornata, sotto valium o non so quale altro tranquillante…Nella lettera di dimissioni, hanno scritto che quel lavoro non faceva per me, e che quindi dovevo rinunciarvi…Ho preso armi e bagagli ed ho levato le tende!!! Sono stata a Duisburg dalla meta’ di luglio ai primi di ottobre, da li’ in poi, mi sono trasferita a Kerkrade, in Olanda, a casa del mio ragazzo, proprio al confine con la Germania…Praticamente, solo attraversando la strada, sei gia’ in Germania! Pensa che noi andiamo a far la spesa a piedi…Abbiamo un appartamento di 4 locali, una specie di piccolo centro sociale/circolo arci/Bed&Breakfast all’occorrenza (solo per i turisti, per gli amici l’ospitalita’ e’ gratuita ovviamente!!! ), che e’ anche la nostra casa allo stesso tempo…Ci manca solo la fermata di Macondo Express all’ingresso e abbiamo tutto…Si’, vita molto punkabbestia, ma mi piace, quindi, me ne sbatto di cio’ che dice la gente e vivo meglio…Finalmente vivo per me stessa…Ovviamente con le difficolta’ economiche connesse, ma e’ il prezzo da pagare per la propria indipendenza e conseguente liberta’ di non dipendere da nessuno e di camminare sulle tue gambe, senza rimpianti, risentimenti e sensi di colpa verso parenti, amici, conoscenti ed ex…Ti diro’, sto da dio da quando ho mollato quel mollusco del mio ex, il musicista incompreso, il narcisista del cazzo che pensa di non valere una sega, che sa di non avere le palle, che ha paura di tutto…Ma di fronte agli amici ed ai compagni di merenda, beh, diventa la persona piu’ brillante, piu’ simpatica, piu’ compagnona del mondo…Bleah, che sbocco!!! Ne ho avuto la nausea…Come cazzo fai a convivere da un anno e mezzo e stare quattro mesi senza un minimo di affettivita’??? E senza una coccola, e senza nemmeno un semplice e fraterno abbraccio…Boh, io non lo so, ma tutti gli amici maschi con cui ne ho parlato mi hanno detto che non e’ fottutamente normale…E cosi’, l’ho mollato e sono stata meglio!!! Ovvio che lui mi ha rinfacciato un sacco di cose, nonche’ sparlato alle spalle, ma, detto sinceramente, fotte eminentemente sega…Beh, questa e’ la mia storia…Scusa se mi sono dilungata, ma era da un po’ che non ci sentivamo, quindi volevo spiegarti un po’ com’era andata, tutto qua…Dimmi che non hai impegni il 2 luglio 2013! :-D”.

 

Liberamente tratto da www.iltuopsicologo.it, sito molto curato e fatto veramente bene dal Dott. Roberto Cavaliere.

Ancora quella sensazione. Ti svegli e vedi sangue sulle lenzuola e sul tappeto. Libri e pezzi di carta sparsi in tutta la stanza. Mobili rotti. Quel pizzicore familiare sulle braccia, sul torso. La faccia è sbavata di rosso. Stava andando così bene: tredici giorni dall’ultima volta. Ti senti intorpidito, confuso, mezzo ubriaco, stupido. Hai appena le forze per alzarti: non mangi da tre giorni e hai perso molto sangue. Che cosa stai cercando di dimostrare? La cameriera entra e vede i fazzolettini macchiati di sangue sul pavimento, ti guarda non è sicura di capire bene. Cerchi di ricotruire esattamente quello che è successo durante la notte…

Hai lavorato fino a tardi, volevi uscire e rilassarti, divertirti. Non c’era nessuno. Sei andato all’enoteca, hai comprato da bere, ti sei seduto nella tua stanza, ascoltando la tua musica preferita, violenta e deprimente. Ti accorgi che qualcosa, dentro, sta traboccando. Ti sembra di essere sul punto di esplodere da un momento all’altro. Ti si riempiono di lacrime gli occhi, cominci a piagere. Il pianto si trasforma in grida, lamenti, urla. Cerchi di trattenerti. Cominci a prendere a calci la porta. Butti la roba in giro per la stanza, fuori dalla finestra. Non riesci a calmarti. Non sai neppure che cosa ti abbia ridotto in questo stato. Ti pianti le unghie nella pelle del polso. Non senti niente. É come se stessi guardando un film su qualcun’altro, non sei tu. Ti togli la camicia, ti guardi allo specchio. Odio, disgusto, frustrazione, rabbia, rimorso. Quasi come in un rituale, senza nemmeno pensare a quel che fai, prendi la lametta… sangue che gocciola. Ci sfreghi su qualcosa di antisettico, lo rifai, fino a quando sei calmo, soddisfatto. Spalmi sangue in giro. É brutto, ma il sangue è reale, è umano, ti fa sentire bene! Al tempo stesso, provi dolore, te lo meriti. Lo racconti a qualcuno.

Ti dicono che sei un manipolatore, che cerchi attenzione. Ci credi. Serve solo a farti stare peggio. Alcuni pensano che tu sia malato, o matto. Poche persone capiscono ma sono ancora troppo preoccupate, scioccate dalla cosa. Qualcuno pensa che tu abbia tendenze suicide. Non è vero.

Tagliarsi non è un modo per cercare attenzione. Non è una manipolazione. É un meccanismo per affrontare i problemi, punitivo, gradevole, potenzialmente pericoloso, ma efficace. Mi aiuta a sopportare le forti emozioni che non so come gestire. Non ditemi che sono malato, non ditemi di smettere. Non cercate di farmi sentire in colpa, mi accade già. Ascoltatemi, sostenetemi, aiutatemi.

Dal libro “Un urlo rosso sangue” di Marilee Strong


 

L’autolesionismo (il termine tecnico è Repetitive Self-Harm Syndrome Sindrome da auto-lesionismo ripetuto)viene in genere definito come il tentativo di causare intenzionalmente un danno al proprio corpo, lesionandosi in modo di solito abbastanza grave da provocare danni ai tessuti o agli organi. E’ considerata una vera e propria patologia. Le persone affette da questo disturbo si fanno del male in diversi modi: tagliandosi con una lametta, bruciandosi con una sigaretta, graffiandosi, strappandosi i capelli, sbattendo contro qualcosa, ecc..

Forme di autolesionismo.
Si possono identificare, grosso modo, tre forme di autolesionismo:

  • Automutilazione grave (molto rara), che produce un danno irreversibile ad un parte del proprio corpo, ad esempio uno sfregio permanente in viso.
  • Automutilazione leggera (la più diffusa) che si manifesta col tagliarsi, bruciarsi, strapparsi i capelli, fratturarsi un osso, urtare, ed ogni altro metodo usato per ferirsi.
  • Automutilazione latente (la più subdola) perchè si nasconde in determinate forme di dipendenza e disagio come la tossicodipendenza, la bulimia, l’attività fisica eccessiva. Esse possono considerarsi forme poco manifeste, ma molto insidiose.

Chi è l’autolesionista:

Può colpire tutti, indipendentemente dall’età, dal grado di istruzione e dalla classe sociale, anche se sono in prevalenza donne, forse, a causa di fattori sociali. Tradizionalmente, agli uomini viene permesso di esprimere la propria aggressività, alle donne viene invece insegnato a reprimerla o quando questo non è più possibile, a rivolgerla verso se stesse.
Le donne, spesso, oltre all’ autolesionismo presentano disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia. Alcune ragazze di fronte ad un momento di malessere reagiscono alternando comportamenti bulimici (abbuffate seguite da vomito o abuso di lassativi) a quelli autolesivi.
Inoltre l’autolesionista, a volte, presenta depressione, con pensieri di tipo suicida. In alcuni casi, il malessere è così forte che la persona sente che o si taglia o si suicida.
Non si piace, odia il suo corpo, non ha fiducia in se e neppure negli altri.
Molti degli autolesionisti tendono ad essere perfezionisti, incapaci di gestire e di manifestare verbalmente intense emozioni. Non si piacciono, odiano il proprio corpo e possono avere gravi sbalzi d’umore. È possibile, talvolta, che abbiano subito abusi sessuali o violenza psicologica nell’infanzia.
L’autolesionista non rappresenta un pericolo per la società perché la violenza è sempre e solo rivolta verso di sé, mai verso altri. Perché?
Vari possono essere i motivi.

  • Per scaricare lo stress: autolesionarsi ed il dolore fisico correlato placano lo stress. Tutti il disagio interiore che non si è in grado di gestire viene tramutato in sofferenza fisica, quindi più facilmente gestibile e più reale della sofferenza emozionale che è impalpabile. Per un po’ ci si occupa solo del dolore fisico, distogliendosi temporaneamente da quello interiore
  • Per mostrare agli altri che si sta davvero soffrendo, offrendo loro qualcosa di concreto e di comunemente accettato come “dolore”. Così si esiste agli occhi degli altri. Le cicatrici sulla pelle rendono visibile esteriormente la sofferenza che si ha dentro, è un modo per comunicare agli altri il proprio dolore .I comportamenti autolesivi sono una richiesta di aiuto.
  • Ci si sente talmente morti dentro, talmente apatici dal ricercare nella sofferenza fisica una prova che si è ancora vivi.Non si è in legame con il proprio corpo e il dolore fisico è l’unico modo che si ha per sentire di esistere, per percepire il proprio corpo.
  • Come sostituto di un desiderio di suicidio.
  • Per punirsi di proprie azioni o sensi di colpa .

Io amo riassumere le possibili cause di un comportamento autolesionista in questa frase: “Si preferisce provare un dolore fisico per non provare un più profondo e doloroso dolore interiore”

Indicazioni utili:

  • Non isolarsi ma far presente la problematica ad una persona a noi significativa al fine che possa diventare un “sos” nei momenti di crisi acuta.
  • Nel momento in cui si manifesta la crisi acuta svolgere un’attivita “lesionistica” rivolta ad un oggetto esterno, quale “picchiare” un oggetto morbido al fine di “scaricare” la rabbia.
  • Uscire immediatamente di casa .
  • Nei momenti non di crisi acuta praticare un’attività fisica che “svuota” in qualche maniera della rabbia accumulata.
  • Esprimere la propria rabbia anche attraverso qualche forma artistica, come dipingere e disegnare ad esempio.

Ma soprattutto non bisogna vergognarsi di ammettere di essersi volutamente feriti, per timore di non essere capiti, di essere giudicati negativamente o di essrere considerati dei pazzi. Invece non c’è motivo di cui vergognarsi, sia perché gli autolesionisti non sono pazzi, sia perché tale fenomeno è più comune di quanto si creda, in forma più o meno patologica .
Se la buona volontà personale di combattere l’autolesionismo non produce significativi miglioramenti bisogna chiedere, senza esitazione, timore e vergogna, aiuto ad un’esperto.

LETTURE CONSIGLIATE:

Il disturbo Borderline di Personalità, Giorgio Caviglia, Carla Iuliano, Raffaella Perrella, Carocci Editore, 2005

Testo divulgativo, conciso, sintetico, quindi utile per studenti alle prime armi o non professionisti che vogliano avere informazioni generali sul Disturbo Borderline.

Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline, Marsha Linehan, Cortina Editore, 2001

E’ il testo di riferimento italiano della Dialectical Behavior Therapy (DBT), la Terapia Dialettico-Comportamentale sviluppata da Marsha Linehan per il trattamento di pazienti Borderline, in particolare affetti da autolesionismo e suicidarietà. Si tratta di un manuale operativo molto corposo, specificamente formulato per l’utilizzo da parte di specialisti che vogliano implementare la loro pratica clinica con strumenti provenienti dall’area delle Terapie Cognitivo-Comportamentali.

Trattato dei Disturbi di Personalità, Oldham J.M., Skodol A.E., Bender D.S., Cortina Editore, 2008

Primo testo specialistico, completo ed esaustivo, completamente dedicato ai Disturbi della Personalità. Voluminoso e piuttosto costoso, è quindi dedicato a specialisti che vogliano arricchire le proprie conoscenze teoriche su questa categoria diagnostica.

La Personalità Borderline. Una Guida Clinica, John Gunderson, Cortina Editore, 2003

Una descrizione della dimensione Borderline, e del suo trattamento, da parte di uno dei principali sviluppatori del modello personologico di interpretazione di questo complessa categoria diagnostica.

Il Trattamento Basato sulla Mentalizzazione. Psicoterapia con il paziente borderline, Anthony Bateman, Peter Fonagy, Cortina Editore, 2006

Questo testo costituisce un importante riferimento in quanto descrittivo dell’unico approccio psicodinamico (oltre alla TFP di Kernberg, descritta oltre) ad aver  fornito prove di efficacia con il Disturbo Borderline. Tutto l’impianto teorico si basa sulla promozione della capacità del paziente di riflettere sui contenuti mentali propri ed altrui, definita dagli autori come capacità di mentalizzazione (ma anche capacità riflessiva, o funzione riflessiva), ritenuta un aspetto di importante deficitarietà caratteristica del Disturbo.

Borderline. Struttura, categoria, dimensione, Cesare Maffei, Cortina Editore, 2008

Questo testo fornisce una definizione dello stato dell’arte rispetto alla definizione del costrutto “Borderline”, la cui eterogeneità di utilizzo ha da sempre generato difficoltà ed impasse, sia nella ricerca, sia nel dialogo tra clinici afferenti a diversi approcci teorici.

Psicoterapia delle Personalità Borderline, John Clarkin, Frank Yeomans, Otto Kernberg, Cortina Editore, 2000

Questo testo presenta un altro approccio al trattamento psicodinamico del paziente Borderline, validato empiricamente e supportato da un’imponente teoria di riferimento, sviluppato dall’equipe coordinata da Otto Kernberg, personaggio di spicco della cultura psicoanalitica su scala mondiale e tra i primi ad essersi occupato di tale disturbo a partire dagli anni settanta.

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Ci sono persone che portano con sé un alone di confusione, d’incoerenza, di contraddizioni, che sembrano smarrirsi in un mondo privo di scopi e significati profondi, e rischiano di far smarrire anche gli altri, tra anche i propri terapeuti. Una ragazza lo ha espresso in questo modo: “Ci sono giorni che passano perché devono passare, cose che faccio perché devo farle, ma non c’è più un obiettivo, qualcosa per cui andare avanti, una meta o un desiderio così forte per cui ha senso continuare”. E’ come se queste persone dovessero vivere senza sapere bene chi sono, sentendosi scaraventate in modo repentino e inspiegabile da uno stato d’animo ad un altro; dalla gioia e allegria alla disperazione e angoscia più profonda; da un senso di speranza e fiducia verso la vita, dal vortice di mille pensieri e idee, all’immobilità, al vuoto e noia. Il momento presente, i sentimenti e i vissuti del qui e ora, intensi e travolgenti, sembrano tenere impegnate tutte le energie della persona, mentre pare venir meno il contatto con il passato, con le risorse che l’elaborazione delle esperienze vissute o della propria storia può dare; viene meno la possibilità di proiettarsi nel futuro verso mete e scopi che diano significato alla propria esistenza. Altrettanto rapido potrà essere il passaggio da un’idea di sé come persona valida e degna di fiducia a un sentimento di non valore, d’indegnità, colpa e vergogna; e anche gli altri seguiranno lo stesso destino d’idealizzazione e svalutazione. L’identità personale e le relazioni saranno spesso in pericolo; la possibilità d’intimità e di scambi autentici sarà sempre compromessa e anche la relazione terapeutica verrà messa a dura prova da quest’instabilità, con il cliente in bilico fra il bisogno d’appoggio e sostegno e il timore dell’abbandono, del tradimento, dell’attacco che può arrivare anche all’interno del setting. L’impegno a sostituire nel tempo l’impulsività e la reattività con la riflessione, a sviluppare o rafforzare un “sé osservante”, sarà molto gravoso con questi clienti che non sembrano disponibili all’esplorazione di sé e chiedono invece un aiuto immediato, dato dall’urgenza. Spesso lo chiedono con impazienza o in termini molto difensivi, nascondendo la fragilità e vulnerabilità dietro grandiosità e arroganza. “Aiutami, ma non darmi l’impressione di essere aiutato, poiché posso fare tutto da solo”, sembra essere il grido di aiuto del narcisista. Se prevalgono invece le difese di tipo borderline la persona vivrà confusione e caos; ed è come se attraverso il disordine e il caos il cliente borderline dicesse “Sono una persona che sta male; aiutami a sopravvivere”. E con queste persone non sempre la relazione terapeutica si configurerà nei termini che ci sono più noti, ma ci impegnerà a trovare nuove vie per l’incontro. L’importante sarà non perdere le nostre mappe. “Sarà pertanto fondamentale accogliere il cliente nel suo unico modo possibile di chiedere aiuto, nel suo sé provvisorio, con un’empatia ben bilanciata e misurata”, lasciando per il futuro il lavoro terapeutico vero e proprio.

Il disturbo borderline di personalità è da tantissimi anni oggetto di studio e controversie in ambito psichiatrico e psicoterapeutico; problematica è stata la diagnosi differenziale rispetto ad altri disturbi come quelli schizotipici della personalità o maniaco-depressivi, mentre attualmente l’ipotesi di esperienze traumatiche infantili nella sua eziogenesi lo avvicina piuttosto al Disturbo Post Traumatico da Stress.

Anche i criteri diagnostici del DSM IV non sempre sono di aiuto. Secondo Paris, per esempio, non discriminano con esattezza da altri disturbi della personalità dello spettro impulsivo. I nove criteri, e ne bastano cinque per formulare la diagnosi, hanno in ogni caso permesso di focalizzare gli aspetti fenomenologici di tale sofferenza, che le principali teorie avevano evidenziato con maggiore o minore rilievo.

Riguardano una drammatica incertezza e instabilità rispetto alla propria identità (chi sono io? questa cosa mi piace o no? quali sono i miei valori? sono omosessuale o eterosessuale?); rispetto alle relazioni affettive, con l’alternarsi delle polarità di idealizzazione e svalutazione (“ho incontrato una persona meravigliosa.E ieri si è comportata in modo tale che la odio, non la voglio più vedere”); rispetto all’umore e alla reattività emotiva. Spesso sono presenti forti sentimenti di angoscia, vulnerabilità all’abbandono e sforzi per evitarlo; sentimenti cronici di vuoto e noia; frequenti esplosioni di rabbia e collera immotivata; comportamenti impulsivi e autolesivi (sessuali, alimentari, di abuso di sostanze, comportamenti pericolosi in genere); minacce o tentativi di suicidio; sintomi transitori di tipo paranoide o dissociativi.

Consigli efficaci??

1) AUTOCONTROLLO, centrare su se stessi la propria esistenza –> Centrare la propria forza su se stessi come possibilità di riuscita. Aver fiducia nelle proprie risorse personali, vedere i propri limiti come potenzialità ancora svelare. Convincersi che niente e nessuno potrà  farvi del male o soffrire se vi amate e vi accettate serenamente per quello che siete. Ristrutturare la visione della vostra vita presente, passata e futura.

2) CONSAPEVOLEZZA –> è la rabbia repressa che vi fa agire con impulso e aggressività….. davanti a situazioni nuove, incomprensibili dove ti puoi sentire a disagio… Quindi prima di reagire impulsivamente riflettete sulle conseguenze del vostro agire e rivalutate  profondamente la causa del vostro disagio.

Detto ciò partiamo con l’analisi vera e propria….

A partire da questo post riporterò le caratteristiche salienti dei borderline. Nello specifico copierò alcune frasi significative tratte direttamente dal sito sopra menzionato. Il tutto verrà suddiviso in diverse sezioni:

INTRODUZIONE

1) DIPENDENZA

.2) GELOSIA, possessività, pensieri ossessivi, delirio amoroso/TRADIMENTO, coinvolgimento mutevole, frustrazioni,  TUTTO o NULLA senza gradazioni

.3) RIGIDITà MENTALE, relazionale + disregolazione/instabilità emotiva + PROIEZIONI

.4) ATTESA, ANGOSCIA ABBANDONICA, senso di insicurezza, timore di perdere l’altro

.5) DIMENSIONE TEMPORALE e CAMBIAMENTO

.6) CONFLITTI E CRISI DI RABBIA-DOLORE + MANIPOLAZIONE= far finta di: cambiare casa, cambiare indirizzo mail, etc…)

.7) SPAZIO comunicativo PERSONALE,  VALUTAZIONE LOGICA DEI VISSUTI ANSIOSI, Percezione delle emozioni e della distanza affettiva + GLISSARE su argomenti per ridurre ansia basale

.

Sulla cronaca parlamentare di qualche settimana fa c’era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha
votato, all’UNANIMITA’ e senza astenuti, un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa
                                         € 1.135,00 al mese

Inoltre la mozione è stata camuffata in modo tale da non risultare  nei verbali ufficiali.

STIPENDIO                                     €uro  19.150,00 AL MESE

STIPENDIO BASE                         circa €uro 9.980,00 al mese

PORTABORSE                               circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)

RIMBORSO SPESE AFFITTO           circa Euro 2.900,00 al mese, perché con lo stipendio che pigliano non possono pagarsi l’affitto

INDENNITA’ DI CARICA     (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)   TUTTI ESENTASSE

Inoltre:

TELEFONO CELLULARE  gratis;  TESSERA DEL CINEMA gratis; TESSERA TEATRO gratis; TESSERA AUTOBUS – METROPOLITANA gratis;
FRANCOBOLLI  gratis;  VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis; CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis; PISCINE E PALESTRE gratis; FS
 gratis;
AEREO DI STATO gratis;  AMBASCIATE gratis; CLINICHE  gratis; ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis; ASSICURAZIONE MORTE gratis;
AUTO BLU CON AUTISTA gratis; RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per €uro 1.472.000,00).

Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento (anche se sono stati presenti un solo giorno) mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (41 anni per il pubblico impiego !!!)

Incassano circa €uro 103.000,00  con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), oltre ai privilegi (come se non bastasero) per tutti coloro che hanno ricoperto la carica di Presidente della Repubblica, Presidente del Senato o Presidente  della Camera.

(Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l’auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno di

1 MILIARDO e 255 MILIONI di €URO.

La sola camera dei deputati costa ai cittadini

€uro 2.215,00 al MINUTO !!

Far circolare.

Si sta promuovendo un referendum per l’ abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari   ……….
queste informazioni possono  essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani……

                 falla girare se sei d’accordo – grazie

FIDANZATO MUSICISTA: ISTRUZIONI PER L’USO
Tratto dal blog di Punkesteem (http://blog.libero.it/punkesteem/9087825.html)

Questo post è ispirato ad un post
scritto dalla mia amica MicinaRock
nel quale essenzialmente si domanda:
“deve essere sempre così dura per una
fanciulla essere la ragazza di un
MUSICISTA?”

Ora cercherei di rispodere alla sua domanda
ma dal punto di vista del musicista…dato
che è ciò che infondo sono..ma cercando..
anche di spiegare qual’è la reale vita di
un musicista e cosa scorre nella nostra
contorta mente..e soprattutto come questo
può impattare cn la ragazza che ci sta
accanto..

1) IL TEMPO: ragazze che volete un fidanzato
musicista..ricordate…il musicista nn
ha orari..io spesso torno a casa dalle
prove all’una di notte..se ho un concerto
faccio la nottata fuori..è cosi..

2) LO STUDIO: se il vostro ragazzo sta
incidendo un disco non chiamatelo per
nessuna ragione al mondo..è un momento SACRO
che richiede concentrazione e soprattutto
il cel interferisce cn le apparecchiature
IO QUANDO INCIDO UN DISCO..SPARISCO..

3) LA PASSIONE: mi è capitato che certe ragazze
mi chiedessero di paragonare loro alla
musica…son 2 campi diversi quindi non
dite mai ad un musicista “TU METTI LA MUSICA
DAVANTI A ME”..xkè non è cosi..è come se
vi dicessero non andate a lavorare x stare cn me!

4) LA STANCHEZZA: fare prove, concerti, incidere
etc… anke se è una passione..credetemi che
stanca..quindi è facile che pur avendo il
tempo spesso non abbiamo la voglia…

5) LO STILE: ogni musicista ha il suo, può essere
originale o emulazione di band preesistenti..
accettatelo da subito o cambiate fidanzato..
un musicista è legato ai suoi vestiti, accessori
e modi di fare..io non rinuncio al nero,
al cappuccio ai posini alle borchie etc..se voglio
IO..allora magari certi gg cambio moda..a mio
gusto..ma ciò non deve essermi imposto..io sono
così..prendere o lasciare!

Chiariti questi punti fondamentali se avete accettato
tutte queste clausole..siete pronti ad affrontare
la seconda scottante tematica: LA GELOSIA!
(seguo la linea guida del post di MicinaRock)

Ricordate: belli o brutti che siano..i musicisti
quando salgono sul palco diventano FASCINOSI
(se sanno farci ovviamente)!
Io sul palco occupo quasi sempre la posizione
centrale..strategica..quindi le ragazze che si
mettono sotto hanno spesso gli occhi puntati..
con questo bisogna farci l’abitudine..inoltre
quando scendiamo dal palco qualche ragazza
può chiederci FOTO o regalarci abbracci (a sorpresa
e non prevedibili)…in passato è capitato
ciò..scatenando guerre (quando ero fidanzato)!
Per di piu’ ricordo che molte fidanzate di musicisti
corrono subito a baciarli dopo i concerti..
quasi a marcare il loro territorio..:)..
abitudine della mia ex..ma di quasi tutte direi..
vorrei ricordarvi che dopo un concerto il musicista
puo’ voler fare solo 2 cose:

– se il cncerto è andato bene: fare baldoria
fin a notte fonda lasciandosi andare ai piaceri
dell’alcol..e della goliardia collettiva..
– se il concerto è andato male: un po di pace
e tranquillità nel backstage..

quindi anche in questo caso ragazze..dopo un concerto
..invece di martoriarci..stateci vicine cn affetto
e non in modo oppressivo..

ora conculudo dandovi la mia opinione..
anche noi musicisti vogliamo amare essere amati
essere fidanzati(spesso ho invidiato i compagni
di band con la fidanzata che prima e dopo il concerto
.li riempiva di coccole..mentre a me toccava starmene
dietro il bancone a sparare le solite cazzate!)
ma ovviamente bisogna trovare una ragazza che abbia
pazienza e comprensione!
io ultimamente ho iniziato a frequentare
una ragazza che è una musicista pure lei..
certo forse ora sarò io quello che aspetterà
sotto il palco..sarò io quello che dovrà
accettare la sua stanchezza musicale o che
non potrà telefonare..chissà forse ora
sarò io a “subire” la passione di musicista..
ma credo che allo stesso tempo..viveno
vite simili ci potrà essere una maggiore
compresione!

La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente con il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (il disturbo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni. In questo articolo allargheremo ulteriormente il campo di indagine della psicosomatica analizzando come il contesto di vita dell’individuo possa contribuire a creare o a mantenere un sintomo psicosomatico.

I disturbi psicosomatici sono suddivisibili in due gruppi: i disturbi psicosomatici primari e secondari.

  • Nei disturbi psicosomatici primari è presente una disfunzione biologica, ad esempio nei disturbi metabolici come il diabete e nelle diatesi allergiche come nell’asma. L’elemento psicosomatico sta nell’esacerbazione emozionale del sintomo già esistente. Ad esempio, un bambino che soffre di asma può avere dei gravi e ricorrenti attacchi d’asma in risposta a stimoli emotivi più che fisiologici, in questo caso può essere chiamata “asma psicosomatica”. Questo non implica in nessun modo un’eziologia psicologica per il disturbo originale.
  • Nei disturbi psicosomatici secondari, invece, non può essere dimostrata nessuna disfunzione biologica all’origine dei sintomi. L’elemento psicosomatico è evidente nella trasformazione dei conflitti emotivi in sintomi somatici. Questi sintomi si possono fissare in una malattia grave e debilitante come l’anoressiao in sintomi meno gravi, ma comunque fastidiosi, come la colite spastica, la gastrite cronica ecc..

Sintomi disturbi psicosomatici

  • disturbi a carico del sistema respiratorio: asma bronchiale (frequente soprattutto nei bambini).
  • disturbi del comportamento alimentare anoressia bulimia binge eating.
  • disturbi a carico del sistema gastrointestinale: colon irritabile; gastrite cronica; iperacidità gastrica; stipsi; nausea; vomito; diarrea.
  • disturbi a carico del sistema cardiovascolare: aritmie; ipertensione arteriosa essenziale; crisi tachicardiche; la cefalea emicranica.
  • disturbi a carico del sistema cutaneo: psoriasi; sudorazione profusa; eritema pudico (rossore da emozione); dermatite atopica; orticaria; secchezza della cute e delle mucose.
  • disturbi a carico del sistema muscoloscheletrico: cefalea tensiva; cefalea nucale; torcicollo; lombalgie; cervicalgie.

I modelli lineari, ovvero tutti gli approcci che si focalizzano sul paziente singolo (approccio medico, psicodinamico, comportamentista, cognitivista) spiegano il disturbo psicosomatico come un meccanismo di difesa da emozioni dolorose e intollerabili che si attua con un’espressione diretta del disagio psicologico attraverso il corpo.

L’ansiala sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo); non sono presenti espressioni simboliche capaci di mentalizzare il disagio psicologico e le emozioni, pur essendo presenti, non vengono percepite.

La persona non può, o non riesce, a esplicitare e a dare parola alle istanze conflittuali, a verbalizzare le tensioni emozionali.

 Psicoterapia relazionale disturbi psicosomatici

Il modello sistemico ha integrato lo studio sui meccanismi psicologici dei disturbi psicosomatici nell’individuo con l’osservazione dell’individuo nel suo contesto e in particolare all’interno delle relazioni familiari. L’unità psicologica non è l’individuo, ma l’individuo nei suoi contesti sociali significativi.

Da diversi studi è emerso come certi tipi di organizzazioni familiari siano strettamente correlate allo sviluppo e al mantenimento di sindromi psicosomatiche in uno dei suoi membri, e come i sintomi di quest’ultimo a loro volta giochino un ruolo importante nel mantenimento dell’equilibrio familiare.

In particolare, le famiglie con pazienti psicosomatici sono caratterizzate dall’impossibilità di esplicitare e dare voce al conflitto e alla tensione emozionale che ne deriva.

L’impossibilità di esprimere le proprie emozioni non è dunque una caratteristica di personalità dell’individuo, ma è una qualità del sistema a cui appartiene, la sua famiglia, a cui è costretto a conformarsi.

La manifestazione psicosomatica del disagio corrisponde quindi alla difficoltà di verbalizzare i vissuti emozionali, ma non in conseguenza ad una caratteristica personalità dell’individuo, bensì in conseguenza al fatto che le emozioni vengono accuratamente filtrate in modo da evitare tensioni e conflittualità e da mantenere una pseudoarmonia del sistema familiare.

Il linguaggio scelto dal paziente per esprimere il disagio, il disturbo corporeo, è quindi il linguaggio della sua famiglia.

Il modo più efficace per cambiare i sintomi è modificare i modelli che li mantengono. La psicoterapiapiù efficace in questi casi è quindi la terapia familiare.

Il fine della terapia è che cambi non solo l’individuo, ma il sistema funzionale della famiglia, in modo da venire incontro a tutti i bisogni di autonomia e di sostegno dei suoi membri.

A questa strategia di difesa è collegata la possibilità di amnesie più o meno prolungate o l’assunzione da parte del soggetto di un atteggiamento che “attutisca” l’impatto degli stimoli del mondo esterno determinando la “paralisi psichica” o “anestesia emozionale”. La persona ha un forte calo di interesse verso il mondo esterno e sembra che spesso le emozioni gli scivolino addosso.

 Anche sul piano fisico vi e’ un mutamento dei meccanismi fisiologici con un innalzamento dell’ansia e un aumento dell’attivazione corporea presente in chi percepisce un pericolo incombente. Ciò si manifesta attraverso attività fonte di stress fisico e psicologico quali:
Difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno.frequenti durante i quali viene rivissuto l’evento traumatico ed esagerate risposte di allarme o scoppi d’ira,a concentrarsi o a eseguire compiti.

Nel Disturbo Post Traumatico da Stress, si può, quindi reagire al trauma con due modalità che possono persino presentarsi in diversa combinazione. Attraverso un potenziamento innaturale e dispendioso delle reazioni di allarme e di controllo della realtà, o attraverso un apparente “spegnimento” del meccanismo di percezione degli stimoli di pericolo e delle emozioni in genere. Apparente perché in realtà il soggetto, a differenza del caso precedente, innalza la soglia minima al di sopra della quale e’ necessario proteggersi da un pericolo, esponendosi così a forti rischi e aumentando la probabilità del ripetersi di eventi traumatici che rafforza nella persona l’idea che inevitabilmente le cose per lei andranno male e che magari questo è anche colpa sua.

Per la Malacrea, l’individuo che cerca di affrontare le conseguenze di un evento traumatico e’ come “un’auto con acceleratore schiacciato a tavoletta (l’ipereccitazione), con il freno a mano contemporaneamente al massimo (l’iperadattamento) e magari con guidatore svenuto (dissociazione e scompenso della regolazione)”.

 It’s better to burn than to fade away…Meglio bruciare che spegnersi lentamente…

Lettera aperta con alcune mie riflessioni…Blowing in the wind…

Cari tutti,

Qualche osservazione relativa alle Elezioni Amministrative 2011; mi piace conservare un po’ di ottimismo, questo soprattutto perché mi hanno molto confortata i primi ed ottimi risultati delle Amministrative nella mia città, Milano, in cui sono nata e cresciuta, in cui ho abitato per quasi vent’anni, prima di trasferirmi in quel di Castellanza (Alto Milanese o Basso Varesotto che dir si voglia).

Dunque, Milano: dopo tutti questi anni di malgoverno, di regime del terrore, di politiche insane la grande rimonta!!! (aspettiamo il ballottaggio, ma arrivare 7 punti sopra Lady Tatcher Moratti al primo turno è già una grande vittoria, almeno per me…). Incredibile ma VERO: GIULIANO PISAPIA, con la “politica della gentilezza”, come l’ha definita lui stesso su “La Repubblica”, a Milano ce l’ha quasi fatta!!! Anche se il ballottaggio lo aspetta al varco, esce comunque forte e soddisfatto da questa prima votazione.

Ora parliamo dei risultati elettorali del “Paesone” in cui ho abitato per ben 9 anni, Castellanza (ora abito a Saronno, “cittadina-cimitero, fino a qualche anno fa, resa tale dalle precedenti Amministrazioni, in cui Lega, Pdl e An, quando ancora esisteva, hanno sempre spopolato, con la loro dogmatica “Dottrina della Sicurezza” , senza ottenere risultati ovviamente, ma in cui, adesso, dopo anni e anni, il CENTROSINISTRA è salito in città, compatto, unito, seppur con mille difficoltà, ma con progetti concreti, che già sta mettendo in atto, e questo si vede, ve l’assicuro, visto che ormai ci vivo e ci abito!!! Senza contare che le assemblee e le riunioni della Coalizione e del Pd stesso sono attive, propositive, vivaci, non ci si scanna e non ci si da contro tra poveri, come invece è successo altrove…); del resto, ritornando in ambito castellanzese, cosa si pensava di ottenere con la presentazione di ben 3 LISTE DI CENTROSINISTRA A CASTELLANZA?? Per la seconda volta consecutiva si è ripetuto un errore gravissimo, visto che già alle scorse Elezioni Amministrative si era presentato lo stesso, apocalittico scenario…Mi sono ri-vergognata!!! Prima di tutto per i toni di cattiveria e di polemica che, fin dai primi tempi di campagna elettorale, si sono notati tra le file del Centrosinistra. Voi direte, giustamente: “Ma questa qui parla, ma dov’era in tutto questo tempo??? Comodo parlare e non far nulla per cambiare…”. Non è così, visto che ho provato a frequentare per qualche tempo la sezione del Pd, quando ancora abitavo a Castellanza, ci ho provato…Purtroppo però, qui ho trovato un dibattito sempre sterile, una mancanza di concretezza di fondo, un darsi contro nelle discussioni, toni sempre concitati, poco assertivi e molto aggressivi tra i vari partecipanti alle assemblee…Io credo alla partecipazione per cambiare, ma non ho trovato in Sezione il riscontro che mi sarei aspettata.

Ancora ricordo, quando arrivai a Castellanza nel 2002, il bellissimo ambiente, molto accogliente e pulito di quella che, ai tempi, quando era Sindaco Livio Frigoli (l’unica persona che, anche in Sezione, mi era sembrato il più concreto e quello con le idee più chiare in assoluto, con un progetto politico serio ed attuabile), era una ridente cittadina, ricca di iniziative culturali e ricreative, verde e vivace, civile ed a misura di persona, con servizi tutto sommato efficienti e funzionanti…Ora non è più così, ormai a partire dal 2006, quando il Centrodestra è salito a “governare” il territorio, con un appiattimento generale notevole della Città di Castellanza, che è ritornata ad essere una città dormitorio.

Il miraggio di rimonta in me c’è stato solo durante quei pochi mesi in cui ho preso parte alle riunioni del Pd, in cui per me è stata un’emozione ed un impegno partecipare alle Primarie (Bersani, Franceschini o Marino, questo era il dilemma, ricordate??), ma anche semplicemente ascoltare se c’era qualcosa da proporre, oppure imparare, con l’ascolto attivo e partecipato, da persone che in politica avevano indubbiamente più esperienza di me…

Purtoppo, i fatti parlano, alla fine è andata diversamente; l’unica lista in grado di portare qualche ventata di rinnovamento, un po’ di gioventù in Consiglio Comunale, la novità che in molti cercavano (parlo di Pro-Muovere Castellanza ovviamente) è stata osteggiata perché composta da “persone inesperte che sanno poco o nulla di politica”, che non sono state ritenute in grado di cambiare (o forse troppo pulite??); questa lista è stata attaccata senza esclusione di colpi…Nelle altre due liste non mi sembra che siano state presentate idee innovative, ma tanta, tanta retoricaccia vecchio stile…L’unificazione e la coesione sarebbero state possibili, ne sono convinta; ce l’hanno fatta persino a Caronno Pertusella (Va), paese democristiano prima e leghista dopo da sempre, dove la coalizione di Centro Sinistra (Pd, Idv, Sel, Rifondazione, e due gruppi di orientamento progressista, tra cui Caronno Pertusella Giovani), si è presentata compatta, unita, in cui le nomenklature ed i personalismi sono stati superati, in cui si è lavorato, anche a costo di mettere da parte qualche “anziano ed interessato politicante di vecchia data” che voleva rovinare tutto con i propri odi o simpatie personali…Hanno vinto sul Sindaco uscente, la cattolicissima ed oratoriana Augusta Maria Borghi, anche se solo per poco, giusto una manciata di voti, ma quei nove voti che, comunque, hanno assicurato loro di salire a governare il paese.

Parlavo prima di organizzazione e superamento dei personalismi; a parer mio è necessario cominciare a lavorare SIN DA ORA nel Centrosinistra, per cercare di ricucire, di mettersi insieme in vista delle prossime elezioni, per abbattere le barriere della propria volontà di affermazione, per andare al di là del proprio naso, per non litigare tra di noi ma per creare progetti concreti, realizzabili, partendo dal basso, dalla gente, coinvolgendola non con i soliti mezzi, ma con persone nuove (Matteo Mazzucco potrebbe essere il punto di riferimento in questo senso), che permettano anche ai delusi ed ai disillusi di partecipare, di dar voce alle proprie esigenze, di riscattarsi e di farsi una nuova idea di Sinistra, degradata da tempo dai Media in primis, ma anche per la pessima immagine di sè che ha dato (raccogliendo i pareri nell’elettorato è emersa una visione di un Centrosinistra che “non è capace di stare unito, che non vuole mettersi d’accordo, che basa sul pettegolezzo tutte le sue discussioni, che usa l’attacco personale come unica arma di opposizione”… e via dicendo…).

Ho concluso, grazie per l’attenzione

Irene Ramponi

Domenica pomeriggio, uno splendido e caldo pomeriggio di sole; sfruttiamo il tempo per andare a fare una passeggiata a Saronno centro e andare a vedere il mercatino dei Fiori, allestito in Corso Italia, e la Fiera del Des, ovvero dell’Equo e Solidale, nei dintorni della Biblioteca e del Santuario (http://www.des.varese.it/index.php?option=com_content&view=article&id=115:alla-fiera-del-des-2011&catid=25:eventi-del-des).

Facciamo un bel giro, ci fermiamo ad uno dei banchetti nel parco per chiedere informazioni sui GAS, Gruppi di Acquisto Solidale (http://www.retegas.org/index.php) e decidiamo di iscriverci…Poi la sete ci riporta in centro, decidiamo di sederci ad un tavolino della nostra gelateria preferita, il Monti, e di prenderci una granita…Ci sediamo, finalmente possiamo riposarci dopo la lunga camminata…Rifletto e penso che stranamente non abbiamo ancora incontrato nessuna delle nostre conoscenze in giro…Manco a farlo apposta, vedo il mio compagno sbracciarsi e, poco dopo, capisco il perché: un suo amico, o dobbiamo chiamarlo compagno di merende, si sta avvicinando alla gelateria con la morosa…Guarda caso, anche loro sono venuti a prendersi un gelato…”Poco male” – penso io – “non ci si vede da un po’, magari è l’occasione per scambiarsi quattro parole…”. Ci vengono incontro, con sorriso a trentadue denti, fare baldanzoso ed entusiasta…Sembra quasi che si vogliano fermare lì con noi…Baci e abbracci, ovvero i soliti convenevoli del caso, conditi dalle solite frasi di circostanza: “Come sei dimagrita…”, “Che capelli lunghi che hai…”, “Oddio, quanto ti sono cresciuti i capelli…”.

Vabbé…Il mio compagno è felice di rivedere il suo “amico”, dopo tanto tempo, dopo che era da un po’ che non si faceva sentire…Si va avanti a parlare, inizialmente di futilità, come, ad esempio, del fatto che avrebbero voluto fare un giro in montagna quella mattina, ma la pigrizia (ma daiii!!!) ha avuto il sopravvento, quindi sono usciti di casa solo da poco…Noi, in realtà stiamo ad ascoltare, visto che non ci chiedono nulla di noi, evidentementemente a loro non interessa…Poi passiamo di palo in frasca, l’amico del mio compagno dice: “Ma sai che è morta la zia di un nostro amico…Setticemia!”; io mi informo sui dettagli, solite storiacce di mala-sanità. Ma dico?? Ci si conosce da una vita e ci si riduce a parlare di altra gente, relativamente a storie brutte…No comment!!!

Finito il racconto, i due si congedano, dicendo che vanno a prendere un gelato…Non passa loro neppure per la testa di fermarsi, magari sedersi al tavolo e, mentre consumano il loro gelato, magari continuare a scambiare quattro chiacchere con noi, visto che ci si vede sempre una volta ogni morte di papa…Guardo la faccia del mio compagno: per quanto lo nasconda bene, si capisce che gli dispiace, che questa freddezza e questo distacco del suo amico lo urtano, sebbene lui cerchi sempre di farsi scivolare le cose addosso… Addirittura i due, dopo avere preso il loro fottuto cono, se ne vanno, uscendo dall’altra parte per non passare davanti al nostro tavolo…

Io non ho davvero parole…Fosse stato un po’ di tempo fa, mi sarei stupita…Ora non mi stupisco più di niente…E’ proprio vero che da certe persone è meglio non aspettarsi niente…Simpatiche quanto vuoi ma davvero un po’ incoerenti…Come cazzo si fa, dopo tanto tempo senza vedersi, a parlare di un funerale?? Come cazzo si fa, dopo anni di minchiate, di vaccate, di uscite, di concerti, di sbronze, di vacanze in compagnia, trattare così un tuo amico?? Evidentemente la mia concezione di amicizia è diametralmente oppposta a quella di certa gente…Amicizia non è solo ubriacarsi insieme, fare cazzate, fare atti di vandalismo insieme, uscire con la cumpa, andare ai concerti insiemeAmicizia è ben altro!!! E’ un legame fatto di confidenza, di aiuto reciproco, di compassione, di felicità e dolore condivisi, di lealtà, senza ombra di opportunismo o rapporto d’uso (per la serie: se ci sei ci sei, se non ci sei AMEN!), è quella parola che resta quando sei solo, è chi ti accetta per quello che sei, anche se non ti uniformi al resto del gruppo, è franchezza, sincerità, dirsi le cose in faccia ma con modo, mandarsi anche a fare in culo, discutere della vita, continuare a vedersi anche quando ci si fidanza e molto altro…

Non so il perché di questo sfogo, del perché me la prendo così tanto per una questione che mi riguarda ma solo di striscio…Il fatto è che io mi immedesimo troppo nella gente, ho il vizio di soffrire a mia volta quando gli altri sono contrariati, soffrono o stanno male per qualcosa o qualcuno, piccoli o grandi che siano…

CERTA GENTE MEGLIO PERDERLA CHE TROVARLA…A MALINCUORE, TE NE RENDI CONTO CON L’ETA’…

 

 

 

Donne e maschilismo: quale è la condizione della donna oggi?

In un mondo come quello di oggi, dove la parola maschilismo dovrebbe essere cancellata, anche se in misura molto meno accentuata, si ripropone ancora in più occasioni, pur riconoscendo che la situazione é molto cambiata rispetto agli anni passati. Vanno evidenziati alcuni aspetti: si sta ormai generando una sorte di confusione mentale sia nell’uomo che nella donna, un senso di disorientamento, fermo restando che la psicologia e la biologia ci hanno insegnato che dentro ognuno di noi esiste l’uomo e la donna contemporaneamente con delle differenze si, ma talmente impercettibili e sottili in qualità e quantità quasi da non riconoscerle.
Ormai, nei paesi occidentali, la condizione della donna è giunta, se non alla parità con l’uomo, poco ci manca.
Molto è cambiato grazie alle lotte femministe intraprese negli anni, votate alla conquista di quell’appartenente diritto di libertà prima precluso.
Lo si vede nel lavoro, nella vita sociale, dove donne occupano posti di assoluto rilievo con lusinghiero successo, posti che prima per una forma mentis molto ristretta e dominatrice da parte dell’uomo con quel maschilismo incarnato nella propria mente, precludeva ogni possibilità alle donne di emergere, di dimostrare che erano all’altezza di svolgere molti compiti che oggi vengono loro attribuiti.
Quindi il problema del maschilismo si potrebbe dire che sia finito, tramontato, che l’emancipazione della donna sia ormai totale e che la donna stessa vive in parità con l’uomo. La mia personale considerazione è che non sia così; le motivazioni che mi spingono a fare questa affermazione sono molte, motivazioni che mi permetto di analizzare: primo perché molti fatti di cronaca mi portano a pensare che anche se in forma ridotta il maschilismo esiste ancora, secondo perché ritengo che anche in campo lavorativo e sociale esistano ancora dei pregiudizi nei confronti delle donne.
Nel primo caso riferendomi ai fatti di cronaca, al di là del vergognoso argomento stupri, argomento di cui ho già parlato in un mio articolo, spesso si sente che donne sono state malmenate anche in maniera brutale dai propri mariti o compagni, altre costrette a prostituirsi e ridotte in schiavitù, altre comprate e rivendute come oggetti, altre ancora costrette a lavorare dalla mattina alla sera mentre i loro mariti o compagni, se la godono e si fanno mantenere.
Ora pongo una domanda: questo non è maschilismo?
Nel secondo caso, dove mi riferisco al lavoro e nel sociale, anche se molte donne nel campo lavorativo hanno raggiunto posizioni di vertice, con molta fatica ma ci sono riuscite, tante altre con delle attitudini non indifferenti, con gradi di istruzione ad hoc, occupano posti di lavoro al di sotto delle loro qualità se riescono a trovarlo, mentre al vertice certi posti vengono occupati da maschietti con molte ma molte meno qualità lavorative.
Se poi parliamo della politica, si sente sempre parlare delle quote rosa, ovvero quel certo numero di posti che vengono stabiliti che le donne possono concorrere ed eventualmente occupare.
Mi chiedo perché le donne debbono avere in politica dei posti a numero chiuso, mi sembra che alcune donne abbiano occupato posti di rilevante importanza in politica con ineccepibili e lusinghieri successi, senza far rimpiangere la figura del maschietto. Ripropongo la domanda: questo modo di considerare la donna non è maschilismo?
Posso osare dicendo che il maschilismo non é totalmente sconfitto, che c’è ancora molto da lavorare su questa tematica al fine di dare alle donne il loro giusto valore, di non considerarle ancora da qualcuno, (per fortuna non sono più in molti) solo dedite alla casa e ai figli, strumenti di piacere ses…le, sfogo delle violenze di alcuni balordi, oggetti di compravendita, schiave o portatrici solo del dio denaro.
Non prendiamo per oro colato il fatto che ormai in occidente il processo di liberazione della donna sia concluso, ci sono ancora alcuni paesi Europei dove del maschilismo ne fanno tutt’ora un costume di vita, forse in paesi occidentali ricchi questo non avviene, ma in quelli poveri si.
Se poi parliamo di donne di altri continenti la cosa fa rabbrividire, dove ci sono donne private di ogni diritto umano, costrette a subire di tutto dal marito o padre padrone, ed è a queste donne che una società moderna deve anche pensare, per definirsi una società al passo con i tempi, a queste donne va data la parola; certo la libertà non si può imporre, ma una cosa è certa: che ci si deve provare in tutti i modi possibili, in considerazione che la donna è un essere umano quanto l’uomo e ha diritto alla sua dignità. Per concludere, emergere e raggiungere il vertice è molto difficile per tutti, sia donne che uomini.
Oggi come sempre, i favoritismi e le raccomandazioni minano tutto il sistema socio economico e la giustizia della nostra società. Oggi, a differenza del passato, grazie ad una cultura superiore, cultura che è la base della vita, con un pochino di attenzione in più nei confronti del gentil sesso, ci sono molte più possibilità per le donne di emergere e dimostrare che non sono seconde a nessuno. Una mia personale interpretazione: ritengo e paragono certi atteggiamenti incivili nei confronti delle donne, pari al razzismo e l’antisemitismo, una totale mancanza di cultura piena di pregiudizi, che non può e non deve giustificare certi comportamenti discriminatori nei loro confronti.
Certo, qualche “maschietto”, non sarà d’accordo con me, ci si può scherzare sopra definendo la donna il sesso debole, (non so quanto poi sia vero), ma usarla come un oggetto no. Silvano De Angeli

Sono poche le persone che dichiarano apertamente e consapevolmente che le donne sono meno portate per certi compiti o abbiano scarse abilità. Ma se si studiano gli stereotipi dal punto di vista neurologico e cerebrale si scopre che molti uomini, in fondo, sono dei gran maschilisti.

NOTIZIE – Virgina Woolf nel 1938, nel suo fantastico saggio pacifista e femminista Le tre ghinee, aveva già identificato questo problema e così descriveva la situazione delle donne impiegate negli uffici pubblici nella Gran Bretagna degli anni Trenta:

“Vogliamo scoprire, non dimentichiamolo, che odore emana il sesso in un ufficio pubblico; non di fatti si tratta ma di effluvi appena percettibili. (….)

L’odore dunque — o la vogliamo chiamare “atmosfera” — è un elemento importantissimo nella vita professionale, anche se, al pari di altri importanti elementi, è impalpabile. Può sfuggire al fiuto degli esaminatori nell’aula degli esami, e tuttavia penetrare in Commissioni e Divisioni e fare effetto su chi vi lavora. (…)

L’atmosfera evidentemente è qualcosa di molto potente. Non solo ha la facoltà di cambiare forma e domensioni alle cose; influisce anche su sostanze solide come gli stipendi, che si sarebbero creduti insensibili alle atmosfere. (…) l’atmosfera è uno dei nemici più potenti, in parte perché è impalpabile, contro i quali le figlie degli uomini colti devono combattere.”

Ora, finalmente, questo odore, che più appriatamente chiameremo puzza, è stato identificato in modo scientifico da uno studio realizzato al Dipartimento di Psicologia dell’Università Bicocca di Milano e pubblicato su Neuroimage, e si nasconde nella corteccia prefrontale degli uomini (nel senso di maschi), un’area del cervello che matura per ultima e che svolge compiti cognitivi di alto livello.

Come hanno fatto a scoprirlo? Per dimostrare che gli stereotipi sono ancora ben radicati nel modo di pensare maschile, Zaira Cattaneo, Costanza Papagno, Giulia Mattavelli ed Elisa Platania hanno somministrato un test a 31 giovani uomini e 31 giovani donne. Il test, Gender Implicit Association Test (IAT), è in grado di rilevare e misurare gli stereotipi legati al genere: al centro di un monitor compare un nome di persona che i partecipanti devono classificare come maschile o femminile usando un tasto destro o sinistro. Poi, con gli stessi tasti, i partecipanti devono associare il genere a sostantivi che rappresentano concetti quali “forza” o “debolezza”. Quando è stato chiesto di classificare “femminile” e “forza” i partecipanti maschi hanno commesso più errori rispetto a quando lo stesso tasto è stato usato per classificare “femminile” e “debolezza”. Il contrario è capitato per i sostantivi maschili.

In generale tra gli uomini vi è una forte tendenza ad associare forza, successo, prestigio, autorità, potere al genere maschile, mentre fragilità, indecisione, passività, sottomissione sono sempre associate al genere femminile.

Il test TMS evidenzia lo stereotipo di genere nei maschi

E questo non basta… le ricercatrici hanno applicato anche la tecnica della Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), che permette di interferire selettivamente con l’attività di una certa area cerebrale e quindi di studiarne il ruolo in un determinato processo cognitivo. È stato così scoperto che la corteccia prefrontale dorsolaterale e la corteccia prefrontale dorsomediale possono, entro certi limiti, controllare gli stereotipi: infatti, quando queste aree sono state temporaneamente inibite dalla stimolazione, i partecipanti maschi hanno associato in maniera ancora più netta parole legate alla forza al sesso maschile, e parole legate alla debolezza al sesso femminile.

Lo stereotipo di genere aumenta nei maschi quando il controllo della corteccia prefrontale è stato inibito

In pratica gli uomini, anche se non in maniera consapevole, considerano il successo e il prestigio come prerogative del loro sesso, anche se questa tendenza viene parzialmente frenata dal controllo esercitato dalla corteccia prefrontale, limitandone gli effetti discriminatori.

Emerge quindi chiaramente il ruolo importante dell’ambiente e dell’educazione. Naturalmente non solo per le questioni legate al genere ma per tutti gli stereotipi, anche quelli connessi con l’etnia per esempio.

Dopo questa ricerca risulta ancora più importante insistere affinché i modelli prevalenti di donna, che oggi e soprattutto in Italia, vengono spesso sviliti a ruoli infimi e degradanti, siano profondamente modificati. Per questo serve l’impegno di tutti.

nteressante documento all’indirizzo: http://www.centrostudicoppia.it/articolo.asp?id=621

è veramente un sunto di teorie dell’Etica Femminil-femminista sul maschilismo.Queste teorie vengono sempre dette e ridette ovunque anche dalle utenti che vengono qua.Questo vuol dire quanto siano diffuse tali teorie e quanto siano entrate a far parte della cultura Occidentale tale da divenire parte integrante della. Cultura Occidentale.Descrivere il passato e il Presente e l’Altrove conla menzogna è l’inizio per fondare una nuova Etica Femminile dei generi..

Il documento:

alcuni uomini credono ancora che le donne siano il sesso debole e che esistano solo per soddisfare i capricci maschili.
Negli ultimi anni parole come maschilismo sono diventate parte integrante del nostro modo di parlare.

1. chi è il maschio sciovinista
il tipo classico pensa che lui e gli altri uomini siano una classe superiore e, pertanto, ha delle idee molto limitate su quali siano le funzioni che convengono ad una donna. Egli crede che il posto della donna sia a casa a curare lui e i figli.
Se lei lavora, lui pensa che si debba affidarle solo dei compiti subalterni; gli fa orrore la sola idea che una donna possa essere un suo superiore perché non può tollerare che una donna possa avere qualche autorità su di lui.
I maschilisti sostengono orgogliosamente queste idee e usano ogni tipo di argomento per cercare di provare che la donna è inferiore; una delle loro argomentazioni preferite è la pretesa incapacità delle donne nei lavori manuali. Sono fermamente convinti che la differente realizzazione nella vita, di un uomo e di una donna dipenda da cause biologiche e che pertanto non sia possibile nessun cambiamento dei ruoli.

2- il sesso e il maschilismo
Il maschilista si considera un cacciatore, inseguirà ogni donna che gli piaccia, come se fosse una preda. Se riesce nel suo intento continuerà nel suo ruolo attivo di cacciatore, anche a letto, cercando il proprio piacere senza perdere tempo a cercare di procurarne alla sua partner.
Questa ovviamente è una descrizione esasperata dello sciovinismo maschile e la maggior parte degli uomini sarà restia a riconoscersi in questa descrizione. Ma ha molto in comune con l’immagine della sessualità maschile come la vediamo – o come l’abbiamo sempre vista fino a non poco tempo fa – nel film, nelle riviste e alla televisione; infatti le donne sono quasi sempre ritratte come delle stupidelle e delle incompetenti che esistono solo in relazione agli uomini e per far piacere a loro.

2. una sfida al maschilismo
oggi le donne accettano sempre meno quello che in passato era considerato un giusto comportamento maschile. Questo tipo di donna non vuole che l’uomo le apra la porta o le ceda il posto sul metrò o in treno. Molti uomini si sentono colpiti dal rifiuto di quello che loro considerano un comportamento tradizionale, decoroso ed educato. Ma le donne hanno cominciato a capire che la ‘cavalleria’ maschile fa parte di un tentativo sciovinista di tenerle in una gabbia dorata dove saranno ammirate, ma mai libere di prendere in mano la propria vita.
Alcuni uomini dicono che questo è un nuovo tipo di sciovinismo – uno sciovinismo al femminile – per avere potere sugli uomini e per considerarli inferiori.
Anche se alcune donne corrispondono a questa descrizione la maggior parte di quelle che sfidano lo sciovinismo maschile non ha nessuna intenzione di invertire i ruoli sessuali.
Esse vogliono che sia gli uomini sia le donne abbiano le stesse possibilità, facendo piazza pulita di quell’atmosfera competitiva e repressa che secondo loro il maschilismo produce.
Ma ancora oggi il solo pensiero delle difficoltà che si troverebbero ad affrontare frena molte donne dal cercare di cambiare il proprio modo di vita.

3. il piacere dell’uguaglianza
come possono dunque gli uomini e le donne liberarsi di questi modelli di comportamento in modo da far sì che lo sciovinismo maschile diventi una cosa del passato? Possono iniziare col capire che le risposte sessuali degli uomini e delle donne sono uguali e possono imparare a trovare dei modi di comunicare che non Sinai una ripetizione della convenzione servo-padrone del passato. Ciò significa che le donne devono imparare a essere più esplicite sulle loro preferenze sessuali anche se da principio possono trovare difficoltà nell’abbandonare il ruolo passivo a cui sono abituate. Gli uomini che finora hanno pensato solo al proprio piacere, forse saranno colpiti nello scoprire che la partner non sempre ha goduto durante il rapporto sessuale; può darsi che riesca loro difficile abituarsi all’idea che anche lei è una persona sessuale con i propri diritti.
Molte coppie che hanno sfidato il maschilismo all’interno del loro rapporto, sostengono che riescono ad apprezzare la reciproca compagnia molto più di prima. Nessun uomo riuscirà mai ad avere un vero intimo rapporto con una donna se non la rispetta, e nessuna donna si sentirà mai appagata facendo solo ciò che gli uomini si aspettano.

“L’Italia è maschilista”: buongiorno ministra Carfagna! di Cecilia M. Calamani [5 dic 2010]

La ministra Carfagna si è accorta che l’Italia è un paese maschilista. Le malignità – rigorosamente a sfondo sessuale – circolate a proposito della sua amicizia con Italo Bocchino le hanno fatto capire che in Italia una donna “di gradevole aspetto”, come lei stessa si definisce, non può avere un rapporto di amicizia con un esponente politico senza scatenare facili illazioni. In effetti, complice anche il non felice cognome del capogruppo di Fli alla Camera, ammiccamenti a presunte fellatio della ministra sono diventate nelle scorse settimane un passaggio obbligato per le chiacchiere da bar (e non solo) sul suo annuncio, poi ritirato, di dimissioni in seguito alla polemica sui rifiuti in Campania.

Preso in sé, il fenomeno – ha ragione la Carfagna – non può che indignare le orecchie di qualsiasi donna. Uno sciatto e volgare maschilismo che vede il successo femminile subordinato a un obbligatorio passaggio sotto (o sopra) qualche scrivania del potere, tipicamente maschile.

Ma poi la memoria non può non andare alla ‘professione’ pre-politica della ministra che l’ha portata a sedere in Consiglio dei ministri, alle liste pidielline brulicanti di soubrette e show girl, compagne delle allegre serate del nostro premier generosamente ricompensate della loro benevolenza, ragazze che dall’oggi al domani hanno lasciato nell’armadio, come la Carfagna, pecorecci abiti ‘da lavoro’ per sostituirli con accollatissimi tailleur, inequivocabili espressioni erotiche con sobri visetti acqua e sapone. La Carfagna si lamenta di un sessismo che lei stessa, con le sue generose apparizioni, ha contribuito a creare. Un’immagine che ora danneggia non solo la sua credibilità, ma quella di tutte le donne che lei, con il ministero che le è stato assegnato, dovrebbe difendere.

Non si può non dare atto alla ministra dei suoi cambiamenti, dimenticare la pubblica ammenda sulle sue retrive concezioni sugli omosessuali né la legge sullo stalking da lei fortemente voluta. Ma ciò che oggi le sfugge – in perfetta sintonia con gli insegnamenti del premier – è che ogni azione ha le sue conseguenze: l’immagine pubblica di una persona non può prescindere dalla sua storia. Passare dall’umiliante e grottesca mostra mediatica del proprio corpo per beare gli occhi del maschio italiano al denunciare il sessismo – in politica, sui media – che l’era berlusconiana continua a propinarci grazie al contributo di donne come lei che mercificano la propria immagine, non può essere percepita come una naturale evoluzione.

Cara ministra, che l’italiano medio abbia la memoria corta è acclarato, ma non basta un semplice cambio di abito per fargli riporre nel cassetto i suoi sogni erotici da dominatore di una femmina oggetto quale lei si è mostrata per anni. L’Italia maschilista che lei oggi denuncia è la stessa alla quale lei ha venduto per anni il suo corpo e la sua dignità. Come mai allora andava bene e oggi non più?

Cecilia M. Calamani

Lui è l’archetipo della perdizione, dell’oblio, del bruciarsi, del devastarsi, del farsi del male, della distruzione mentale e corporea, dell’autodistruggersi in ogni senso, della gioventù che non si vuole bene e che non crede in alcun futuro, la generazione senza commiato, senza ideali, senza dei…L’archetipo del nichilismo, del culto del niente, unico concetto in cui abbandonarsi…

“L’estetica sta nel contenuto”

“…mina la loro pomposa autorità, rifiuta i loro standard morali, fa dell’anarchia e del disordine i tuoi marchi di di fabbrica, causa più caos e confusione possibili, ma non lasciare che ti prendano vivo…”

“Sono stato innamorato solo di una bottiglia e di uno specchio.”

“Dalla vita nessuno è uscito vivo.”

(Sid Vicious, 1957 – 1979)

Liberamente tratto da La Nausea di Jean Paul Sartre, genio incompreso di un Novecento nichilista e con falsi ed utopistici ideali…

La miglior cosa sarebbe scrivere gli avvenimenti giorno per giorno. Tenere un diario per vederci chiaro. Non lasciar sfuggire le sfumature, i piccoli fatti anche se non sembrano avere alcuna importanza, e soprattutto classificarli. Bisogna dire come io vedo questa tavola, la via, le persone, il mio pacchetto di tabacco, poiché è questo che è cambiato. Occorre determinare esattamente l’estensione e la natura di questo cambiamento.
Per esempio ecco un astuccio di cartone che contiene la mia bottiglia d’inchiostro. Bisognerebbe provare a dire come la vedevo prima e come adesso la…
Ebbene! È un parallelepipedo rettangolo che si distacca su — è idiota. Non c’è nulla da dirne. Ecco quel che si deve evitare, non bisogna mettere dello strano dove non c’è nulla. Credo sia questo il pericolo, quando si tiene un diario: si esagera tutto, si sta in agguato, si forza continuamente la verità. D’altra parte son certo che da un momento all’altro — sia a proposito di questo astuccio che di qualsiasi altro oggetto — io posso ritrovare l’impressione dell’altro ieri. Devo star sempre all’erta altrimenti essa mi scivolerà ancora di tra le dita. Non bisogna…[2] ma notare accuratamente e con i maggiori particolari tutto ciò che succede.

I tuoi indiavolati capelli guastano tutto» diceva. «Che cosa si può farne di un uomo rosso?»

  • Alle tre del pomeriggio è sempre troppo presto o troppo tardi per qualsiasi cosa tu voglia fare.
  • Gli oggetti son cose che non dovrebbero commuovere, poiché non sono vive. Ci se ne serve, li si rimette a posto, si vive in mezzo ad essi: sono utili, niente di più. E a me, mi commuovono, è insopportabile. Ho paura di venire in contatto con essi proprio come se fossero bestie vive.
    Ora me ne accorgo, mi ricordo meglio ciò che ho provato l’altro giorno, quando tenevo quel ciottolo. Era una specie di nausea dolciastra. Com’era spiacevole! E proveniva dal ciottolo, ne son sicuro, passava dal ciottolo nelle mie mani. Sì, è così, proprio così, una specie di nausea nelle mie mani. (2003, p. 20)
  • La sua camicia di cotone azzurro spicca allegramente sulla parete color cioccolato. Anche questo dà la Nausea. O piuttosto, è la Nausea. La Nausea non è in me: io la sento laggiù sul muro, sulle bretelle, dappertutto attorno a me. Fa tutt’uno col caffè, son io che sono in essa. (2003, p. 31)
  • Altre carte continuano a cadere, le mani vanno e vengono. Che curiosa occupazione, non sembra né un gioco, né un rito, né un’abitudine. Credo ch’essi lo facciano per occupare il tempo, semplicemente. Ma il tempo è troppo vasto, non si lascia riempire. Tutto ciò che uno vi getta s’ammollisce e si stira. Per esempio questo gesto della mano rossa, che raccoglie le carte incespicando, è fiacco. Bisognerebbe scucirlo e tagliarlo dentro. (2003, p. 32)
  • Io vedo l’avvenire. È là, posato sulla strada, appena un po’ più pallido del presente. Che bisogno ha di realizzarsi? Che cosa ci guadagna? La vecchia s’allontana zoppicando, si ferma, si tira su una ciocca grigia che le sfugge dal fazzoletto. Cammina, era là, ora è qui… non so più come sia: li vedo, i suoi gesti, o li prevedo? Non distinguo più il presente dal futuro, e tuttavia la cosa continua, si realizza a poco a poco; la vecchia avanza per la via deserta, sposta le sue grosse scarpe da uomo. Questo è il tempo, né più né meno che il tempo, giunge lentamente all’esistenza, si fa attendere, e quando viene si è stomacati perché ci si accorge che era già lì da un pezzo. (2003, p. 44)
  • Ecco che cosa ho pensato: affinché l’avvenimento più comune divenga un’avventura è necessario e sufficiente che ci si metta a raccontarlo. È questo che trae in inganno la gente: un uomo è sempre un narratore di storie, vive circondato delle sue storie e delle storie altrui, tutto quello che gli capita lo vede attraverso di esse, e cerca di vivere la sua vita come se la raccontasse. […] Avrei voluto che i momenti della mia vita si susseguissero e s’ordinassero come quelli d’una vita che si rievoca. Sarebbe come tentar d’acchiappare il tempo per la coda. (2003, p. 53-55)
  • Niente è cambiato, e tuttavia tutto esiste in un’altra maniera. Non posso descriverlo, è come la Nausea e tuttavia è esattamente l’opposto: finalmente mi capita un’avventura e se m’interrogo vedo che mi capita e che sono io che sono qui; sono io che fendo la notte, sono felice come un eroe di romanzo. (2003, p. 72)
  • Un brivido mi percorre dalla testa ai piedi: è… è lei che m’attendeva. Lei era lì, ergendo il suo busto immobile sopra la cassa, e sorrideva. Dal fondo di questo caffè qualcosa torna indietro sui momenti sparsi di questa domenica e li salda gli uni agli altri, dà loro un senso: ho traversato tutta questa giornata per venire a finir qui, con la fronte contro questo vetro, per contemplare questo volto fine che si schiude su una tenda granata. Tutto s’è fermato; la mia vita s’è arrestata: questo vetro, quest’aria greve, azzurra come l’acqua, ed io stesso formiamo un tutto immobile e compatto: sono felice. (2003, p. 73)
  • Sono invecchiati in un altro modo. Vivono in mezzo alle cose ereditate, ai regali, ed ogni mobile per loro è un ricordo. Pendole, medaglie, ritratti, conchiglie, fermacarte, paraventi, scialli. Hanno armadi pieni di bottiglie, di stoffe, di vecchi vestiti, di giornali, hanno conservato tutto. Il passato è un lusso da proprietari.
    Ed io dove potrei conservare il mio? Non ci si può mettere il passato in tasca; bisogna avere una casa per sistemarvelo. lo non possiedo che il mio corpo; un uomo completamente solo, col suo corpo soltanto, non può fermare i ricordi, gli passano attraverso. Non dovrei lagnarmi: il mio solo desiderio è stato d’esser libero. (2003, p. 85)
  • La verità m’appare d’un tratto: quest’uomo morirà presto. Di sicuro lo sa anche lui; basta che si sia guardato ad uno specchio: di giorno in giorno rassomiglia sempre più al cadavere che sarà. Ecco che cos’è la loro esperienza; ecco perché mi son detto tante volte che odora di morte: è la loro ultima difesa. Il dottore vorrebbe pur credervi, vorrebbe mascherarsi l’insopportabile realtà: ch’egli è solo, che non ha capito nulla, che non ha passato; con un’intelligenza che gli s’intorbida, e un corpo che si sfascia. E allora egli ha apprestato ben bene, ha ben sistemato e imbottito il suo piccolo delirio di compensazione: dice a se stesso che progredisce. (2003, p. 90)
  • Finché si resta tra queste mura, tutto ciò che dovrà capitare capiterà a sinistra o a destra della stufa. Se san Dionigi in persona volesse entrare qui dentro, reggendo la testa fra le mani, dovrebbe entrare da destra, e camminare tra gli scaffali consacrati alla letteratura francese e la tavola riservata alle lettrici. E se non toccasse terra, se si librasse a venti centimetri dal suolo, il suo collo sanguinante arriverebbe esattamente all’altezza del terzo scaffale. Così questi oggetti servono almeno a fissare i limiti del verosimile. (in biblioteca; 2003, p. 98)
  • Ma il suo giudizio mi trafiggeva come una spada e metteva in discussione perfino il mio diritto d’esistere. Ed era vero, me n’ero sempre reso conto: non avevo il diritto di esistere. Ero apparso per caso, esistevo come una pietra, una pianta, un microbo. La mia vita andava a capriccio, in tutte le direzioni. A volte mi dava avvertimenti vaghi, a volte non sentivo che un ronzio senza conseguenze. (2003, p. 108)
  • La vera natura del presente si svelava: era ciò che esiste, e tutto quel che non avevo presente, non esisteva. Il passato non esisteva. Affatto. Né nelle cose e nemmeno nel mio pensiero. Certo, avevo capito da un pezzo che il mio presente mi era sfuggito. Ma fino a quel momento credevo che si fosse soltanto ritirato fuori della mia portata. (2003, p. 121)
  • Tutto è pieno, esistenza dappertutto, densa e pesante e dolce. Ma al di là di tutta questa dolcezza, inaccessibile, vicinissimo, e, ahimè, così lontano, giovane, spietato e sereno c’è… questo rigore. (2003, p. 130)
  • È dunque questa, la Nausea: quest’accecante evidenza? Quanto mi ci son lambiccato il cervello! Quanto ne ho scritto! Ed ora lo so: io esisto — il mondo esiste — ed io so che il mondo esiste. Ecco tutto. Ma mi è indifferente. È strano che tutto mi sia ugualmente indifferente: è una cosa che mi spaventa. È cominciato da quel famoso giorno in cui volevo giuocare a far rimbalzare i ciottoli sul mare. Stavo per lanciare quel sassolino, l’ho guardato, ed è allora che è incominciato: ho sentito che esisteva. E dopo, ci sono state altre Nausee; di quando in quando gli oggetti si mettono ad esistervi dentro la mano. C’è stata la Nausea del «Ritrovo dei ferrovieri» e poi un’altra, prima, una notte in cui guardavo dalla finestra, e poi un’altra al giardino pubblico, una domenica, e poi altre. Ma non era mai stata così forte come oggi. (2003, pp. 153-4)
  • Questo momento è stato straordinario. Ero lì, immobile e gelato, immerso in un’estasi orribile. Ma nel seno stesso di quest’estasi era nato qualcosa di nuovo: comprendevo la Nausea, ora, la possedevo. A dire il vero, non mi formulavo la mia scoperta. Ma credo che ora mi sarebbe facile metterla in parole. L’essenziale è la contingenza. Voglio dire che, per definizione, l’esistenza non è la necessità. Esistere è esser lì, semplicemente; gli esistenti appaiono, si lasciano incontrare, ma non li si può mai dedurre. C’è qualcuno, credo, che ha compreso questo. Soltanto ha cercato di sormontare questa contingenza inventando un essere necessario e causa di sé. Orbene, non c’è alcun essere necessario che può spiegare l’esistenza: la contingenza non è una falsa sembianza, un’apparenza che si può dissipare; è l’assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità. Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. E quando vi capita di rendervene conto, vi si rivolta lo stomaco e tutto si mette a fluttuare, come l’altra sera al «Ritrovo dei ferrovieri»: ecco la Nausea; ecco quello che i Porcaccioni — quelli di Poggio Verde e gli altri — tentano di nascondersi con il loro concetto di diritto. Ma che meschina menzogna: nessuno ha diritto; essi sono completamente gratuiti, come gli altri uomini, non arrivano a non sentirsi di troppo. E nel loro intimo, segretamente, sono di troppo, cioè amorfi e vacui; tristi. (2003, p. 164)
  • Tutto era pieno, tutto era in atto, non c’era intervallo, tutto, perfino il più impercettibile sussulto, era fatto con un po’ d’esistenza. E tutti questi esistenti che si affaccendavano attorno all’albero non venivano da nessun posto e non andavano in nessun posto. Di colpo esistevano, e poi, di colpo non esistevano più: l’esistenza è senza memoria; di ciò che scompare non conserva nulla — nemmeno un ricordo. (2003, p. 166)
  • Ogni esistente nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione. (2003, p. 167)
  • La Vegetazione ha strisciato per chilometri verso le città. Attende. Quando la città sarà morta essa l’invaderà, s’arrampicherà sulle pietre, le imprigionerà, le rovisterà, le farà scoppiare con le sue lunghe pinze nere, ne accecherà i buchi e lascerà pendere dappertutto delle zampe verdi. Bisogna restare nelle città fintanto che son vive, non bisogna penetrare da soli in questa grande chioma che è alle loro porte: bisogna lasciarla ondeggiare e crollare senza testimoni. (2003, p. 194)
  • Che imbecilli. Mi ripugna il pensare che sto per rivedere le loro facce ottuse e piene di sicurezza. Legiferano, scrivono romanzi populisti, si sposano, hanno l’estrema stupidità di fare figli. E frattanto la grande natura incolta s’è insinuata nella loro città, s’è infiltrata dappertutto, nelle loro case, nei loro uffici, in loro stessi. Non si muove, si mantiene ferma in essi, essi vi stan dentro in pieno, la respirano e non la vedono, credono che sia fuori, a venti miglia dalla città. Io la vedo, questa natura, la vedo… So che la sua sottomissione è pigrizia, so ch’essa non ha leggi: quella che scambiano per la sua costanza… Non ha che abitudini, e le può cambiare domani. (2003, p. 197)
  • Mi si dia qualcosa da fare, qualsiasi cosa… È meglio che pensi ad altro, perché in questo momento sto per recitarmi la commedia. So benissimo che non voglio far niente: far qualche cosa è creare dell’esistenza — e di esistenza ce n’è già abbastanza. (2003, p. 214)
  • Esso non esiste. È perfino urtante; se mi alzassi e strappassi questo disco dal piatto che lo regge e lo spezzassi in due, non lo raggiungerei nemmeno. Esso è al di là — sempre al di là di qualche cosa, d’una voce, d’una nota di violino. Attraverso spessori e spessori d’esistenza, si svela, sottile e fermo, e quando lo si vuole afferrare non s’incontra che degli esistenti, si cozza contro esistenti privi di senso. È dietro di essi: non lo odo nemmeno, odo dei suoni, delle vibrazioni che lo rivelano. Ma esso non esiste, poiché non ha niente di troppo: è tutto il resto che è di troppo in rapporto ad esso. Esso è. (2003, p. 216)
  • Canta. Eccone due che si son salvati: l’ebreo e la negra. salvati. Magari si saran creduti perduti fino alla fine, annegati nell’esistenza. E tuttavia nessuno potrà pensare a me come io penso a loro. Nessuno, nemmeno Anny. Per me sono un po’ come morti, un po’ come eroi da romanzo; si son lavati del peccato d’esistere. Non completamente beninteso — ma quel tanto che un uomo può fare. Quest’idea mi sconvolge d’un tratto, perché non speravo nemmeno più questo. Sento qualcosa che mi sfiora timidamente e non oso nemmeno muovermi per paura che scompaia. Qualcosa che non conoscevo più: una specie di gioia.
    La negra canta. Allora, è possibile giustificare la propria esistenza? Un pochino? Mi sento straordinariamente intimidito. Non che abbia molta speranza. Ma sono come uno completamente gelato dopo un viaggio nella neve, che entri di colpo in una camera tiepida. Penso che resterebbe immobile vicino alla porta, ancora freddo, e che lenti brividi percorrerebbero il suo corpo.

    Some of these days
    You’ll miss me honey.

    Non potrei forse provare… Naturalmente, non si tratterebbe d’un motivo musicale… ma non potrei forse, in un altro genere?… Dovrebbe essere un libro: non so far altro. Ma non un libro di storia: la storia parla di ciò che è esistito — un esistente non può mai giustificare un altro esistente. Il mio errore era di voler resuscitare il signor di Rollebon. Un’altra specie di libro. Non so bene quale — ma bisognerebbe che s’immaginasse, dietro le parole stampate, dietro le pagine, qualche cosa che non esistesse, che fosse al di sopra dell’esistenza. Una storia, per esempio, come non possono capitarne, un’avventura. Dovrebbe essere bella e dura come l’acciaio, e che facesse vergognare le persone della propria esistenza.
    Me ne vado, mi sento incerto. Non oso prendere una decisione. Se fossi sicuro d’aver talento… Ma mai — mai ho scritto niente di questo genere; articoli storici, sì — e ancora. Un libro. Un romanzo. E ci sarebbe gente che leggerebbe questo romanzo e direbbe: è Antonio Roquentin che l’ha scritto, era un tipo rosso che si trascinava per i caffè, e penserebbe alla mia vita come io penso a quella di questa negra: come a qualcosa di prezioso e di semileggendario. Un libro. Ma naturalmente da principio ciò non sarebbe che un lavoro noioso e stanchevole, non m’impedirebbe d’esistere né di sentire che esisto. Ma verrebbe pure un momento in cui il libro sarebbe scritto, sarebbe dietro di me e credo che un po’ della sua luce cadrebbe sul mio passato. Allora, forse, attraverso di esso, potrei ricordare la mia vita senza ripugnanza. Forse un giorno, pensando precisamente a quest’ora, a quest’ora malinconica in cui attendo, con le spalle curve, che sia ora di salire sul treno, sentirei il mio cuore battere più in fretta e mi direi: quel giorno a quell’ora è cominciato tutto. E arriverei — al passato, soltanto al passato — ad accettare me stesso.
    Scende la notte. Al primo piano dell’albergo Printania si sono illuminate due finestre. Il cantiere della stazione nuova odora forte di legno umido: domani pioverà, a Bouville.

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