Category: Politica


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Contatti digitali

Conversazione via Facebook Email nell’Era della Digitalizzazione, della Globalizzazione ed

Internettizzazione dell’Esistenza 

Ragazzi anormali si scrivono a distanza…

di Irene Ramponi

Una ragazza italiana migrante in Olanda scrive all’amico lontano, in risposta alla piccola email che l’amico stesso le ha appena mandato. Nella sua lettera ci fornisce il suo punto di vista sulla vita nel Nord Europa, in Germania ed Olanda in particolare, ci da’ uno spaccato della sua vita di migrante alla ricerca di se’ stessa, in un viaggio senza vento…e senza Tempo (cit. Timoria, Viaggio Senza Vento, Polygram, Giugno/Luglio 1993). Qui ne viene presentato uno stralcio veloce.

“Le medicine tradizionali sono efficaci, certo, ma sempre robaccia chimica rimangono, che costa cara e serve molto ad arricchire le multinazionali farmaceutiche…Ecco perche’ apprezzo quei medici che si rifiutano categoricamente di prescrivere farmaci allopatici come caramelle! […]. Ora vivo sulla linea di confine tra Olanda e Germania, quindi ho tutto il meglio da entrambe le parti: Birra e Cibo dalla Germania, qualita’ a buon prezzo, divertimenti a non finire, stile di vita libero e piu’ rilassato, piu’ sussidi dallo stato se sei disoccupato, artista, creativo, nullatenente, proletario, sottopagato o semplicemente disperato…Qui i senza tetto non esistono perche’ ognuno ha IL FOTTUTO SACROSANTO DIRITTO AD AVERE UNA CAZZO DI CASA!!! Un cazzo di posto dove stare che non sia sotto i ponti…[…]. Ma ovviamente ci sono severi canoni di meritocrazia, mica la danno a tutti, la casa intendo…Nonostante quasi tutti lavorino e la disoccupazione sia irrilevante, il tenore di vita e’ ottimo, la gente e’ rilassata,  fa festa tutte le sere, senza limiti di orario o scuse tipo che deve andare a letto presto perche’ il giorno dopo deve lavorare…[…]. Qui trovi gente di tutti i tipi, tutta simpaticissima:dai punkettoni old school, agli hardcore warriors, dai techno addicted ai metallari, dai red skin che legnano i nazi, quasi nessun hausettaro…Ma anche molti vecchietti comunicativi con tutore, come mio nonno potrebbe essere, qualche impiegatuccio e, come direste voi, per chi NE VUOLE, ce n’e’ davvero per tutti i gusti…No proibizionismo!!!  E soprattutto, non c’e’ il fottuto Vaticano in casa a rompere i coglioni…

Insomma, Paradies Land o Fantasylandia, che dir si voglia…Io collaboro all’allestimento di mostre, studio e miglioro il tedesco e l’inglese, faccio lavoretti di arti minori che poi vendero’ in qualche mercatino, dipingo quadri, scrivo, leggo, giro per mostre e citta’…Insomma, una bella vita, quella che ho sempre sognato…E per tutto questo devo ringraziare il mio ragazzo, tedesco purosangue, che ho conosciuto al matrimonio di mio cugino; praticamente mio cugino di sangue ha sposato la sorella del mio ragazzo, e noi due ci siamo conosciuti al pranzo di matrimonio, agli inizi di maggio…Abbiamo conversato un po’, e poi, siamo rimasti in contatto via Internet…Lui poi e’ tornato in Italia a trovarmi, abbiamo passato del tempo insieme…Intanto il mio lavoro in casa editrice andava a rotoli, ed ero sull’orlo di una crisi di nervi…Ho cosi’ deciso di cercare lavoro in Germania, in Renania Vestfalia, parte Nord Ovest della Germania, in cui le piu’ grandi citta’ sono Dusseldorf, Colonia, Aachen, ed, in seconda battuta, Duisburg (dove hanno fatto la Love Parade del 2010, dove e’ morta tutta quella gente…). Beh, insomma, io stavo a Duisburg, come ragazza alla pari, dovevo curare quattro mocciosi terribili, due gemelli iperattivi e psicotici, e due ragazzine isteriche e con disturbi alimentari…Ok, avevo una stanza tutta per me, dove pero’ non mi era permesso bere e fumare…Assolutamente peggio della Colonia Ticino, dove almeno ci divertivamo… I miei “carcerieri”, ovvero la famiglia per cui lavoravo e facevo da babysitter, era composta da una donna rossocappelluta, con testa di medusa, bocca di vipera, occhi verdi da Maga Circe, nana e totalmente incapace come mamma, quindi, totalmente esaurita, nevrotica, isterica, iperattiva, la classica impiegatucola borghese, che si lamenta perche’ il marito non porta a casa abbastanza soldi; come se non bastassero quelli che guadagna gia’ come avvocato penalista…Fai un po’ te…Il marito incarnava il tipico tipo di uomo di destra, rosso, obeso e rubicondo, perennemente a dieta, senza mai perdere peso e, obbligato dall moglie, non poteva bere…E la moglie non gliela dava…Insomma, mi sono messa in un bel casino!!! Il mio ragazzo ha fatto di tutto per portarmi a vivere con lui al confine tra Olanda e Germania…Ho resistito tre mesi, di cui 2 senza essere pagata…Si’, pagata ma con le mazzate ricevute dai gemelli e a suon di umiliazioni e prese per il culo dalla quella puttanazza della madre di casa, Susanne, ho deciso di mandarli affanculo, o meglio, il mio organismo ha ceduto e mi hanno ricoverata in ospedale una mezza giornata, sotto valium o non so quale altro tranquillante…Nella lettera di dimissioni, hanno scritto che quel lavoro non faceva per me, e che quindi dovevo rinunciarvi…Ho preso armi e bagagli ed ho levato le tende!!! Sono stata a Duisburg dalla meta’ di luglio ai primi di ottobre, da li’ in poi, mi sono trasferita a Kerkrade, in Olanda, a casa del mio ragazzo, proprio al confine con la Germania…Praticamente, solo attraversando la strada, sei gia’ in Germania! Pensa che noi andiamo a far la spesa a piedi…Abbiamo un appartamento di 4 locali, una specie di piccolo centro sociale/circolo arci/Bed&Breakfast all’occorrenza (solo per i turisti, per gli amici l’ospitalita’ e’ gratuita ovviamente!!! ), che e’ anche la nostra casa allo stesso tempo…Ci manca solo la fermata di Macondo Express all’ingresso e abbiamo tutto…Si’, vita molto punkabbestia, ma mi piace, quindi, me ne sbatto di cio’ che dice la gente e vivo meglio…Finalmente vivo per me stessa…Ovviamente con le difficolta’ economiche connesse, ma e’ il prezzo da pagare per la propria indipendenza e conseguente liberta’ di non dipendere da nessuno e di camminare sulle tue gambe, senza rimpianti, risentimenti e sensi di colpa verso parenti, amici, conoscenti ed ex…Ti diro’, sto da dio da quando ho mollato quel mollusco del mio ex, il musicista incompreso, il narcisista del cazzo che pensa di non valere una sega, che sa di non avere le palle, che ha paura di tutto…Ma di fronte agli amici ed ai compagni di merenda, beh, diventa la persona piu’ brillante, piu’ simpatica, piu’ compagnona del mondo…Bleah, che sbocco!!! Ne ho avuto la nausea…Come cazzo fai a convivere da un anno e mezzo e stare quattro mesi senza un minimo di affettivita’??? E senza una coccola, e senza nemmeno un semplice e fraterno abbraccio…Boh, io non lo so, ma tutti gli amici maschi con cui ne ho parlato mi hanno detto che non e’ fottutamente normale…E cosi’, l’ho mollato e sono stata meglio!!! Ovvio che lui mi ha rinfacciato un sacco di cose, nonche’ sparlato alle spalle, ma, detto sinceramente, fotte eminentemente sega…Beh, questa e’ la mia storia…Scusa se mi sono dilungata, ma era da un po’ che non ci sentivamo, quindi volevo spiegarti un po’ com’era andata, tutto qua…Dimmi che non hai impegni il 2 luglio 2013! :-D”.

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Non è il caso fare di tutta l’erba un fascio…E non è solo la “Stampa comunista, rossa e bolscevica” (ovviamente non sono parole mie…) ad ammetterlo…Menomale che anche in alcuni giornalisti di orientamento centro-destra rimane un po’ di buonsenso…Noi che c’eravamo sappiamo la verità…E sappiamo che Indignati non è sinonimo di teppisti violenti ma di gente che vuole esprimere pacificamente il proprio dissenso verso una politica mondiale ed un sistema economico che fanno acqua da tutte le parti…Forse siamo idealisti ma ci tentiamo ancora…

Da IL GIORNALE, 16 ottobre 2011

di Enrico Silvestri

È bastato un rapido tam tam in rete e tutti quelli che non avevano potuto andare a «indignarsi» a Roma, si sono ritrovati in piazza Affari. Un migliaio di persone che hanno poi dato vita a un breve corteo fino al Duomo, previo «sit-in» in Cordusio per bloccare il traffico, dove sono rimasti fino all’imbrunire ma senza incidenti, provocazioni, edifici imbrattati e lanci di oggetti verso la polizia. Niente a che vedere a quello che è successo l’altro giorno in città ma soprattutto ieri a Roma.
Una manifestazione nata con un semplice e quasi sommesso avviso sui siti antagonisti «Milano, ore 15 piazza Affari spontaneo assembramento ciclico» nel senso di bicicletta. E difatti verso le 3 del pomeriggio davanti a palazzo Mezzanotte si sono ritrovati in trenta, per lo più adulti. Nessuna divisa, solo Digos e Nucleo informativo dei carabinieri a tenerli d’occhio. E con il passare dei minuti, il numero ha preso a salire. Prima delle 15.30 erano già 150. Mentre in rete, su Faceboook e Twitter, iniziava il tam tam di richiamo. A cui inaspettatamente rispondevano in molti. Anche perché, contemporaneamente, in Duomo iniziavano a radunarsi altre decine di «indignados».
Un breve conciliabolo tra i due tronconi, poi il gruppo del Duomo decideva di marciare su piazza Affari. Dove continuano a convergere altre persone, a piedi o in bicicletta. E già verso le 16, davanti alla Borsa il manifestanti erano saliti a un migliaio. Tenuti d’occhio da un esiguo cordone di agenti, molti tirati fuori all’ultimo momento dai commissariati. Anche perché la protesta procedeva in maniera assai pacifica, senza momenti di particolare tensione. Solo slogan del tipo «Noi la crisi non la paghiamo» e improvvisati balletti attorno al «ditone» di Cattelan. A questo punto la piazza era ormai piena di una folla quanto mai eterogenea: molti adolescenti, ragazzi, studenti medi e universitari e, prima novità, signori e signore con i capelli pepe e sale. Tutti scesi in piazza, seconda novità, senza ordini né capi, ma decisamente in modo spontaneo. Tanto che solo all’ultimo momento qualcuno si è autoproclamato leader e ha iniziato a trattare un corteo con le forze dell’ordine.
Un breve conciliabolo concluso verso le 17 quando il serpentone ha iniziato a marciare verso il Duomo. Con una tappa intermedia a Cordusio, dove alcune centinaia di ragazzi si sono seduti a terra facendo impazzire il traffico. Solo una pausa, poi il corteo ha ripreso a marciare per sfociare sul sagrato della cattedrale per un secondo sit-in. Qualche minuto ancora, quindi in molti hanno iniziato a sfollare eccetto un gruppo di circa 400 «irriducili» rimasti a sfidare la temperatura autunnale. Solo all’imbrunire gli ultimi manifestanti hanno «mollato», concludendo una protesta una volta tanto pacifica, senza tensioni, insulti e lanci di pietre e bottiglie contro le forze dell’ordine.

I fatti del 15 ottobre 2011 a Roma hanno suscitato non poche opinioni, nonché polemiche, relative a determinate questioni, in particolare al dare un’etichetta precisa ai manifestanti pacifici, ma soprattutto ai facinorosi vestiti di nero (anarcoinsurrezionalisti, rivoluzionari, no global, anti-cops, ultras, autonomi sono alcuni dei nomi identificativi…).

Mi è capitato sotto il naso un articolo, curiosando per il web, tratto da La Padania del 14 ottobre 2011…Quasi una previsione di quello che sarebbe successo, ma con un’esasperazione di toni, un anacronismo ed un’analisi che mi è parsa, per molti versi, inopportuna e fuori tema (eclatante accomunare quarant’anni e ridurre a fattore comune, facendo di tutta l’erba un fascio, sessantottini e Movimento del Sessantotto e no global/No Tav, Indignati pacifici e teppisti estremisti…).

Eccovi qui l’articolo:

Sale la tensione in vista della manifestazione di domani a Roma che potrebbe sfociare in gravi scontri come un anno fa

di Andrea Accorsi

Si chiamino indignados, no global o sessantottini, la loro natura è sempre la stessa: violenta. Domani a Roma dicono di voler manifestare contro “Commissione europea, governi europei, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale, multinazionali e poteri forti” per contestare “il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita”. Ma il loro vero obbiettivo da più di quarant’anni rimane quello di fare casino. E farne tanto di più quanto meno chiare sono le loro idee.
La “Giornata europea e internazionale di mobilitazione” in programma domani è solo l’ennesimo pretesto degli “indignados italiani” per tornare sul piede di guerra. Il prologo di mercoledì, con gli scontri che a Bologna hanno causato una dozzina di contusi tra forze dell’ordine e manifestanti e con l’“occupazione” di via Nazionale, sede della Banca d’Italia, a Roma, non promettono nulla di buono. Le preoccupazioni per l’ordine pubblico aumentano se si scorre l’elenco dei partecipanti al “Coordinamento 15 ottobre”, “luogo aperto di tanti e plurali attori sociali impegnati” eccetera, poco più sotto definito anche “luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati” ecc. Ebbene, di tale coordinamento fanno parte, citiamo a random, Fgci, Giovani comunisti,l Popolo Viola, gli immancabili Arci, Federazione anarchica italiana, Atenei in Rivolta (sic), Cub, Cobas, Cgil, Legambiente, Sel, Pdci, Prc e pure i No Tav. Insomma, proprio una bella compagnia, alla quale potrebbero aggiungersi molti “cani sciolti” dei centri (a)sociali e i temutissimi black bloc.
Tutti insieme rabbiosamente – ne sono attesi almeno 150 mila – percorreranno le vie della capitale in più cortei, alcuni dei quali non autorizzati. Attraverso il web, oltre a raccogliersi, i manifestanti stanno studiando forme di protesta che metteranno a dura prova i dispositivi anti-disordini messi in campo dalle forze dell’ordine. Ad esempio, deviazioni improvvise dei cortei dai percorsi annunciati, blitz contro sedi di Enti e istituzioni, accampamenti in vie e piazze.
In quello allestito mercoledì sulle scale del Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale, vicino alla sede di Bankitalia, ieri sono rimasti in 60, distribuiti in 14 tende. «Abbiamo fatto un’assemblea di tutti i gruppi presenti e si è deciso di rimanere. La notte è passata tranquillamente. Saremo qui fino al 15 ottobre» annunciano i ragazzi che partecipano alla mobilitazione. Nel pomeriggio, sulle colonne del Palazzo hanno issato uno striscione con il drago simbolo della protesta e la scritta “Global change”. Una marcia lungo via Nazionale è stata subito fermata dai blindati e dai poliziotti in assetto antisommossa.
E siccome queste sono occasioni da non perdere, riecco l’ex europarlamentare Vittorio Agnoletto, ora direttore culturale di tale Ole (Otranto Legality Experience), forum internazionale su mafia e globalizzazione finanziaria. «La manifestazione di sabato – spiega Agnoletto – darà voce a un’indignazione e a una scontentezza diffusa che va oltre le parti politiche. La gente si rende conto di essere stata truffata. Alla manifestazione – sottolinea – ci sarà uno schieramento ampio, come in altre città del mondo, a rappresentare un atto d’accusa senza alcuna alternativa all’attuale sistema economico-finanziario e ai responsabili di questa crisi, ovvero le grandi operazioni di speculazioni finanziarie».
Il pensiero corre al 14 dicembre di un anno fa, quando la manifestazione degli studenti contro la riforma dell’università offrì l’occasione a frange di estremisti per provocare violenti scontri nel cuore di Roma, intorno ai palazzi del potere, con scene di guerriglia urbana e un bilancio finale di alcune decine di feriti. Un pessimo precedente, che fa salire alle stelle la tensione.

dalla “Padania” del 14.10.11

I miei genitori avevano 16-18 anni nel 68, hanno vissuto le lotte del Movimento, sempre pacifiche ed intrise del mito della non-violenza per cambiare il mondo, hanno combattuto costruttivamente delle battaglie che hanno portato ad un risultato, non certo per devastare o “fare casino”, come viene asserito nell’articolo. Negli Anni di Piombo si sono trovati a fronteggiare gli Autonomi e le loro P38, infiltrati nelle manifestazioni di studenti e metalmeccanici, gente violenta che sparava ed era critica verso la stessa sinistra, quella sinistra berlingueriana che aveva messo da parte l’idea di lotta armata, sostituendola con il dialogo pacifico e con il lavoro intenso per l’elaborazione di nuove idee, volte a cambiare mondo, o perlomeno, a renderlo migliore. Paragonare le loro lotte a quelle dei teppisti di Roma o a quelle dei no global/no tav/anarchici e compagnia bella mi sembra azzardato ed offensivo.

Mi sento poi molto offesa dall’articolo de La Padania, dal momento che io stessa sono un’indignata, così come lo erano quei milioni di persone in corteo pacifico, che vengono additate indistintamente come casiniste, quando, a loro volta, hanno fatto di tutto per contrastare i teppistelli vestiti di nero, collaborando con le forze dell’ordine (non me lo sto inventando io, i filmati e le testimonianze dirette parlano chiaro…).

Condanno la frangia violenta che, anziché far passare in primo piano i motivi validi della protesta, ha dato il pretesto a tutti di passar sopra alla protesta stessa, per parlare solo delle devastazione e degli atti ignobili e fascisti compiuti nella Capitale.

Ecco il punto di vista che appoggio, tratto da http://minimaetmoralia.minimumfax.com/, che è una valida risposta a chiunque soffi sul fuoco e strumentalizzi in modo distruttivo e terrorista i fattacci:

Chi soffia sul fuoco non canti vittoria

di Emiliano Sbaraglia

Bisognava attraversarla tutta, la manifestazione di Roma, per capire quello che è accaduto e soprattutto quello che poteva accadere, se la capitale italiana non fosse stata messa a ferro e fuoco da qualche centinaio di ultras della violenza, che non a caso sul blindato dei carabinieri bruciato nei dintorni di piazza San Giovanni hanno apposto la firma “A.C.A.B” (All Cops Are Bastards), acronimo noto alle curve degli stadi e negli ambienti anarchici.

Attraversandola tutta, la prima cosa che saltava agli occhi era l’immenso fiume umano riversatosi nelle strade, ben oltre le previsioni e i numeri resi noti in queste ore. Basti pensare che, dopo essere stato costretto a partire prima dell’orario prestabilito per l’enorme numero di persone radunate tra piazza dei Cinquecento e piazza Esedra, dopo quattro ore il corteo ancora invadeva via Cavour, teatro dei primi episodi di guerriglia urbana. E se non fosse stata trasformata in un campo di battaglia, piazza San Giovanni avrebbe fatto fatica ad accogliere tutti i partecipanti.

Perché di gente ce n’era davvero tanta, e sia detto a chiare lettere, gli “indignati” sono loro: precari, pensionati, famiglie con bambini, ragazzi che ballavano e cantavano, provenienti da tutta Italia, che erano lì per rappresentare la vera Italia, un’Italia che, malgrado tutto e per fortuna, continua ad essere maggioranza.

Poi le cose sono andate come tutti hanno potuto osservare. E immaginiamo che non pochi si siano fregati le mani, sprofondati nelle comode poltrone dei cosiddetti palazzi del potere. Ma fossimo in loro saremmo cauti nel cantar vittoria per l’ennesima dimostrazione popolare finita tra idranti, lacrimogeni e lacrime amare.

Perché l’indignazione collettiva monta giorno dopo giorno, e pericolosamente si mescola con la rabbia esasperata; e come il surreale pomeriggio di Roma ha reso evidente in maniera inequivocabile, si tratta di una rabbia nichilista, sempre più difficile da prevedere e controllare. Sotto i caschi e dietro le sciarpe di molti di coloro che hanno scelto la strada della devastazione cieca si nascondevano anche volti giovani, molto giovani, facili da arruolare e sprezzanti del pericolo, che anzi diventa ai loro occhi l’unico modo per rendersi visibili al resto del mondo. Il “blocco nero” che si era posizionato al centro del corteo marciava tenendo in testa uno striscione che recitava così: “Non chiediamo il futuro, ci prendiamo il presente”. E agli adulti che li invitavano ad andarsene se non volevano scoprire i loro volti, rispondevano col dito medio alzato e un coro beffardo: “pacifisti servi”. Proprio davanti al Colosseo, si è passati dallo scontro verbale a quello fisico, con momenti di tensione emblematici, che simboleggiano un conflitto generazionale di drammatica portata.

Chiunque soffi sul fuoco di una simile situazione sociale, che veramente è arrivata ai confini dell’emergenza nazionale, è e sarà responsabile e colpevole tanto quanto coloro che hanno trasformato una imponente manifestazione di protesta civile in una ordinaria giornata di follia.

 

 

 

 

Un’onda si sta gonfiando, e siamo impreparati ad affrontarla – International Business Times.

Pier Paolo Pasolini

Vi odio, cari studenti (Il Pci ai giovani!!)

È triste.
La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato.
Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati…
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!

Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!

I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.

A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri.
Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

l’Espresso (n. 24, 16.6.68)


Testo di un’attualità disarmante…

Il ratto della chitarra

Dal centrosinistra all’autunno caldo (1963-1969)

La mia povera chitarra
ha subito un incidente
l'altro giorno fu rapita
da un ignoto malvivente
era una chitarra vecchia,
senza classe, un po' ridicola
non aveva sangue illustre
nè una cifra di matricola

Non so proprio la ragione
che me l'han portata via
e no ho neppur pensato
d'avvertir la polizia
perchè so che alla questura
era in fondo un po' mal vista
l'han schedata sotto il nome
di "chitarra comunista"

Cantava senza paura
dei versi un poco insolenti
in barba alla censura,
contro i padroni e i potenti
era alle volte estremista,
e la sua grande ambizione
era di accompagnare la musica
della rivoluzione

La chitarra ripulita
ben lavata ed elegante
sarà spinta a far la parte
di chitarra benpensante
per seguire la corrente,
per salvarsi un po' la faccia
d'ora in poi dovrà evitare
di dir qualche parolaccia

Mi vorrei proprio sbagliare
ma so già che il rapitore
porterà la mia chitarra
sulla via del disonore
prostituta e svergognata
un bel dì la sentiremo
a suonar sui marciapiedi
le canzoni di Sanremo

 Cantava senza timore,
 senza badare agli offesi
 anche argomenti d'amore,
 ma senza far sottointesi
 Si era una coppia ideale,
 c'era una splendida intesa
 si stava insieme anche se non
 eravamo sposati in chiesa

Non mi han detto fino ad ora
qual'è il prezzo del riscatto
ma ci sono altre maniere
per far ben fruttare un ratto
per esempio legalmente
non c'è manco un codicillo
che consideri reato
lo sfruttar chitarre squillo

Istruiranno la chitarra
a sedurre gli italiani
miagolando e dando baci
su dei ritmi afro-cubani
prenderanno loro i soldi
ed a mo' di conclusione
la faranno anche cantare
alla Rai Televisione

 La mia chitarra perduta
 era chitarra d'onore
 non si sarebbe venduta
 neppure per un milione
 poichè era molto espansiva
 non era certo illibata
 ma concedeva i propri favori
 soltanto se innamorata
 ma concedeva i propri favori
 soltanto se innamorata...

Fonte: Jona Emilio, Straniero Michele L., Cantacronache – Un’avventura politico-musicale degli anni cinquanta, Torino, Crel, 1996

Tratto da

http://www.repubblica.it/cronaca/2011/07/20/news/g8_il_trauma_psicopolitico_10_anni_dopo-19371943/

A dieci anni dai giorni che sconvolsero Genova, un volume analizza gli effetti che ebbe sulle persone. Gli autori parlano di una sofferenza sociale che le istituzioni non hanno mai affrontato: “I cittadini traumatizzati e delegittimati non si sentono più tali”

di RANIERI SALVADORINI

“A 10 anni dal G8, che cosa è rimasto dentro chi ha vissuto Genova?” È stata la domanda guida uno studio curato da Adriano Zamperini e Marialuisa Menegatto. I due psicologi sociali, che per un decennio hanno coordinato un team di otto ricercatori, si sono smarcati dal tradizionale campo d’indagine “che cosa davvero è accaduto a Genova?”, per centrare l’attenzione sulle persone che in quei giorni erano per le strade, alla Diaz, a Bolzaneto. E hanno subito violenza.

I ricercatori, che in questi anni hanno costruito un articolato dialogo con centinaia di vittime del G8 (con lunghi scambi di email, interviste, questionari), hanno così fondato un nuovo concetto: quello di “trauma psicopolitico”. Perché questo tipo di sofferenza non si fa chiudere nelle griglie di diagnosi – ne sono state presentate molte – come quella per Disturbo post traumatico da stress. C’è dell’altro. “La paura che ancora si portano appresso queste persone, nel quotidiano, è un’emozione politica – dice per esempio Zamperini, che insegna Psicologia sociale all’Università di Padova – e questo significa che hanno subito una violenza simbolica insieme a quella fisica, che ha devastato la loro autostima, ma sopratutto li ha portati ad essere fortemente delegittimati come cittadini”.  “Ancora oggi molti sobbalzano alla vista di una divisa. È una psicologia simile a quella degli immigrati quando si sono regolarizzati – spiega lo studioso – durante il periodo di clandestinità

sviluppano un senso di sfiducia verso tutti quelli che sono in divisa e, anche quando sono a posto, non si sentono mai come gli altri”.

Genova ha colpito chiunque. È la specificità del G8. Accanto ai manifestanti abituati alle durezze della piazza, o ai sindacalisti, a essere colpiti dalle Forze dell’Ordine furono insegnanti, boy scout, famiglie, mondo cattolico, ecc. È questo il vero lascito di Genova, secondo i ricercatori: “ha colpito in modo orizzontale”. L’obiettivo del lavoro è stato così di rintracciare, in questa eterogeneità di storie, un unico “profilo di sofferenza”, capace di svelare il tentativo di chiudere quelle violenze negli studi di psicoterapia, invece che scriverle sui libri di storia contemporanea. Spiegano i ricercatori, raccogliere mille storie con “s” minuscola non sarebbe stato utile a mostrare che è in corso un vero e proprio tentativo di diniego: “ti dò i soldi, ti fai la terapia, e la finiamo qui”. Perché sarebbe “un tentativo di chiudere nel privato un episodio di storia sociale, mentre la sofferenza di quella persone è di tutti noi, dice la dottoressa Marialuisa Menegatto, psicologa e ricercatrice presso la Società italiana di scienze psicosociali per la pace”.

La reazione psicologica. Nelle interviste questo senso di isolamento della sofferenza è emerso in modo forte: “Se una parte di loro – spiega Menegatto – ha potuto attivarsi tramite i comitati, la stragrande maggioranza ancora oggi non ha il coraggio di raccontare ai propri cari quel che ha subito”. È un punto delicato. Quelli con più “risorse” hanno rispedito al mittente, sul piano politico, questo tentativo di delegittimazione. Ma le molte persone “nuove alla piazza”, soprattutto quelle appartenenti al mondo cattolico, continuano attribuirsi l’errore: “E questo relega la sofferenza nel privato – dice la psicologa – e quindi anche il rimedio alla stessa”.

Uomini trattati come animali. Per ricostruire questo profilo di sofferenza gli studiosi hanno studiato la violenza agita dalle Forze dell’Ordine. “Non ci siamo chiesti – dice Zamperini – se chi ha commesso quelle violenze avesse intenzione di farlo come l’ha fatto. Abbiamo cercato di capire quanto questa violenza potesse essere sistematica e disumanizzante. In altre parole, non siamo partiti dalle intenzioni ma dagli effetti prodotti”. Gli studiosi non si sono occupati di quante costole sono state rotte, ma di quanto in profondità abbiano “picchiato” sul piano simbolico. “Si è prodotta la stessa logica di disumanizzazione agita nelle grandi atrocità collettive del Novecento – spiega lo studioso  – è difficile dare un calcio tra le gambe a una persona se la consideri tale, se invece la consideri un animale, un insetto, allora è diverso”.

“Espulsione civica”.
Se una parte di popolazione soffre e le istituzioni non se ne occupano, è in corso “uno scarico civico”. Il tribunale, dicono i ricercatori, in qualche modo ha sanato la ferita, ma solo in parte, ma adesso sono le istituzioni che devono fare dei “gesti di restituzione”. È il momento, cioè, che le istituzioni restituiscano cittadinanza e umanità, di cui a Genova ci fu un “ladrocinio”, per riprendere un termine ricorrente nel lavoro. La restituzione non basterà, è ovvio, ma per ora è “la pagina mancante del G8”. Come Bolzaneto, definita nel lavoro “zona rossa della memoria”, uno spazio dove fisicamente si è cercato di cancellare la memoria del G8, il suo alone di orrore. “Iniziative anche lodevoli, come istituire una biblioteca  –  spiega Zamperini – hanno operato un diniego, tolgono memoria di quel che è accaduto”. Lo squarcio nel vetro alla Stazione di Bologna è il segnale non cancellato di una bomba. E così il lastrone di marmo scheggiato in Piazza della Loggia. “Togliere qualsiasi segno, come invece è stato fatto per Bolzaneto, è come voler voltare pagina senza riconoscere quel che è accaduto in quel luogo. E questo ferisce una seconda volta”.

Il G8 è un tabù? “Abbiamo incrociato un insegnante che da anni cerca di inserire il G8 nella storia contemporanea, scontrandosi con il sistematico ostracismo dei colleghi”. E questo la dice lunga, secondo Menegatto, sul clima di tensione che circonda questo evento. “È curioso – prosegue la psicologa – che si possa parlare nelle scuole, di mafia, di Piazza della Loggia, e di tutte quelle tragedie della nostra storia con ampie falle veritative, mentre di quel che è successo a Genova, dove lo statuto di verità è fortissimo, c’è sempre una tensione altissima”.

Affrontare la realtà. La verità su quel che è accaduto è nero su bianco, sulle carte dei processi che hanno supplito il silenzio istituzionale fungendo da “libri della memoria”, come li hanno definiti gli studiosi. Si entra così in una zona spinosa: prendersi in carico Genova, oltre le intenzioni di chi ne è stato protagonista. “Rispetto a quanto è accaduto, nonostante permangano alcune zone d’ombra, ancora oggi l’analisi, il dibattito, sembrano prigionieri dell’ethos del conflitto. E secondo Zamperini tutto ciò trattiene i vari protagonisti nel loro passato, irretiti in una logica di contrapposizione. Chiude lo psicologo: “E’ necessario considerare che il G8 ha prodotto degli effetti pratici che vanno oltre le intenzioni di chi li ha messi in campo, ed è dagli aspetti pratici la collettività deve ripartire, facendosene carico”. Perché come dicono in apertura gli studiosi, ben sa la scienza, la psicologia come le neuroscienze, che “tutto si può dire del passato, fuorché che sia passato”.

“Cittadinanza politica e trauma psicopolitico.  Dopo il G8 di Genova: il lavoro della memoria e la ricostruzione delle relazioni sociali”
Prefazione di Nando Dalla Chiesa
Liguori Editore, 18.99 euro, 200 pag.
Il ricavato andrà al Comitato Verità e Giustizia per Genova

(20 luglio 2011)

Da http://www.ilfattoquotidiano.it, 20/07/2011

Dieci anni fa, venerdì 20 luglio 2001 si apriva il G8 di Genova. Una giornata contraddistinta da scontri di piazza e soprattutto dalla morte del manifestante Carlo Giuliani. Ma quell’evento drammatico non è l’unico di un pomeriggio in cui si capì subito che la situazione era sfuggita di mano e che l’intero weekend sarebbe stato caratterizzato da una guerriglia senza regole. Oggi sono tantissime le ricostruzioni, le testimonianze, le verità processuali sull’accaduto che parlano di “democrazia sospesa”. Ma come è stata raccontata quella giornata in presa diretta? Qui di seguito una cronologia ora per ora con i lanci dell’agenzia Ansa del 20 luglio 2001, con titoli originali e orari di pubblicazione: gli arrivi dei manifestanti in città, i falsi allarmi bomba, poi la violazione della “zona Rossa”, l’assalto a Marassi, i black block infiltrati nei cortei, le cariche della polizia, in particolare quella di via Tolemaide che ha preceduto le “voci di un manifestante morto in via Caffa”. E la conferma, pochi minuti dopo. E ancora i primi commenti a caldo e l’appello del sindaco di Genova in vista della grande manifestazione del 21 luglio.

7.05 – G8: MANIFESTANTI TRENO ANTI-GLOBAL VERSO GENOVA SU PULLMAN (ANSA) – ROMA, 20 LUG – Sono stati fatti salire dalla polizia francese su sei pullman i circa 300 manifestanti anti-global che erano a bordo del treno proveniente da Londra – e diretto a Ventimiglia – deviato in nottata a Modane. Una giornalista freelance che era a bordo del convoglio, ha riferito che la polizia francese ha detto ai dimostranti che li avrebbe trasferiti a Genova con i pullman.

10.16 – G8: TERZO TRENO SPECIALE DA TORINO, PARTITE 180 PERSONE INTANTO CONTINUANO I FALSI ALLARMI BOMBA IN CITTA’ (ANSA) – TORINO, 20 LUG – E’ partito stamane alle 8.35 dalla stazione di Porta Nuova, con 10 minuti di ritardo, il terzo e ultimo treno speciale organizzato dal Torino Social Forum per portare a Genova i manifestanti che parteciperanno alle iniziative contro il G8. Intanto stamattina altri due falsi allarme bomba hanno mobilitato le forze dell’ ordine. Sono 180 i militanti (circa 150 si erano prenotati nei giorni scorsi e una trentina si sono aggiunti stamane alla spicciolata) che sono partiti con le tre carrozze straordinarie aggiunte al treno diretto per Novi Ligure, citta’ dove il gruppo verra’ poi trasferito su un servizio navetta con arrivo a Genova nella tarda mattinata. Altri due treni del Torino Social Forum erano partiti ieri, mentre il grosso dei manifestanti torinesi e piemontesi arrivera’ nel capoluogo ligure domattina con una formazione di oltre 40 pullman. Stamane le operazioni di imbarco sono filate via in modo assolutamente tranquillo. Lo spiegamento di poliziotti impegnati nei controlli era molto minore di quello del primo giorno: sono stati sequestrati solo due o tre caschi di plastica, di quelli gialli da muratore, che gli stessi manifestanti hanno lasciato prima di salire sul treno. Per quanto riguarda la psicosi attentati, dopo quello di ieri mattina presso il Santuario della Consolata, continuano a Torino i falsi allarmi bomba, alimentati dalla febbrile atmosfera pre-G8. Il primo ha riguardato la presenza di un involucro sospetto nella centralissima Piazza Castello, che pero’, dopo i controlli della polizia, ha rivelato al suo interno solo panni sporchi. Altra segnalazione, sempre stamattina, un po’ piu’ in periferia, in Corso Tassoni, dove e’ stata trovata una valigia, che pero’, oltre a rivelarsi vuota, era stata gettata via da un residente nei pressi di un cassonetto.

11.53 – G8: ASSEDIO; IL VIA ALLE 14 CON SUONO SIRENA (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Sara’ il suono di una sirena alle 14 a segnare l’ inizio dell’azione. Da quel momento, nei vari punti di assedio alla zona rossa, i vari gruppi manifesteranno secondo diverse modalita’ per protestare contro la morsa di ferro in cui e’ stata chiusa la citta’ per il vertice dei G8. I contestatori tutti insieme alle 14, al suono della sirena si sdraieranno per terra. Intanto nelle varie piazze tematiche organizzate dal Gsf si stanno completando i raduni.

12.16 – G8: PROTESTE; A MIGLIAIA IN PIAZZA DA NOVI, SPUNTANO MAZZE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – In piazza Paolo da Novi, una delle piazze piu’ vicine alla zona rossa, si stanno concentrando migliaia di persone: lavoratori Cobas, ragazzi dei centri sociali e del Network per i diritti globali. Si attendono entro le 14 circa settemila persone. Attorno alla piazza, pero’, si stanno gia’ componendo gruppi estranei al movimento, secondo Piero Bernocchi dei Cobas, con caschi, mazze e con i volti coperti. Si tratterebbe di frange estranee al Genoa social forum, forse ”black block”, anarchici insurrezionalisti.

12.31 – +++G8: PROTESTE; PRIMI SCONTRI, POLIZIA SPARA LACRIMOGENI+++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Sono cominciati gli scontri tra dimostranti e polizia nella zona di piazza Paolo da Novi. La polizia ha cominciato a carica re i dimostranti e lancia lacrimogeni.Nei pressi di piazza Da Novi la polizia ha caricato il gruppo di estremisti che stava affrontando le forze dell’ ordine con lancio di pietre e uso di mazze. Alla carica della polizia gli estremisti, che si proteggono con maschere, caschi e mazze, hanno risposto dapprima lanciando pietre e poi sono fuggiti verso piazza Palermo, in direzione Levante. Le forze dell’ ordine hanno lanciato lacrimogeni e stanno cercando di bloccare gli estremisti al centro di un cordone di agenti.

12.48 – G8: PROTESTE; INFERMIERE BASTONATO PER ERRORE DA POLIZIA ERA IN SERVIZIO, E’ STATO PRESO A CALCI E MANGANELLATE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – In piazza Savonarola la carica della polizia ha colpito per errore un infermiere professionale che stava telefonando in una cabina e che aveva il volto coperto da un fazzoletto per proteggersi dai lacrimogeni. I poliziotti gli si sono avventati addosso nonostante urlasse ”sono un medico, sono un medico”. Decine di manganellate, di calci, anche quando l’ uomo era a terra. L’ uomo e’ stato poi soccorso dal gruppo medico del Genoa social forum e portato in ospedale. Si chiama Lorenzo Marvelli ed e’ in salvo. E’ un infermiere professionale venuto da Pescara. ”Guardate come mi hanno conciato – ha detto – E pensare che ero venuto qui per curare la gente. Incredibile”.

13.17 – G8: VIA AL VERTICE, DURI SCONTRI PER LE STRADE DI GENOVA BATTAGLIA FRA POLIZIA ED ANARCHICI BLACK BLOCK (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – In coincidenza con l’inizio del summit del G8 a Palazzo Ducale sono cominciati i primi duri scontri fra polizia e frange estremiste di manifestanti nelle strade di Genova, in alcuni casi con uso di lacrimogeni da parte degli agenti e con lancio di pietre e almeno due bottiglie molotov da parte dei dimostranti. Gli anarchici di Black Block sono partiti in corteo da Corso Torino verso Piazzale Kennedy ed hanno cominciato a fracassare vetrine al loro passaggio. Gli scontri tra dimostranti e polizia hanno avuto inizio nella zona di piazza Paolo da Novi. La polizia ha cominciato a caricare i dimostranti ed a lanciare lacrimogeni: in breve fitte nuvole di fumo si sono alzate sopra la citta’. Alla cariche della polizia gli estremisti, che si proteggono con maschere, caschi e mazze e sono circa 400, hanno risposto lanciando pietre e poi sono fuggiti verso piazza Palermo, in direzione Levante. Gli anarchici, tutti vestiti di nero ed armati di spranghe bastoni e pietre, si sono poi concentrati in piazza Tommaseo, nel quartiere Foce (vicino al quartier generale del Genoa Scoiasl Forum) e hanno in breve ridotto la zona circostante ad un campo di battaglia metropolitano: cassonetti bruciati, diverse auto in fiamme, sanpietrini divelti dal selciato. Fittissimo anche qui il lancio di lacrimogeni da parte della polizia e di molotov da parte dei dimostranti: gli agenti hanno dunque cominciato a caricare ed a sgombrare Piazza Tommaseo.

14.47 – +++G8: PROTESTE; VIOLATA ZONA ROSSA IN PIAZZA DANTE +++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – La zona rossa e’ stata violata in piazza Dante da quattro giovani che sono riusciti a sfondare il varco di accesso. La polizia ha cercato di respingere l’ assalto con gli idranti, allontanando un gruppo piu’ folto che tentava di entrare.

14.57 – +++G8: PROTESTE; ANARCHICI ATTACCANO CARCERE MARASSI+++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Gli anarchici hanno attaccato il carcere di Marassi. Vengono lanciate bottiglie molotov e sassi. Sono state infrante le finestre degli uffici al primo piano. Tre bottiglie molotov sono state lanciate contro il portone e le finestre del carcere, bersagliati anche da una grandinata di sassi. Una persiana ha preso fuoco. Due furgoni e tre auto dei carabinieri, che presidiavano l’ istituto di pena hanno tentato una reazione con un carosello, I militari hanno lanciato lacrimogeni, ma hanno dovuto ripiegare per inferiorita’ numerica.

14.57 – G8: PROTESTE; TUTE BIANCHE, I VIOLENTI SONO DEGLI INFAMI (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – I ‘disobbedienti’ del Carlini, le Tute bianche, hanno criticato i manifestanti coinvolti nelle violenze, dicendo che sono degli ”infami”. Il corteo dei ‘disobbedienti’ sta arrivando presso il centro della citta’. All’ incrocio tra corso Gastaldi e via Tolemaide, di fronte a due carcasse di auto bruciate dagli anarchici passati da li’ circa due ore prima, dalla testa del corteo e’ stato ribadito ai megafoni il no alla violenza. ”Queste auto bruciate, tutto questo – hanno gridato – non e’ disobbedienza civile. Coloro che hanno fatto tutto questo sono degli infami”.

15.17 – G8: PROTESTE; VIOLAZIONE SIMBOLICA ZONA ROSSA, SALE TENSIONE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Dopo un primo momento di calma, seguito alla violazione simbolica della zona rossa compiuta da quattro ragazzi, in piazza Dante sta salendo la tensione. I manifestanti premono infatti sulla grata che viene sostenuta all’ interno della zona rossa da un autoblindo. Due mezzi della Forestale sui quali sono montati degli idranti hanno acceso i motori e sono pronti ad intervenire. Un reparto di agenti di polizia, in assetto antisommossa, e’ schierato una ventina di metri piu’ indietro a difesa della strada che conduce al Palazzo Ducale, a circa 200 metri di distanza.

15.30 – +++G8: PROTESTE; POLIZIA CARICA IN PIAZZA MANIN, FERITI+++ TRA I FERITI ANCHE PARLAMENTARE PRC ELETTRA DEIANA (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – La Polizia ha caricato in piazza Manin il gruppo di anarchici ”black block” che era davanti al presidio della rete Lilliput, dei pacifisti e delle donne. Alcuni dimostranti, tra i quali la parlamentare di Prc Elettra Deiana, sono rimasti feriti. I pacifisti della rete Lilliput e l’ on. Elettra Deiana erano seduti per terra con le mani alzate, dipinte di bianco. Quando la polizia ha lanciato i lacrimogeni e caricato gli anarchici, sono stati travolti anche loro e sono rimasti feriti. Il gruppo degli anarchici ha proseguito la sua azione come se nulla fosse accaduto e si e’ attestato in via Palestro. Da qui, approfittando della strada in discesa, ha cominciato a lanciare cassonetti di rifiuti contro lo schieramento di Polizia.

15.52 – G8: PROTESTE; VIOLAZIONE SIMBOLICA ZONA ROSSA, LA DINAMICA (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – La violazione, seppur simbolica, della zona rossa, da parte di antiglobal e’ avvenuta all’ altezza di un cancello al centro della lunga inferriata che taglia in due piazza Dante. Per oltre un’ ora, oltre a battere sistematicamente contro le grate di ferro gridando slogan e lanciando bottiglie d’ acqua, torsoli di mela e palloncini oltre l’ ostacolo all’ indirizzo delle forze dell’ ordine, alcuni manifestanti hanno iniziato a premere ripetutamente sulle ante del cancello, fino ad aprirlo. Un urlo di gioia si e’ levato nel gruppo quando una delle due ante si e’ spalancata. Quattro antiglobal sono riusciti ad entrare nella zona rossa passando in uno stretto corridoio tra il cancello divelto e una grata applicata alla parte anteriore di un mezzo blindato sistemato ad ulteriore protezione del varco. Dopo pochi metri i quattro ”violatori” sono stati bloccati dalle forze dell’ ordine e respinti oltre il varco.

16.18 – G8: PROTESTE, SECONDO SKY NEWS POLIZIOTTO HA SPARATO IN ARIA (ANSA) – LONDRA, 20 LUG – L’emittente satellitare britannica Sky News ha detto che un poliziotto ha sparato colpi di arma da fuoco in aria a Genova. Secondo il racconto fatto dall’inviata di Sky, l’agente era stato circondato da un gruppo di manifestanti.

16.51 – +++G8: PROTESTE; AGNOLETTO INVITA A LASCIARE LA PIAZZA+++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Il portavoce del Gsf, Vittorio Agnoletto, ha invitato con un megafono i manifestanti in piazza Dante a lasciare la piazza. Ha cosi’ accolto l’ appello del sindaco Pericu. I dimostranti pacifici si stanno gia’ ritirando. ”Abbiamo vinto” ha ripetuto due volte in italiano e una volta in inglese. ”Perfino il sindaco della citta’ – ha aggiunto Agnoletto – ha detto che la polizia ha esagerato”. Il leader del GSF ha quindi invitato i manifestanti a lasciare la piazza e a formare un corteo. I manifestanti lo hanno ascoltato e poco a poco stanno liberando l’ area. Alcuni irriducibili restano pero’ appoggiati alle grate e non accennano a muoversi.

17.23 – G8: PROTESTE, TUTE BIANCHE SI RITIRANO VERSO STADIO CARLINI (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Migliaia di tute bianche stanno arretrando verso lo stadio Carlini. L’appello di Vittorio Agnoletto pare aver sortito i primi effetti. Dall’incrocio fra corso Torino e via Tolemaide, dove erano schierate, proprio nel cuore della zona della guerriglia, le tute bianche stanno tornando indietro verso lo stadio Carlini lungo via Gastaldi. Dalla zona del corteo delle tute bianche si sentono provenire scoppi a ripetizione e ancora si nota il fumo dei lacrimogeni. Il corteo in questo momento ha raggiunto la zona di San Martino.

17.26 – +++ G8: BERLUSCONI, CHI SI OPPONE A G8 COMBATTE OCCIDENTE+++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”Chi si oppone al G8, non combatte otto protagonisti eletti democraticamente nei loro Paesi, ma combatte l’occidente, combatte la sua filosofia, combatte la libera iniziativa e il libero mercato”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nella cerimonia di presentazione del Fondo per la salute e la lotta all’Aids.Il presidente del Consiglio ha aggiunto, nel suo breve intervento, che, ”progredendo nel libero mercato e nella difesa dei diritti di tutti, ci puo’ essere una ricchezza che aumenta per tutti”. Inoltre, bisogna fare del nostro ”pianeta, in questo passaggio di millennio, un pianeta che guardi al futuro concretamente, operando affinche’ il futuro sia un futuro di benessere, di liberta’, di sicurezza e di salute per – ha concluso – il maggior numero possibile dei suoi abitanti”.

17.44 – G8: PROTESTE, RIPRENDONO SCONTRI IN VIA TOLEMAIDE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Dopo una lunga pausa sono ripartiti gli scontri in via Tolemaide. Una parte delle migliaia di giovani dello stadio Carlini, fermi all’incrocio con corso Torino, ha cercato di ritornare verso il centro cittadino. A questo punto e’ partita un’ autoblindo della polizia verso i giovani in corteo, seguita da un folto numero di agenti che hanno lanciato lacrimogeni. Le forze dell’ordine hanno intimato con i manganelli alzati di fermarsi. L’intera zona e’ ad altissimo rischio, tra macchine sfondate, capovolte, e vetrine infrante. Anche i giornalisti sono stati invitati ad allontanarsi.

18.00 – +++G8: PROTESTE; VOCI SU GIOVANE MORTO IN VIA CAFFA+++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Secondo una soccorritrice volontaria del Genoa Social Forum, un giovane dimostrante sarebbe morto in via Caffa, nei pressi di piazza Tommaseo. Ma la notizia, sparsasi tra i dimostranti, non ha trovato sinora conferma ne’ dalla Polizia ne’ dal 118.

18.01 – +++G8: PROTESTE; CONFERMATA DA AUTORITA’ MORTE DIMOSTRANTE++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – La notizia della morte di un dimostrante ha trovato conferma da fonti della Polizia. Il corpo del giovane, intorno ai vent’ anni si trova in via Caffa, coperto da un telo bianco. Secondo quanto riferito da una volontaria del soccorso del GSF, di nome Valeria, il ragazzo morto, di neppure 20 anni, avrebbe due segni evidenti sul viso: uno sotto l’ occhio destro, ”come di un colpo di pietra” ha spiegato la giovane; l’ altro sulla fronte, ”e questo – ha aggiunto – non sembrava un colpo di pietra”. Secondo altre informazioni, riferite da infermieri intervenuti per soccorrere il giovane, la vittima sarebbe invece stato investito da un mezzo. Il corpo del ragazzo si trova ancora a terra, coperto con un lenzuolo bianco, in via Caffa, una strada che collega piazza Alimonda a piazza Tommaseo, dove si sono svolti gli scontri piu’ violenti. Sul posto si stanno recando il magistrato di turno, un funzionario di polizia ed un medico legale per verificare le cause della morte del giovane. Nella zona della tragedia nel pomeriggio e’ avvenuta una fitta sassaiola.

18.28 – +++ G8: PROTESTE, DONNA GRAVEMENTE FERITA, TESTIMONI +++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Una donna sarebbe stata ferita in maniera grave nella zona intorno a Via Caffa, la stessa dove e’ morto un dimostrante. Lo riferiscono alcuni testimoni.(ANSA).

18.34 – G8: MANIFESTANTE MORTO; TESTIMONE, COSI’ L’HANNO COLPITO EDIZIONE STRAORDINARIA DEL TG1 CON LE IMMAGINI DEL CADAVERE (ANSA) – ROMA, 20 LUG – ”Ero a cinque metri dal ragazzo, e’ stato colpito sotto la fronte, vicino all’occhio, da un colpo di pistola o da un fumogeno sparato dal camioncino dei carabinieri. Poteva colpire anche me”. E’ la testimonianza data nell’edizione straordinaria del Tg1 durante la quale sono andate in onda le immagini del ragazzo morto. Era stata Rainews 24 la prima emittente a dare, alle 18, la conferma dela morte del ragazzo negli incidenti di Genova. Subito dopo, alle 18,05, la programmazione della prima rete Rai e’ stata interrotta con un’edizione straordinaria del Tg1 di dieci minuti. Durante il Tg1, oltre alle immagini del ragazzo morto, e’ andata in onda la ricostruzione del testimone.

18.38 – G8: PROTESTE, TESTIMONI RACCONTANO PESTAGGIO DIMOSTRANTE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Alcuni testimoni degli incidenti avvenuti nel pomeriggio nella zona di via Montevideo hanno raccontato di un ragazzo rimasto gravemente ferito per un pestaggio ad opera dei poliziotti. ”E’ arrivata a tutta velocita’ una camionetta della polizia – ha detto ai giornalisti l’ avvocato Andrea Sandra -, si e’ avvicinata ad un ragazzo isolato, sono scesi i celerini bardati da combattimento. Il ragazzo era disarmato e non diceva nulla. L’ hanno buttato a terra e l’ hanno picchiato. E’ intervenuta una collega avvocato che e’ stata allontanata e hanno continuato a picchiarlo”. Il pestaggio del giovane dimostrante e’ stato confermato anche da una donna e dal figlio. ”Le madri della zona – hanno raccontato – dalle finestre gridavano ‘Basta, lo state ammazzando, fermatevi’. E’ intervenuto anche un signore, sulla cinquantina, che e’ uscito dal portone di casa ed ha cercato di bloccare i poliziotti: ha ripetuto ‘basta, fermatevi, basta’. Poi il ragazzo, tutto insanguinato, e’ stato caricato su una camionetta e portato via. Questa citta’ oggi e’ in mano a tutta questa gente”.

18.41 – G8: MANIFESTANTE MORTO; GRIDA ‘ASSASSINI’ CONTRO FORZE ORDINE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Manifestanti si stanno concentrando in piazza Alimonda, dove il cadavere del ragazzo ucciso e’ tuttora a terra. Un cordone di uomini delle forze dell’ ordine circonda il cadavere. Contro i carabinieri e i poliziotti e’ cominciato anche un lancio di pietre e vengono lanciate grida di ”assassini, assassini!”. Secondo quanto riferito da una reporter del giornale alternativo francese Transfer, giunto sul luogo dell’ incidente nel momento stesso in cui avvenivano gli scontri, il ragazzo morto sarebbe stato colpito alla testa. Non ha precisato se da un colpo di arma da fuoco o da un lacrimogeno.

18.56 – G8: PROTESTE; 1 MORTO E 85 FERITI, BILANCIO ORE 18.30 (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – E’ di un morto e 85 feriti il bilancio alle 18:30 degli scontri di oggi a Genova. Lo si apprende dall’ unita’ sanitaria della Regione Liguria per il G8. Un altro giovane dimostrante sarebbe ricoverato in gravi condizioni all’ ospedale San Martino. Sara’ inoltre operato a breve il carabiniere con l’ orbita sfondata, colpito da una bomba carta in Corso Torino.

19.02 – G8: MANIFESTANTE MORTO; AGNOLETTO, PROVE SPARI FORZE ORDINE CI SONO VIDEO E PROVE ”INEQUIVOCABILI” CHE HA SPARATO -(ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Il portavoce del Genoa Social Forum, Vittorio Agnoletto, ha annunciato che ci sono video e prove ”inequivocabili” del fatto che ”la polizia, quando ha caricato le tute bianche e i giovani comunisti ha sparato: e quando si spara si spara per uccidere”. Agnoletto ha riferito le notizie che sono giunte finora al GSF: un morto, un ragazzo giovane, forse di venti anni. ”Sembra che sia stato colpito – ha detto Agnoletto – da un colpo di pistola”. In questo momento i gruppi del Genoa Social Forum sono divisi in tre luoghi. In piazzale Kennedy, accanto al palco dove si e’ esibito Manu Chao, c’e’ una parte dei manifestanti. Secondo quanto ha riferito Agnoletto, le tute bianche e i giovani comunisti sono bloccati al Carlini, la Rete Lilliput e gli altri pacifisti che erano a Castelletto sono fermi a Brignole. ”Starebbero trattando – ha detto Agnoletto – con la polizia per riuscire a raggiungere piazzale Kennedy”.

19.02 – +++ G8: MANIFESTANTE MORTO; CIAMPI, SGOMENTO E DOLORE IMMENSO +++ DICO AI DIMOSTRANTI ‘CESSATE OGNI VIOLENZA’ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”Provo sgomento e dolore immenso per la giovane vita spezzata. Mi rivolgo – ha detto il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi – ai dimostranti perche’ cessi da subito questa cieca violenza che non da’ contributo alcuno alla soluzione dei problemi della poverta’ nel mondo. Il vertice che stiamo tenendo a Genova vede per la prima volta riuniti insieme i responsabili dei Paesi industrializzati e dei Paesi poveri del mondo e i vertici delle istituzioni internazionali in cui gli uni e gli altri collaborano congiuntamente. Le grandi attese e speranze suscitate da questo vertice non debbono essere vanificate da atti insensati, indegni della nostra democrazia e della nostra civilta”’.

19.08 – G8: MANIFESTANTE MORTO, RIMOSSO IL CORPO (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Sempre protetto da un cordone di manifestanti, e’ rimasto circa un’ ora sul selciato di piazza Gaetano Alimonda il corpo del giovane manifestante morto negli scontri a Genova. Alle 19 e’ giunta sul posto un mezzo dell’ azienda trasporti funebri di Genova, sempre protetto dal cordone di agenti, e il corpo e’ stato portato via, mentre molti dei giovani presenti urlavano ”assassini, assassini”. Non si hanno particolari certi sulla nazionalita’ della vittima. Secondo i manifestanti che dicono di conoscerlo, si tratterebbe di un ragazzo spagnolo, forse basco, di circa venti anni.

19.12 – +++ G8: MANIFESTANTE MORTO; NUOVI SCONTRI PIAZZA ALIMONDA +++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Subito dopo la rimozione del corpo della giovane vittima i manifestanti presenti all’ angolo tra via Caffa e piazza Alimonda hanno gettato di tutto contro le forze dell’ ordine che arretravano. Da una parte volavano bottiglie molotov, pietre, bottiglie vuote; dall’altra i lacrimogeni.

19.13 – +++ G8: BERLUSCONI, MI UNISCO AL DOLORE DI CIAMPI +++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”Mi unisco ai sentimenti di dolore del presidente della Repubblica”, ha detto il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che si trovava insieme a Carlo Azeglio Ciampi alla Prefettura di Genova. Cosi’ Berlusconi ha commentato i gravi incidenti. ”Mi spiace quanto e’ accaduto sia stato contestuale agli sforzi che nel G8 si sono portati innanzi proprio per uno sforzo aggiuntivo rispetto a cio’ che fino ad ora si e’ fatto per combattere la poverta’ e le grandi epidemie nel mondo. Per la prima volta come ha ricordato il presidente Ciampi, il G8 si e’ aperto anche a Paesi in via di sviluppo e insieme a loro stiamo tentando di trovare una soluzione che sia nuova e piu’ efficace, proprio per rimediare a questi gravi inconvenienti (epidemie, malattie, poverta’ e dolore), che riguardano una larga parte della popolazione mondiale”.

19.32 – G8: GSF; OLTRE 100 FERMATI, IMPEDITI CONTATTI CON LEGALI (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Sono oltre cento, secondo i legali del Genoa social forum, i ragazzi che si trovano in questo momento in questura fermati o arrestati. Secondo quanto riferito dall’ associazione giuristi democratici, ”viene loro impedito di mettersi in contatto con difensori. Questo – hanno detto in una conferenza stampa del Gsf – e’ una violazione gravissima dei diritti costituzionali che crediamo, tra l’ altro, avallata dalla procura”. L’ associazione giuristi democratici – e’ stato riferito – e’ impegnata a tentare di mettersi in contatto con i ragazzi bloccati dalle forze dell’ ordine.

19.34 – G8: SMENTITE DA POLIZIA VOCI SU SECONDA VITTIMA (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Fonti della polizia hanno smentito che ci sia stata una seconda vittima negli scontri di Genova. La voce, che ha continuato a circolare anche negli ambienti politici, si riferiva ad un giovane rimasto gravemente ferito in scontri in via Montevideo, a poche decine di metri da via Caffa, dove e’ morto l’ altro dimostrante. La vicinanza tra i due luoghi fa ritenere che i testimoni abbiano confuso i due episodi. Anche il 118, in serata, dopo la polizia, ha smentito ufficialmente le voci di una seconda vittima. L’ ipotesi si era diffusa nel tardo pomeriggio e riguardava una delle persone ricoverate negli ospedali genovesi a seguito degli scontri fra dimostranti e polizia.

19.41 – G8: MANIFESTANTE MORTO; TESTIMONI, UCCISO DA COLPO ARMA FUOCO (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Secondo alcune testimonianze, la morte del giovane sarebbe stata causata da un colpo di pistola sparato da un componente delle forze dell’ ordine, forse un carabiniere, che si trovava all’ interno di un mezzo circondato da una folla di manifestanti. Il militare avrebbe impugnato l’ arma e avrebbe sparato per difendersi dall’ assalto dei manifestanti. Sulla vicenda, oltre alla procura di Genova stanno indagando i carabinieri. Sul punto dove il ragazzo e’ stato trovato morto, c’ e’ una pozza di sangue oramai rappreso coperto da segatura, sulla quale sono gia’ stati collocati moltissimi fiori rossi presi da un’ aiuola di fronte alla chiesa di Piazza Alimonda e sistemati in un bossolo di lacrimogeno, usato come portafiori. Nello stesso punto e’ stata posata una canottiera bianca con alcune scritte fatte a pennarello, la piu’ grande delle quali, in rosso dice ”respect”.

20.11 – G8: ATTAC DENUNCIA, MINISTRO INTERNI AVEVA ESCLUSO USO ARMI (ANSA) – PARIGI, 20 LUG – Il responsabile delle relazioni internazionali dell’associazione Attac-France, Christophe Aguitton, ha definito la morte del giovane manifestante a Genova ”il fatto piu’ drammatico che potesse accadere”. Ha poi denunciato ”il ministro degli interni che aveva garantito in modo formale che nessun poliziotto avrebbe usato armi”. Intervistato da Genova dall’emittente RTL, Aguitton si e’ detto ”costernato” e ha denunciato l’atteggiamento della polizia italiana e dei gruppi anarchici ”che non hanno assolutamente nulla a che vedere” con l’essenziale dei manifestanti, che sono ”pacifisti”.

20.28 – G8: PROTESTE; AGNOLETTO, BLOCCO NERO E’ SPUNTATO INDISTURBATO (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”E’ assolutamente incomprensibile come 400 violenti del cosiddetto blocco nero, conosciuti dalle varie polizie, abbiamo potuto spuntare stamane poco prima delle 11:00 nel mezzo delle nostre iniziative”. Il portavoce del Genoa social forum, Vittorio Agnoletto, ha confermato che stamane, poco prima delle 11:00, i ‘Black Blocks’ hanno fatto inaspettatamente la loro comparsa in piazza Paolo da Novi dove il Gsf, i lavoratori dei cobas e il network per i diritti globali avrebbero dato vita alla propria manifestazione. ”Si sono presentati con strumenti di tutti i tipi – ha detto Agnoletto -; io chiedo quindi alle forze dell’ ordine e al capo della polizia, che hanno fermato treni e traghetti di persone pacifiche, come questi 400 siano potuti arrivare nel centro di Genova”. ”E chiedo – ha proseguito Agnoletto – perche’ poi le cariche delle forze dell’ ordine sono state fatte in modo tale da spingere queste persone nei cortei, nei quali si sono infiltrati”.

20.51 – +++ G8: MANIFESTANTE MORTO; BUSH, UN FATTO TRAGICO +++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Il presidente americano George W. Bush considera la morte di un manifestante a Genova ”un fatto tragico”: lo ha detto un alto funzionario della Casa Bianca. ”Il presidente Bush e’ stato informato delle violenze, dei feriti e del morto. Il presidente si rammarica delle violenze, considera il ferimento di agenti e di manifestanti molto lamentevole e giudica la morte di un manifestante un fatto tragico”. La reazione della Casa Bianca alle violenze e alla tragedia e’ venuta quando i leader dei Grandi stavano per iniziare la cena che chiude la prima giornata dei loro lavori. Prima del Vertice, a piu’ riprese, il presidente Bush aveva espresso il suo parere che ”i nemici della globalizzazione e della liberalizzazione degli scambi non sono amici dei poveri”.

21.24 – G8: PROTESTE; UN MINUTO DI SILENZIO AL GSF (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Un minuto di silenzio e’ stato osservato dalle migliaia di manifestanti presenti a Piazzale Kennedy, questa sera, alle 21.15. Intanto sono riuniti i responsabili dei diversi gruppi del Genoa social forum per valutare la situazione. Dal palco e’ stato annunciato che il Tg5 ha mostrato la sequenza di immagini conclusasi con la morte del ragazzo. L’ appuntamento con la manifestazione di domani e’ stato confermato con forza da tutte le componenti del Gsf.

21.53 – G8: SINDACO E GIUNTA CHIEDONO SICUREZZA PER CITTA’ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”Assicurare lo svolgimento del vertice non deve escludere che venga garantita la sicurezza di tutta la citta”’. Lo chiedono il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, e la giunta comunale, riunita questa sera in seduta straordinaria, al ministro degli interni Claudio Scajola. Nell’ esprimere ”il profondo cordoglio per la morte del giovane manifestante e la piu’ sincera partecipazione per tutti coloro che sono stati feriti negli scontri”, e’ scritto in una nota diffusa in serata, la giunta ritiene ”inaccettabile che lo svolgimento di un vertice internazionale sollevi un tale livello di contraddizioni e di contrapposizioni capace di provocare la morte di persone”. (…) Nel lasciare agli organizzatori la valutazione dell’ opportunita’ di effettuare la marcia a suo tempo programmata per domani, ”se verra’ deciso di effettuarla la giunta chiede che si svolga pacificamente e senza recare ulteriori ferite alla citta”’. Infine la Giunta comunale ritiene che ”tutti coloro che hanno subito danni debbono essere risarciti ed operera’ affinche’ si raggiunga questo risultato” e ha garantito che ”gli uffici comunali gia’ da questa sera inizieranno a fare quanto di loro competenza per ridare vivibilita’ alle zone cosi’ gravemente danneggiate”.

22.37 – G8:MANIFESTANTE MORTO; CARABINIERE FOTO INTERROGATO A ORE (ANSA) – ROMA, 20 LUG – Sara’ interrogato nelle prossime ore dal magistrato il carabiniere ritratto nelle fotografie che documentano l’incidente nel quale ha perso la vita un giovane manifestante a Genova. Il militare si trova in ospedale perche’, durante gli scontri, ha riportato ferite alla testa e alle braccia. I manifestanti infatti, secondo quanto si e’ appreso, hanno accerchiato la camionetta dei carabinieri e rotto il vetro che ha ferito il militare. Il carabiniere, che e’ gia’ stato sentito dai suoi colleghi, sara’ interrogato dal magistrato in ospedale.

23.02 – +++ G8: MANIFESTANTE MORTO; IDENTIFICATA LA VITTIMA +++ (ANSA) – ROMA, 20 LUG – Il giovane manifestante morto nel pomeriggio a Genova durante gli scontri con le forze dell’ordine si chiamava Carlo Giuliani. Era di Roma, ma residente a Genova. A quanto si e’ appreso aveva precedenti per resistenza a pubblico ufficiale e per oltraggio.

23.29 – G8: PRODI, MORTE RAGAZZO UNA TRAGEDIA PER NOSTRI PROPOSITI (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”La morte di quel ragazzo e’ una tragedia per gli scopi che ci siamo proposti”: cosi’ Romano Prodi, presidente della Commissione europea, commenta la morte del giovane manifestante durante gli scontri a margine del G8 di Genova. ”Mi addolora – ha dichiarato Prodi, uscendo dal pranzo offerto in prefettura dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi – il grande senso di distanza tra coloro che lavorano dentro la stanza e tutto il mondo che e’ fuori”. Ai cronisti che gli chiedevano se sia il caso di sospendere il G8, Prodi ha risposto: ”non sono io che posso prendere queste decisioni. Quello che posso dire e’ che oggi e’ stato fatto un lavoro serio, pieno di spirito di cooperazione, rivolto nella direzione giusta”.

23.32 – G8: NOTTE TRA PAURA E STANCHEZZA, DOMANI TIMORE NUOVI SCONTRI GENOVA, MANIFESTANTI SI RITIRANO STREMATI DA UNA LUNGA GIORNATA (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Erano le 23 quando sul cielo di Genova per l’ ennesima volta si e’ alzato in volo un elicottero per continuare il controllo della citta’. Quel volo notturno e’ l’ emblema di come Genova si appresta a vivere la notte di vigilia della grande manifestazione di domani. Dopo la lotta senza quartiere della giornata, le tute bianche sono tornate a concentrarsi allo stadio Carlini: sono 5, 6 mila persone riunite in assemblea dalle 8 di sera. Stremate: in molti si lamentano della mancanza di acqua, di viveri. Le entrate allo stadio, cosi’ come le uscite, sono presidiate dalla polizia che vieta ogni ingresso. Gli agenti non sono peraltro presenti in misura massiccia, e su tutti prevale la stanchezza estrema da ogni punto di vista. Gli anarchici e altri centri sociali sono invece tornati al circolo ‘Pinelli’, alla ‘Sciorba’, nel quartiere di Marassi. Anch’essi stremati, riferiscono i portavoce del circolo. Non sono segnalate particolari tensioni, cosi’ come non c’e’ tensione ma solo stanchezza alla scuola Diaz, concentramento del Genoa Social Forum, dove peraltro prevale la delusione e la rabbia per la giornata di guerriglia. L’ intera citta’ di Genova resta comunque presidiata da un ingente numero di reparti di polizia e carabinieri. Tutto il perimetro della ‘zona rossa’ continua ad protetto da decine di camionette, ed anche la polizia a cavallo se necessario e’ pronta a intervenire. Una convinzione e’ comunque diffusa, sia tra le forze dell’ordine, sia tra i ragazzi dei centri sociali: domani non e’ escluso che ci siano altri scontri. Ma c’e’ una grande differenza con la tensione che a Genova si respirava la notte precedente: nelle ore della vigilia, si attendevano gli scontri come gesto di sfida al G8. Questa notte, invece, la morte di Carlo Giuliani e’ presente col suo significato pesantissimo. Per quanto i portavoce delle tute bianche radunate al Carlini non abbiamo dubbi: ”E’ un ragazzo che non abbiamo mai sentito nominare. Non e’ dei nostri. E’ un black blocker, su questo non c’e’ alcun dubbio”. Analoga la risposta degli anarchici genovesi, radunati alla ‘Sciorba’. ”Non sappiamo chi sia”. Dai ‘Black Block’, invece, nessun commento. Le tute nere sembrano invece essersi dissolte. Scese dalle colline di Albaro questa mattina, dopo aver messo a ferro e a fuoco dalla citta’, si sono volatilizzate. Ma sono in molti a ritenere che domani si rifaranno vive a suon di spranghe, molotov e bastoni.

 

IL PUNTO DI VISTA DI UN POLIZIOTTO (Non sono tutti uguali, N.d.r): “Mancò chiarezza”; ordini confusi e giovani impreparati allo sbaraglio

GENOVA – Lo sgomento, la preoccupazione, la sensazione che ”sarebbero successe cose che potevano travolgerci”. Ma soprattutto, ”la totale mancanza di chiarezza: perche’ in quei giorni Genova venne commissariata dal Viminale e da questo punto di vista lo e’ ancora. La chiarezza manco’ in quei giorni e su quei fatti manca ancora”. Roberto Traverso, poliziotto, segretario generale provinciale del Silp-Cgil, ricorda i giorni del G8 di Genova. Parla, e il piano umano e quello professionale si fondono.

Oggi come allora, la voce e’ intrisa di tensione, preoccupazione, dolore. Dieci anni fa, in quei giorni che cambiarono la storia, Traverso si trovava al Palasport dove era stata costituita una postazione sindacale della polizia. Quando arrivarono le prime notizie di disordini ”abbiamo provato un profondo sgomento – ricorda – e abbiamo cominciato ad avvertire la totale mancanza di chiarezza sui fatti”. Genova, continua Traverso, ”venne commissariata 10 giorni prima del G8. E lo e’ ancora. Ci fu un commissariamento dell’attivita’ con una linea d’azione che partiva dal centro”. I disordini, poi la morte di Carlo Giuliani. Quando arrivo’ la notizia ”si diffuse tra noi un forte senso di sgomento. Ci chiedevamo come fosse possibile che la situazione fosse precipitata cosi’ – si interroga ancora oggi – che fosse successa una cosa come quella. Sentivamo che qualcosa stava per travolgerci”. Non trova le parole, Traverso, perche’ ancor oggi lo spessore di quel dolore e’ intatto.

”Posso dire qualcosa di tecnico: e cioe’ che la pistola e’ l’ultima cosa che devi usare, anche se in quel momento non si trattava piu’ di solo ordine pubblico. Ma ci chiedevamo perche’ sia stato mandato in ordine pubblico personale impreparato. Ci chiedevamo perche’ fosse successo”. Il mondo intero guardava i poliziotti di Genova, ”e ci sarebbe voluto qualcuno che ci spiegava cosa stava succedendo – ammette il poliziotto-sindacalista – ma non c’era”. La citta’ era irriconoscibile: un inferno fatto di macchine in fiamme, di dolore, di lacrime e di sangue. ”Il personale impiegato era tantissimo: 15 mila, tra polizia, carabinieri e guardia di finanza, ma sembravamo pochissimi. Tre giorni prima dell’inizio – spiega Traverso – la zona gialla fu abolita e cosi’ il personale all’interno della zona rossa era di 7 mila unita’. Tantissimi. Altri 8 mila erano fuori, pochissimi. E i funzionari non conoscevano il territorio”. Dopo la morte di Giuliani c’e’ stata quella che fu definita, proprio da un poliziotto, ”la macelleria messicana” della Diaz, poi Bolzaneto.

”Ho cercato di trovare una spiegazione tecnica, cercavo di capire perche’ eravamo arrivati a questo. Forse, dopo ore e ore di servizio il personale aveva in corpo troppa adrenalina, come pentole a pressione sul punto di esplodere. Il personale del reparto mobile, a oggi, a causa dei continui tagli di personale fa fino a 200 ore di straordinario al mese”. Il G8 di Genova ha segnato una svolta in negativo dei rapporti tra citta’ e polizia. ”Ma la polizia continua a garantire sicurezza – sottolinea – ed e’ amata dalla gente. E la polizia sa che la protesta di piazza, quella democratica, va sempre tutelata perche’ e’ l’unica che puo’ portare il cambiamento. Ma ci sono alcuni, pochissimi, soggetti che entrano nelle piazze per destabilizzare. Vanno isolati e in questo chiediamo aiuto alla magistratura, nei confronti della quale mai si e’ esaurita la fiducia”. (Da Ansa.it, 20/07/2011)

Tratto da: http://www.piazzacarlogiuliani.org

Dieci anni fa centinaia di migliaia di persone, giovani e adulti, donne ed uomini, di tutto il mondo si diedero appuntamento a Genova per denunciare i pericoli della globalizzazione neoliberista e per contestare i potenti del G8, intenti a convincere il mondo che trasformare tutto in merce avrebbe prodotto benessere per tutti.
Le persone che manifestavano a Genova erano parte di un grande movimento “per un mondo diverso possibile” diffuso in tutto il pianeta. Era nato a Seattle nel 1999 con una grande alleanza fra sindacati e movimenti sociali, e ancor prima nelle selve del Chiapas messicano. Nel gennaio 2001 si era incontrato nel grande Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre in Brasile che aveva riunito la società civile, i movimenti, le organizzazioni democratiche di tutto il mondo.
Quel movimento diceva – e ancora oggi dice – che la religione del mercato senza regole avrebbe portato al mondo più ingiustizie, più sfruttamento, più guerre, più violenza. Che avrebbe distrutto la natura, messo a rischio la possibilità di convivenza e persino la vita nel pianeta. Che non ci sarebbe stata più ricchezza per tutti ma, piuttosto, nuovi muri, fisici e culturali, tra i nord ed i sud del mondo. Non la pacificazione, conseguenza della “fine della storia”, ma lo “scontro di civiltà”.
Avevamo ragione, e i fatti lo hanno ampiamente confermato. Ora lo sanno tutti. Ma dieci anni fa, per aver detto solo la verità, venimmo repressi in maniera brutale e spietata.
La città di Genova fu violentata fisicamente e moralmente. Le regole di una democrazia, che sempre prevede la possibilità del dissenso e della protesta, vennero sospese e calpestate. Un ragazzo fu ucciso. Migliaia vennero percossi, feriti, arrestati, torturati. Eravamo le vittime, ma per anni hanno tentato di farci passare per i colpevoli.
Oggi, le ragioni di allora sono ancora più evidenti. Una minoranza di avidi privilegiati pare aver dichiarato una guerra totale al resto dell’umanità e all’intera madre Terra. Dopo aver creato una crisi mondiale mai vista cercano ancora di approfittarne, rapinando a più non posso le ultime risorse naturali disponibili e distruggendo i diritti e le garanzie sociali messe a protezione del resto dell’umanità in due secoli di lotte.
E’ un progetto distruttivo: ha prodotto la guerra globale permanente, l’attacco totale ai diritti (al lavoro e del lavoro, alla salute, all’istruzione, alla libertà di movimento, alle differenze culturali e di genere nonché alle scelte sessuali), la rapina dei beni comuni, la distruzione dell’ambiente, il cambiamento climatico e il saccheggio dei territori.
Ormai è chiaro a tanti e tante, a molti più di quanti erano a Genova dieci anni fa, che solo cambiando radicalmente direzione si può dare all’umanità una speranza di futuro, impedendo la catastrofe che i poteri dominanti, sia pure in crisi, stanno continuando a preparare.
Proponiamo a tutte/i coloro che da quei giorni non hanno mai smesso di portare avanti le ragioni di allora e a tutte/i coloro che, pur non avendo avuto la possibilità di partecipare a quelle elaborazioni, ogni giorno costruiscono elementi di un mondo diverso con le loro lotte, le loro rivendicazioni, le loro pratiche, di costruire insieme da oggi le condizioni per incontrarsi a Genova nel luglio del 2011, per tessere reti più forti di resistenza, di solidarietà, di costruzione di alternativa alla barbarie e di speranza.
Viviamo in un mondo che continua a non piacerci, un mondo che continua ad avere tutte le caratteristiche che abbiamo fortemente denunciato 10 anni fa, se possibile ancora più accentuate, attraversato da profonde crisi etiche, morali, democratiche che aggravano e rendono più pericolosa la crisi economica e finanziaria. Ma, allo stesso tempo, viviamo anche in un mondo che, a partire dal nuovo protagonismo dei popoli dell’America Latina, esprime un forte sentimento di cambiamento.
Ripensare, recuperare, allargare ed aggiornare lo “spirito di Genova” che ha segnato una generazione può aiutare. Non a guardare indietro, a quella che ormai è storia, ma a guardare avanti, al futuro che abbiamo tutti e tutte la responsabilità di costruire.

Tratto da http://www.senzasoste.it

A dieci anni dai tragici fatti di Genova proponiamo e riproponiamo due articoli. Il primo di Pino d’Agostino che ripercorre le strategie repressive e il ruolo della polizia a Genova in occasione del G8 fino ai successivi avanzamenti di carriera per i poliziotti condannati. Il secondo un documento del 2001 di Claudio Albertani sulla composizione politica di quelle giornate dai black bloc agli zapatisti passando per i pacifisti.
Pur non condividendone alcuni passaggi in entrambi i documenti, riconosciamo il valore documentario di una ricostruzione che apre ad una riflessione articolata sulle vicende genovesi e sul movimento dell’epoca. Agli storici, e a coloro che si occupano di storiografia politica, il compito di un lavoro strutturato su questi temi. Senza rancori e rimozioni. red. 20 luglio 2011

G8 di Genova: 3650 giorni dopo. Per non dimenticare la ‘macelleria messicana’

genova2001G8 di Genova anno 2001, scuola Diaz. “Mi hanno bastonata e presa a calci, si divertivano a sentire i miei gemiti”. Racconta la fuga disperata al quarto piano, l’ultimo piano della scuola Diaz. Era in preda al panico mentre quelli, i “tutori dell’ordine”, sfondavano la porta. Quindi trovò un nascondiglio “in un piccolo locale vicino all’ascensore, una dispensa”. Lei e il suo ragazzo avevano deciso di presentarsi con le braccia alzate se la polizia li avesse trovati. Purtroppo i poliziotti li trovarono, e purtroppo le braccia alzate servirono a poco. Lena Z. ha oggi 34 anni, ne aveva 24 al G8, quando tornò a casa, ad Amburgo, con le costole fratturate e lesioni che comportano tuttora una riduzione della capacità polmonare del 30 per cento. “Nella dispensa – ha raccontato la giovane tedesca rispondendo al pm Enrico Zucca – siamo rimasti pochissimo, poi abbiamo sentito passi pesanti, di stivali, e altri rumori come se la polizia stesse picchiando con i bastoni sul muro. Sono arrivati e hanno aperto la porta. Il mio ragazzo è stato trascinato fuori subito, lo hanno circondato e hanno iniziato a colpirlo con il bastone”. Quel ragazzo fu massacrato da delinquenti in divisa, in soprannumero e a volto coperto. Delinquenti e vigliacchi, e ancor più vigliacchi perché agirono “coperti” e protetti da una divisa. “Io ero rimasta là, nella dispensa. Mi hanno tirata fuori per i capelli, credo di essere caduta quasi subito. Ero sdraiata e mi colpivano con calci alla schiena e bastonate ai fianchi. Ho sentito le mie costole che si fratturavano. Un poliziotto mi ha picchiato col ginocchio tra le gambe. Loro continuavano a picchiarmi e io sono scivolata di nuovo a terra. Avevo la sensazione che si stessero divertendo. Così ho deciso di non gridare più per non invogliarli a colpire ancora. Ero sdraiata contro il muro, mi hanno spinta a calci verso le scale e mi hanno buttata giù, uno mi teneva per i capelli, avevo la testa all’altezza della sua anca e le gambe pendevano indietro. E da dietro altri poliziotti mi picchiavano ancora. Al secondo piano mi hanno gettata su altre due persone già a terra. Non si sono mossi. Mi sono accorta del sangue che scorreva sulla mia faccia, non riuscivo più a muovere il braccio destro. I poliziotti sono passati più volte accanto a me e ognuno di loro si fermava a sputarmi in faccia, alzandosi la visiera e togliendosi il fazzoletto rosso”. Questa era la testimonianza della giovane tedesca la cui foto con il volto coperto di sangue fece il giro del mondo. Pochi le credettero al processo. Poi, a distanza di quasi 6 anni, nel 2007, Michelangelo Fournier, all’epoca del G8 vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, descrisse quello che vide al momento dell’irruzione nella scuola Diaz: “Sembrava una macelleria messicana”. Poche parole, agghiaccianti, la cui crudezza dà, più di mille discorsi, il senso preciso di quel che fu quella spietata mattanza.
scuola_diazEppure la descrizione che Fournier aveva fornito inizialmente era stata ben diversa. Ma gli va riconosciuto e dato onore che fu uno dei pochissimi ad avere la forza di dire, anche se in ritardo, come realmente erano andate le cose. Quelle terribili parole non le dimenticheremo mai. Ma ne disse anche altre Fournier, e altrettanto gravi: “Arrivato al primo piano dell’istituto ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sono rimasto terrorizzato quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: basta basta, e cacciai via i poliziotti che picchiavano. Intorno alla ragazza, per terra, c’erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale”. Il dato di fatto è che con il pretesto di una sassaiola inesistente, della presenza di due molotov e di un altrettanto inventato accoltellamento, giustificarono il massacro di sessantuno persone, spaccando milze, teste ed ossa, senza pietà. Per arrestare 93 innocenti, i nostri “guardiani della legalità” arrivarono anche a manipolare le prove, o meglio, a inventarle e costruirle (come le false bottiglie molotov). Dal processo emergono le responsabilità dei superpoliziotti coinvolti nel massacro. Il 22 luglio del 2001, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi dichiara alle telecamere: “Ho avuto questa mattina una telefonata del ministro degli Interni, che mi ha rappresentato il ritrovamento di armi improprie all’interno del Genoa Social Forum e la individuazione di 60 persone appartenenti alle squadre violente che si erano occultate, tra gli esponenti stessi del Genoa Social Forum. […] non c’era una distinzione tra coloro che hanno operato la violenza e la guerriglia e gli esponenti del Genoa Social Forum che, anzi, avrebbero favorito e coperto questa loro presenza”. Degno premier di un paese “democratico” che consente scempi del genere. Lo stesso giorno la Polizia di Stato organizza una conferenza stampa nel corso della quale i giornalisti non possono fare domande, ma solo ascoltare la lettura di questo comunicato: …”Nella scuola Diaz sono stati trovati 92 giovani, dei quali 61 con evidenti e pregresse contusioni e ferite. Sono state sequestrate armi, oggetti da offesa ed altro materiale che ricollegano il gruppo dei giovani in questione ai disordini e alle violenze scatenate dai Black Bloc a Genova nei giorni 20 e 21. Le indagini successive hanno rivelato una verità differente: il Vicequestore Pasquale Guaglione, ha dichiarato ai PM genovesi che quelle bottiglie furono in realtà ritrovate da lui sul lungomare di Corso Italia nel pomeriggio del giorno precedente.
g8genovaMa il G8 di Genova non fu solo la Diaz. G8 sono stati i Black bloc che attaccano e le forze dell’ordine che li ignorano e preferiscono scagliarsi con cariche e lacrimogeni contro i cortei autorizzati. Nell’inchiesta diranno che si erano sbagliati perché non conoscevano la città. G8 è soprattutto l’assassinio di Carlo Giuliani e il tentativo di attribuire la morte ai suoi compagni: “Siete stati voi a ucciderlo, bastardi, con le vostre pietre”. Così urlavano i carabinieri. E per un momento forse tutti ci abbiamo creduto. E poi le torture nel “carcere” di Bolzaneto. Dieci anni fa la città di Genova fu violentata. Le regole della democrazia sospese e calpestate, gli fu sputato addosso. Un ragazzo fu ucciso. Migliaia vennero percossi senza alcuna ragione, senza aver fatto nulla, solo per il fatto che erano lì. Giorni che passano e ferite che ancora non si rimarginano, ed è meglio che sia così, che quelle ferite non si chiudano mai, perché ci costringeranno a non dimenticare. Quel movimento pacifico fece paura e fu stroncato a Genova con una repressione senza precedenti, come forse neanche in un regime dittatoriale sudamericano degli anni ‘70 ci si sarebbe azzardato a fare. Eppure eravamo in Italia ed era il 2001. E i responsabili di tali violenze, pur essendo stati condannati, sono ancora al loro posto, e molti sono stati promossi ai vertici del ministero dell’Interno. E anche il premier di allora, quel presidente del consiglio che tentò di proteggerli, è ancora qui. Strano paese il nostro…
Amnesty International definì quella mattanza la più grave violazione dei diritti umani dal secondo dopoguerra. Non c’è nessun altro Paese al mondo che abbia i vertici delle polizie e dei servizi segreti condannati in appello. E le immagini di quel G8 scorrono ancora davanti agli occhi di tanti di noi. E fanno male, tanto male. Ma non ai nostri occhi, ai nostri cuori e, spero, alle nostre teste. E mi auguro che questo dolore resti lì per sempre, come monito per il futuro.
Mi calo il cappello sugli occhi e mi addormento.
 
Pino D’Agostino da Interno 18
 
 
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Blocchi Neri, Tute Bianche e Zapatisti nel movimento antiglobalizzazione

Tutti i mali che nascono nelle repubbliche si devono alle violente inimicizie che dividono la nobiltà dal popolo perché, mentre l’una vuole comandare, l’altro non vuole obbedire. [Niccolò Machiavelli]

…s’è accesa, a poco a poco, una nuova epoca d’incendi, di cui nessuno di coloro i quali vivono ora vedrà la fine: l’obbedienza è morta. [Guy Debord]

Piu’ di mezzo secolo fa, George Orwell scrisse che una societa’ perviene ad essere totalitaria quando le sue strutture diventano palesemente artificiali, cioe’ quando la classe dominante riesce a sostenersi unicamente grazie alla forza e all’inganno. Una tale societa’ non puo’ permettersi di essere tollerante, ne’ puo’ autorizzare un resoconto veridico di cio’ che accade.
Oggi il Grande Fratello e’ al governo ovunque e combattere le sue menzogne risulta piu’ difficile che ai tempi di Orwell. Lo si e’ visto in occasione delle manifestazioni contro il vertice dei potenti, tenuto a Genova a fine luglio 2001.
Ci e’ parso utile, per ristabilire la verita’, provare a ricomporre frammenti di quel resoconto, come strumenti da mettere a disposizione di chiunque intenda liberamente avvalersene.
In quei giorni erano all’opera un numero impressionante – forse centomila – fra microfoni, macchine fotografiche, cineprese e videocamere, la qual cosa, se da un lato ha attizzato la curiosita’ malevola dei pubblici ministeri, dall’altro ha reso piu’ facili la memoria e il ripensamento critico.
Inoltre, grazie alla creazione di Radio Gap e al suo sito Internet (www.radiogap.net/it ), l’informazione e’ circolata in tempo reale ed ha potuto essere seguita in piu’ lingue da qualsiasi parte del mondo.
Ci siamo dunque avvalsi di questo materiale e delle testimonianze che coloro i quali sono stati a Genova hanno, in prima persona registrato.
In un’epoca che pare avere perduto ogni certezza, e’ molto difficile prevedere quali potranno essere gli sviluppi di questo movimento, ma di sicuro, per molto tempo non potremo percorrere la via accidentata della liberazione umana, senza ricordarci di Genova.

1. Genova: un esercizio di democrazia totalitaria

La tradizione degli oppressi ci insegna che lo “stato d’eccezione” in cui viviamo e’ la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo. Allora ci stara’ davanti, come nostro compito, di suscitare il vero stato d’eccezione…
W. Benjamin

polizia01In preparazione del vertice, la citta’ venne smontata e ricomposta in base a criteri che aggiornavano l’urbanistica controinsurrezionale del barone Haussmann, l’architetto che, dopo la rivoluzione del 1848 aveva demolito interi quartieri di Parigi per prevenire la costruzione di barricate e consentire i movimenti dell’artiglieria.
In bilico fra l’ostentazione del proprio potere e la consapevolezza di una crescente impopolarita’, i signori governanti avevano stabilito di asserragliarsi nella «zona rossa». L’accesso rimase consentito solo a residenti – invitati in ogni modo a prendersi una piccola vacanza e diffidati comunque a non stendere antiestetiche mutande (?!) nelle vie proibite – portaborse, funzionari, giornalisti accreditati di un «passaporto interno».
Intorno, a dividere in due la citta’, ventimila tra poliziotti, finanzieri e carabinieri, tremila militari, paracadutisti, guardie carcerarie, marines, avieri, incursori, sommozzatori, e specialisti della guerra batteriologica, nucleare e chimica.
Nel contempo la temperatura politica veniva alzata artificialmente grazie a un maldestro remake della strategia della tensione: lettere-bomba, piccoli attentati, falsi allarme. Una mossa prevedibile. In Italia, ogniqualvolta appare un movimento di protesta, i corpi separati dello stato rimestano nel torbido.
Il 19 luglio, Genova aveva ormai assunto l’aspetto kafkiano di una citta’ blindata e semi abbandonata: chiuse le stazioni ferroviarie, chiusi il porto e l’aeroporto, chiusa la strada sopraelevata lungo il mare come pure il principale accesso autostradale, chiusi gli accessi alle spiagge, chiusi i posti di lavoro, sospesi i matrimoni, le operazioni chirurgiche, i funerali, capillare ed ossessivo il controllo sul territorio e lo sfoggio di potenza militare. Nemmeno ai tempi dell’occupazione nazista o durante la grande sollevazione del luglio 1960, si era giunti a tanto.
Quel giorno, nel corso di una pacifica manifestazione per la tutela dei migranti (quelli residenti a Genova poco presenti in piazza, per via delle minacce recapitate dalla polizia, casa per casa, nelle settimane precedenti), cio’ che si pote’ constatare fu l’incompatibilita’ della libera circolazione di tutti, e non solo dei clandestini, con la sicurezza dei governanti. Nell’ansia di difendersi dalle migliaia di assedianti giunti dai cinque continenti, e per verificare l’efficacia di nuovi dispositivi di dominio, essi avevano sospeso per decreto la rassicurante cappa della normalita’ sociale.
La citta’ era a tal punto intasata da reti metalliche barriere, percorsi obbligati e labirinti ossessionanti, che il suo attraversamento a piedi da Ovest a Est – d’abitudine una bella passeggiata per il centro storico piu’ grande d’Europa – avrebbe richiesto un percorso di varie ore attraverso i monti!
Il 20 luglio, quando tra calici di vino e linguine al pesto (rigorosamente senz’aglio, per compiacere le idiosincrasie alimentari del satrapo Berlusconi) l’e’lite globale – il senato virtuale del mondo, secondo la definizione di Noam Chomsky – si fu riunita infine a Palazzo Ducale per ragionare amabilmente del destino dell’umanita’, poco lontano, al di la’ delle barriere protettive, una parte di quell’umanita’ decise di riprendere in mano il proprio destino.
La reazione non si fece attendere. Il cielo fu solcato da assordanti elicotteri da combattimento da cui – come nel film Apocalypse Now – si affacciavano, minacciose, le sagome dei gorilla di stato armati fino ai denti. Piu’ sotto, squadracce di poliziotti e carabinieri sfogavano i loro istinti sadici contro manifestanti inermi e seminudi, arretrando di fronte ai Black Blocs i quali, altrove, colpivano con efficacia carceri, banche, commissariati e supermercati.
La sera del 21 gli sbirri, ansiosi di scrollare dai manganelli la polvere di troppi anni di quiete sociale, devastavano due scuole dove si trovavano centinaia di manifestanti. In una di esse, aveva sede il centro multimediale del movimento.
Gli arrestati, per la maggior parte sorpresi nel sonno, vennero massacrati al canto di Faccetta nera, la vecchia canzone fascista. Le violenze continuarono negli ospedali, nelle caserme, nelle carceri, scandite da slogan inequivocabili «Un, due, tre, evviva Pinochet, / quattro, cinque, sei, diamo fuoco agli ebrei, / sette, otto, nove, il negretto non commuove».
Piu’ ancora di questo misero folklore, se vi e’ un elemento nella condotta del governo italiano che davvero richiama il fascismo, e’ l’inquietante modo di dare la caccia ai manifestanti, non gia’ perche’ facessero qualcosa di proibito o si astenessero da qualcosa di obbligatorio (non ci furono ne’ intimazioni di sgombero, ne’ ordini di scioglimento; la polizia, semplicemente, assali’ il corteo), ma, come dei nuovi ebrei, per la semplice colpa di esistere.
Il bilancio fu di proporzioni belliche: piu’ di 300 arresti, 600 feriti, decine di teste fracassate, braccia e gambe spezzate, un numero imprecisato di torturati in caserma, forse qualche desaparecido, e l’odore acre del sangue di un morto sull’asfalto ardente.
Fu un esperimento di controguerriglia freddamente pianificato nelle alte sfere dell’e’lite mondiale o, semplicemente, una bravata del centrodestra nazionale ansioso di consumare sui «rossi» la vendetta per la cacciata di quarantun anni prima?
La tempestiva proposta tedesca di creare una forza europea antisommossa, l’insistenza che si leva da ogni parte per la creazione di un’anagrafe internazionale dei sovversivi, farebbero propendere per la prima ipotesi, pero’ la questione rimane aperta.
A Genova si trovava riassunto il peggio di due anni di repressioni globali: le torture e i canti nazisti a Praga e a Napoli, la rete metallica a Quebec, il blocco delle vie di fuga ancora a Napoli, l’assalto alle scuole concesse al movimento e i colpi di pistola ad altezza d’uomo a Goteborg.
Mentre Berlusconi non arrossiva proclamando: «Il G8 ha lavorato bene e, per la prima volta, si e’ aperto alla societa’ civile», da parte sua, il fiammeggiante vice primo ministro, Gianfranco Fini, avvertiva: «il nostro e’ uno stato democratico dove nessuno ha il diritto di pensare che vi siano soppressioni di liberta’».
Il messaggio e’ chiaro: il nostro e’ il migliore dei mondi possibili, nessuno si azzardi a sollevare obiezioni. E, giustamente, il ruolo di polizia del pensiero, i neofascisti al governo – eredi proprio di chi il vocabolo «totalitarismo» lo invento’ – lo reclamano per se’.

2. Elogio del provocatore

Carlo Giuliani non era “vestito di nero”. Non era un anarchico insurrezionalista. Non era uno squatter. Non era un punkabbestia. Era solo un ragazzo arrabbiato contro questo mondo, che si e’ difeso uccidendolo.Non era uno dei pochi, era uno dei tanti.

Genova: pochi o molti? Comunicato firmato Alcuni anarchici 24.7.01

black_bloc_genovaMentre le polizie ed i governi del mondo – in special modo quello italiano – riesumavano il logoro fantasma dell’anarchico bombarolo, stampa e televisione scoprirono un nuovo filone su cui campare: il misterioso Black Bloc, ultimo antieroe della guerra sociale.
Poiche’ la verita’ non si annovera tra le aspirazioni dei giornalisti, un elenco delle loro menzogne risulterebbe lungo e tedioso. Con modeste varianti, il ritornello e’ questo: da Seattle in poi, gruppi di manifestanti buoni protestano in maniera civile contro la globalizzazione neoliberale. Organizzano seminari, gruppi di studio, incontri. Hanno delle proposte. Vorrebbero essere ascoltati. E magari lo sarebbero anche se alcuni parassiti non ne approfittassero per compiere atti di vandalismo sconsiderato.
Il loro nome e’ Black Bloc, vestono di nero e, come ninja, appaiono e scompaiono con grande rapidita’. Silenziosi e misteriosi, vengono da lontano: Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Paesi Baschi (e qui si evocava il fantasma di ETA…), Grecia, Europa Orientale.
C’erano tutti gli elementi per costruire il mostro: il cattivo anarchico non e’, di preferenza, un prodotto nostrano. Un’idea questa, del male in genere e dell’anarchico in particolare, di chiaro stampo statunitense: il nazionalismo nordamericano contemporaneo si forma, fra l’altro, intorno alla campagna contro i sovversivi stranieri.
«Zanzare agili e veloci, prive di consenso, che rappresentano una disgrazia per tutti» – li definira’ la Tuta Bianca Marco Beltrami, portavoce del «Laboratorio del Nord-Ovest», dimenticando che, prima di Genova, in un’intervista con un esponente dei BB americani, la rivista Carta, vicina al suo gruppo, aveva addirittura manifestato un interesse a diventarne l’interlocutore privilegiato in Italia.
Inoltre, in giugno, a Goteborg, Tute Bianche e BB si erano trovati in piazza insieme, senza particolare conflitti. Fu, solo dopo il 20 luglio, che le Tute individuarono nei BB il capro espiatorio ideale.
«Perche’ non li hanno fermati alla frontiera?», tuonarono tutti i quotidiani, compresi Liberazione e Manifesto, che fino al giorno prima avevano strepitato a favore della libera circolazione dei manifestanti.
Nelle ore successive alla morte di Carlo Giuliani circolarono tutte le ipotesi, comprese le piu’ stravaganti. Hooligans? Infiltrati? Tifosi diffidati cui era stata garantita l’impunita’? Agenti al servizio di interessi oscuri? Di sicuro, comunque, provocatori.
Ogniqualvolta ci si imbatte nella parola «provocatore», emerge inevitabilmente una mescolanza di rabbia e di simpatia. Rabbia perche’ chi non abbia interamente abdicato alla memoria non puo’ proprio sopportare la riscoperta del linguaggio sinistro – «provocatore anarchico» – che reca l’impronta sanguinosa di Stalin. Simpatia perche’, a ben guardare, le esperienze rivoluzionarie piu’ significative del Novecento non avrebbero avuto luogo se non ci fossero stati dei «provocatori» a provocarle.
Provocatori furono di volta in volta gli insorti di Kronstadt; gli anarchici e i comunisti libertari nella Spagna del 1937; gli operai in rivolta nei paesi chiamati socialisti, a Berlino, Budapest, Danzica; i ribelli di maggio in Francia e quelli del 1977 in Italia.
Forse non tutti ricordano che, nel gennaio 1994, la medesima etichetta fu affibbiata anche agli zapatisti messicani per essersi azzardati a tagliare, con la loro pretesa di vivere nella liberta’ e nella dignita’, la fallimentare strada verso il potere della sinistra elettorale.

3. Black Blocs. Demolitori di vetrine. Demolitori di menzogne.

Signori il tempo della vita e’ breve, e se viviamo, viviamo per calpestare i re
William Shakespeare
Slogan del Network per i diritti globali

Roberto Bui, ideatore di Luther Blissett, aspirante nuovo leader delle Tute Bianche, scrisse in rete che, «nel momento in cui le pratiche del BB sono state usate contro di noi, dobbiamo dire con forza che queste persone sono politicamente morte. E se avessero un minimo di intelligenza dovrebbero essere i primi a fare l’esame di coscienza e suicidare un’esperienza che si e’, di fatto, conclusa a Genova» (23 luglio, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.).

4. La lunga marcia delle Tute Bianche

“Sapevano cosa volevamo fare e avrebbero potuto permetterci di violare la zona rossa. La verita’ pero’ e’ che sono stati i carabinieri a far saltare tutto”
Luca Casarini, Il Nuovo, 27.8.01

“Non conta aver dato la propria parola. E’ a chi l’hai data, che conta”
Dutch – Ernest Borgnine, nel film “Il mucchio selvaggio”
1969, di Sam Peckinpah

Tute_biancheLe Tute Bianche amano presentarsi come un movimento di tipo nuovo, creativo, nonviolento. Sebbene provengano da esperienze operaiste ed ultra leniniste piuttosto truculente la cui espressione teorica e’ l’opera di Toni Negri, ripudiano adesso l’idea della conquista del potere, rifiutano i modelli monolitici e ostentano l’influenza degli zapatisti messicani e, piu’ precisamente, l’influenza del subcomandante Marcos.
L’immagine e’ falsa. Infatti, aldila’ delle apparenze, le Tute rassomigliano piu’ ad un partito tradizionale con tanto di leader – ora chiamati portavoce –, una separazione netta tra dirigenti ed esecutori, un’ideologia che si allontana sempre piu’ dalla pratica, un raffinato lavoro di lobbying istituzionale, e perfino candidati a cariche elettive nelle amministrazioni comunali e regionali.
Le Tute Bianche sono violente o nonviolente? Diciamo che difendono violentemente le ragioni della nonviolenza. Mentre, ad esempio, i Black Bloc, attaccano la proprieta’, le Tute amano spaccare la testa di coloro che contravvengono le loro regole.
I paradossi non finiscono qui: nonostante l’antipatia sovente manifestata in Italia nei confronti dei libertari e delle loro idee, essi coltivano all’estero la fama di essere anarchici. In Messico, dove hanno fatto molto chiasso, sono considerati degli irresponsabili. Ed in Italia sono riusciti a gettare il discreto sul tentativo, nobile all’inizio, di creare un movimento neozapatista nel nostro paese.
In realta’, la pratica delle Tute Bianche nasce all’interno dell’Associazione Ya Basta, creata nel 1996 dall’alleanza di centri sociali definita nella cosiddetta Carta di Milano: il Pedro di Padova ed il Rivolta di Mestre, il Leoncavallo di Milano, il Corto Circuito e il Forte Prenestino di Roma, lo Zapata e il Terra di Nessuno della Liguria e altri ancora.
I centri sociali (spesso menzionati con la sigla CSOA, dove O sta per occupato e A per Autogestito), nati da esperienze locali negli anni 70, nell’area generalmente conosciuta come Autonomia Operaia, costituirono vere e proprie isole di socialita’ alternativa strappate al grigiore dei ghetti metropolitani, che si dimostrarono capaci di una certa resistenza al riflusso degli anni ottanta.
Aggiungiamo che non sono mai stati una realta’ omogenea, ma piuttosto una serie d’esperienze locali che si sono venute diversificando – a volte contrapponendo – nel corso del tempo.
Verso l’inizio degli anni novanta, una parte di essi prese la decisione, molto criticata, di allacciare rapporti di collaborazione con autorita’ ed enti locali, con l’obiettivo di legalizzare il possesso degli edifici, ottenere riconoscimento istituzionale ed accedere a finanziamenti pubblici.
Non e’ nostra intenzione scagliare anatemi per questo, ne’ entrare nella merito di una storia complessa e accidentata. Il problema non e’ trattare con lo stato, ma come e perche’ si tratta. In Messico, ad esempio, gli zapatisti hanno mostrato che e’ possibile farlo, mantenendo, allo stesso tempo, un ragionevole margine di autonomia e senza venire meno a due principi irrinunciabili: la trasparenza e la verita’.
In quanto all’Italia, la profonda frattura che si era venuta creando all’interno dei centri sociali tra antagonisti e negoziatori venne in parte colmata proprio in seguito alla massiccia ondata di entusiasmo suscitata dalla ribellione degli indigeni messicani il primo gennaio 1994. Si apriva la possibilita’ di cominciare da capo e di costruire un nuovo grande movimento, non piu’ sul modello della solidarieta’, ma su quello, ben piu’ appassionante, del coinvolgimento e della condivisione.
Segui’ una tappa unitaria, di breve durata, culminata nel Primo Incontro Intercontinentale per l’Umanita’ e contro il Neoliberalismo, celebrato in Chiapas nell’agosto 1996, su invito del sub comandante Marcos. Quell’incontro puo’ essere considerato come l’atto di battesimo dell’attuale movimento contro la globalizzazione.
I problemi ricominciarono quando, in seguito alla proposta zapatista di organizzare un secondo incontro in Europa, si avviarono i dibattiti sulle modalita’ e i percorsi del nuovo appuntamento.
Le future Tute Bianche fondarono allora l’Associazione Ya Basta presentando la proposta di organizzare l’incontro a Venezia con l’appoggio del comune (il sindaco era Massimo Cacciari una persona non certo affine agli zapatisti, ne’, ad esempio, alla problematica degli immigrati clandestini), piu’ quello di Rifondazione (che allora sosteneva il governo neoliberista dell’Olivo) e de Il Manifesto.
Il viaggio di Bertinotti in Chiapas, insieme con alcuni esponenti del CSOA Corto Circuito di Roma, – organizzato con gran fragore pubblicitario nel gennaio 1997 – siglo’ la nuova alleanza, di cui gli zapatisti erano solo un pretesto, mentre cio’ che realmente contava erano le dinamiche interne italiane e il difficile equilibrio tra forze molto eterogenee.
Per Rifondazione, partito con un occhio puntato sui movimenti e l’altro sui sondaggi elettorali, era vitale mettere radici in quel grande serbatoio di voti che sono i giovani; e per questi centri sociali era importante proseguire la lunga marcia nelle istituzioni. La coalizione dell’Ulivo, da poco insediata grazie alla somma dei voti degli ex comunisti e degli ex democristiani, offriva nuove, inaspettate, opportunita’ all’operazione.
Tanto in Europa come in Italia, pero’, il grosso del movimento boccio’ la formula veneziana, preferendo la proposta presentata dai collettivi spagnoli di un incontro autorganizzato ed autofinanziato in cinque localita’ della Spagna.
A quel punto Rifondazione e Ya Basta scelsero la via dei rapporti diretti e privilegiati con il comando zapatista, boicottando l’incontro spagnolo con il significativo pretesto che gli organizzatori non erano altro che … un mucchio di anarchici, e spedendo in Chiapas Gianfranco Bettin, prosindaco di Venezia, per invitare gli zapatisti a un incontro concorrenziale, messo in piedi in gran fretta per la fine di settembre.
In seguito, gli aderenti a Ya Basta, non esitarono a proclamare se’ stessi Comunita’ Zapatiste, dando luogo a equivoci grotteschi. Infatti, una cosa e’ il proclamarsi ribelle di una comunita’ india a partire da una pratica reale di rottura ed autonomia ed un’altra, molto differente, e’ che un gruppo di persone si autoproclami «comunita’», senza che a cio’ corrisponda nulla di autentico.
Nei mesi successivi, il Messico continuo’ ad essere al centro delle preoccupazioni di tutti in Italia. Il massacro di Acteal (23 dicembre 1997) apri’ una nuova fase unitaria il cui punto culminante fu la grande manifestazione di gennaio a Roma: 50.000 persone in piazza per protestare contro la politica genocida del governo messicano.
Su iniziativa dei collettivi che avevano sostenuto l’Incontro in Spagna, in febbraio vi fu l’iniziativa della Commissione Civile Internazionale per l’Osservazione dei Diritti Umani.
Poiche’ la Costituzione messicana prevede l’espulsione degli stranieri che si intromettono negli affari interni, la commissione si muoveva sul filo del rasoio. Per visitare le zone del conflitto, come a gran voce chiedevano le comunita’ maya colpite dalla repressione, era necessario ottenere il permesso delle autorita’, il che imponeva evidenti limitazioni. Anche la pretesa di essere degli osservatori «neutrali» era un assurdo, pero’ erano in gioco molte vite umane e ne valeva la pena.
L’iniziativa ebbe successo. La Commissione, alla quale parteciparono anche alcuni membri di Ya Basta, riusci’ ad intervistare centinaia di persone, scrivendo poi un rapporto dettagliato che fu di grande utilita’ per tutti coloro che lavoravano sul Chiapas.
Un paio di mesi dopo, in aprile, Ya Basta torno’ in Messico, questa volta senza l’ingombro di altra gente. Se in Italia proseguiva a gonfie vele la politica di avvicinamento al governo di centro sinistra, il Chiapas offriva un terreno ideale per dare sfogo alla spinta rivoluzionaria che continuava a venire dalla base.
Il 6 maggio 1998, 135 militanti di Ya Basta forzarono un posto di blocco tenuto da cinque agenti della polizia di frontiera in piena Selva Lacandona. Seguiti da uno stuolo di giornalisti, essi irruppero nel villaggio di Taniperla, uno dei piu’ conflittuali della regione, dove il gruppo paramilitare Movimiento Indígena Revolucionario Antizapatista (MIRA) terrorizzava da tempo la popolazione civile.
Dopo alcuni spintoni e un paio di momenti drammatici, i militanti di Ya Basta tornarono a San Cristobal, non senza rilasciare dichiarazioni incendiarie. Seguirono il rituale dell’espulsione, ed un grottesco viaggio a Strasburgo a bordo di un aereo noleggiato dal governo messicano. È dubbio il beneficio che ne trassero gli indigeni di Taniperla i quali vivevano un dramma autentico. Inoltre, l’incidente servi’ da pretesto per ridurre ancor piu’ l’erogazione di visti agli osservatori, pero’ l’obiettivo di Ya Basta, far parlare di se’ e creare scandalo, era raggiunto.
Piu’ recentemente, in occasione della marcia zapatista del marzo 2001, le Tute Bianche monopolizzarono la sicurezza dell’EZLN, comportandosi come Hell’s Angels a un concerto, ed agendo in maniera violenta ed autoritaria nei confronti degli altri membri della carovana.
Queste prodezze messicane illustrano bene la doppiezza del gruppo: essere intransigenti e rivoluzionari all’estero, ma accettare tutti i compromessi, compresi i piu’ disonorevoli, a casa propria.
Anche l’idea della tuta, messa per la prima volta a Milano verso la fine del 98, si ispira esplicitamente agli zapatisti. Infatti, gli «invisibili» metropolitani vestono di bianco, cosi’ come gli indigeni del Chiapas si coprono il volto di nero: per essere visti.
Tuttavia, se il fine e’ di essere ripresi dai telegiornali, invitati ai talk show e magari stipendiati da qualche istituzione, l’oro delle comunita’ diventa piombo volgare, mentre le poetiche immagini dei maya («camminiamo interrogandoci», «esercito di sognatori») si convertono in fastidiosi e vuoti ritornelli.
E, per risultare piu’ telegeniche, le contestazioni stesse finiscono per essere concordate con la polizia e gestite come vere e proprie performance teatrali (Guerriglia urbana? Ma vi prego…, Il Manifesto, 1 febbraio 2000). A Milano si e’ arrivati al punto di presentare come una grande vittoria la chiusura di un lager per immigrati che era gia’ stata decisa dalle autorita’.
In occasione del G8 di Genova, nonostante Berlusconi offrisse una sponda assai meno rassicurante dei governi «amici» che lo avevano preceduto, pare ormai accertato esistesse un accordo piu’ o meno esplicito per consentire al corteo dei disubbidienti (altro nome delle Tute Bianche) di operare uno sfondamento simbolico della Zona Rossa in piazza Verdi, seguito da altrettanti simbolici fermi, che sarebbero dovuti cessare la sera.
Ma il nubifragio della notte di giovedi’ impose alle Tute di posticipare al mattino successivo la «prova generale» dell’attacco, e di partire quindi con piu’ di due ore di ritardo sulla tabella di marcia concordata. Come per Napoleone a Waterloo, la pioggia si doveva rivelare fatale: prima che il corteo potesse infine raggiungere il punto prestabilito, si trovo’ davanti «alla violenza della Storia» (Marco d’Eramo, Il Manifesto, 24.7.01).
E cosi’ la lunga marcia e’ arrivata al traguardo. Partiti dalla contestazione totale e dal brivido voluttuoso del passamontagna di negriana memoria, essi sono pervenuti a pretendere sconti, treni speciali, aerei e alberghi per andare a contestare, esattamente come i sindacati di regime.
Loro li chiamano «rapporti di concretezza con le istituzioni», pero’ collaborare non e’ lo stesso di trattare. Si tratta quando si e’ differenti, mentre quando si collabora si e’ omologhi. Ne era ben consapevole, gia’ il 23 aprile 1998, un Casarini ancora poco noto che dichiarava al quotidiano Il Gazzettino «Lo Stato non e’ piu’, d’ora innanzi, il nemico da abbattere, ma l’omologo con cui dobbiamo discutere».
Tale collaborazione, che li ha condotti, di volta in volta, ad intrecciare relazioni con Rifondazione, i Verdi e gli stessi DS (Casarini e’ stato consulente retribuito di Livia Turco, ministro degli affari sociali del governo Amato), a ricevere sponsorizzazioni da grandi aziende, a presentare e talvolta far eleggere rappresentanti nei consigli comunali di Venezia, Roma, Milano, ha ormai superato tutti i limiti.
Piu’ volte e in differenti luoghi (Bologna, Aviano, Treviso, Rovigo, Roma, Venezia, Padova… ) le Tute hanno fatto le veci della polizia, aggredendo fisicamente anarchici, autonomi, o semplicemente persone che non condividevano le loro indicazioni.
Istruttivo e’ anche il loro «breviario della disobbedienza civile», in cui spiccano istruzioni quali: «7. Qualunque iniziativa va concordata con le tute bianche; 8. Non ci deve essere ne’ lancio di alcunche’ ne’ altro che non sia concordato con gli organizzatori; 11. Durante il corteo nessuna iniziativa personale o di gruppo deve essere messa in atto; 12. Si prega di segnalare alle tute bianche qualunque cosa succeda».
Esasperati da questi comportamenti, alcuni anonimi compagni dell’area antagonista diffusero a principio di luglio, un violento documento contro le Tute che recava il titolo significativo di «Pompieri della rivolta» (lista ecn.org).
L’ultimo episodio vergognoso e’ avvenuto a Venezia, pochi giorni dopo i fatti di Genova, allorche’ un gruppo di Tute appartenenti al CSOA Rivolta di Mestre ha aggredito un gruppo di persone intente a un banchetto di solidarieta’ con gli incarcerati.

5. Un nuovo mondo e’ possibile: basta farlo. Noi. Oggi.

Dal piacere di creare al piacere di distruggere non c’e’ che un’oscillazione,
che distrugge il potere.
Raoul Vaneigem

carlo_giuliani2Il 21 luglio, all’indomani dell’assassinio di Carlo Giuliani, le 300.000 persone sfilate a Genova, nonostante gli evidenti pericoli, hanno risposto affermativamente alla domanda in sospeso fin dai giorni Seattle: questo movimento esiste e, come sottolineano i compagni della rivista Vis-a’-vis, «non cerca legittimazioni di sorta: semplicemente impone la propria presenza, riprende la parola, pratica il proprio rifiuto».
Eppure, quella medesima forza che si e’ espressa con tanto vigore ha condotto ad un conflitto preoccupante tra le diverse tendenze che, fin dal principio, convivono al suo interno, seminando profondi interrogativi per cio’ che attiene il futuro.
Contro l’opinione di coloro che cercano l’unita’ a tutti i costi, bisogna prendere atto che il movimento contro la mondializzazione ha molte anime. Fin dal principio ne e’ esistita una pacifista, ed una propensa all’azione diretta, con un’infinita gamma di variazioni intermedie.
La sua forza potrebbe risiedere proprio in questa dimensione plurale e nella molteplicita’ delle sue espressioni internazionali. Oggi il mondo e’ in subbuglio dal Karnakata alla Tailandia, da Seattle a Genova, dalla Selva Lacandona a Puerto Alegre.
In un intervista recente, il sub-comandante Marcos ha recentemente affermato: «Crediamo sinceramente che a livello mondiale i nostri ‘no’ si sommino semplicemente con tutti gli altri che provengono dal resto del pianeta, mentre i ‘si” debbano ancora essere individuati. (…) Non crediamo che tutti questi ‘si” possano articolarsi in un unico corpo mondiale. Anzi, non consideriamo questa eventualita’ auspicabile. Non crediamo, insomma, che alla globalizzazione si debba opporre una nuova internazionale» (rivista Linus, 6 luglio ’01).
Il problema e’ che mentre la tendenza radicale non pretende di esercitare egemonia alcuna, ed anzi ammette apertamente la possibilita’ di altri approcci, non si puo’ dire altrettanto di molti, anche se non tutti, i pacifisti.
Questi hanno sovente criminalizzato i primi, impiegando …la violenza, la calunnia, e perfino la delazione con esiti sono sovente grotteschi. Era gia’ accaduto a Seattle ed e’ accaduto di nuovo a Genova. Al direttore di Liberazione, Sandro Curzi, che in TV, contestava alla polizia di non avere agito preventivamente contro i violenti, un funzionario ha dovuto rispondere imbarazzato: «dottor Curzi, questo non e’ uno stato di polizia, quel che ci chiede noi non lo possiamo fare».
A tutti costoro e’ bene ricordare il monito di Orwell: «la differenza importante non e’ tra violenza e nonviolenza, ma tra avere o no appetito di potere. Vi sono individui che disprezzano la polizia e l’esercito, ma si rivelano poi molto piu’ intolleranti ed inquisitori di coloro che ammettono la necessita’ di usare la violenza in circostanze determinate» (Inside the Whale and Other Essays, Penguin Book, 1962, pag. 118).
Sebbene il problema esista, le contraddizioni principali non sono tra violenti e nonviolenti e forse neppure tra chi cerca alternative al capitalismo e chi, invece, vorrebbe semplicemente abbellirlo o limitarne i danni.
La malafede nelle accuse di alcuni autoproclamati portavoce contro chi agisce in maniera indipendente indica che la posta in gioco e’, appunto, il potere. Calunniare e’ grave: gli stalinisti lo hanno fatto a Barcellona nel 37 ed ogni qualvolta si sono sentiti minacciati nei loro interessi.
Occorre inoltre tenere presente che, come fanno notare i BB la violenza risiede, prima di tutto, nelle relazioni sociali stesse. Chi fu il primo a scatenarla a Genova? Il governo italiano che blindo’ la citta’? Le multinazionali che in nome del libero commercio depredano l’umanita’ e la madre terra? Gli stati che le proteggono? I Black Bloc? Il carabiniere che sparo’? Carlo Giuliani che gli ributto’ addosso l’estintore?
Quanto alla nonviolenza, lo stesso Gandhi affermo’ piu’ volte che, sebbene la considerasse superiore alla violenza sia da un punto di vista tattico che etico, non si poteva fare di cio’ un dogma e che, in ogni caso, era preferibile essere violenti che codardi. La nonviolenza – diceva – e’ una scelta valida solo se praticata da chi rinuncia a una violenza che avrebbe la forza di praticare. E non e’ certo la pratica del topo che fugge di fronte al gatto.
Oggi una tale pratica corre il rischio di essere immiserita da comportamenti addomesticati e condiscendenti. Se il movimento deve crescere, nonviolenza non puo’ voler dire astensione, neutralita’ o, peggio, collaborazione, ma disobbedienza, determinazione, azione, costruzione di altro.
Se l’aspetto propositivo della violenza vandalica pratica dai BB, consiste proprio nel mettere in crisi la pretesa neutralita’ delle relazioni sociali e nel ricondurre al centro dell’attenzione la loro precarieta’ storica, ogni gesto inscritto in questo registro rischia di rimanere prigioniero di una negazione simbolica dell’esistente. «Il fine non giustifica i mezzi», ci mandano a dire gli zapatisti dal Messico. E gli anarchici replicano: «da due secoli lo sappiamo» e non puo’ dirsi casuale il numero crescente di bandiere rosse e nere in tutti gli appuntamenti del movimento che cresce.
Con o senza violenza, l’essenziale e’ che ciascuno individui la propria strategia e il proprio percorso; perche’ la rivoluzione questo e’: liberazione, scatenamento dei percorsi, movimento centrifugo, non centripeto.
Non e’ necessario, avere obiettivi ambiziosi ne prefiggersi la distruzione del capitalismo per essere disponibili, qui e subito, a lottare contro la barbarie neoliberista. Oggi, non vi e’ piu’ un palazzo d’inverno da conquistare e il vecchio dibattito tra «rivoluzionari» e «riformisti» appare obsoleto.
Accantonando questa terminologia, molti preferiscono definirsi semplicemente «ribelli», parola che sottolinea l’assenza di un programma compiuto nel senso inteso dai vecchi partiti comunisti. Ed anche per cio’ che riguarda i nostri vecchi sperimentati nemici, il capitalismo e lo stato, forse, piu’ che di distruzione, converrebbe forse parlare di accantonamento, di dismissione, di soffocamento, di abbandono.
È merito degli zapatisti aver attirato l’attenzione su tali questioni e, in particolare, su quella del potere. Piu’ volte essi hanno ripetuto di non essere interessati a governare ne’ a sedere in parlamento. Cio’ che li distingue dai partiti e dalle guerriglie tradizionali non e’ l’impiego (o l’accantonamento) delle armi, ma il tentativo di andare oltre i vecchi modelli tanto bolscevichi come socialdemocratici.
Un tale superamento implica la creazione (non facile) di un terreno nuovo di lotta politica, non certo trasformarsi in un gruppo di pressione o in una lobby.
Fanno sorridere le dichiarazioni del solito Cassen, il quale annuncia, niente meno, l’imminente iscrizione del sub comandante Marcos, senza piu’ passamontagna ed in versione «civile» (…e l’EZLN?) ad Attac (La Repubblica, 20 agosto). Cosi’, il fuoco della prima rivoluzione del secolo XXI dovrebbe essere spento con lo straccio bagnato della Tobin Tax…
Ancor piu’ fanno sorridere le affermazioni del medesimo Tobin il quale, smentisce i suoi discepoli, dichiarando di essere, da sempre, un fervente sostenitore della globalizzazione e di avere proposto a suo tempo, quella tassa…per «favorire il libero mercato», di cui, dice «sono, come tutti gli economisti, un fautore».
Attac e il gruppo di intellettuali raccolti intorno a Le Monde Diplomatique rappresentano oggi l’ultima versione della vecchia e fallimentare utopia socialdemocratica. Coloro i quali pensano di risolvere la disgrazia dei poveri tassando i ricchi non paiono consapevoli di fondare il futuro sulla permanenza precisamente dei ricchi, e dello sfruttamento che li produce, delle produzioni assassine che li alimentano, dello stato che li garantisce.
No, non ci accontenteremo di fare petizioni, ne’ diventeremo una Ong con voto consultivo all’Onu. A Seattle, come a Genova e nella Selva Lacandona, la scommessa era un’altra.
«Un nuovo mondo e’ possibile: basta farlo. Noi. Oggi.» Questo e’ un altro dei tanti messaggi che ci arrivano dalla Selva Lacandona. Oggi l’importante e’ creare situazioni di rottura, aprire il cammino a una socialita’ diversa, intessere reti, stimolare incontri, favorire l’autonomia dei soggetti. L’apporto di tutti e’ necessario, quello dei popoli indigeni, delle loro civilta’, della loro capacita’ di resistenza, prezioso.
Il movimento e’ giovane e non ha ancora obiettivi definiti. Non importa, questi si chiariranno al momento opportuno. L’importante e’ non ripetere gli errori del passato, imparare a navigare in acque agitate, tra gli uragani della repressione e le risacche istituzionali.
Il momento e’ appassionante. Organismi come l’FMI, la Banca Mondiale o il G8, che prima ritenevano di poter agire indisturbati, sono adesso sulla difensiva e si trovano costretti a organizzare i loro incontri dietro mura invalicabili o in luoghi inaccessibili. Accordi che prima erano discussi in gran segreto e al riparo dalla furia popolare sono adesso sottoposti a dibattito pubblico.
Dopo Genova, meno gente nel mondo crede che la globalizzazione capitalista promuova la democrazia e la distribuzione della ricchezza. Tuttavia questo «stato d’emergenza», questo «momento del pericolo» faticosamente riemersi, non ammettono ripetizioni. Non conviene rincorrere una volta ancora il calendario dei signori governanti, riproponendo semplicemente quello che Tony Blair ha chiamato con spregio «il circo itinerante degli anarchici».
Anche il futuro delle manifestazioni di piazza solleva un gran numero di interrogativi. Il movimento e’ oramai, in maniera irreversibile, internazionale: questo fatto che da’ corpo come mai prima a centocinquant’anni di sogni e di speranze degli internazionalisti, impone pero’ a tutti un grande salto di qualita’ dal punto di vista dell’organizzazione e della comunicazione.
Chi ha vissuto l’avventura degli incontri zapatisti del 1996 e 1997, che tanta parte hanno avuto nel condurci dove ora ci troviamo, sa quanta fatica, sia pure entusiasmante, costi comunicare fra persone che non si conoscono, e che neppure parlano la medesima lingua. Il rischio dell’incomprensione, come pure quello dell’appiattimento a slogan di ogni ragionamento e’ sempre in agguato.
La bastonata che un BB ha assestato a un compagno dei Cobas che ragionevolmente invitava «non partite ancora, aspettate che tutti siano pronti» puo’ certamente essere ascritta in buona misura a questo oggettivo ritardo.
Sgombrato il campo dalle calunnie, il piu’ urgente e irrisolto dei problemi rimane: come armonizzare la violenza offensiva di alcuni con la nonviolenza di molti altri?
I Black Blocs, con buona pace dei calunniatori, non sembrano orientati al suicidio, ma nel futuro non sempre sara’ loro possibile fare come a Washington o a Quebec City.
Genova mostra gia’ ora un salto di qualita’ nella strategia repressiva. La scelta da parte delle forze repressive di concentrare gli attacchi sui manifestanti pacifici ha dato buoni risultati ed e’ facile prevedere che continuera’ ad essere usata, spingendo alla ritirata chi non ama o non ha la possibilita’ di battersi e imponendo il terreno dello scontro militare, su cui non potremo, per molto tempo ancora, giocare al rialzo, quand’anche lo volessimo.
Alcuni ripropongono la vecchia piaga dei servizi d’ordine, una soluzione che, oltre a suggerire una spiacevole identificazione con i repressori in uniforme, e’ profondamente estranea a un movimento che trae la propria forza dal disordine, dagli innumerevoli approcci della creativita’ individuale.
Ne’ bisogna avere illusioni sull’orientamento politico dei governi. A Goteborg, un governo socialdemocratico ha ordinato di sparare sui manifestanti e a Genova un governo postfascista ha fatto il morto. A Parigi, in agosto, i CRS di Jospin e Chirac, hanno fermato, identificato e maltrattato i partecipanti a una pacifica manifestazione sui fatti di Genova.
Occorre che tutti, anche coloro i quali per mille legittimi motivi non hanno desiderio di militarizzare la propria azione, ne’ di contrapporre la mazza al manganello, o la molotov al lacrimogeno, comprendano che arriva un momento in cui il percorso dell’autonomia individuale e collettiva si scontra inevitabilmente con il potere e con la sua violenza e che le conseguenze di cio’ sono spesso tragiche.
A loro volta i «violenti», cui non puo’ piu’ essere negata la possibilita’ di presentare liberamente le proprie tattiche e i propri punti di vista, devono affinare, perfezionare, graduare la portata delle loro azioni per meglio salvaguardare la vita e la liberta’ di tutti.
Se di sicuro non e’ possibile combattere l’alienazione con forme alienate, non e’ possibile neppure cancellare la violenza stupida dei potenti con qualcosa che non sia in certo qual modo un «antiviolenza» le cui forme rimangono in buona misura ancora da inventare con la collaborazione di tutti.
Il futuro di questo movimento sta tutto qui: le sue anime devono imparare ad agire in maniera fraterna. Se no, un’altra occasione sara’ perduta…

Claudio Albertani

Parigi, agosto/settembre 2001

Sulla cronaca parlamentare di qualche settimana fa c’era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha
votato, all’UNANIMITA’ e senza astenuti, un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa
                                         € 1.135,00 al mese

Inoltre la mozione è stata camuffata in modo tale da non risultare  nei verbali ufficiali.

STIPENDIO                                     €uro  19.150,00 AL MESE

STIPENDIO BASE                         circa €uro 9.980,00 al mese

PORTABORSE                               circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)

RIMBORSO SPESE AFFITTO           circa Euro 2.900,00 al mese, perché con lo stipendio che pigliano non possono pagarsi l’affitto

INDENNITA’ DI CARICA     (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)   TUTTI ESENTASSE

Inoltre:

TELEFONO CELLULARE  gratis;  TESSERA DEL CINEMA gratis; TESSERA TEATRO gratis; TESSERA AUTOBUS – METROPOLITANA gratis;
FRANCOBOLLI  gratis;  VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis; CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis; PISCINE E PALESTRE gratis; FS
 gratis;
AEREO DI STATO gratis;  AMBASCIATE gratis; CLINICHE  gratis; ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis; ASSICURAZIONE MORTE gratis;
AUTO BLU CON AUTISTA gratis; RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per €uro 1.472.000,00).

Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento (anche se sono stati presenti un solo giorno) mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (41 anni per il pubblico impiego !!!)

Incassano circa €uro 103.000,00  con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), oltre ai privilegi (come se non bastasero) per tutti coloro che hanno ricoperto la carica di Presidente della Repubblica, Presidente del Senato o Presidente  della Camera.

(Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l’auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno di

1 MILIARDO e 255 MILIONI di €URO.

La sola camera dei deputati costa ai cittadini

€uro 2.215,00 al MINUTO !!

Far circolare.

Si sta promuovendo un referendum per l’ abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari   ……….
queste informazioni possono  essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani……

                 falla girare se sei d’accordo – grazie

Oggi è davvero una giornata che passerà alla Storia, e che i nostri successori sicuramente studieranno sui libri…Sarà una coincidenza numerica ma i successi calcistici di una “squadretta” piccola e marginale, il Novara, che, fino all’anno scorso era in Serie C, meritatamente promossa in A, coincidano con un importante traguardo politico…Abbiamo raggiunto il Quorum al famoso referendum dei “Quattro Quesiti”, tutti molto dibattuti, ovvero, privatizzazione dell’acqua, nucleare e legittimo impedimento (Norma Salvapremier)…Ed il tanto agognato Sì, sta stra-vincendo!!! Anzi, ha ormai stravinto!!! 🙂 Questo vuol dire che l’acqua, bene pubblico x eccellenza, non sarà privatizzata, che le centrali nucleari non saranno costruite in Italia e che il PREMIER POTRA’ ESSERE REGOLARMENTE PROCESSATO, DATO CHE LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, LA COSTITUZIONE PARLA CHIARO!!!

I dati parlano chiaro, e ancora lo scrutinio non è finito…Questa è l’ennesima riconferma di come il vento abbia ricominciato a fischiare, di come forse gli Italiani  si siano svegliati ed abbiano tolto lo standby, dopo aver lasciato il cervello in letargo per quasi vent’anni…

E oggi è il 13 giugno, data di passaggio del Novara in serie A, dopo 55 anni…Che il 13 porti davvero fortuna??

Ma adesso lasciamo parlare la stampa ed i fatti, le foto e la cronaca che, un giorno, sarà storia…E speriamo che il vento sia cambiato una volta per tutte…

Qui un breve ripasso sui quesiti referendari:

http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/referendum/quesito1.html; http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/referendum/quesito2.html; http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/referendum/quesito3.html; http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/referendum/quesito4.html.

 REFERENDUM

E dopo quella del Web
esplode la gioia della piazza

La manifestazione a Roma, alla “Bocca della Verità”, riunisce tutti i comitati che in questi giorni hanno lavorato per raggiungere il quorum e per far vincere i “Sì” ai quattro quesiti. Un patto generazionale che si vede anche fisicamente tra i manifestanti

di CARMINE SAVIANO (Da La Repubblica)

E dopo quella del Web esplode la gioia della piazza

ROMA –  Dopo un a campagna elettorale giocata sul web, adesso si guardano negli occhi. Gruppi, comitati, associazioni, esponenti dei partiti. Tutti a Roma, in piazza della Bocca della Verità, per festeggiare insieme il raggiungimento del quorum alle consultazioni referendarie. Le cifre passano di bocca in bocca. “Siamo sopra il 55%, ci siamo riusciti. Abbiamo portato a votare quasi 30 milioni di italiani”. L’acqua, il nucleare, la giustizia. Temi su cui “abbiamo ripreso la parola per dire che i beni pubblici devono restare tali”. Un lavoro durato più di un anno. Fatto di micro iniziative in tutte le città italiane. E che oggi si conclude in una festa colorata e spontanea. Contro tutto e contro tutti. La gioia è diffusa, certo. Ma in tanti sottolineano le ultime, “insostenibili”, dichiarazioni di Silvio Berlusconi e del ministro Maroni. “Hanno giocato sporco, tentando fino all’ultimo istante di condizionare il voto”. Ma “gli italiani non si sono fatti ingannare”. Poi la felicità prende il sopravvento. Abbracci, slogan, sorrisi. I rappresentanti dei comitati stringono mani e rilasciano le prime dichiarazioni: “E’ la vittoria della democrazia dal basso, dei cittadini contro una politica sorda e disinteressata ai problemi reali”. Ed è una piazza intergenerazionale. Genitori e figli, accomunati dalla realizzazione di quello che in tanti definiscono un miracolo. “Prima le amministrative, e adesso il referendum.

 

Lo scorso week end ero innegabilmente fuori di me, nervosa, rabbiosa e tesa…Come mi capita di essere tutte le volte che non mi sento capita a sufficienza e che percepisco la distanza delle persone che amo…Tutto sommato non è stato nemmeno un brutto week end, nel complesso, ma la confusione è tornata a regnare sovrana sotto diversi aspetti…Domenica 29 Maggio, giornata di elezioni comunali, il fatidico ballottaggio tra Letizia Moratti, sindaco uscente, e Giuliano Pisapia nella mia amata Milano. Devo dire che avevo già molte speranze nella vittoria di Giuliano, anche se molti amici e conoscenti mi avevano manifestato il loro scetticismo a riguardo…Grandi aspettative e grandi speranze in me, una gran voglia di festeggiare, dopo ben 18 anni, il VERO MIRACOLO A MILANO!!!

E così, il lunedì è arrivato…Tra una pausa e l’altra dal lavoro, ne ho approfittato x cominciare a guardare l’andamento di voto, i vari intention pool, le varie statistiche e così via…E pian piano è avvicinata l’ora dello spoglio delle schede…Ovviamente non ho seguito solo la situazione milanese, ma anche quella degli altri comuni del Centro-Nord, con un’occhio di riguardo per Novara, Rho, Gallarate…I SONDAGGI HANNO COMINCIATO A PARLARE CHIARO: PISAPIA IN VANTAGGIO FIN DALL’INIZIO!!! Ma non dire gatto finché non l’hai nel sacco…Ma, lo confesso, mi sentivo che il 30 maggio sarei finita in Piazza del Duomo a festeggiare…

E infatti!!! Gia intorno alle 17 era sicuro che PISAPIA AVEVA VINTO CON CIRCA IL 55% dei voti e con uno stacco di ben 9 PUNTI dalla Moratti!!!

Mi sono preparata per andare a Milano, dopo aver coccolato il mio gatto…Destinazione Piazza Duomo, insieme alla mia amica Michela!!! 🙂 La piazza era gremita letteralmente di gente!!! Mai vista così piena, sembrava di essere in una città europea a tutti gli effetti…Musica ovunque, balli, canti, il Palco di Radio Popolare, tantissimi giovani, mischiati con altre persone di età disparate: dal bambino col ciuccio alla signora ottantenne…Ed in quel momento si è delineata nella mia mente l’idea di sinistra di cui mio padre mi aveva parlato tanto, quell’INTERNAZIONALITA’ assoluta, che mancava da tanto nella città di Milano…Subito abbiamo preso parte ai balli, ai canti, all’euforia, ai fuochi d’artificio, al turbinio di grida, di risa, di magliette colorate e di gente di ogni tipo…Dove il senso civico e l’attenzione x l’Altro si sono vivamente sentiti…E COSI’, MAGICAMENTE, MI SONO SENTITA BENE ED HO TEMPORANEAMENTE DIMENTICATO LE MIE PARANOIE, LE MIE PREOCCUPAZIONI, LE MIE ANSIE E LE MIE ANGOSCIE…QUINDI, ANCHE PER QUESTO, GRAZIE GIULIANO!!!    Con te si respira già UN’ARIA NUOVA…Speriamo che duri, ma ne sono quasi certa!!! 🙂

 

 

LA CURIOSITA’
“Pisapia ha votato Pupo e Filiberto”
Ecco i tormentoni di Massimo Cirri
Il testo integrale dell’intervento con cui Cirri, conduttoreradiofonico, psicologo e autore teatrale,
ha scatenato piazza Duomo a Milano per la chiusura della campagna per lo sfidante della Moratti
di MASSIMO CIRRI
Giuliano Pisapia
Questa è stata una campagna elettorale differente. Un po’ perché la sinistra aveva un candidato, che qui a Milano è un’esperienza nuova. Un po’ per l’uso delle menzogne e della verità.
Di menzogne ne sono state dette molte:
– Pisapia ruba le auto (Letizia Moratti).
– Pisapia è matto (Umberto Bossi)
– Pisapia vuol fare zingaropoli (Umberto Bossi)
– Pisapia vuole trasformare Milano nella “Stalingrado d’Italia” (Silvio Berlusconi)
– Con Pisapia Milano sarà una città islamica, una zingaropoli piena di campi rom e assediata dagli stranieri (Silvio Berlusconi)
– I fondamentalisti islamici, Al Qaeda e Al Zawahiri, sarebbero felicissimi se a Milano la Lega dovesse perdere e Pisapia diventasse sindaco” (Mario Borghezio)
– Pisapia va a prendere il caffé ogni giorno con i centri sociali (Silvio Berlusconi). Per questo è nervoso.

In molti abbiamo sentito allora il bisogno, di fronte a queste menzogne, di dire la verità. Lo abbiamo fatto. Perché la verità è rivoluzionaria. O moderata. E la verità è questa:

Pisapia a scuola rubava sempre la gomma pane ai compagni.
Pisapia ruba le monetine della fontana di Trevi.
Pisapia ruba i carrelli alla Coop.
Pisapia ha inventato le birre analcoliche.
Pisapia usa il lato oscuro della Forza.
Pisapia una volta è morto.
Pisapia, da bambino, una volta è morto.
Pisapia ha progettato la Duna.
Pisapia mette il vetro nell’umido.
Pisapia si tocca.

Pisapia fa scuocere gli spaghetti.
Pisapia in Gran Bretagna guida a destra.
Pisapia fa battute volgari quando suo figlio invita le amichette per la prima volta a casa.
Pisapia ha inventato le zanzare.
Pisapia addestra zanzare tigre.
Pisapia non passa mai la canna.
Gheddafi è nascosto a casa di Pisapia.
Quello con la bandiera dei 4 mori ai concerti è Pisapia.
Pisapia ai concerti fa salire le ragazze sulle spalle coprendoti la visuale.

Pisapia ti chiama alle 8 di sera quando sei davanti a una frittatona di cipolla e birra gelata per venderti qualcosa.
Pisapia mangia in canotta bianca anche se ha ospiti per cena.
Pisapia lancia i miniciccioli sotto i piedi delle vecchiette.
Pisapia in metrò oltrepassa sempre la linea gialla.
Mio cugino ha conosciuto Pisapia.
Pisapia ti parla a raffica dei cavoli suoi mentre ascolti la Littizzetto la domenica sera.
Pisapia ha inventato il mal di testa come scusa per non far sesso.
Pisapia ha votato Pupo e Emanuele Filiberto a Sanremo 2010.
Pisapia per accendere il barbecue usa i copertoni.
Pisapia, quando non lo incontri da molto tempo, ti dice: “Ma quanto sei ingrassato?”.

Pisapia al supermercato tocca la frutta senza guanti.
Pisapia mette le pubblicità prima dei video su YouTube.
Pisapia dice “stai manza” alle ragazze.
Pisapia ha comprato l’unico biglietto del concerto di Apicella.
Pisapia ti tagga nelle foto in cui sei venuto male e le pubblica in bacheca.
Pisapia ha sequestrato i due leocorni.
Pisapia mangia le salsicce davanti a quelli che stanno a dieta.
Pisapia va nei campi nudisti, ma non si leva le mutande.
Pisapia parcheggia in seconda fila e mette il biglietto “torno subito”, ma non arriva mai.
Pisapia dorme nell’azoto liquido.

Pisapia scoreggia in ascensore e poi fa il vago.
Pisapia ha rubato le mezze stagioni.
Pisapia si lega all’emoglobina impedendo lo scambio dell’ossigeno.
Quando ero bambino Pisapia ha provato a mangiarmi.
Pisapia mangia l’uovo fritto direttamente dal padellino perché non ha voglia di lavare il piatto.
Pisapia inventa le catene di Sant’Antonio.
Pisapia ti ruba gli organi mentre dormi per rivenderli in nero.
Pisapia dorme nell’azoto liquido.
Pisapia ha fatto la statua del papa che hanno messo a Roma.
Pisapia dà la mollica di pane ai pesci rossi del luna park.

E’ colpa di Pisapia se Elettra D. non si concede a me, nonostante l’ami.
Pisapia è un ossidante.
Pisapia sussurrava ai cavalli dei cavalieri dell’apocalisse.
“Pisapia o Barabba?” Il popolo rispose: “Pisapia…”.
Pisapia nasconde il tappeto sotto la polvere.
Pisapia ha fatto retrocedere la Sampdoria.
“Io voto per Pisapia” Questo ha detto Materazzi a Zidane.
Pisapia cucina nudo.
Pisapia fa sgonfiare le torte perché apre il forno a metà cottura.
Pisapia ha ferito Garibaldi a una gamba.

Pisapia mette i doppioni nelle bustine di figurine Panini.
Pisapia dice gatto anche se non ce l’ha nel sacco.
Pisapia fa l’intellettuale e poi va in ferie a Sharm una settimana all inclusive.
Pisapia è il cugino laureato che le mamme usano per farti sentire stronzo.
Pisapia quando va a cena a casa di qualcuno si telefona di nascosto col telefono di casa per ricaricarsi la sim.
Pisapia ti fa lo squillino per farsi richiamare e poi ti dice “Scusa, era caduta la linea”.
Pisapia mangia il Calippo in modo osceno. E fa anche i rumori.
Pisapia clicca all’ultimo secondo nelle aste di eBay.
Pisapia si veste di bianco ai matrimoni per rubare la scena alla sposa.

Pisapia, per fare il grosso in sala giochi, manda sempre in tilt i flipper.
Pisapia si iscriveva sempre al Club degli Editori e poi non ritirava mai nulla.
Pisapia parcheggia sulle rotaie del tram.
Pisapia cucina col dado.
Pisapia dice sì al colesterolo.
Pisapia è uscito dall’euro.
Pisapia apre il rubinetto dell’acqua calda in cucina mentre tu stai facendo la doccia.
Pisapia ha il Santo Graal e ci tiene lo spazzolino da denti.
Pisapia ha detto a Godot di non venire più che tanto non l’aspetta nessuno.
Pisapia ti ruba il parcheggio mentre stai facendo manovra.

Pisapia abita sopra di me e fa la lavatrice alle 4 del mattino. Col doppio risciacquo.
Pisapia stende i panni gocciolanti senza strizzarli.
Pisapia suona al citofono e poi scappa.
Pisapia mette gli aghi nei pagliai.
Pisapia mangia la polenta con il kebab.
Pisapia ordina sempre una pizza che non è nel menù.
Pisapia alle pizzate di classe, per fare il fenomeno, ordina sempre il filetto al pepe.

(Grazie a Filippo Rossi)

Lettera aperta con alcune mie riflessioni…Blowing in the wind…

Cari tutti,

Qualche osservazione relativa alle Elezioni Amministrative 2011; mi piace conservare un po’ di ottimismo, questo soprattutto perché mi hanno molto confortata i primi ed ottimi risultati delle Amministrative nella mia città, Milano, in cui sono nata e cresciuta, in cui ho abitato per quasi vent’anni, prima di trasferirmi in quel di Castellanza (Alto Milanese o Basso Varesotto che dir si voglia).

Dunque, Milano: dopo tutti questi anni di malgoverno, di regime del terrore, di politiche insane la grande rimonta!!! (aspettiamo il ballottaggio, ma arrivare 7 punti sopra Lady Tatcher Moratti al primo turno è già una grande vittoria, almeno per me…). Incredibile ma VERO: GIULIANO PISAPIA, con la “politica della gentilezza”, come l’ha definita lui stesso su “La Repubblica”, a Milano ce l’ha quasi fatta!!! Anche se il ballottaggio lo aspetta al varco, esce comunque forte e soddisfatto da questa prima votazione.

Ora parliamo dei risultati elettorali del “Paesone” in cui ho abitato per ben 9 anni, Castellanza (ora abito a Saronno, “cittadina-cimitero, fino a qualche anno fa, resa tale dalle precedenti Amministrazioni, in cui Lega, Pdl e An, quando ancora esisteva, hanno sempre spopolato, con la loro dogmatica “Dottrina della Sicurezza” , senza ottenere risultati ovviamente, ma in cui, adesso, dopo anni e anni, il CENTROSINISTRA è salito in città, compatto, unito, seppur con mille difficoltà, ma con progetti concreti, che già sta mettendo in atto, e questo si vede, ve l’assicuro, visto che ormai ci vivo e ci abito!!! Senza contare che le assemblee e le riunioni della Coalizione e del Pd stesso sono attive, propositive, vivaci, non ci si scanna e non ci si da contro tra poveri, come invece è successo altrove…); del resto, ritornando in ambito castellanzese, cosa si pensava di ottenere con la presentazione di ben 3 LISTE DI CENTROSINISTRA A CASTELLANZA?? Per la seconda volta consecutiva si è ripetuto un errore gravissimo, visto che già alle scorse Elezioni Amministrative si era presentato lo stesso, apocalittico scenario…Mi sono ri-vergognata!!! Prima di tutto per i toni di cattiveria e di polemica che, fin dai primi tempi di campagna elettorale, si sono notati tra le file del Centrosinistra. Voi direte, giustamente: “Ma questa qui parla, ma dov’era in tutto questo tempo??? Comodo parlare e non far nulla per cambiare…”. Non è così, visto che ho provato a frequentare per qualche tempo la sezione del Pd, quando ancora abitavo a Castellanza, ci ho provato…Purtroppo però, qui ho trovato un dibattito sempre sterile, una mancanza di concretezza di fondo, un darsi contro nelle discussioni, toni sempre concitati, poco assertivi e molto aggressivi tra i vari partecipanti alle assemblee…Io credo alla partecipazione per cambiare, ma non ho trovato in Sezione il riscontro che mi sarei aspettata.

Ancora ricordo, quando arrivai a Castellanza nel 2002, il bellissimo ambiente, molto accogliente e pulito di quella che, ai tempi, quando era Sindaco Livio Frigoli (l’unica persona che, anche in Sezione, mi era sembrato il più concreto e quello con le idee più chiare in assoluto, con un progetto politico serio ed attuabile), era una ridente cittadina, ricca di iniziative culturali e ricreative, verde e vivace, civile ed a misura di persona, con servizi tutto sommato efficienti e funzionanti…Ora non è più così, ormai a partire dal 2006, quando il Centrodestra è salito a “governare” il territorio, con un appiattimento generale notevole della Città di Castellanza, che è ritornata ad essere una città dormitorio.

Il miraggio di rimonta in me c’è stato solo durante quei pochi mesi in cui ho preso parte alle riunioni del Pd, in cui per me è stata un’emozione ed un impegno partecipare alle Primarie (Bersani, Franceschini o Marino, questo era il dilemma, ricordate??), ma anche semplicemente ascoltare se c’era qualcosa da proporre, oppure imparare, con l’ascolto attivo e partecipato, da persone che in politica avevano indubbiamente più esperienza di me…

Purtoppo, i fatti parlano, alla fine è andata diversamente; l’unica lista in grado di portare qualche ventata di rinnovamento, un po’ di gioventù in Consiglio Comunale, la novità che in molti cercavano (parlo di Pro-Muovere Castellanza ovviamente) è stata osteggiata perché composta da “persone inesperte che sanno poco o nulla di politica”, che non sono state ritenute in grado di cambiare (o forse troppo pulite??); questa lista è stata attaccata senza esclusione di colpi…Nelle altre due liste non mi sembra che siano state presentate idee innovative, ma tanta, tanta retoricaccia vecchio stile…L’unificazione e la coesione sarebbero state possibili, ne sono convinta; ce l’hanno fatta persino a Caronno Pertusella (Va), paese democristiano prima e leghista dopo da sempre, dove la coalizione di Centro Sinistra (Pd, Idv, Sel, Rifondazione, e due gruppi di orientamento progressista, tra cui Caronno Pertusella Giovani), si è presentata compatta, unita, in cui le nomenklature ed i personalismi sono stati superati, in cui si è lavorato, anche a costo di mettere da parte qualche “anziano ed interessato politicante di vecchia data” che voleva rovinare tutto con i propri odi o simpatie personali…Hanno vinto sul Sindaco uscente, la cattolicissima ed oratoriana Augusta Maria Borghi, anche se solo per poco, giusto una manciata di voti, ma quei nove voti che, comunque, hanno assicurato loro di salire a governare il paese.

Parlavo prima di organizzazione e superamento dei personalismi; a parer mio è necessario cominciare a lavorare SIN DA ORA nel Centrosinistra, per cercare di ricucire, di mettersi insieme in vista delle prossime elezioni, per abbattere le barriere della propria volontà di affermazione, per andare al di là del proprio naso, per non litigare tra di noi ma per creare progetti concreti, realizzabili, partendo dal basso, dalla gente, coinvolgendola non con i soliti mezzi, ma con persone nuove (Matteo Mazzucco potrebbe essere il punto di riferimento in questo senso), che permettano anche ai delusi ed ai disillusi di partecipare, di dar voce alle proprie esigenze, di riscattarsi e di farsi una nuova idea di Sinistra, degradata da tempo dai Media in primis, ma anche per la pessima immagine di sè che ha dato (raccogliendo i pareri nell’elettorato è emersa una visione di un Centrosinistra che “non è capace di stare unito, che non vuole mettersi d’accordo, che basa sul pettegolezzo tutte le sue discussioni, che usa l’attacco personale come unica arma di opposizione”… e via dicendo…).

Ho concluso, grazie per l’attenzione

Irene Ramponi

Un uomo che stimo…Un Sindaco a cui molta politica locale e non solo dovrebbe ispirarsi…Fatti, non parole, lo confermano…

 Biografia (tratta da http://www.avisoaperto.it/)

Matteo Renzi è nato a Firenze l’11 gennaio 1975.

Da giovedì 25 giugno 2009 è Sindaco del Comune di Firenze.

Nei 5 anni precedenti è stato Presidente della Provincia di Firenze.

Si è diplomato al liceo classico Dante di Firenze e laureato nel 1999 in Giurisprudenza con la tesi “Firenze 1951-1956: la prima esperienza di Giorgio La Pira Sindaco di Firenze”.

Ha lavorato con varie responsabilità all’interno della CHIL srl, società di servizi di marketing di cui è dirigente in aspettativa. Nel 2004 è diventato Presidente della Provincia in rappresentanza di una coalizione di centrosinistra. È stato protagonista di alcune battaglie come l’abbassamento delle tasse provinciali (con conseguente taglio delle spese), il piano provinciale dei rifiuti, l’efficienza nei cantieri, la valorizzazione culturale del Palazzo Medici e del territorio attraverso la manifestazione “Genio Fiorentino”, un innovativo Piano Energetico Provinciale.

“Tra vent’anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto, ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.” (M. Twain) Con questo spirito, Matteo Renzi, il 29 settembre 2008, davanti a una platea di quasi 2000 persone, ha annunciato la sua volontà di candidarsi alle elezioni primarie del Partito Democratico per la carica di Sindaco di Firenze. Dopo mesi di intensa campagna elettorale nelle strade e nelle piazze dei cinque quartieri fiorentini ha vinto a sorpresa, con il 40,52% dei voti, le primarie del 15 febbraio 2009.

Il 21 e 22 giugno è stato eletto Sindaco come candidato della coalizione del centro sinistra per il governo di Palazzo Vecchio, con 100.978 voti.

Durante i primi 100 giorni del suo mandato ha già segnato la storia di Firenze con la pedonalizzazione totale della piazza del Duomo.

Matteo è sposato con Agnese, insegnante precaria nei licei fiorentini. I loro tre figli si chiamano Francesco che frequenta la seconda elementare, Emanuele all’ultimo anno della scuola materna ed Ester che dall’alto dei suoi tre anni per adesso fa la principessa a casa. È stato educatore scout (ha diretto con la firma “Zac” il mensile nazionale Camminiamo Insieme), arbitro di calcio a livelli dilettantistici e anche un giocatore di calcetto incomprensibilmente definito mediocre dai suoi amici e dai suoi avversari.

Matteo Renzi pensa che la comunicazione in politica sia fondamentale. Per questo, da otto anni dialoga con cittadini, amici e sostenitori attraverso le e-news settimanali. Mail che, in forma di lettera e di riflessione autobiografica aperta al mondo, commentano fatti e notizie locali e internazionali.

Crede nella politica e in quella meravigliosa frase di Bono Vox, rivolta a Blair e Brown, per la quale “i politici sono i depositari dei sogni della gente”. Ma per evitare che il sogno divenga un incubo crede in una politica diversa.

Ha raccolto 240 e-news nel libro “A viso aperto” (Polistampa, 2008), che è stato presentato il 6 settembre 2008 nel corso della prima Festa Nazionale del PD a Firenze. Nel 2006 ha scritto “De Gasperi e gli U2. I trentenni e il futuro” (Ed. Giunti). Nel 1999 “Mode – Guida agli stili di strada e in movimento” a cura di Fulvio Paloscia e Luca Scarlini (Adnkronos libri, 1999) e nel 1999 come coautore insieme a Lapo Pistelli del volume “Ma le giubbe rosse non uccisero Aldo Moro” (Giunti, 1999)

I contatti:

– mail: sindaco@comune.fi.it

– telefono: 0552768310

– web: www.matteorenzi.it

Vi segnalo anche la sua intervista, apparsa su Walk On Job, rivista online su lavoro e carriere: http://www.walkonjob.it/articoli/902-articoli/426-matteo-renzi-sindaco-di-firenze-in-politica-la-penso-come-bono-vox

Fuori!

Fuori!

Recensione tratta da http://rizzoli.rcslibri.corriere.it

Contro i soliti noti, contro tromboni e trombati, contro una classe politica che ha già sprecato la propria opportunità di cambiare le cose.

 I SOGNI, LE IDEE, LE SPERANZE DI UNA NUOVA GENERAZIONE.

QUANTI POLITICI RIFIUTEREBBERO
una poltrona sicura? Chi mai rinuncerebbe a una carica pubblica servita su un piatto d’argento?
Chiunque risponderebbe alla stessa maniera: “Nessuno!”. E questo non solo perché gli italiani hanno perso fiducia nella politica, ma — cosa ben più grave — si sono arresi all’idea di non aspettarsi niente di meglio da chi li governa. Eppure c’è chi di fronte ai soliti giochetti dei piccoli e grandi poteri di casa nostra ha saputo dare la risposta più sfacciata: “No, grazie”. Matteo Renzi è uno di questi.
Alla fine del suo primo mandato come presidente della Provincia di Firenze, gli era stata assicurata la rielezione. Renzi però non ha voluto fare il pollo di batteria e ha deciso di partecipare alle primarie per candidarsi a sindaco di Firenze, senza l’appoggio dei vertici del suo partito, il Pd.
Le ha vinte, è stato eletto, e oggi è il sindaco più amato d’Italia. Ora vuole darsi da fare per tirare fuori il Paese dal pantano in cui l’ha cacciato una politica vecchia e asfittica. In questo libro racconta come i campi scout gli abbiano insegnato che nella vita ognuno deve prendersi le sue responsabilità, e come su quelli da calcio (dove ha fatto l’arbitro) s’impari che non sempre si ha il tempo di pensare: occorre decidere e fischiare. Ha dimezzato gli assessori in Giunta e raddoppiato l’investimento per l’ambiente.
Guarda con orgoglio al passato delle sua città, e pensa in grande al futuro, riflesso negli occhi dei bambini delle scuole che incontra ogni martedì.
Matteo Renzi racconta le sue aspirazioni e dà voce alla speranza di una svolta. “Adesso tocca a noi” scrive “ridare fiato al Pd, ma soprattutto ridare slancio all’Italia.

 

 

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