Category: poligamia


Aspetto dell'elemento

Metallo reattivo, lo Zinco è un minerale essenziale per il benessere ed il mantenimento della salute psico-fisiologica dell’individuo poiché possiede numerose proprietà funzionali tra le quali spicca quella antiossidante. E’ presente in tutte le cellule ed è necessario in piccole quantità; tale sostanza appartiene infatti al sottogruppo dei Sali Minerali chiamati “Microelementi”.

Configurazione elettronica

Lo Zinco risulta indispensabile sulla base delle sue virtù anti invecchiamento e protettive nei confronti di possibili danni ossidativi e anche del fatto che rappresenta un elemento costitutivo di moltissimi enzimi preposti a molteplici dinamiche metaboliche.

Lo Zinco si dimostra allora capace, attraverso le sue caratteristiche antiossidanti, di proteggere la cellula dagli attacchi dei Radicali liberi, ovvero delle sostanze di scarto derivanti da processi organici interni o da reazioni metaboliche dovute a sostanze arrivate dall’esterno, come ad esempio fumi di combustione di tabacco o di smog, molecole lipidiche, sostanze alcoliche, etc.

Come detto lo Zinco va inoltre a formare ed attivare molteplici sostanze enzimatiche, rendendosi così indispensabile, come coenzima, per lo sviluppo psico-fisico, per il buon funzionamento dei vari apparati organici (compreso il sistema immunitario), per la sintesi e la differenziazione cellulare, per la metabolizzazione di vari principi nutritivi (come ad esempio Carboidrati e Fosforo) e per l’assorbimento di alcuni di essi (ad esempio le Vitamine), così come per la formazione di altri ancora (ad esempio le Proteine) ed infine per la produzione di energia.

Lo Zinco è cruciale anche per la sintesi del DNA e per la costruzione di nuovo tessuto fisiologico, confermando in tal modo la sua necessaria presenza per un corretto sviluppo ed una adeguata crescita del neonato.

Lo Zinco è fondamentale altresì per certe funzioni e meccanismi neuropsichici, ormonali, fisici e di senso (ad esempio per la vista ed il gusto). Esso regola infatti il corretto funzionamento di vari Ormoni, come ad esempio quelli sessuali, l’Insulina e l’Ormone della crescita, media la contrattilità muscolare ed il funzionamento psico-cognitivo, ed infine mantiene in buona salute l’apparato olfattivo, gustativo e visivo, proteggendo quest’ultimo da patologie della vista come la degenerazione maculare o la cecità crepuscolare.

Ulteriori funzioni propositive dello Zinco sono quelle di favorire la guarigione di possibili ferite o scottature, agevolando e velocizzando i processi di cicatrizzazione delle medio-piccole lesioni sia interne (ad esempio ulcere), che esterne (ad esempio escoriazioni o tagli). Inoltre riesce a ridurre la secrezione sebacea, migliorando la situazione fisiologica di stati acneici e/o di dermatite seborroica.

 Lo Zinco è anche efficace nei casi di Diabete sulla base della sua azione regolatrice sull’Insulina a livello ematico, la quale prolunga l’effetto di tale fondamentale ormone nel sangue. Inoltre tale Sale minerale insieme a Iodio e Selenio influenza la funzionalità della Tiroide.

Per quanto detto una carenza di Zinco può determinare maggior spossatezza psico-fisica, per la ridotta produzione di energia e sintesi di Proteine, difficoltà cognitive, dolori articolari e muscolari, problemi dermici e minor reattività di guarigione in caso di lesioni cutanee e/o infezioni, visto anche il rallentamento della formazione di collagene.

La scarsità prolungata di Zinco può inoltre comportare la comparsa di smagliature sulla pelle e di macchie sulle unghie, così come la crescita di capelli più fragili e decolorati e la loro maggiore caduta. Si può inoltre osservare un generale e pericoloso invecchiamento precoce dell’apparato dermico e dei suoi annessi con l’aggravarsi ed il cronicizzarsi dei suddetti problemi fisiologici.

Una situazione di carenza del livello di Zinco può comportare anche manifestazioni psico-fisiche di eccessiva stanchezza, con un rallentamento delle capacità e sensibilità psico-cognitive e sensoriali e un’alterazione dell’appetito e del sonno.

Nei casi più gravi la mancanza di Zinco può favorire o portare anche ritardo dello sviluppo sessuale e della crescita, ciclo mestruale irregolare, diminuzione del desiderio sessuale, impotenza maschile, problemi e disturbi psicologici (ora si capiscono tante cose!!!)

La presenza di Zinco può essere garantita attraverso l’alimentazione; in tal modo la sua introduzione e disponibilità, come quella degli altri principi nutritivi, passa attraverso una dieta variegata ed equilibrata (come ad esempio quella Mediterranea).

Allo stesso modo una carenza eccessiva di Zinco solitamente è determinata da una alimentazione irregolare, con l’ingestione di quantità eccesive di certi cibi e l’assenza di altri dal menù quotidiano (ad esempio una dieta con pochissima presenza di carne).

Anche l’abuso di alcol può portare alla scarsità di tale Sale minerale, poiché le molecole alcoliche lo spingono fuori dal fegato; ulteriori situazioni che possono interferire con le giuste quantità organiche di Zinco sono l’eccessiva sudorazione, l’utilizzo di antibiotici, corticosteroidi e/o diuretici, l’introduzione di grosse quantità di Calcio (che è suo antagonista a livello dei recettori di assorbimento), ma anche situazioni di forte stress psicologico e/o fisico.

Lo Zinco viene assorbito organicamente a livello dell’intestino tenue ed eventualmente le quantità che non servono vengono rilasciate sempre per via intestinale (e in minima parte per via urinaria o attraverso la normale traspirazione dermica).

Tale Microelemento si ritrova in particolare nel fegato, nei muscoli, nelle ossa, nei denti, nella pelle, nei capelli nei globuli rossi e bianchi, mentre i cibi che ne contengono maggiori quantità sono: carne rossa, cereali, cioccolato e cacao, crostacei, fegato, formaggi, frutta secca, germe di grano, latte, legumi, lievito di birra, pesce, semi di zucca, uova. (Frutta e verdura invece contrastano l’assorbimento di Zinco a livello intestinale a causa dei loro cospicui contenuti di fitati e fibre).

Il fabbisogno quotidiano di Zinco per una persona adulta è di circa 10-12 milligrammi (leggermente inferiore per la donna), mentre durante la crescita tali dosi dovrebbero essere più basse e salire poi progressivamente da 5 a 10-12 mg. Durante gravidanza ed allattamento l’assunzione di Zinco dovrebbe infine essere incrementato, per integrare l’aumento di necessità nutrizionali tipici di tali periodi.

 

Questo minerale è ubiquitario nell’organismo. È essenziale per alcune fondamentali funzioni come la digestione, la riproduzione e la crescita; lo zinco è legato alla funzionalità di molti apparati dell’organismo. L’elenco dei suoi benefici è esteso e a volte ambizioso…

L’integrazione di zinco può essere utile nel trattamento di problemi della pelle, come ad esempio le piaghe sugli arti, ma solo per chi ha dei bassi livelli di zinco. Le creme allo zinco applicate direttamente su una ferita sono più efficaci di un’integrazione alimentare nel ridurre l’infezione e nello stimolare la guarigione e oggi si ritrova comunemente lo zinco nelle creme per l’acne e negli shampoo per problemi al cuoio capelluto per stimolare la guarigione.

Lo zinco fa parte di oltre 200 complessi enzimatici ed è necessario per il corretto funzionamento di molti ormoni, inclusa l’insulina, l’ormone della crescita e gli ormoni sessuali. L’organismo ne contiene da 1,4 a 2,5 g, immagazzinati per lo più nei muscoli, nei globuli rossi e in quelli bianchi.

CARENZA: gravi carenze di zinco sono poco frequenti e sono caratterizzate da alterazioni cutanee, diarrea, perdita dei capelli, disturbi mentali e infezioni ricorrenti a causa dell’indebolimento delle funzioni immunitarie. Una carenza di zinco può inoltre predisporre ad una carenza di vitamina A.

Principali funzioni dello zinco

Lo zinco è un componente fondamentale di molti enzimi implicati nel metabolismo energetico. Ha proprietà antiossidanti, favorisce il normale funzionamento della prostata e partecipa alla crescita e al differenziamento cellulare; stimola inoltre la rigenerazione dei tessuti. Per questo motivo è molto importante includere nella propria dieta alimenti ricchi di zinco.

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Quando ci innamoriamo?
 
Noi tendiamo ad innamorarci quando siamo pronti a cambiare. Perchè siamo mutati interiormente, perchè è cambiato il mondo attorno a noi, perchè non riusciamo più realizzare i nostri desideri o ad esprimere le nostre potenzialità. Allora cerchiamo qualcuno che ci indichi la strada e ci faccia assaporare un nuovo modo di essere. Possiamo perciò innamorarci a qualsiasi età, ma soprattutto nelle svolte della nostra vita. Quando passiamo delle scuole elementari alle medie, poi alle superiori, all’università, o quando cambiamo lavoro, o a quarant’anni quando inizia la maturità o a sessanta, o a settanta quando inizia la vecchiaia. Oppure quando la vecchia relazione si è consumata, o il mondo è cambiato e noi cerchiamo un nuovo accordo con esso.
Di chi ci innamoriamo?
 
Della persona che, nel particolarissimo periodo in cui siamo predisposti ad innamorarci, col suo comportamento, con i suoi sentimenti, con i suoi valori, con la vita che ha vissuto, con i suoi sogni, con il suo slancio, ci fa sentire che, uniti a lei, possiamo realizzare le nostre potenzialità, soddisfare i desideri maturati dentro di noi. Allora proviamo una attrazione irresistibile e il bisogno di fonderci spiritualmente e fisicamente con lei. Io paragono il processo amoroso ad un puzzle: le caratteristiche della persona amata sono i frammenti decisivi che ci rivelano, in un istante, l’intero disegno. La ricerca può essere molto lunga, ma la rivelazione è improvvisa.
La cotta
 
Quando siamo predisposti, ci innamoriamo di quella persone che, col suo comportamento, i suoi sentimenti, la sua bellezza, il suo slancio, ci fa sentire che, uniti a lei, possiamo realizzare le potenzialità e i soddisfare i desideri maturati dentro di noi. Io paragono l’innamoramento alla soluzione di un puzzle: le caratteristiche della persona amata sono i frammenti decisivi che ci rivelano, in un istante, l’intero disegno. E la cotta? La cotta è quando noi, colpiti da alcune delle caratteristiche abbiamo l’impressione di cogliere la figura intera ma non è vero. Fuor di metafora abbiamo l’impressione di aver trovato una persone meravigliosa, straordinaria, unica. Ma dopo un po’ di tempo, ci accorgiamo di aver sbagliato e riprendiamo la ricerca.
Come sappiamo se siamo innamorati?
 
Come fai a sapere se sei veramente innamorato? Che non si tratta di una cotta momentanea, di una infatuazione? Studiando i sentimenti che provi quando sei lontano dall’amato. Non basta il desiderio ossessivo insistente di rivederlo, di sentiti dire ti amo, di fare all’amore. Quando sei veramente innamorato vieni preso da terrore panico che non ti ami più, dalla disperazione perché sai di non poter vivere, respirare senza di lui. E quando lo ritrovi è come se fossi tornato a casa dopo un esilio di mille anni, come il bambino che terrorizzato e urlante finalmente trova rifugio fra le braccia di sua madre. Una dolcezza senza fine, uno scuotimento di pianto, il tuo essere che si scioglie, come un liquido, in qualcosa che è lui, che è voi due, che è l’intero mondo.
Il tempo
 
Quando incontriamo un amico, anche dopo anni, è come se lo avessimo lasciato un momento prima. Riprendiamo la conversazione come se fosse un dialogo interrotto. Eppure non è un dialogo interrotto, non è la prosecuzione di quella conversazione. Perchè non ci interessa ciò che è accaduto nell’intervallo. Il tempo dell’amicizia è granulare, un succedersi di momenti presenti che si giustappongono. Invece il tempo dell’innamoramento denso, continuo, spasmodico. Dell’innamorato vogliamo sapere tutto, come ha passato ogni giorno, ogni ora. Il tempo dell’innamoramento stringe assieme il più remoto passato e il più lontano futuro. L’innamoramento è rimembranza e attesa ed il presente è la espansione gloriosa di questo spasimo. Ogni istante dell’amore soffre questo eccesso di temporalità e vuol essere eterno.
Fedeltà
 
Ci può essere fedeltà nel matrimonio, fra innamorati, fra amanti? Molti dicono di no. Ma non è vero. Ci può essere anche per periodi lunghi lunghissimi, per dieci, venti anni. Ed anche fra persone che, in precedenza sono sempre state molto libere e che non hanno scrupoli religiosi. La fedeltà è sempre frutto della volontà, di una scelta volontaria. Ma quando questa scelta non viene vissuta come una rinuncia. Alcuni uomini – nell’uomo la fedeltà è più rara – sono fedeli perchè amano tanto la loro donna da non volerla confondere, mescolare con altre. Nelle donne innamorate c‘è spesso il piacere e l’orgoglio di dire di no a tutti gli altri per esser solo dell’unico uomo che merita il loro amore, il loro cuore, il loro corpo. Un giardino fiorito che si apre solo per lui.
Cacciato e cacciatore
 
Si è sempre detto che l’uomo è cacciatore, mentre la femmina tende a trattenerlo e costruire il nido. Balle, la femmina è una straordinaria cacciatrice, migliore anzi del maschio. Perchè il maschio è poco selettivo, guarda alla quantità piuttosto che alla qualità. Egli cerca di diffondere il suo seme nel maggior numero possibile di femmine. La femmina invece è molto selettiva, caccia solo i maschi più belli, più intelligenti, più audaci, più ricchi e più forti. Ed è abilissima nel conquistarli. Lo fa da milioni di anni nonostante tutti i vincoli e le leggi maschili per frenarla. Ed è stata una fortuna, perché immaginate come sarebbe andata a finir male l’evoluzione della specie umana se avesse scelto quelli più brutti, poveri, stupidi e paurosi.
Abbigliamento e trucco
 
Le donne, in ogni società ed in ogni epoca, hanno sempre curato l’abbigliamento ed il trucco perché solo così possono valorizzare la propria bellezza. La differenza fra una donna trascurata la stessa in “alta uniforme“ è così grande che l’uomo ha l’impressione di due persone diverse. Nel celebre film Sabrina quando la ragazza (Hudrey Hepburn) torna elegantissima da Parigi i due uomini non la riconoscono poi se ne innamorano. La donna per rendere erotico il proprio corpo ha bisogno degli stilisti, dei sarti, dei calzolai, dei parrucchieri, dei truccatori, dei chirurghi estetici, dei gioiellieri. Il lusso e il bello sono strettamente connessi. Un uomo povero non può permettersi una donna bellissima. Non potrà darle ciò che vuole e qualcuno ricco e potente gliela porterà via.
Conoscere col corpo
 
Per conoscere il maschio la donna usa il proprio corpo. Si fida più delle proprie sensazioni che della ragione o di quello che lui le dice. E il primo aspetto che percepisce dell’uomo è l’odore. L’odore lo senti anche a distanza, basta essere seduti accanto in treno, in aereo, in macchina, al ristorante, in salotto, o sull’ascensore. Spesso le basta questo per decidere se incominciare a parlare con lui, se stabilire un dialogo erotico oppure no. Fra gli odori quello più importante è l’alito e a volte gli si avvicina apposta, con una scusa per sentirlo. Se le ripugna non vorrà più che si avvicini. Poi c’è il sapore, soprattutto il sapore della bocca che rileva col bacio. Ma dal modo di baciare la donna capisce dell’uomo moltissime altre cose, perfino se è avaro o generoso, sincero o falso.
Ti butta giù giù
 
Quando ci innamoriamo, tutti mettiamo il nostro amato più in alto. Ma quando cessa l’innamoramento, mentre l’uomo si limita a riportare quella la sua ex amata al livello delle altre, la donna porta chi amava ad un livello più basso degli altri, in un abisso. E se lui piange e la scongiura di fare all’amore, lei prova disprezzo, le ripugna persino che la tocchi. Fa più facilmente all’amore con il primo che capita. L’ espressione “vado col primo che capita, ma non con te” non è perciò solo un modo di dire tipico della donna, ma un vero comportamento. L’uomo ha una reazione opposta. Se la donna che amava piange, lo scongiura di restare con lei, di fare all’amore non solo non prova disprezzo, ma al contrario tenerezza, stima e ne viene attratto eroticamente.
Stupro
 
Un uomo fa fatica a capire perchè una donna, che si concede con estrema facilità a tanti altri uomini, a lui può dire di no, e considera la sua insistenza una molestia sessuale. Non sa che “la scelta” è l’essenza dell’erotismo femminile. È sempre la donna che sceglie, e sceglie chi le piace. Può decidere di rinunciare a questo suo diritto, come fa la prostituta che va con tutti, dietro pagamento. Ma attenzione: nel preciso momento in cui, ad una certa ora o in un certo giorno, smette di essere prostituta, si riappropria del proprio diritto e, se viene pressata a compiere un atto sessuale, lo considera uno stupro. Lo stupro, prima che un atto di violenza fisica, è un atto di violenza contro la istintiva libera volontà della donna di darsi a chi le pare.
Seduzione
 
L’innamoramento rende timidi, rispettosi, adoranti. Il ragazzo innamorato perciò prova orrore vedendo che la sua amata gli preferisce uno che non l’ama ma è brillante, sbruffone, sa farla ridere, divertire. E la ragazza innamorata resta allibita vedendo che l’uomo più forte, più intelligente cede di fronte alle moine, ai vezzi, alla seduzione sessuale di donne mediocri ma spregiudicate. Così nel profondo del loro cuore tanto i maschi come le femmine temono che l’amore profondo, vero, sincero sia pericoloso perché l’altro è sensibile solo all’artificio, alla manipolazione. Questa paura spinge tutti e due a studiare l’arte della seduzione. Con essa imparano a recitare per ottenere i loro scopi, ma anche a distinguere chi recita e chi invece è veramente innamorato.
Verità e perdono
 
Nel racconto La Signora col cagnolino di Cechov, a Jalta un uomo ha una avventura con una signora. Poi si sente spinto a cercarla di nuovo, la trova a Mosca si innamora, si innamorano. E Cechov scrive: “Essi si perdonavano a vicenda ciò di cui si vergognavano nel loro passato, si perdonavano tutto nel presente e sentivano che quell’amore li aveva mutati entrambi”. Lo stato nascente dell’innamoramento è l’unico momento in cui gli innamorati sono avidi di conoscere tutto della vita dell’altro e l’accettano qualunque essa sia, anche se ha avuto debolezze, errori, anche se ha ammazzato. Si perdonano tutto. Ma se uno non dice una parte essenziale della di ciò che ha vissuto, in seguito non potrà più farlo, e dovrà recitare per sempre, perdendo così la meravigliosa spontaneità che l’amore gli aveva donato.
Invidia
 
Quando amiamo intensamente l’unica cosa che ci interessa è il nostro amato. Aspettiamo un suo messaggio, una telefonata, cerchiamo di immaginare dove sia, sempre con un po’ di angoscia, di gelosia. E quando ci telefona, ci dice che ci ama, quando sappiamo che sta per arrivare, quando lo abbracciamo e facciamo all’amore, passiamo di colpo alla gioia più sfrenata, alla beatitudine. Così, tanto nella preoccupazione come nella felicità, tutto le altre cose ci appaiono meno importanti: la carriera, i riconoscimenti sociali, perfino le cattiverie che ci fanno. E poichè non ci compariamo più con chi ha più successo o più fortuna di noi, perlomeno un vizio lo perdiamo: l’invidia. Gli innamorati possono avere molti difetti, essere ansiosi, gelosi possessivi, ma non sono mai invidiosi.
Nostalgia
 
Anche l’amore nato dall’attrazione sessuale più forte, alimentato dal sesso più libero, sfrenato, gioioso, quando i due amanti sono lontani, diventa nostalgia, straziante bisogno dell’altro. È come una droga, non puoi fare a meno di pensare a lui, di scrivergli, di telefonargli e i giorni ti sembrano anni, i minuti mesi. Ma quello che ti manca non è il sesso, la beatitudine sessuale, perchè lo strazio è tale che non puoi riviverla. Quello che ti manca è il tuo amato nella sua interezza, come persona, come Essere. Infatti ti basterebbe averlo vicino, parlargli, sfiorargli una mano, stringerla. Certo che l’amore ha bisogno del sesso e si esprime nel sesso, ma solo perchè il sesso è il modo più intenso per partecipare all’Essere dell’altro, di fonderci con lui, di gioire con lui.
Fusione
 
Quando due persone sono innamorate, ciascuno vuol farsi conoscere non solo per come è ora, ma anche come era, quali erano le sue potenzialità. Vuol far vedere all’amato il mondo come l’ha visto da piccolo, poi da adolescente, poi da adulto e i sogni che ha per il futuro. E, l’altro a sua volta, vuol farlo partecipare della propria visione del mondo. Entrambi nell’innamoramento ricostruiscono la propria identità personale interiorizzando l’altro con la sua visione del mondo e la sua sensibilità. La fusione raddoppia perciò l’esperienza, raddoppia la loro capacità di comprensione. È quindi sempre un arricchimento del singolo individuo mentre crea le premesse per quel tipo di comprensione profonda su cui può nascere un nuovo “noi“, una la nuova identità collettiva.
Fame dell’altro
 
Due persone che si desiderano sessualmente hanno fame l’una dell’altra, fame dei loro corpi. E, facendo all’amore, si saziano. Poi si dimenticano abbandonandosi al sonno. Le persone innamorate invece hanno ma una duplice fame. Fame dei loro corpi e fame della loro anima. Fanno all’amore, godono dei loro corpi ma vogliono anche fondere le proprie vite, le proprie esperienze, il proprio passato. E la loro fame non si sazia. Risvegliati dal sonno si desiderano nuovamente, lontani si cercano. Il sesso, placato il desiderio, cerca il distacco, l’amore la vicinanza. L’unico vero profondo regalo che potete fare a due innamorati è farli stare sempre insieme, perchè possano cercarsi e ritrovarsi, e godersi infinite volte. Il sesso è un bacio isolato, l’amore una danza vorticosa, una giostra che li trascina.
Il dilemma
 
L’amore arriva sempre come un ladro inatteso. Penetra nella coppia esistente come il rapinatore in una casa, e la devasta. Quando io mi innamoro, continuo a voler bene a mio marito, a mia moglie, alla persona con cui convivo, ma le tolgo l’esclusività, mette al suo posto un altro e questo lei non può accettarlo. Mi scongiura, mi impone di scegliere, mi scaccia. Così l’amore, che chiede di essere solo felicità, si trasforma in uno straziante dilemma. Ti obbliga a scegliere fra due persone che vorresti continuare ad amare in modo diverso. L’oriente, se non ha risolto, ha perlomeno attenuato questo dilemma con la poligamia. L’occidente cerca di risolverlo dando più importanza al sesso, rinviando il matrimonio, indebolendo il legame di coppia, moltiplicando i singles.
Il corpo erotico
 
Nell’innamoramento spesso uno ama più, o un ardore, un desiderio più intenso dell’altro. Questa differenza però non ha nessuna importanza se chi ama di più usa il suo calore, la sua passione, la sua fantasia per riscaldare, accendere il cuore e il corpo dell’amato. L’uomo può farlo col corteggiamento, il gioco, la poesia, l’intelligenza erotica. La donna ha, in più, altre risorse come l’abbigliamento, il trucco, la gestualità, la danza. Ma ha, soprattutto la possibilità di usare il suo corpo erotico. Perchè tutto il corpo femminile è erotizzato, e la donna che riesce a liberarsi dei tabù, delle inibizioni, può insegnare, all’uomo che ama, a godere di tutto il suo corpo esattamente come fa lei. Dandogli un piacere che l’altro non poteva nemmeno immaginare.
Amicizia erotica
 
Amicizia e sessualità sono compatibili? Si, ma è difficile. Perché gli amici si raccontano tutto, si confidano i problemi, le difficoltà, e corrono ad aiutarsi, affrontando anche sacrifici. Nell’erotismo invece, noi cerchiamo soprattutto piacere, sfrenatezza gioiosa e non vogliamo essere disturbati da tutto ciò che è problema, da tutto ciò che è sgradevole. Non ci piace che l’altro ci parli o ci ossessioni con i suoi problemi economici e di carriera. Per fare durare l’amicizia erotica occorre prudenza. I due amici-amanti-amanti possono parlare della loro attività professionale, sorreggersi, aiutarsi. Ma con moderazione, con discrezione, evitando che il peso della vita quotidiana avveleni la loro vacanza festosa.
Utopie erotiche
 
Nel corso della storia ci sono sempre stati movimenti utopici che volevano eliminare la proprietà privata a favore della uguaglianza e del comunismo. Ma che razza di uguaglianza è quella che non riguarda anche il sesso, l’erotismo? Fourier perciò propone una società in cui le coppie si possono riunire a due a due formando un quadrangolo erotico. Oppure a tre, a quattro formando dei sestetti, degli ottetti, delle orchestre passionali. Inoltre le persone più belle dovevano andare anche con le brutte le giovani con le vecchie. Lungo il corso della storia si sono formate centinaia di comunità utopiche erotiche. Però tutte si sono dissolte perché il capo finiva per prendersi (o ci andavano loro) tutte le donne più giovani e più belle, creando invidie, gelosie e rivolte.
Far ingelosire o no
 
Ci sono degli uomini competitivi che desiderano una donna solo quando è di un altro. Eccitati dalla gelosia, ardono di desiderio solo quando vedono profilarsi un rivale. Per risvegliare il loro amore, la loro passione, bisogna farli ingelosire. Una mia conoscente è riuscita conservare il proprio uomo con tre trucchi elementari: ogni tanto non gli rispondeva al telefono, altre volte non si faceva trovare a casa, oppure usciva vestita in modo elegante senza dirgli dove andava. Ma, attenzione, esiste anche il tipo umano opposto. Quello che non sopporta la gelosia. Se costui, all’inizio dell’innamoramento, vede comparire un rivale, si ritira, scompare. Chi vuol trattenere questo tipo di persona facendola ingelosire la perda. Se ci tiene, se l’ama, sia prudente, le dia sicurezza.
Competizione sessuale
 
Ci sono due meccanismi opposti nella competizione erotica. Il primo ci dice che vince chi riesce a portar via per primo la persona desiderata e ad accoppiarsi con lei. Sta alla base dell’antico desiderio maschile di possedere una vergine. Se non riesce, se un altro lo precede si sente vinto e prova un moto di gelosia. Ma il secondo meccanismo dice invece che vince l’ultimo che porta via il trofeo. Il maschio si eccita all’idea di poter prendere la femmina che si è accoppiata con un altro perché, sostituendolo, lo scaccia simbolicamente, si impadronisce di quanto era suo. Questo meccanismo, in fondo, è implicito in tutta la prostituzione. Ogni uomo prende una donna che è appena stata di un altro maschio, lo scaccia e lo sostituisce.
Amante
 
L’amante è un giardino cintato, separato dalla vita quotidiana. La quotidianità non è governata da noi, ma dai doveri istituzionali, dalla ufficialità che rende tutto manifesto, nominabile, descrivibile, enumera i doveri, i dettagli, le mansioni. È il luogo dove passano tutti. Invece il mondo dell’amante è appartato, nascosto, segreto. Molti pensano che il segreto serva a dare il brivido del proibito. No, protegge gli amanti dalla irruzione degli altri. Quando la relazione diventa manifesta, pubblica, cambia natura, diventa matrimonio, anche se non gli viene dato questo nome. Recintato il tempo e lo spazio, protetti dal segreto, gli amanti diventano i registi del proprio mondo erotico e ne fanno una rappresentazione teatrale, si essa un orgia, un ballo o un idillio.
Confessare o no?
 
In un libro che ho letto ma non ricordo quale, ci sono due amanti. L’uomo, preso da sensi di colpa e dal desiderio di chiarezza e sincerità vuol confessare la loro relazione a sua moglie. Lei è terrorizzata. Per carità non farlo, gli dice, oggi noi siamo soli, felici, nessuno ci disturba, nessuno invade la nostra intimità. Ma appena avrai parlato con tua moglie sarà tutto diverso. Nella nostra vita entrerà lei, di prepotenza, e poi i tuoi figli, gli amici, i tuoi genitori i miei, una folla strabocchevole vociante,che riempirà tutta la nostra vita, il nostro spazio il nostro tempo con le loro recriminazioni, le loro minacce, i loro consigli, le loro parole. Non saremo più soli. Saremo sempre in mezzo a questa gente sgradevole chiassosa, petulante. Io non la voglio.
Allegria
 
L’erotismo appartiene alla sfera del gioco, del divertimento, dello scherzo, della gioia. Due persone che vivono insieme, dormono insieme, lavorano insieme ma sono sempre assorbite da problemi, impegni, doveri, e non trovano il tempo di andare a ballare, di far festa, di giocare e scherzare, a poco a poco vedranno diminuire il loro desiderio erotico. E lo stesso succederà a tutti coloro che hanno una visione pessimista, seria o tragica della vita, e non sanno, perlomeno di tanto in tanto, ritornare freschi, allegri, spensierati, scatenati come bambini. Ed è per questo che alcuni si fanno un amante, perché quando vanno con l’amante è come se marinassero la scuola. Si buttano dietro le spalle tutti i doveri e pensano solo a divertirsi, a giocare e a darsi piacere.
Ricco e povero
 
Quando ero giovane non avevo i soldi per comperarmi una vespa e, per fare all’amore con una ragazza, dovevo portarla nei campi. Sebbene fossi molto carino, quelle belle non ci volevano venire. Invece vedevo che i maschi che avevano una macchina spider, per esempio il duetto, ne avevano sempre a bordo di bellissime. È passato il tempo, è cambiato tutto, c’è stata la rivoluzione sessuale, il femminismo, le donne fanno carriera, le ragazzine fanno all’amore a quattordici anni, il sesso è libero, separato dall’amore. Però, guarda caso, quando vado a Forte dei Marmi constato che i giovani maschi che hanno macchine sportive di lusso, Ferrari, Lamborghini oppure barche, lussuose, hanno sempre con loro delle ragazze bellissime, modelle, miss qualcosa, divette della TV. E gli altri no. Cos’è cambiato?
Fuori!
 
È la donna che lascia bruscamente e per sempre. L’uomo lascia, ma può riprendere, per amicizia, oppure per desiderio sessuale. La donna rompe in modo brusco perché vuole un amore vero e, quando è delusa, prova collera, odio. E, conoscendo intuitivamente l’uomo, li lascia crescere dentro di se fino ad un livello parossistico. Ma non vuole che trapeli nemmeno inavvertitamente. No lui non deve immaginare nulla, sospettare nulla fino al giorno in cui lo caccerà via, via per sempre. Sarà una vendetta terribile dirgli che non lo amava, lo disprezzava, le faceva schifo, rinfacciargli le sue cattiverie, le sue meschinità lasciandolo sconcertato, impietrito, distrutto. E vederlo brancolare, piangere, scongiurare come un bambino piagnucoloso rafforzando così ancora di più il suo disprezzo.
Potere o amore?
 
Il potere, il successo, la vittoria, la vendetta, la gloria non possono mai dare un piacere intimo, profondo, duraturo e sereno come quello dell’amore ricambiato. Perchè sono sempre accompagnate da contrarietà, nemici, pericoli. Il tiranno onnipotente sa di essere circondato da traditori e teme per la sua vita. Invece a chi ama ed è sicuro di essere riamato, il mondo appare sereno ed amico. Ed anche quelli che potrebbero apparire ostacoli: un ritardo, un equivoco, l’attesa di una telefonata, sono in realtà sempre fonte di delizioso languore. Di un dolce spasimo che fa pregustare l’incontro d’amore e la felicità dei corpi che si abbracciano e, si fondono e si saziano. Cosi il piacere d’amore dura a lungo, godendo esclusivamente di se stesso e non ha bisogno di nient’altro.
Sesso e pericolo
 
L’attrazione sessuale è molto più antica della società e perciò ha sempre la tendenza a violare le leggi, le regole deontologiche, la neutralità richiesta dal proprio ruolo sociale. Unisce ciò che ufficialmente deve essere diviso nel modo più capriccioso e imprevedibile. Per questo la sessualità è sempre stata usata nella lotta politica, dai servizi segreti, impiegata per produrre scandali ed eliminare avversari scomodi. Ma anche nella vita quotidiana, pensiamo a quanti conflitti può creare quando si insinua nei rapporti fra impiegato di banca e cliente, fra medico e paziente, fra giudice e imputato, fra poliziotto e delinquente, fra insegnante ed allievo, fra esaminatore ed esaminato, fra padrone e servitore, fra vicini di casa, fra amici e perfino fra nemici.
Uno o molte?
 
Aumentano le persone che cercano il piacere nello scambio di coppia, facendo all’amore in tre o quattro o in tanti nell’orgia confondendosi nella molteplicità dei corpi. Altri dicono loro che sbagliano perchè il piacere sessuale più profondo, l’estasi totale si può ottenere solo concentrandoci su una persona con cui raggiungere una totale intimità ed un totale abbandono.
Solo così possiamo trasformare il nostro
corpo ed il corpo dell’amato in strumenti musicali con cui creare, senza freni, senza inibizioni, senza limiti, le infinite armonie che vi sono celate, il mistero racchiuso nelle nostre più recondite fantasie. E ci spiegano che noi tutti utilizziamo solo una frazione infinitesima del nostro corpo erotico per cui, disperdendoci nella molteplicità, perdiamo anche quella.
Non eri come pensavo
 
La trasfigurazione dell’amore non è mai una pura invenzione, un puro delirio, ha sempre una base, non fa che accentuare, esaltare ciò che esiste. È una esagerazione, una iperbole, non una pura illusione. Poi nel corso della vita noi cambiamo, cambiano le circostanze, dobbiamo affrontare altri problemi e le qualità della persona amata che ti attraevano non ti servono più. Allora le senti come un limite, un ostacolo un disagio. Quell’uomo impulsivo e impetuoso ora ti appare violento e litigioso. Quella donna ridente, brillante, fantasiosa, ora di sembra sconsiderata e inconcludente. La fine di un amore è sempre amara per entrambi perché ciascuno rimprovera all’altro di non essere come lo aveva immaginato, mentre in realtà gli rimprovera di essere proprio ciò che era.
L’amore è geloso
 
Uomo e una donna ad una festa. Lui non sa ancora di amarla, gli piace, stanno bene insieme, giocano, si divertono, ogni tanto fanno all’amore. Durante la festa lei vede un’altro, le piace, è libero, sta per partire per un viaggio, le chiede se vuol andare con lui. Perché no? Faranno insieme una vacanza, si divertiranno, nessun legame. Poi ciascuno per la propria strada. Ma l’uomo che sta con lei, quando capisce che la sua compagna può andarsene con l’altro prova un dolore insopportabile. Perché scopre di amarla. Lei è sul versante del sesso, lui su quello dell’amore. Quello che per lei è gioco, per lui è tragedia. L’amore è geloso, l’amore è possesso. Dice: “quest’uomo è mio, questa donna è mia!“ e non posso sostituirli con nessun altro.
Pesante e leggero
 
Nella nostra epoca, l’amore è difficile e viene sostituito dal sesso. Perché il sesso non lega, non fa soffrire, se non va bene con questo andrà bene con l’altro. Invece l’amore ti da l’estasi e la felicità, ma poi basta un nulla, una frase sbagliata, per lasciare una ferita straziante. E non puoi dire a chi ti ama “era solo sesso” perché egli non può accettare che tu scelga volontariamente il piacere sessuale reciproco con un altro, invece che con lui. Il sesso è leggero, l’amore è pesante. Ma quel piacere leggero lacera, distrugge l’altro.
Amore appiccicoso
 
Le donne, quando sono innamorate fioriscono e, ricambiate, diventano più belle, sono come in uno stato di grazia. Non hanno paura della separazione e, anche lontane da chi le ama godono delle cose belle della vita riscaldate dal loro amore. Molti uomini (non tutti naturalmente) invece, quando si innamorano, anche se sono riamati, hanno bisogno della presenza fisica del loro donna, hanno bisogno di abbracciarlo, di sentirla sempre a disposizione. Sopportano male la separazione, e se lei si allontana, vogliono sapere tutto ciò che ha fatto, ma non per gelosia, per essere sempre spiritualmente con lei. Il risultato però può essere che le donne del primo tipo, allegre, sicure, che gioiscono dell’amore in sè, dapprima lusingate da tanta attenzione, poi si seccano, li trovato troppo possessivi, troppo appiccicosi.
Fascino
 
Il fascino non è un corpo, non è un volto è il tralucere di una vita. Nel film di Scorsese L’età dell’innocenza, la contessa Olewska, interpretata da Michelle Pfeiffer, esercita un fascino irresistibile perché porta nella banalità newyorkese, il segreto conturbante degli amori e delle passioni europee. Un mistero che traspare nella dolcezza fiera e dolente dei suoi lineamenti, nel suo sorriso disarmante, nel suo abbigliamento raffinato, nella sua sicurezza fra gente ostile, nel suo anticonformismo che indica altre abitudini, altri amori, rapporti proibiti. Il fascino è sempre il tralucere di un passato e di un mondo a noi sconosciuto, di una trasgressione al nostro ordine quotidiano. È il rivelarsi di questo mistero, è la seduzione di questo mistero.

tratto da www.alberoni.it

Che cos’é l’amore?
Due persone, in un certo momento della loro vita, incominciano un mutamento, si rendono disponibili a staccarsi dai precedenti oggetti d’amore, dai precedenti legami, per dare origine ad una nuova comunità. Allora entrano in stato nascente, uno stato fluido e creativo, in cui si riconoscono reciprocamente e tendono alla fusione. In tal modo essi costituiscono un noi, una collettività ad altissima solidarietà e ad altissimo erotismo.

È all’interno di questo noi che i singoli individui realizzano i loro sogni erotici e non erotici, le loro aspirazioni, le loro possibilità inespresse. L’altissima solidarietà, l’immenso piacere erotico che si danno a vicenda permette a ciascuno di subire e di esercitare fortissime pressioni sull’altro, pressioni che portano alla formazione di un progetto comune, ad una comune visione del mondo.

La nuova coppia nascente é animata da una energia inesauribile e da un traboccante entusiasmo. Il mondo le appare meraviglioso , le possibilità di azione infinite. Elabora una nuova concezione della vita , ristruttura tutti i propri rapporti interni ed esterni , si costruisce una nuova nicchia ecologica.

L’energia creativa, fluida dello stato nascente si trasforma così in struttura, in norma. Sono principi, regole, convenzioni, abitudini , costruiti con slancio, con l’adesione più entusiasta, perché avvengono nel momento della massima spinta alla fusione. Sono patti giurati che custodiscono la speranza e la promessa dello stato nascente, dove traluce sempre l’assoluto. Con il passaggio dall’istituzione allo stato nascente é avvenuta una conversione della struttura – famiglia, casa, figli,amici, idee consolidate – in energia. Adesso avviene il contrario. È l’energia che si traduce di nuovo in struttura: nuova casa, nuovi amici, nuova concezione del mondo.

Domandiamoci ora: cos’é l’amore come emozione, sentimento, esperienza soggettiva, stato dell’animo, in questa prospettiva? L’amore é il risvolto emozionale interiore della nascita di una nuova collettività e di un nuovo me stesso. E la persona amata é il perno, l’asse attorno a cui avviene questa ricostruzione. È l’esperienza del fondermi con lei formando una nuova entità che mi risplasma, mi ricrea e ricrea il mondo in cui vivo. È l’esperienza di scoprirmi parte di un nuovo mondo, di un nuovo cielo ed una nuova terra. E la persona amata é la porta per accedere a tutto questo.

L’amore come emozione d’amore, come slancio, languore, desiderio, spasimo, sogno, é quindi l’energia creativa nel suo manifestarsi. Dell’energia creativa che, attraversandomi, mi usa come sostanza per edificare un nuovo mondo e un nuovo me stesso. Noi perciò amiamo ciò che ci sta creando e che stiamo creando. Di cui siamo ad un tempo figli e genitori. Questo nell’innamoramento. Ma possiamo applicare la stessa definizione anche alle altre forme di amore che conosciamo?

Incominciamo questa verifica partendo dall ‘amore della madre per suo figlio. Cosa abbiamo detto? Noi amiamo ciò che stiamo creando e che ci sta ricreando. La madre, già quando aspetta il bambino e poi quando lo allatta, lo nutre, lo alleva sperimenta la creazione di un essere mediante il quale ricrea se stessa. Crea una nuova comunità con un nuovo mondo entro cui entrambi saranno mutati. È la co-creazione di un mondo. Il bambino non é passivo . Risponde ai suoi stimoli e la porta a ridefinire continuamente se stessa, lui e il loro mondo. Questo processo continuerà per tutta la vita. Ed é per questo motivo che l’ amore della madre per il figlio e del figlio per la madre dura. Dura perché si rinnova perennemente. Perché, possiamo ora domandarci, questo tipo di amore non corre il rischio di scomparire come, invece, avviene nella coppia? Perché resiste alle più forti frustrazioni, alle delusioni più amare? Perché nella coppia entrano due individui già formati, ciascuno con i propri legami amorosi individuali e collettivi, con le proprie concezioni del mondo.

Nell’innamoramento essi destrutturano il proprio Sé precedente, il proprio mondo precedente. Ma solo in parte. Il processo di co-creazione della coppia avviene attraverso scontri, prove, compromessi. Ciascuno compie delle rinunce, ma tiene saldi alcuni valori. Con il passare del tempo, le due personalità possono avere sviluppi divergenti. L’universo in comune fra genitori e figli é enormemente più esteso. Il processo di aggiustamento reciproco avviene quando il bambino é plastico. E continua giorno dopo giorno sotto la guida del genitore che gestisce il cambiamento, evita che sorgano conflitti insolubili, divaricazioni insopportabili. Queste possono comparire solo nell’adolescenza o nella vita adulta.

Vediamo ora il rapporto amoroso che si stabilisce nell’amicizia. Questa é fondata sul principio del piacere. Non si costituisce a caldo, nel processo di stato nascente. Non c’é fusione iniziale, ardente, rischiosa, appassionata. L’amicizia si costituisce lentamente, incontro dopo incontro, in cui ciascuno getta un ponte fra quello precedente e quello successivo. È il precipitato storico di rapporti riusciti, gratificanti, rassicuranti, divertenti. Anche i due amici tendono ad una parziale fusione, anche loro tendono ad elaborare una comune visione del mondo. Anche loro costituiscono un noi. Ma senza la violenta e radicale distruzione del mondo precedente. Se fra loro esistono fin dall’inizio delle divergenze nelle credenze politiche e religiose, delle diversità di gusti, di abitudini, di opinione, non c’é un processo di fusione in cui vengono sciolte come in un crogiuolo. Permangono e rendono la relazione delicata.

Gli amici restano uniti perché scoprono, a poco a poco, di avere delle affinità elettive, perché compiono uno sforzo volontario di aggiustamento reciproco, cercando ciò che li unisce e non ciò che li divide. Ma se compaiono divergenze ideologiche, contrasti di interesse, o se qualcuno si comporta in modo eticamente scorretto, il rapporto amicale si rompe e di solito la rottura é irreparabile. L’amico può perdonare la menzogna, il tradimento, ma le cose non tornano più come prima. L’amicizia è la forma etica dell’eros. Anche il sentimento amoroso dell’amicizia dipende dalla costruzione comune di un mondo e della propria identità. Si intensifica nei momenti di cambiamento, di crisi, quando ci confidiamo con l’amico, gli chiediamo sostegno e consiglio. Si intensifica con lo scambio delle esperienze, affrontando insieme i problemi, con l’aiuto reciproco, combattendo fianco a fianco contro un avversario, una minaccia, come due cacciatori, come due guerrieri.

Prendiamo adesso l’ammirazione, l’adorazione per un divo alla cui base abbiamo posto il meccanismo dell’indicazione. Quando questo interesse é molto forte, il personaggio diventa una componente importante dei processi di definizione di se stesso e del mondo. Pensiamo a cosa rappresentano, per gli adolescenti, i campioni sportivi, i divi dello spettacolo, i cantanti di musica leggera. Essi li prendono come modelli di identificazione. Le giovani donne partecipano alle vicende amorose del loro divo preferito. Talvolta fantasticano una vita di coppia con lui.

Ancora più profondo é il processo che avviene nel rapporto con il capo carismatico di un movimento politico o religioso. Il capo carismatico é colui che interpreta la situazione storica, che da un senso al mondo, che stabilisce la meta, la direzione. L’amore per il capo carismatico rassomiglia a quello che proviamo per la persona di cui siamo innamorati. E se il capo resta tale per molto tempo, l’amore per lui si affianca all’amore per la madre o per il padre, e costituisce un punto fisso di riferimento per tutti i problemi della vita.

Questa definizione dell’amore vale anche per il meccanismo della perdita. Nella perdita il nostro mondo consolidato, familiare, i nostri oggetti stabili di riferimento, le nostre mete vengono sconvolti, minacciati di distruzione. Ci troviamo improvvisamente di fronte all’abisso del nulla. Allora siamo costretti a riesaminare il valore di tutte le cose che abbiamo, a ripensare noi stessi, la nostra vita, il nostro futuro. A ridefinire ciò che vale, ciò che non vale. La lotta per sottrarre il nostro oggetto d’amore individuale o collettivo alla perdita, é perciò una ricostruzione del mondo. Non é l’apparizione di un mondo nuovo, non è la marcia verso la terra promessa. Ma é pur sempre la marcia verso la patria perduta di cui si é riscoperto il valore e la bellezza. Della patria che si deve riconquistare con la consapevolezza che é il massimo bene, e che per essa vale la pena anche di morire.

Abbiamo così visto che tutte le forme di amore, tanto quelle che sorgono dallo stato nascente come dagli altri meccanismi, il piacere, l’ indicazione e la perdita, comportano sempre la creazione o la ricreazione di una collettività di cui facciamo parte e che ci plasma. Possiamo quindi concludere dicendo che l’amore é l’aspetto soggettivo, emozionale del processo in cui noi generiamo, mentre siamo a nostra volta generati da qualcosa che ci trascende. Da tutto quanto abbiamo detto deriva una importantissima conseguenza. Che, se l’amore dura, se si prolunga nel tempo, vuol dire che continuano ad agire i processi, i meccanismi che hanno agito nel momento iniziale, della rivelazione, della scoperta, dell’innamoramento. L’amore , se esiste, in quando esiste, é sempre “nascente”. E sempre scoperta, rivelazione, ammirazione, adorazione, desiderio di congiungimento con qualcosa che ci trascende e che da ordine e senso al mondo.La persona che amiamo é sempre, nel momento in cui l’amiamo, ciò che ci si sta rivelando come il perno del mondo, ciò in cui traluce l’essenza del mondo, l’ordinatore del mondo.

L’amore é perciò sempre brivido dell’assoluto nel contingente, qualcosa di misterioso, meraviglioso e divino. E, quando é ricambiato, é dono, grazia che chiede lode e riconoscenza.

Estratto da “Ti amo“, Francesco Alberoni, Garzanti

Sto cominciando seriamente a pensare che una persona che conosco bene ne soffra…E poi dicono delle donne…

Anoressia sessuale

Non è passato molto tempo da quando la sessualità di una coppia era considerata comunque normale, anche se i colori della fantasia in amore apparivano sempre meno ricchi di toni, fino a confondersi con un costante grigiore. Si riteneva fisiologica la caduta di desiderio dopo pochi anni di vita coniugale, ed i  lieti eventi, rappresentati dai nuovi arrivati (bambini), segnavano spesso il giro di boa per una netta inversione di tendenza nelle abitudini sessuali della coppia. Parliamo di coppie apparentemente stabili.
L’abitudine a riconoscere, comunicare e desiderare di risolvere le problematiche, le inquietudini e le insoddisfazioni della vita sessuale è una conquista relativamente recente. Si è compreso quanto una vita sessuale appagante sia importante per l’equilibrio e lo stato di salute psicofisica di ognuno e per la crescita della coppia con armonia e serenità. Armonia, serenità, accordo, complicità, alleanza, giocosità sono fondamentali per allevare la prole in modo equilibrato e adatto alle esigenze del bambino, durante il suo processo evolutivo all’interno della famiglia. I bambini hanno bisogno di punti di riferimento stabili e la salute della vita sessuale di una coppia riflette sempre il comportamento dei genitori tra loro e, di conseguenza, con i propri figli. Un comportamento libero, aperto, saggio, equilibrato, gioioso e giocoso con i figli è annunciato dalle stesse caratteristiche vissute nella vita sessuale della coppia. Al contrario, ansie, frustrazioni, sentimenti di inadeguatezza, amarezza, conseguenti ad una vita sessuale con caratteristiche sempre più sbiadite, non giova alla armonia della coppia e della famiglia.

L’anoressia sessuale è un disturbo del desiderio sessuale che interessa un numero sempre crescente di persone. Negli Stati Uniti, da una ricerca sulla popolazione del Journal of American Medical Association, emerge che il 33% delle donne tra i 18 e i 59 anni soffre di parziale o totale assenza del desiderio sessuale, contro il 16% dei maschi.
Il disturbo è maggiormente invasivo e catastrofico nelle coppie, dove non solo uno dei due non prova più nessun desiderio ma crolla in modo significativo anche l’intimità, il contatto fisico non finalizzato al sesso, mi riferisco alle affettuosità, come carezze, sguardi, abbracci, baci, etc. Il corpo dell’altro non ispira più alcun contatto e il proprio non è più percepito come oggetto di piacere. Da malattia di un solo partner l’anoressia sessuale mina in profondità il rapporto della coppia e può portare a crisi profonde, a ferite dell’amor proprio, a rancori che crescono nel silenzio. L’altro pensa di essere meno importante, è addolorato dal non essere desiderato, crede meno nel proprio potere seduttivo ed è portato a ricercare altrove conferme gratificanti; si genera un doloroso sentimento di delusione. L’intimità tende gradualmente a scomparire. Il sesso è una attività che si rinforza con la pratica e abbandonarlo significa entrare in una spirale dove è sempre più difficile recuperare quanto perduto.

Il calo del desiderio: “disturbo del desiderio sessuale ipoattivo o anoressia sessuale”, è una disfunzione del comportamento sessuale, è una vera e propria malattia. I fattori che determinano il problema sono complessi da analizzare e differenti tra loro. Se non imputabile a disturbi di natura organica o psichica, il calo del desiderio, in una persona che abbia in passato avuto una vita sessuale normale, affonda sovente le sue radici nelle dinamiche della relazione di coppia. La sessualità è condizionata dalla qualità degli aspetti del rapporto che apparentemente non hanno nulla a che vedere col sesso. In questo caso la soluzione al problema deve essere cercata all’interno delle dinamiche della coppia stessa, anche se apparentemente lontane dal problema manifesto. E’ necessario osservare la relazione nella sua interezza e comprendere i punti di contatto dove possano convogliare le esigenze di entrambi. L’anoressia sessuale è una mancanza di interesse verso il sesso, non solo manca la voglia di fare l’amore, ma mancano anche le fantasie erotiche e gli stimoli fisici, presenti invece nel disturbo più o meno grave del desiderio sessuale ipoattivo. Per chi soffre di anoressia sessuale, è come se il periodo di refrettarietà (lasso di tempo caratterizzato da disinteresse per ogni attività sessuale, conseguente alla appagante conclusione dell’atto sessuale) fosse divenuto permanente, al punto da trasformare l’individuo da animale sessuato ad animale asessuato. Si tratta di una risposta innaturale, andare contro natura. L’essere umano è un animale sessuato e non solo nelle stagioni dell’amore, come accade in altre specie animali, è quindi sensibile al sesso permanentemente, per tutti i 365 giorni dell’anno solare.

LE CAUSE DELL’ANORESSIA POSSONO ESSERE:
FISICHE: malattie, squilibri ormonali, farmaci che influiscono sul desiderio, allattamento e stato di costante stanchezza psicofisica.
SITUAZIONALI: periodi della vita dove particolari e importanti obiettivi assorbono interamente l’individuo, come periodi di superlavoro in cui tutte le energie sono dedicate alla professione, bambini piccoli in casa da gestire tra le faccende, la professione, asilo, scuola, malattie, permessi, frustrazioni, sensi di colpa, etc. Allevare bambini richiede un grande dispendio di energie fisiche ed emotive. Quando la stanchezza prende il sopravvento, si diradano nel tempo sempre più le notti d’amore. Eventuali incomprensioni e una scarsa comunicazione nella coppia amplificano ogni problema.
DEPRESSIONE: il desiderio di fare l’amore può scomparire in un periodo nero. La depressione “distrugge” il desiderio sessuale.
PROBLEMI DELLA COPPIA: quando l’intimità e la comunicazione fra una coppia vacillano, la prima cosa a risentirne sarà la sessualità, specie quella della donna. E’ triste e frustrante convivere con un partner poco sensibile e taciturno. In tali condizioni è naturale l’inibizione del comportamento intimo, in tutte le sue manifestazioni e soprattutto quella sessuale.
La donna, abitualmente, vive il sesso in modo più emotivo, questo significa che quando una donna non si sente abbastanza capita,amata e apprezzata, reagisce ritraendosi a livello sessuale.

ANORESSIA SESSUALE PERMANENTE:
In alcuni casi, l’anoressia sessuale riguarda persone che non hanno mai provato alcun interesse verso il sesso. Rapporti solamente platonici senza avere lo stimolo ad andare oltre.
In questo caso, l’anoressia sessuale ha un profondo significato psicologico. Il problema è generato da un trauma presente nell’inconscio. A volte chi non riesce ad accedere alla sessualità adulta, è una persona con la paura di crescere. Nei primi anni di vita stabiliamo un naturale rapporto diadico con la mamma (0 -2 anni circa – bambino e mamma), un rapporto fondamentale per la sopravvivenza fisica e psicologica del bambino.  Chi non sente nessuno stimolo sessuale , si percepisce a livello inconscio come un bambino, di conseguenza assessuato. Successivamente la sessualità “esplode” con la fase edipica (vedi psicoanalisi – Sigmund Freud – Lo sviluppo psicosessuale). In questa fase particolare: 4 – 6 anni ogni bambino si innamora della figura genitoriale di sesso opposto e di questo innamoramento nessuno conserva memoria (rimozione). Al contrario, la paura, la vergona e l’orrore dell’incesto non ci consente spesso di accettare questo vissuto e risulta più comodo rinnegarlo (gli psicologi dicono tante stranezze..). In questo periodo di sviluppo psicosessuale di bambini e bambine, si può talvolta riscontrare una gran differenza tra il comportamento dei genitori verso le figlie femmine che verso quelli maschi, si tratta di un limite culturale, purtroppo ancora diffuso in alcune culture e comunità. Genitori impreparati potrebbero traumatizzare soprattutto le bambine che, nella loro fisiologica fase di innamoramento del loro  papà, sono costrette a subire reazioni inadeguate, eccessivamente repressive e, purtroppo, in alcuni casi violente. La paura e la vergogna dell’adulto riflette i suoi sentimenti (dell’adulto) e il suo comportamento inadeguato alla situazione evidenzia le sue inquietudini. Una altalena di emozioni lontane nel tempo e vicine nei ricordi, il ruolo di vittima e poi di carnefice, la paura di analizzare e approfondire la situazione da parte dei genitori, generano comportamenti che “castrano” la crescita spontanea, fisiologica e naturale della propria figlia nel suo processo di sviluppo. Per il padre, la bambina che ha tanto amato, che ha stretto a se, che ha fatto addormentare cullandola osservando il suo visino beato, di colpo, si trasforma in una strega con desideri incestuosi (alterazione dello stato di coscienza e della realtà). Il genitore non riesce a vincere i propri limiti e comportarsi adeguatamente: atteggiamento non seduttivo e non repressivo. La bambina rimane traumatizzata, delusa e, non potendo comprendere queste dinamiche, spinge nell’inconscio vergogna, paura e odio, giurando a se stessa di non ripetere mai più nella sua vita il comportamento che ha cambiato così drammaticamente la sua vita in famiglia. La sua terra psichica apre una voragine che inghiotte la sua sessualità in erba. E’ un esempio di come si potrebbero formare le basi della anoressia sessuale da adulta. E’ evidente che una situazione di anoressia sessuale permanente richiede, oltre alla sensibilità e comprensione del partner, spesso un aiuto professionale (psicoterapia).

 

Alicia Gimenez Bartlett

Alicia Gimenez-Bartlett è nata ad Almansa nel 1951 e vive dal 1975 a Barcellona. Laureata in Letteratura e Filologia Moderna, ha insegnato per tredici anni letteratura spagnola e, dopo il successo dei suoi romanzi, ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura. Prima di ottenere infatti un enorme successo in patria con i romanzi Ritos de muerte e Dias de Perros la Bartlett ha pubblicato diversi libri: con Una abitacion ajena, che racconta il difficile rapporto tra Virginia Woolf e la sua cameriera, ha vinto nel 1997 il premio Feminino Lumen per la miglior scrittrice spagnola. Si è poi dedicata alla serie con protagonista l’ispettrice Petra Delicado, che l’ha consacrata in Spagna come una delle più seguite e amate gialliste. In Italia è considerata una Camilleri spagnola per la vivacità della scrittura e l’originalità delle storie.

Sulla strada e gli amori di un camionista

vita-camionistaAlicia Giménez-Bartlett nel romanzo “Vita sentimentale di un camionista (Sellerio, 2010) penetra con abilità nella psicologia maschile di Rafael, un camionista, egocentrico e dongiovanni, che ha scelto di vivere perennemente sulla strada, per godere di tutte le libertà possibili, comprese le donne. Ma l’universo femminile, in continuo cambiamento, sorprenderà tanto Rafael, quanto il lettore.

Rafael ha deciso di guidare un camion perché gli consente la libertà di non rimanere chiuso fra quattro mura e di poter variare continuamente la sua esistenza. Ha una moglie e due figlie, ma vive sempre sulla strada, guadagna e mantiene bene la  famiglia, ma torna a casa solo quando vuole.  Bell’uomo, classico maschilista egocentrico vuol disporre delle donne a suo piacere.

L’universo femminile è d’altra parte molto complesso: la Giménez-Bartlett, infatti, mette in luce con profondità varie figure di donne: la moglie, risentita, astuta e calcolatrice, l’innamorata sognatrice e  fragile, la donna indipendente e appassionata di sesso. In lei Rafael ha trovato il suo corrispondente femminile. Ma potrà durare una simile storia? Certo è che il mondo delle donne sconcerta il protagonista: tutte, per un verso o per l’altro, non sono come egli le vorrebbe. Alla fine egli si ritroverà libero, come ha sempre desiderato, ma avvertirà con sgomento la sua mancanza di radici e l’inevitabile solitudine che ne consegue.

Un’acuta analisi psicologica, la scoperta di un universo femminile in  trasformazione, il fascino del Don Giovanni, sempre alla ricerca di nuove prede, costituiscono il pregio ed anche il centro drammatico del romanzo della Giménez-Bartlett, che si distacca dalla sua produzione di giallista e costituisce una delle opere  a lei particolarmente care. Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1993, per una collana di libri di stampo femminista, anche se non contiene esplicite rivendicazioni in favore della causa, ma anzi è soprattutto uno specchio della situazione di fatto e della complessità dei rapporti umani tra i sessi.

Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è la creatrice dei polizieschi di grande successo, con protagonista Petra Delicado, tutti pubblicati da Sellerio. Ha anche scritto numerose opere di narrativo non di genere, tra cui: Una stanza per tutti gli altri, Segreta Penelope e Giorni d’amore e inganno. Nel 2006 ha vinto il Premio Piemonte Grinzane Noir e il Premio La Baccante nato nell’ambito del Women’s Fiction Festival di Matera. Nel 2008 il Raymond Chandler Award del Courmayeur Noir in Festival.

Autore: Alicia Giménez-Bartlett
Titolo: Vita sentimentale di un camionista
Editore: Sellerio
Anno di pubblicazione: 2010

Il mito della monogamia. Animali e uomini (in)fedeli

In questo libro David Barash e Judith Lipton fanno a pezzi l’ideale della monogamia sulla base delle molte evidenze che provengono dalle scienze dell’uomo ma anche dalle ricerche di zoologia comparata. Proprio nelle specie animali abitualmente ritenute monogamiche lo scambio dei partner è la regola, non l’eccezione. Ma allora, se la poligamia è la norma e la monogamia quasi un’aberrazione, com’è che grandi tradizioni e culture hanno potuto sviluppare questa bizzarra tendenza? Com’è che sofisticate filosofie hanno potuto presentare come “naturale” l’unicità del partner sessuale? Tra natura e cultura la sfida è ancora aperta.

“È un basilisco per i miei occhi e m’uccide se lo guardo”: così Shakespeare, nel Cimbelino , fa dire a Postumo, in preda a una violenta angoscia di fronte alla prova dell’adulterio della moglie. Perché l’essere umano è così geloso? Risponde Dumas figlio: “Le catene del matrimonio sono così pesanti che ci vogliono due persone per portarle, qualche volta tre”. Ironia a parte, perché tutto questo? Perché la gelosia? Perché il tradimento? Anzi, capovolgendo la prospettiva: perché il matrimonio, o monogamia che dir si voglia? In effetti si tratta di un’istituzione, o meglio di un sistema riproduttivo, la cui stessa esistenza non è affatto scontata. Che la monogamia non fosse la regola nel regno animale lo si sapeva già, ma è soltanto da pochi anni che le ricerche di etologia e biologia evoluzionistica, grazie a nuove tecniche di indagine molecolare, hanno cominciato a sollevare il velo sotto cui si celerebbe la virtuale assenza di monogamia persino in quelle specie (soprattutto uccelli, come la rondine, la tortora o la cornacchia) che, ritenute strettamente monogame, ne erano nel frattempo diventate veri e propri testimonial.

La nuova minaccia allo statu quo non proviene cioè dalle “strutture a harem”, dalle organizzazioni sociali di specie che hanno istituzionalizzato la poligamia o addirittura la più totale promiscuità, facendosi platealmente beffe fin dal principio dei nostri meschini moralismi. È proprio dietro la facciata della monogamia sociale – ovvero dietro le tante coppie “istituzionali”, apparentemente fedeli, in certi casi fino alla morte – e lontano dagli occhi “l’uno dell’altra” che si nasconde invece la sorpresa più grossa: l’insistente e capillare diffusione delle cosiddette Cec, le copulazioni “extraconiugali”, le vere protagoniste di un libro che, contandole, stimandole, osservandole ma soprattutto deducendole, ci rivela la lampante, conclamata realtà di un’onnipresente poligamia di fatto. Deducendole perché nella stragrande maggioranza dei casi gli stessi ricercatori non se ne sono accorti fino a quando la possibilità di prelevare le cosiddette impronte genetiche non ha dischiuso loro nuovi orizzonti, o meglio nuove uova, visto che si è scoperto che anche nel nido della più fedele e casta mogliettina giacciono uova il cui Dna non coincide affatto con quello del partner “marito”.

Poligamia come poliginia, ma anche come poliandria: una distinzione importante poiché, se è vero che le nuove ricerche sferrano un brutto colpo al mito della fedeltà in generale, un dato altrettanto notevole è quello che ci obbliga a restituire tutta la sua millenaria (e dunque vincente, evoluzionisticamente parlando) dignità alla parità dei sessi. Già negli anni settanta, con i fondamentali lavori del noto evoluzionista Robert L. Trivers, si era capito (posto che ce ne fosse bisogno) che per un maschio la strategia vincente è quella cosiddetta “mista”: la sicurezza di una famiglia “istituzionale” affiancata dal più facile e poco dispendioso “volar di fiore in fiore”, che alla trasmissione dei “geni egoisti” può dare molto, togliendo quasi niente. Le nuove ricerche non fanno che aggiungere nomi (per quanto insospettabili) all’elenco delle specie in cui tale abitudine sarebbe stata per così dire smascherata. Ed è vero che i differenti ruoli riproduttivi del maschio e della femmina sembrano portare i primi a inseguire “spensieratamente” la quantità e le seconde a badare maggiormente alla qualità: tant’è vero che è di solito la femmina a godere del “privilegio” di operare un’accurata selezione tra i maschi variopinti e galanti che gareggiano azzuffandosi per lei, e a compiere infine la cosiddetta “scelta sessuale”, preludio certo a un festoso accoppiamento. Ma anche la ricerca della qualità passa spesso per la quantità, ed è così che il “disdicevole” comportamento del gentil sesso assurge agli onori della cronaca.

La verità è che, al di là dei tutto sommato rari casi di poliandria sociale istituzionale (si pensi al sistema sociale degli strani uccelli jacana, dove tanti piccoli maschi subordinati si prendono cura di un nido ciascuno all’interno del territorio di un’unica “sultana”, ben più grossa di loro e molto più aggressiva), le femmine non sembrano aver nulla da invidiare ai maschi in fatto di ricerca, pratica, “sfruttamento” e (soprattutto) dissimulazione delle famigerate Cec. Seguendo una complessa serie di coordinate, e guardandosi bene dal farsi scoprire dal loro partner (intento, del resto, in attività del tutto paragonabili), le femmine della stragrande maggioranza delle specie animali non cessano mai – a quanto pare – di dedicarsi all’accurata selezione del maschio “migliore”. Anche dopo aver messo su famiglia, se poco poco vedono passare un individuo molto attraente (e dunque, in linea di principio – ma naturalmente si parla di principi inscritti nel Dna – molto adatto a garantire protezione, cibo, cure parentali e soprattutto ottimi geni che rendano la prole maggiormente adatta a sopravvivere) in un momento in cui il loro partner ufficiale è fuori “a caccia” (di cibo o di amanti che sia), esse non disdegnano affatto di mostrarsi carine con lui (anzi, spesso e volentieri sono proprio loro a darsi da fare: le scimpanzé si allontanano dal gruppo penetrando nel folto della boscaglia, sfuggendo in tal modo anche agli occhi dei ricercatori, che a quanto sembra non sono ancora riusciti a coglierne una sul fatto). Specialmente – come hanno mostrato recenti e mirati esperimenti – se lo sconosciuto è non soltanto attraente, ma più attraente del “marito”. Un’eco evolutiva del termine “irresistibile”: se a volte fanno resistenza, potrebbe trattarsi semplicemente di una strategia che finisce per farle vantaggiosamente cedere al maschio più “irresistibile”, che per forza di cose (oltre che di muscoli) è il migliore. Dalle Cec le femmine otterrebbero la fondamentale possibilità di “ripensarci”, qualora si profili l’occasione di accoppiarsi con un nuovo partner di migliore qualità (incontrato troppo tardi per “fare sul serio”, o magari irrimediabilmente “sposato” con un’altra), nonché una serie di benefici secondari ma non irrilevanti offerti dall’amante di turno (tra i quali, nel caso per esempio della scimpanzé, la “prevenzione” dell’infanticidio praticato da maschi di altri branchi: a scoraggiarli basta infatti un pur vago sospetto di paternità).

Certo, un testo che propone questi temi può facilmente scivolare nel redigere leggi morali “naturali” per la specie umana, rischiando di incappare nell’antropomorfizzazione degli animali e nella “animalizzazione” dell’uomo. Del resto la divulgazione delle nuove scoperte è quasi invariabilmente accompagnata da tanto entusiastiche quanto frettolose semplificazioni. Se è difficile tenersi lontani da simili tentazioni, gli autori (coppia di lunga data, apparentemente monogama) per lo meno ci avvertono del pericolo. E lo fanno più di una volta quando decidono di “raccontarci i particolari”.

Tutto quanto accade tra gli animali sarebbe reso possibile dal controintuitivo principio del “vantaggio dell’ultimo”: il maschio i cui spermatozoi raggiungono per ultimi la cloaca della femmina è quello che – semplicemente spo(de)stando i prodotti sessuali dei suoi predecessori – ha maggiori probabilità di fecondarne le uova. Quando il gioco si fa duro, in prossimità della “porta”, occorre infatti spostarsi sul nuovo e sdrucciolevole terreno della cosiddetta sperm competition , la competizione tra gli spermatozoi che sono già riusciti a penetrare nell’apparato riproduttivo femminile, illudendosi forse di aver raggiunto la meta. Alla “scelta sessuale” classica seguirebbe la “scelta criptica”, rappresentata dalle strategie con le quali la femmina facilita la fecondazione delle sue uova ad alcuni spermatozoi rispetto ad altri. È per questo che gli apparati riproduttivi sono spesso anfratti convoluti e superaccidentati, all’interno dei quali un’elevata acidità del pH, legioni di leucociti, barriere irsute di anticorpi, e chi più ne ha più ne metta, rendono letteralmente la vita impossibile all’esercito dei piccoli conquistatori che – al grido di “vinca il migliore” – si lanciano alla volta delle uova, trofeo sempre lontano e ben nascosto (e qui un certo vantaggio lo conferisce in effetti un pene lungo, in grado di deporre gli spermatozoi il più vicino possibile alla cervice).

Tra maschi e femmine sembrerebbe in atto un autentico conflitto, ma in realtà si tratta di una sfida infinita, continuamente rilanciata e mai vinta. Del resto, per tornare alla parità dei sessi, la sopravvivenza stessa di una specie non può che reggersi su quella che il biologo van Valen ha chiamato “l’ipotesi della Regina Rossa” – in omaggio al paese delle meraviglie di Louis Carroll, in cui la regina spiegava ad Alice che, essendo il mondo in movimento, occorreva correre semplicemente per rimanere nello stesso posto. I conflitti che esplodono tra i due sessi nella corsa alla trasmissione dei propri geni non possono infatti avere altro esito che una serie di adattamenti e contro-adattamenti, in cui per definizione – come si dice, it takes two to tango — nessuno dei due può vincere a spese dell’altro. I duellanti si sfidano sempre ad armi pari, ma, proprio grazie alla sfida evolutiva, le armi si fanno sempre più efficaci e specializzate.

E infatti apprendiamo che, di fronte all’immane impresa, i maschi non se ne stanno con le mani in mano. Non si limitano a competere strenuamente per avere accesso alle femmine, né a sorvegliarle strettamente e ad abbandonarle se colte in flagranza di adulterio. È ben oltre che devono arrivare, se vogliono davvero aggiungere “tacche alla pistola”. Ecco perché “in molti animali (e particolarmente negli insetti) il pene non è solo un condotto per lo sperma: è anche, a seconda dei casi, un raschietto, una sgorbia, un punteruolo, un cavatappi, un vero coltello dell’esercito svizzero pieno di gadget e accessori, atti a togliere il seme di tutti i maschi precedenti”. Se le piovre pigmee possiedono all’uopo un tentacolo specializzato, gli squali fanno alle loro compagne una sorta di “doccia precoitale”, grazie a un “rimarchevole pene a doppia canna”, una delle quali contiene un idrante ad alta pressione che rimuove il liquido depositato dai rivali! E se alcuni “spermatozoi kamikaze” (con coda a serpentina) parrebbero specializzati non per la fecondazione ma per il combattimento corpo a corpo con i loro simili, nello sperma di alcuni animali è contenuta una vera e propria sostanza spermicida: il moscerino della frutta ne utilizza una che si rivela addirittura “subletale” per la femmina che la riceve, raggiungendo così il duplice scopo di mettere fuori combattimento con un sol colpo sia gli spermatozoi dei rivali sia l’ardimentosità sessuale della poveretta, che, viva per miracolo, ci penserà due volte prima di guardare un altro moscerino. Per non parlare della “paternità per delega” delle cimici dei pipistrelli delle caverne, che iniettano lo sperma direttamente nei rivali perché essi (in cambio di calorie) lo trasferiscano nelle femmine con cui si accoppieranno.

L’infedeltà diffusa getta una nuova luce su diversi importanti costrutti sociobiologici ed etologici, ridimensionando per esempio l’importanza delle teorie che spiegavano il fenomeno degli “zii” aiutanti al nido per mezzo della selezione di parentela: più che di un “altruismo” motivato dalla condivisione di parte del patrimonio genetico, potrebbe trattarsi di un vero e proprio investimento genitoriale in seguito a Cec occasionali. Anche il fenomeno del parassitismo di covata (classico è quello del cucùlo) potrebbe prendere nuovi contorni e rappresentare al più un semiparassitismo se si pensa che in molti casi l’uovo che la femmina mette alla chetichella nel nido di un’altra per liberarsi del fardello della cova potrebbe essere stato fecondato proprio dal marito adultero della padrona di casa. Ipotesi, però, tutta da convalidare.

Tale è la mole di dati che al lettore diventa ben presto evidente che “è già notevole il solo fatto che (la monogamia) esista”, e occorre dunque paradossalmente domandarsi perché. Fra tante ipotesi, l’unica certezza è che, al di là di una valenza di scelta di comodo (poco rischiosa e poco impegnativa) oppure obbligata (in mancanza di alternative), la monogamia (passando a quanto pare per il tallonamento stretto della partner e dunque per la certezza della paternità) ha un’importanza davvero capitale per l’allevamento dei piccoli. Non è un caso che essa si sia evoluta principalmente negli uccelli, i cui pulcini hanno un metabolismo talmente rapido da rendere necessario l’approvvigionamento continuo di grosse quantità di cibo e dunque la collaborazione dei due genitori; e nell’uomo, mammifero che, pur allattando e non avendo dunque bisogno in linea di principio di cure biparentali, mette al mondo una prole spiccatamente inetta e destinata a rimanere per lungo tempo notevolmente dipendente e bisognosa di cure.

L’ Homo sapiens sarebbe dunque “il più ‘uccellesco’ dei primati”. Se da un lato la sua storia evolutiva di primate gli rimanda insistenti eco di poliginia, dall’altro la sua “somiglianza” agli uccelli parla di dedizione assoluta alle Cec. Dal canto loro, una serie di indizi provenienti dalla nostra anatomia e fisiologia – primi tra tutti il dimorfismo e il bimaturismo sessuale, ma si parla anche di tratti psicologici e comportamentali, come la gelosia, nonché delle tanto discusse “dimensioni” – sembrerebbero inchiodarci all’evidenza che la monogamia è per noi, evoluzionisticamente parlando, un vero scoop. Nulla insomma avrebbe fatto pensare che essa sarebbe diventata uno dei pilastri della società occidentale. Ma, allora, come è potuto accadere? Tra le ipotesi più accreditate vi è quella che, partendo da Rousseau e passando addirittura per Engels, mette in relazione l’evoluzione della monogamia con quella della proprietà privata. D’altro canto è evidente che, se confrontato con la promiscuità e con la poliginia (sistemi entrambi basati su un principio del tipo libero mercato), il sistema monogamico incarna un ideale di egualitarismo e di democrazia, in cui a tutti (persino ai meno “adatti”) sia permesso avere una femmina e riprodursi. Tutti i nostri problemi di coppia potrebbero persino derivare dalla rivoluzione industriale, e in particolare dall’astuzia dei primi capitani d’industria che, ricchi e potenti e dunque minacciati dalle masse, avrebbero trovato una soluzione del tipo panem et circenses : si sarebbero assicurati l’appoggio degli “oi polloi” concedendogli una donna ciascuno.

Questo per quanto riguarda la monogamia sociale, istituzionale. Con un misto di umana ironia e di scientifico realismo, gli autori dichiarano che sessualmente o geneticamente “monogami gli uomini possono esserlo, ma è cosa insolita e difficile”. E non c’era bisogno di dirlo. Per il resto, il capitolo finale a noi umani dedicato è (per fortuna) tutto un rincorrersi di ipotesi, dubbi e boutades sul nostro elusivo comportamento sessuale. In merito alla questione umana non si può certo riposare su “animalesche” certezze, e se si è tentati di trarre qualche generica conclusione (soprattutto grazie alla generosa collaborazione di volenterosi soggetti sperimentali che si sono prestati a ogni genere di misurazione e questionario), la porta va comunque lasciata giudiziosamente aperta: benché forse, da un altro punto di vista, essa sia addirittura più “aperta” di prima. Qualche “scampolo”, da prendere più o meno sul serio: l’eccitazione che nasce dalla pornografia o dall’ultima moda di organizzare incontri in cui il marito possa vedere la moglie “in azione” con un altro deriva forse dal bisogno di correre a copulare con la traditrice per essere l’ultimo a inseminarla? E la prescrizione della verginità fino al matrimonio non sarà nata per garantire all’uomo l’assenza di rivali pregressi?

Né sono ancora risolti quelli che gli autori chiamano i “misteri della sessualità femminile”. La sincronia mestruale potrebbe essere “un’antica reazione preistorica di adattamento alla poliginia dei primati”, che serviva a ostacolare i maschi che avrebbero voluto fecondare con comodo più femmine. E ancora: è dall’ovulazione nascosta che deriva la monogamia o viceversa? È per lasciargli la possibilità di fare una scappatella di tanto in tanto che le femmine hanno smesso di segnalare al loro “padrone” il proprio periodo fertile? O invece costui si è messo a controllarle dappresso per l’intero ciclo ovulatorio proprio perché non aveva più questa certezza? Nella nostra specie, l’esistenza stessa della competizione tra spermatozoi è ancora una pura e semplice congettura, ma c’è già chi avanza l’ipotesi della strategia che si potrebbe definire del “riflusso differenziato”, mediante la quale le donne, alzandosi in piedi più o meno velocemente dopo un rapporto, potrebbero “scegliere” quanto sperma ritenere a seconda del “valore” del partner con cui si sono intrattenute. E se scoprissimo un giorno che, come i babbuini, le femmine gridano durante l’orgasmo allo scopo di attirare altri maschi e innescare tra loro una competizione che garantisca loro il migliore? E pensare che gli uomini hanno sempre scambiato i gridolini femminili per il riconoscimento definitivo dell’inarrivabile livello della loro performance, e dunque della loro indiscutibile desiderabilità…

Nell’attesa di qualche risposta possiamo rileggere Proust e ringraziare gli incredibili adattamenti di cui è capace l’animo umano: è proprio dell’amore “farci allo stesso tempo più sospettosi e più crudeli, farci sospettare dell’amato più prontamente di quanto sospetteremmo di chiunque altro, ed essere convinti più facilmente dei suoi dinieghi”. Ma soprattutto dovremo cambiare atteggiamento verso i pipistrelli, che rappresentano una delle dodici specie di mammiferi su quattromila (sic!) a resistere, per adesso, eroicamente al crollo dell’impero della fedeltà. Alla bisogna ci si può addirittura rivolgere a quel verme platelminto (un parassita dei pesci) in cui maschio e femmina accoppiandosi si fondono letteralmente, diventando per l’eternità quella “cosa sola” cui la maggior parte degli umani innamorati ritengono di anelare, e praticando una forma di monogamia estrema, in cui la radicale negazione dell’alterità rimanda da un lato al platonico mito dell’androginia e dall’altro a una perversione di gran lunga più sfrontata della più sfrenata poligamia. In ogni caso, lungo la strada, è ora di liberarsi una volta per tutte di un altro mito, quello del paradiso perduto dello “stato di natura”: anche nel regno animale esisterebbe, per esempio tra i placidi germani reali, la coercizione sessuale, e giungerebbe fino allo “stupro”, con tanto di ferite o di morte per annegamento della vittima. È considerata una “tecnica per maschi perdenti”, ma è difficile immaginare un maschio vincente se si pensa che, per via del famoso vantaggio dell’ultimo, capita che il compagno della poveretta, sia pure dopo aver tentato invano di difenderla, si affretti a “violentarla” a sua volta.

Insomma: il testo propone tesi accattivanti, a volte saporitamente condite di elementi antropologici, storici e letterali: ma una certa faziosità divulgativa – a tratti più marcata – non può sfuggire al lettore specialista.

                                                                                       

                                                                        

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