Tag Archive: Tutti


Joker Gang
Dispettose Prigioni
Etichetta Indipendente
2012

Era da tempo che volevo farlo… dal 2009 circa, quando ricominciai a suonare dopo tanto tempo. Molti pensano che non dovevo. Non me ne frega un cazzo della loro opinione. Si fottano :-)”

Gia`da questa dichiarazione si capisce la tenacia e l`orgoglio del Joker, una figura che a tutti risulta patetica ma che quasi tutti temono, quel fantoccio con la faccia truccata che puo`permettersi di cambiare faccia ad ogni occasione, anche se questa continua finzione che si mescola con la realta`non e` sempre costruttiva…Joker e`curioso, e la sua curiosita`lo porta ad aprire il Vaso di Pandora della realta`e della Vita, spesso nascosto da quel Velo di Maya che e`l`ignoranza…
Joker “smaschera con la sua maschera ghignante”,con un ghigno beffardo e disincantato, la crudelta`della cruda quotidianita`…

Le storie che vengono raccontate nel cd, con metafore, tinte fosche e colori espressionisti, fanno affiorare una pellicola in bianco e nero, celata dai trucchi (un po`come si fa con Photoshop)…Joker e`l`anti-Photoshop, e`la contraddizione che spacca in mille pezzi la menzogna, che riduce in frantumi la meschinita`della vergogna e dell`omerta`…La verita`e`dura e va raccontata…Un po`come ne Il Testamento di un Pagliaccio, pezzo della Giovane Band IoDrama…Oppure come in Opinioni di un Clown di Heinrich Böll: “Io sono un Clown e faccio collezione di attimi.”.
Anche Giuss, leader del gruppo, afferma che Dispettose Prigioni sia un Album fotografico, in cui si vuole dare una brechtiana, quindi impegnata ed epica lettura della realta`…L`essere umano e`portato lentamente a prendere posizione, a far qualcosa, ad impegnarsi per trarre in salvo la propria liberta`, che sta annegando…Oppure e`stata sequestrata dai flutti di un mare in tempesta, la tempesta dell`inconscio, come una zattera piena di falle…Le falle ci sono, ma possono essere riparate, solo se lo si vuole…

Nell`album ci sono colti riferimenti al Mondo della Musica, soprattutto alla new wave e al dark; ma anche alla Letterattura, alle Arti Figurative, alla Fotografia ovviamente, ma anche alla Psicologia…Nell`insano gesto si vede una possibilita`dell`inconscio, dell`io profondo; esso finalmente puo`dire: “Ascoltatemi, sono qui!!! Non sotterratemi sotto un mucchio di parole inutili e di gesti formali o convenzionalmente etichettati…Voglio far sentire la mia voce anche chi non crede a queste cazzate…”

La verita`e`sempre duale, puo`avere varie interpretazioni, ed in essa possono interagire numerosi elementi, in rapporto dialettico tra di loro…Joker e`un Reporter, un Fotografo che, con la sua Polaroid, immortala proprio quei momenti che ogni giornalista tralascerebbe come dettagli osceni. Joker scappa alla censura, spesso rischiando, ma nello stesso tempo, provando piacere nell`opera di smascheramento…Viviamo tutti quanti in un mondo illusorio, fatto di Sogni di carta e di speranze di fango…Dove siamo come burattini con un burattinaio che ci comanda, che muove i fili; come direbbe Bennato: “Non si scherza, non è un gioco  sta arrivando Mangiafuoco, lui comanda e muove i fili  fa ballare i burattini . State attenti tutti quanti, non fa tanti complimenti, chi non balla, o balla male  lui lo manda all’ospedale  Ma se scopre che tu i fili non ce l’hai se si accorge che tu il ballo non lo fai  allora sono guai – e te ne accorgerai attento a quel che fai – attento ragazzo che chiama i suoi gendarmi  e ti dichiara pazzo!…”

Nonostante la presa di coscienza sia dolorosa e porti ad un autolesionismo, ad un automutilamento continuo ed irrefrenabile, sia nel corpo, con tagli sanguinanti, sia nella mente, con una societa` per cui sei solo un Numero, che ti incasella meccanicamente in base al disturbo mentale o alla classe sociale a cui appartieni, Joker ti capira` ed il suo sussurro ti portera`ad aprirti, a scoperchiare quell`anima fragile che alberga in te, permettendole di scorrere, un po`meno vincolata, per le strade della Vita…

Qual e` la soluzione?? Fare la Rivoluzione?? Rovesciare il Potere??

Felice il Popolo che non ha bisogno di eroi!”. Così diceva il grandissimo Bertolt Brecht, da intellettuale impegnato…Sicché non si può non prenderne atto, anzi è terribilmente controproducente non farlo, far finta di niente, con l’aria dei primi della classe, di quelli che ce la fanno sempre. L’esperienza ha insegnato: i primi della classe non ce l’hanno fatta mai, quelli che al banco erano seduti composti, che si facevano da parte quando qualcuno si alzava per fare caciara, che cercavano di risolvere sempre tutto con la diplomazia, che rispondevano sempre in maniera seria senza alzare la voce o battere i pugni hanno sempre avuto la peggio. Questo perché il Popolo,un  popolo di lavoratori instancabili ma un po’ duri di comprendonio, non ama le risposte articolate, difficili, magari piene di termini in lingua straniera, ma preferisce quelle semplici, secche, nette. Risposte semplici per interrogativi difficili. Al bicchiere di acqua amaro della medicina non vuole un cucchiaino di zucchero, ma vuol togliere completamente la medicina e bere l’acqua dolce che ne rimane.

Qualcuno riuscira`a sentire il grido disperato di chi vuole cambiare musica?? La “ghigliottina” del senno di poi dice che molto probabilmente nessuno ne sarebbe capace, perché la massa e`come inebriata da un fenomeno mistico, venereo, insuperabile, creatosi attorno alla figura di un individuo che, a differenza dei suoi avversari politici, ne è consapevole e ne fa un’arma di distruzione di massa. Perché è inutile parlare dello “tsunami Grillo” se prima non si parla del “diluvio universale berlusconiano”, perché ormai davvero tenere la testa sotto la sabbia è un prendere in giro se stessi. Non resta altro da fare che prendere atto dei dati empirici, con coscienza di sé prima e di chi si trova nei propri paraggi, ricordando che, come diceva Franco Battiato, un’evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero.

For more info: http://www.facebook.com/jokergang e http://jokergang.jimdo.com/

Influenze:

– Litfiba

– Timoria

– Bluvertigo

– Franco Battiato

– Baustelle

http://www.youtube.com/watch?v=sCw7mh2jFs0

Annunci

Un’altra piccola digressione musicale, che riguarda una band emergente di cui ho già parlato, ovvero la Joker Gang. Stavolta mi voglio cimentare con l’analisi di un pezzo che, fra tutti quelli partoriti dal progetto, mi ha colpita particolarmente, mi ha commossa e mi ha movimentato l’anima…Il pezzo in questione è Il Giardino di…Joker Gang. Come molti appassionati di musica potranno intuire, già nel titolo si trovano ben due richiami:

– alla band Giardini di Mirò, di cui, per chi non la conoscesse, facciamo un breve accenno biografico: provengono dalla provincia reggiana. La musica del gruppo vive però di influenze anglossassoni, in particolar modo inizialmente si rifà al post rock per arrivare ora ad un suono proprio che è in un mix di psichedelia,  shoegaze, dream pop, noise, post punk, musica d’autore e molto altro. hanno contribuito allo sviluppo della scena “indie-rock” italiana a cavallo tra fine Novanta e nuovo millennio. Dal post-rock degli esordi, la loro musica si è progressivamente evoluta, assorbendo influenze, soprattutto anglosassoni, ma senza rinunciare a una sua peculiarità tutta italiana. Oggi, per i cinque di Cavriago, è il momento della maturità. Non pare fuori luogo, nel loro caso, parlare di post-rock. La musica della formazione di Cavriago, tuttavia, ha anche una sua peculiarità “mediterranea” che la allontana da possibili modelli anglosassoni. Le parti di chitarra, lineari e melodiche, partono quasi sempre da arpeggi avvolgenti e si evolvono in una serie di esplosioni a catena, dove emergono brandelli ben metabolizzati di Sonic Youth e suggestioni psichedeliche. Una formula che ha subito negli anni progressive contaminazioni ed evoluzioni;

– Il pezzo dei Timoria , Il Giardino di Daria, tratto dall’album Eta Beta (1997), probabilmente il disco più difficile dei Timoria, un album di rottura arrivato al culmine di un periodo che porterà la band e Francesco Renga a dividersi. Eta Beta è un ulteriore passo in avanti rispetto al sound già potente di 2020 e Viaggio senza vento. La musica dei Timoria si fa più “europea”, con sperimentazioni e nuovi suoni che spaziano dal Rock al Dub. Numerose le collaborazioni, tra cui spiccano quelle con Leon Mobley, percussionista di Ben Harper, David “Fuze” Fiuczynski, virtuoso chitarrista di New York e Luca “Zulu” Persico dei 99 Posse. Alle canzoni sono spesso alternate poesie ed haiku di Omar Pedrini, Lawrence Ferlinghetti e Fausto Pirito. Il pezzo è profondamente simbolico, criptico, introspettivo, con riferimenti ad una bucolica malinconia e ad un languore esistenziale in cui, però, il barlume di speranza c’è, tenuto acceso da uno scambio amoroso reciproco e da un affetto corrisposto… Ecco qui il testo e il pezzo:

Il giardino di Daria

(Carlo Alberto Pellegrini, Omar Pedrini)

Guardami, ascoltami
e vedremo l’erba crescere
albero, nascondimi
una foglia basterà per me
sono io lo spirito
vivo nel giardino e vedo lei
nessuno può vedermi ma
Daria il segreto già lo sa
viene qui se soffre un po’
e cresco io con le sue lacrime
e sarò il fiore re
la regina certo sarà lei
rispetta la mia libertà
Daria il segreto già lo sa
vive come noi, ama come noi
ride come noi, non cambiare!
ridono i fiori miei
le sue mani mi accarezzano
sfiorano i miei petali
e non serve una parola sai
nessuno può capire ma
Daria il segreto già lo sa
vive come noi, ama come noi
ride come noi, non cambiare!

Possiamo quindi dire che nel pezzo della Joker Gang si trovi un condensato di citazioni e di richiami a queste due fonti di ispirazione…E’ un pezzo di inestimabile dolcezza, di grande scavo psicologico, un pezzo che narra di un amore, che può essere passionale ma, al contempo, pieno di affetto, di gratitudine, di scambio continuo. E’ un po’ come paragonare il rapporto che un fiore ha con l’acqua, in una comunione naturale ed in uno scorrere di morbide e tiepide emozioni difficili da dimenticare.

Posso davvero dire di essermi commossa nel sentire la grande poesia e la grande passione contenuta nel pezzo, in cui chi l’ha scritto si mette a nudo, si rivela gradualmente, si mostra ma senza presunzione…Se già avevo amato la band per altri pezzi già ascoltati, scoprire Il Giardino di Joker Gang ed entrarci mi ha solo incentivata a diventare sempre più sostenitrice di questo progetto…Da brivido!!!

Mi rendo sempre più conto di come sia entrata più volte in contatto con gente narcisista, consapevolmente o inconsapevolmente…Ho una maledetta paura di incontrare persone bloccate nei loro sentimenti, incapaci di amare e di instaurare relazioni, per mancanza di volontà, disorientamento o semplicemente a causa delle emozioni bloccate, cristallizzate e ghiacciate nell’anima, che non sono in grado di liberare e che covano dentro di loro come un perverso cancro…

In psicologia dicono che si ha paura di qualcosa o ci si incazza verso un aspetto degli altri proprio perché questo ci appatiene, ci riguarda molto da vicino, è una proiezione di una parte di noi che c’è e che odiamo profondamente, ma che non riusciamo a debellare, dal momento che fa parte del nostro inconscio…Che io non sopporti così tanto il narcisismo proprio perché, forse, un po’ narcisista lo sono anch’io…Chi lo sa…

Questo mi ha portato a fare un eventuale approfondimento su questa tematica sulle pagine di Mal d’Amore…Non è un caso che gran parte delle sofferenze dell’anima e della mente nascano da una problematica comportamentale, comunicativa e relazionale…La sfera dell’affettività, dell’amore (non solo anche quello passionale ma anche quello genitoriale…) influisce molto su quelli che sono i tormenti della psiche…

[…] egli si avvicinò un giorno ad una fonte chiara come l’argento né mai contaminata da armenti, uccelli, belve o rami caduti da alberi vicini; non appena Narciso, esausto, sedette sulla riva di quella fonte si innamorò della propria immagine. Dapprima tentò di abbracciare e baciare il bel fanciullo che gli stava dinanzi, poi riconobbe se stesso e rimase per ore a fissare lo specchio d’acqua alla fonte, quasi fosse incantato. L’amore gli veniva al tempo stesso concesso e negato, egli si struggeva per il dolore e insieme godeva del suo tormento, ben sapendo che almeno non avrebbe tradito se stesso qualunque cosa accadesse. (R. Graves, I miti greci)

Il narcisismo appare ora spostato su questo nuovo io ideale, che si trova in possesso, come l’io di quando si era bambini, di tutte le più preziose qualità. L’uomo si è dimostrato ancora una volta, come sempre nell’ambito della libìdo, incapace di rinunciare a un soddisfacimento di cui ha goduto in passato. Non vuol essere privato della perfezione narcisistica della sua infanzia e se – importunato dagli ammonimenti altrui e dal destarsi del suo stesso giudizio critico – non è riuscito a serbare questa perfezione negli anni dello sviluppo, si sforza di riconquistarla nella nuova forma di un ideale dell’io. Ciò che egli proietta avanti a sé come proprio ideale è il sostituto del narcisismo perduto dell’infanzia, di quell’epoca cioè in cui egli stesso era il proprio ideale. (S. Freud, Introduzione al narcisismo , Boringhieri, Torino, 1976, p. 48)

——————————————————————————–

Innanzitutto raccontiamo il mito di Narciso

Narciso era Figlio della ninfa Liriope e del dio del fiume Cefiso ed alla nascita l’indovino Tiresia aveva vaticinato che il ragazzo avrebbe vissuto a lungo solo a patto che non conoscesse mai sé stesso.

Narciso era un giovane bellissimo che destava l’ammirazione e l’interesse di tutti coloro che incontrava, sia uomini che donne. Tra gli innamorati di Narciso ci fù la Ninfa Eco che per una maledizione, era stata privata della parola dalla dea Era, e poteva soltanto ripetere le parole degli altri. Eco era quindi incapace di esprimere il proprio amore a Narciso, il quale la respinse. La ninfa morì di crepacuore. Gli dei adirati allora, decisero di punire Narciso per la durezza con cui aveva trattato la Ninfa facendolo innamorare della sua immagine. Fu così che un giorno Narciso passeggiando presso Danacone, si avvicinò a una fonte chiara e limpida e non appena sedette sulla sponda di quella fontana s’ innamorò all’istante del proprio riflesso. Dapprima tentò di abbracciare e baciare il bel fanciullo che gli stava davanti, poi quell’amore che gli veniva al tempo stesso concesso e negato, cominciò a struggerlo di dolore e insieme a farlo godere del suo tormento, fino a quando non morì di languore trasformandosi in un narciso, il fiore che cresce ai bordi delle fonti.

Dal mito di narciso si genera il concetto di narcisista a definire tutte quelle persone in un certo senso innamorate di sé stesse, e poco attente agli altri. È vero che i narcisisti sembrano avere una scarsa considerazione nei confronti di altre persone, ma è anche vero che, paradossalmente, queste persone sono completamente incapaci di provare amore per sé e, di conseguenza, per chiunque.

Nella quarta edizione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), il narcisismo è collocato tra i disturbi di personalità del gruppo B, e può avere livelli di gravità diversi.
Secondo il DSM IV i criteri diagnostici del narcisismo sono i seguenti:

A)Un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:

1. ha un senso grandioso di importanza (per esempio: esagera risultati e talenti, si aspetta di essere notato come superiore senza un’adeguata motivazione);

2. è assorbito da fantasie di illimitati successo, potere, fascino, bellezza, e di amore ideale;

3. crede di essere “ speciale ” e unico, e di dover frequentare e poter essere capito solo da altre persone (o istituzioni)speciali o di classe elevata;

4. richiede eccessiva ammirazione;

5. ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, cioè, la irragionevole aspettativa di trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative;

6. sfruttamento interpersonale, cioè usa gli altri per raggiungere i propri scopi;

7. manca di empatia: è incapace di riconoscere o identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri;

8. è spesso invidioso degli altri, o crede che gli altri lo invidino;

9. mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.
Aggiungerei ai suddetti criteri diagnostici, anche i seguenti:

Tendono a mostrarsi affascinanti, imprevedibili e seduttivi
Sottolineano la propria superiorità
Temono l’intimità affettiva
Si ritengono indispensabili
Non sono consapevoli delle proprie emozioni e dei propri bisogni
Non accettano le critiche a cui reagiscono con veemenza
Tutto ciò che ‘scelgono’ viene ritenuto di ‘valore’
Ritengono di essere state ‘vittime’ di situazioni o eventi.
Cercano di provocare l’altro
Manifestano un atteggiamento giudicante, svalutante e critico nei confronti degli altri
Pretendono la “devozione” in tutti i sensi dell’altro all’interno della relazione
Desiderano che l’altro sia debole per poterlo aiutare
Tendono ad intuire le debolezze altrui e ad evidenziarle
Talvolta scelgono una donna forte per renderla debole
Qualunque cosa faccia l’altro non và mai bene
Nel descrivere la personalità narcisistica citerò brani del libro “Il narcisismo” dello psicanalista A.Lowen uno dei massimi studiosi del fenomeno. Egli nel suddetto libro distingue cinque turbe narcisistiche in ordine crescente di gravità:
– Carattere Fallico-narcisistico
– Carattere narcisistico
– Personalità borderline
– Personalità psicopatica
– Personalità paranoide.

Leggiamo alcuni suoi passi

“Comunemente viene definito ‘Narcisista’ una persona che si preoccupa solo di se stessa escludendo tutti gli altri, dunque: un soggetto in grado di agire quasi completamente in assenza di sentimenti…
….Già nel 1914 tale disturbo della personalità fu oggetto di studio da parte di Freud, ma se consideriamo il quadro culturale in cui viviamo oggi, possiamo affermare che tale patologia è caratteristica della nostra epoca. I costumi sessuali che paiono essere di gran lunga più liberi, la
facilità nel passare da un partner all’altro, l’esibizionismo, la pornografia, la smania di costruirsi un’immagine vincente agli occhi del mondo, tutti questi fattori hanno certamente contribuito, contrariamente agli usi e costumi che distinguevano l’età vittoriana, allo sviluppo incalzante delle personalità narcisistiche. Sicuramente è questa eccessiva importanza legata all’immagine un indizio inequivocabile della tendenza al narcisismo…
…C’è da dire comunque che un sano interesse per la nostra apparenza, basato quindi sul senso di sé, e lo spostamento di identità dal ‘sé immagine’, è ciò che si trova alla base dello stato narcisistico.
I narcisisti dimostrano, è vero, una mancanza d’interesse per gli altri, ma sono altrettanto indifferenti anche ai propri più veri bisogni. Spesso il loro comportamento è autodistruttivo. Inoltre, quando parliamo dell’amore dei narcisisti per se stessi, dobbiamo operare una distinzione. Il narcisismo denota un investimento nell’immagine invece che nel sé. I narcisisti amano la propria immagine non il loro sé reale. Hanno un senso di sé debole, e non è in base ad esso che orientano le loro emozioni. Ciò che fanno è piuttosto diretto ad incrementare l’immagine, spesso a discapito del sé. … D’altra parte l’ammirazione che il narcisista riceve gonfia soltanto il suo io e non fa nulla per il sé. Alla fine allora il narcisista respingerà gli ammiratori nello stesso modo in cui ha respinto il
proprio sé autentico”A. Lowen.

Lowen, effettua sempre nello stesso libro, un interessante analisi della ninfa Eco.

“…Potrebbe essere la nostra stessa voce che riviene a noi. Così, se Narciso avesse potuto dire ‘ti amo’, la ninfa lo avrebbe ripetuto e il giovane si sarebbe sentito appagato, amato. L’incapacità di dire queste parole identifica il narcisista. Avendo ritratto la libido dal mondo esterno, i narcisisti sono condannati ad innamorarsi della loro immagine dirigendo quindi la libido verso il proprio io. ….Un’altra interpretazione è probabile. La voce è espressione dell’essere interiore, del sé corporeo in opposizione all’apparenza superficiale. Nel termine persona è implicita la capacità di riconoscere un individuo dal suono della voce. Secondo questa interpretazione perciò, Narciso respingendo Eco ha respinto la propria stessa voce, il suo essere interiore in favore dell’apparenza, manovra tipica dei narcisisti…
…E’ significativo che Narciso s’innamori del suo riflesso soltanto dopo aver respinto l’amore di Eco. L’innamorarsi della propria immagine in questa vicenda rappresenta una forma di punizione per l’incapacità di amare…
…Qual’è l’importanza della profezia proferita da Tiresio? Su cosa poteva basarsi la sua predizione?
A mio avviso sull’eccezionale bellezza di Narciso. Una bellezza che spesso, sia per un uomo quanto per una donna, può rappresentare una sventura più che una fortuna. La consapevolezza di tale dono può dare alla testa, rendere egocentrici, o ancora suscitare violente passioni di desiderio e invidia degli altri. Un indovino, essendo un saggio, capisce bene questi particolari”. A. Lowen

Ma Lowen analizza anche il libro “Il ritratto di Dorian Gray” di Wilde, che è un romanzo che rappresenta in qualche modo uno studio della personalità narcisistica.
“Come Narciso, Dorian era un giovane bellissimo, gentile, affascinante, che destò presto l’interesse di un pittore che lo volle come modello per un ritratto e di Lord Henry che si premurò di iniziarlo alle maniere di quel mondo. Così con studiata adulazione Lord Henry, indusse Dorian a pensare d’essere speciale per la sua bellezza fisica. E uno dei modi per mantenere intatta quella bellezza era che nessun forte sentimento o emozione turbasse la sua mente o lasciasse segni sul corpo. In mancanza di sentimenti allora, il giovane trascorreva la vita alla ricerca di sensazioni ( ‘seduzioni’), possedendo e abbandonando le donne che incontrava, corrompendo ai vizi e alle droghe gli uomini che lo ammiravano. La sua giovinezza era intatta, solo il ritratto era testimone di quanto accadeva veramente al suo corpo e alla sua anima col trascorrere degli anni. Ma Dorian la sua immagine dipinta su quella tela( il suo vero sé ), non la guardava mai, non affrontava mai la realtà, come non provava rimorsi per quanto di più orribile aveva commesso nella sua ‘fredda esistenza’.
“La storia di Dorian Gray è immaginaria, ma l’idea che una persona possa avere un aspetto che contraddice il suo modo di essere interiore è valida.
E’ straordinario come spesso i narcisisti sembrino molto più giovani della loro età: non permettono che la vita li tocchi, in particolare non permettono agli eventi della vita interiore di raggiungere la
superficie della mente e del corpo. Operano, insomma, una negazione dei sentimenti. Ma quanto esseri umani, non sono immuni dalla vita e allora invecchiano dentro.
Alla fine, come nel caso di Dorian, il dolore e la bruttezza vincono la negazione e il soggetto sembra invecchiare d’un tratto…
… Chi non si sente bene nel proprio corpo può soltanto proiettare l’immagine di quello che dovrebbe essere secondo lui un bell’aspetto. E più si concentra su queste immagini, più gli vengono a mancare le sensazioni e i sentimenti piacevoli.” A. Lowen

Un riferimento attuale a tale tipo di personalità è l’ideale del narcisista tardo-moderno del sociologo Bauman, secondo il quale sarebbe tale quel soggetto che costringe l’altro della relazione a dare senza prendere, a offrire senza chiedere, ad appagre senza opprimere, ad essere un oggetto “usa e getta” che si può recuperare all’occorrenza e abbandonare quando non serve più.
Immagine

Le attendiamo. Spesso con ansia. Mi riferisco alle ferie. Perché su di un punto sembriamo essere d’accordo: vi è un tempo per lavorare e un tempo per riposarsi. E il riposo va preteso, a volte imposto. I tempi del lavoro e dell’impegno quotidiano ci appaiono definitivamente separati dagli altri. Per chissà quale motivo, o per quale perversa ideologia, ci si può riposare solo durante uno  o più periodi dell’anno. A volte può accadere nei fine settimana, sempre se non occupiamo anche quelli. E’ come se avessimo digerito una concezione liturgica e carnevalesca dell’esistenza espellendo  dal quotidiano il tempo per sé e per i nostri interessi. Figuratevi che mi è capitato, recentemente, che un amico mi abbia confidato di aver acquistato durante l’anno una serie di libri che poi ha riposto su di una mensola. Ora li porterà in vacanza dove avrà, finalmente, il tempo per leggerli. Viviamo in un tempo verticale e sincopato nel quale si confondono il lavoro con l’esistenza, la felicità con il divertimento. Il riposo ci appare solo come un aspetto del modello idraulico della nostra vita : meccanicamente vi si alternano la fase di compressione a quella di scarico. Sorrido pensando che ci siamo imposti punizioni superiori a quelle divine. Dio aveva maledetto solo il lavoro

GIANFRANCO BREVETTO * da gbrevetto.blogspot.com

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: