Category: Viaggi e vacanze


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Contatti digitali

Conversazione via Facebook Email nell’Era della Digitalizzazione, della Globalizzazione ed

Internettizzazione dell’Esistenza 

Ragazzi anormali si scrivono a distanza…

di Irene Ramponi

Una ragazza italiana migrante in Olanda scrive all’amico lontano, in risposta alla piccola email che l’amico stesso le ha appena mandato. Nella sua lettera ci fornisce il suo punto di vista sulla vita nel Nord Europa, in Germania ed Olanda in particolare, ci da’ uno spaccato della sua vita di migrante alla ricerca di se’ stessa, in un viaggio senza vento…e senza Tempo (cit. Timoria, Viaggio Senza Vento, Polygram, Giugno/Luglio 1993). Qui ne viene presentato uno stralcio veloce.

“Le medicine tradizionali sono efficaci, certo, ma sempre robaccia chimica rimangono, che costa cara e serve molto ad arricchire le multinazionali farmaceutiche…Ecco perche’ apprezzo quei medici che si rifiutano categoricamente di prescrivere farmaci allopatici come caramelle! […]. Ora vivo sulla linea di confine tra Olanda e Germania, quindi ho tutto il meglio da entrambe le parti: Birra e Cibo dalla Germania, qualita’ a buon prezzo, divertimenti a non finire, stile di vita libero e piu’ rilassato, piu’ sussidi dallo stato se sei disoccupato, artista, creativo, nullatenente, proletario, sottopagato o semplicemente disperato…Qui i senza tetto non esistono perche’ ognuno ha IL FOTTUTO SACROSANTO DIRITTO AD AVERE UNA CAZZO DI CASA!!! Un cazzo di posto dove stare che non sia sotto i ponti…[…]. Ma ovviamente ci sono severi canoni di meritocrazia, mica la danno a tutti, la casa intendo…Nonostante quasi tutti lavorino e la disoccupazione sia irrilevante, il tenore di vita e’ ottimo, la gente e’ rilassata,  fa festa tutte le sere, senza limiti di orario o scuse tipo che deve andare a letto presto perche’ il giorno dopo deve lavorare…[…]. Qui trovi gente di tutti i tipi, tutta simpaticissima:dai punkettoni old school, agli hardcore warriors, dai techno addicted ai metallari, dai red skin che legnano i nazi, quasi nessun hausettaro…Ma anche molti vecchietti comunicativi con tutore, come mio nonno potrebbe essere, qualche impiegatuccio e, come direste voi, per chi NE VUOLE, ce n’e’ davvero per tutti i gusti…No proibizionismo!!!  E soprattutto, non c’e’ il fottuto Vaticano in casa a rompere i coglioni…

Insomma, Paradies Land o Fantasylandia, che dir si voglia…Io collaboro all’allestimento di mostre, studio e miglioro il tedesco e l’inglese, faccio lavoretti di arti minori che poi vendero’ in qualche mercatino, dipingo quadri, scrivo, leggo, giro per mostre e citta’…Insomma, una bella vita, quella che ho sempre sognato…E per tutto questo devo ringraziare il mio ragazzo, tedesco purosangue, che ho conosciuto al matrimonio di mio cugino; praticamente mio cugino di sangue ha sposato la sorella del mio ragazzo, e noi due ci siamo conosciuti al pranzo di matrimonio, agli inizi di maggio…Abbiamo conversato un po’, e poi, siamo rimasti in contatto via Internet…Lui poi e’ tornato in Italia a trovarmi, abbiamo passato del tempo insieme…Intanto il mio lavoro in casa editrice andava a rotoli, ed ero sull’orlo di una crisi di nervi…Ho cosi’ deciso di cercare lavoro in Germania, in Renania Vestfalia, parte Nord Ovest della Germania, in cui le piu’ grandi citta’ sono Dusseldorf, Colonia, Aachen, ed, in seconda battuta, Duisburg (dove hanno fatto la Love Parade del 2010, dove e’ morta tutta quella gente…). Beh, insomma, io stavo a Duisburg, come ragazza alla pari, dovevo curare quattro mocciosi terribili, due gemelli iperattivi e psicotici, e due ragazzine isteriche e con disturbi alimentari…Ok, avevo una stanza tutta per me, dove pero’ non mi era permesso bere e fumare…Assolutamente peggio della Colonia Ticino, dove almeno ci divertivamo… I miei “carcerieri”, ovvero la famiglia per cui lavoravo e facevo da babysitter, era composta da una donna rossocappelluta, con testa di medusa, bocca di vipera, occhi verdi da Maga Circe, nana e totalmente incapace come mamma, quindi, totalmente esaurita, nevrotica, isterica, iperattiva, la classica impiegatucola borghese, che si lamenta perche’ il marito non porta a casa abbastanza soldi; come se non bastassero quelli che guadagna gia’ come avvocato penalista…Fai un po’ te…Il marito incarnava il tipico tipo di uomo di destra, rosso, obeso e rubicondo, perennemente a dieta, senza mai perdere peso e, obbligato dall moglie, non poteva bere…E la moglie non gliela dava…Insomma, mi sono messa in un bel casino!!! Il mio ragazzo ha fatto di tutto per portarmi a vivere con lui al confine tra Olanda e Germania…Ho resistito tre mesi, di cui 2 senza essere pagata…Si’, pagata ma con le mazzate ricevute dai gemelli e a suon di umiliazioni e prese per il culo dalla quella puttanazza della madre di casa, Susanne, ho deciso di mandarli affanculo, o meglio, il mio organismo ha ceduto e mi hanno ricoverata in ospedale una mezza giornata, sotto valium o non so quale altro tranquillante…Nella lettera di dimissioni, hanno scritto che quel lavoro non faceva per me, e che quindi dovevo rinunciarvi…Ho preso armi e bagagli ed ho levato le tende!!! Sono stata a Duisburg dalla meta’ di luglio ai primi di ottobre, da li’ in poi, mi sono trasferita a Kerkrade, in Olanda, a casa del mio ragazzo, proprio al confine con la Germania…Praticamente, solo attraversando la strada, sei gia’ in Germania! Pensa che noi andiamo a far la spesa a piedi…Abbiamo un appartamento di 4 locali, una specie di piccolo centro sociale/circolo arci/Bed&Breakfast all’occorrenza (solo per i turisti, per gli amici l’ospitalita’ e’ gratuita ovviamente!!! ), che e’ anche la nostra casa allo stesso tempo…Ci manca solo la fermata di Macondo Express all’ingresso e abbiamo tutto…Si’, vita molto punkabbestia, ma mi piace, quindi, me ne sbatto di cio’ che dice la gente e vivo meglio…Finalmente vivo per me stessa…Ovviamente con le difficolta’ economiche connesse, ma e’ il prezzo da pagare per la propria indipendenza e conseguente liberta’ di non dipendere da nessuno e di camminare sulle tue gambe, senza rimpianti, risentimenti e sensi di colpa verso parenti, amici, conoscenti ed ex…Ti diro’, sto da dio da quando ho mollato quel mollusco del mio ex, il musicista incompreso, il narcisista del cazzo che pensa di non valere una sega, che sa di non avere le palle, che ha paura di tutto…Ma di fronte agli amici ed ai compagni di merenda, beh, diventa la persona piu’ brillante, piu’ simpatica, piu’ compagnona del mondo…Bleah, che sbocco!!! Ne ho avuto la nausea…Come cazzo fai a convivere da un anno e mezzo e stare quattro mesi senza un minimo di affettivita’??? E senza una coccola, e senza nemmeno un semplice e fraterno abbraccio…Boh, io non lo so, ma tutti gli amici maschi con cui ne ho parlato mi hanno detto che non e’ fottutamente normale…E cosi’, l’ho mollato e sono stata meglio!!! Ovvio che lui mi ha rinfacciato un sacco di cose, nonche’ sparlato alle spalle, ma, detto sinceramente, fotte eminentemente sega…Beh, questa e’ la mia storia…Scusa se mi sono dilungata, ma era da un po’ che non ci sentivamo, quindi volevo spiegarti un po’ com’era andata, tutto qua…Dimmi che non hai impegni il 2 luglio 2013! :-D”.

Benvenuti nello Zuid-Limburg. La regione più meridionale dell’Olanda é garanzia di un bellissimo ed indimenticabile soggiorno. Numerose sono le occasioni di restare sorpresi dalla cultura e dalle straordinarie bellezze naturali. Lo Zuid-Limburg é garanzia di una irripetibile e memorabile esperienza.

Tra le numerose possibilità di scoprire la Regione: quando le giornate sono belle, sotto un terso, limpido cielo blu, ideali sono le passeggiate nelle dolci colline del paesaggio limburghese, alla scoperta di idillici villaggi e paesini, nascosti tra i verdi pascoli; ma anche quando arriva il brutto tempo, lo Zuid-Limburg ha un sacco da offrire, per esempio una gita “scientifica al Discover Center Continium di Kerkrade (http://www.continium.nl/), o una nuotata alla piscina tropicale coperta Mosaqua di Gulpen. Inoltre é affascinante viaggiare in tempo reale con un nostalgico treno a vapore, lungo la “One Million railway’” da Simpelveld a Valkenburg, oppure immergersi, a 32 gradi Celsius, nella rilassante atmosfera delle Thermae 2000 (http://www.thermae.nl/welkom/). Consigliatissimo agli amanti dello sci: visitate la pista di indoor ski più grande del mondo, SnowWorld Landgraaf  (http://www.snowworld.com/).

Tutto questo é solo un piccolo assaggio delle innumerevoli possibilità di godere appieno della Regione.

Un po’ di geografia…

Lo Zuid-Limburg è famoso per le fitte foreste, valli fluviali, stradine che vi si inerpicano e colline; tutto ciò costituisce un affascinante panorama tutto da esplorare e scoprire.

Lo Zuid-Limburg è la parte più meridionale della Provincia del Limburgo, che é a sua volta la provincia più meridionale dell’Olanda, ed è molto caratterizzato geograficamente.

A sud é consigliabile visitare il “three country point” a Vaals. Qui Olanda, Belgio e Germania si incontrano strettamente.
Non lontano da qui é possibile visitare il punto più alto dell’Olanda (322,5 meters), a Vaalserberg.
Lo Zuid-Limburg é stato chiamato “Piccola Svizzera” per le sue numerose colline. L’intera area é ideale per passeggiate a piedi od escursioni in bici.

La regione é inoltre caratterizzata dalla presenza di marmo di colore giallo. Questa soffice e malleabile ma resistente arenaria viene utilizzata per costruire case ed, in passato, castelli, ed é presente nell’area da circa, 70-80 milioni di anni. Il marmo si trova in numerose cave dello Zuid-Limburg. Attualmente a Valkenburg, conosciuta anche come “Città del Marmo”, é possibile visitare diverse cave, nelle quali si possono svolgere numerose attività, quali escursioni in mountain bike o in quad sottoterra, paintball, o passeggiate alla scoperta delle rovine dell’antico castello attraverso passaggi segreti medievali. Valkenburg é anche chiamata ‘Christmas town of the Netherlands’ perché, nel periodo natalizio, le cave si trasformano in un mercatino di Natale sottoterra! Assolutamente da non perdere!!! 😀

Ad est dello Zuid-Limburg si trova Parkstad. Dopo la dismissione delle industrie minerarie, l’area di Parkstad é stata bonificata ed é passata da nera a verde. Attualmente la regione si é trasformata in una delle aree in cui il turismo é  più sviluppato ed in costante crescita. Qui é possibile trovare innumerevoli attrazioni di valore e fama internazionale,  eventi di prestigio, shopping rilassante e meravigliosi parchi verdi.

Ad ovest si trova la città di Maastricht, capitale del Limburgo e meta culinaria per eccellenza. Da nord a sud il fiume Maas scorre lungo la città e la collega ai più importanti porti fluviali europei. Insieme al Reno e allo Schelde, il Maas é uno dei più importanti fiumi dell’Olanda.

Un po’ di Storia…

Lo Zuid-Limburg é abitato da diversi secoli. I Romani hanno edificato terme a Heerlen, che oggi possono essere visitate nel Thermenmuseum. A Savelsbos, una zona boscosa nei dintorni del villaggio di Eijsden, é possibile visitare miniere di silicio preistoriche. Nonostante le numerose guerre e assedi nel Medioevo, lo Zuid-Limburg ha conservato un immenso patrimonio di antiche chiese, case a graticcio, mulini ad acqua, castelli,  fattorie, e case di campagna.

File:Sittard Petruskerk.jpg  File:Sittard Petruskerk Domein.jpg
La cittadina Sittard, edificata nel 1243, ha un’incantevole, antica chiesa di grande fama. La storia di  Valkenburg aan de Geul risale all’inizio del XII secolo, quando il castello di Valkenburg era una delle più potenti, strategiche e formidabili fortezze dell’Olanda. Oggi ciò che ne é rimasto sono solamente le sue affascinanti rovine. Al Kasteel Hoensbroek, uno dei più antichi e più grandi castelli sopravvissuti in Olanda, é possibile assaggiare pienamente il gusto del passato medievale.

 

 

All’inizio del XIX secolo il Limburgo é stato suddiviso tra svariati e differenti paesi. Nel 1839 è avvenuta la divisione tra Limburgo Olandese e Limburgo Belga. Attraverso i secoli, la regione é stata soggetta a diverse influenze culturali e linguistiche (inclusa quella olandese, tedesca e francese) e ciò si riflette ancora oggi nella cultura e nella cucina della provincia.

Lo Zuid-Limburg può essere diviso in cinque diverse regioni. Ogni regione ha le proprie, particolari caratteristiche.

  1. Parkstad Limburg
  2. Valkenburg aan de Geul
  3. Heuvelland
  4. Grensmaasvallei
  5. Maastricht

E presto andremo alla scoperta di ogni singola provincia…;-)

Nieuwstr. and Domaniale Mijnstr. junction (Tomasz Nowak) Tags: holland germany border netherland kerkrade grenze fronteira herzogenrath holandia niemcy granica frontiera  hranice  hranica schengenzone

File:Wappen herzogenrath.jpg

Edificato nell’anno 1104, il castello di Rode è oggi un importante centro culturale a Herzogenrath. Lo dimostra il vastissimo programma culturale dell’associazione “Schloss Rode Herzogenrath, che offre una vasta gamma di eventi, tra cui i più importanti sono quelli tradizionali della tradizione popolare tedesca.

Vi si svolgono inoltre mostre di pittura, concerti di musica classica e spettacoli di cabaret con interpreti di fama nazionale.

L’atmosfera speciale del castello dà un tocco unico ai singoli eventi. Il castello è situato in posizione centrale e a pochi passi da un vasto parcheggio nel centro della città. In ambito culturale, l’evento culturale più importante è il tradizionale festival nel mese di giugno di ogni anno, quando il castello si trasforma in centro culturale di grande attrattiva.

Foto: Burgterrasse (hinten)Foto: BurgeingangFoto: BurgaufgangFoto: Burg ganze AnsichtFoto: Burg bei Nacht

Un po’ di Storia…

  • 1104: Primi accenni al Borgo di Rode nelle fonti scritte;
  • Fino al 1136 – Il castello é sotto il dominio dei Conti di Saffenberg;
  • 1282 – Re Rudolf Von Hagsburg permette al Castello di Burg di battere moneta; da questo momento le monete coniate nel borgo hanno valore di acquisto;
  • 1289-1387: Il Castello é in possesso dei Duchi di Brabante (piccolo accenno tomonomastico: si noti che in tedesco la parola duca viene tradotta come Herzog; da qui deriva il nome Herzogenrath, borgo che fu sovente governato da duchi, quindi appartenente a vari ducati);
  • 1389-1393: Viene costruita la Torre del Castello;
  • 1387-1425: i territori ed il Castello di Rode sono sotto il potere del Duca di Borgogna; essi saranno poi annualmente inclusi nei domini della città di Jülich;
  • 1544: Carlo V acquista il Castello di Rode; in questo modo i territori del borgo apparterranno prima alla Spagna e poi all’Austria;
  • 1784-1814: Il Borgo di Rode passa sotto l’amministrazione francese;
  • 1814-1913: Rode viene ceduto alla Prussia;
  • 1913-1978: Il Castello di Rode é adibito a sede del Municipio di Herzogenrath.
  • 1977: Fondazione dell’Associazione Burg Rode Herzogenrath e.V.
  • 1982: Prima Burgsfest organizzata dall’Associazione medesima;
  • 2007: L’Associazione Burg Rode Herzogenrath e.V. festeggia i suoi trent’anni di attività;
  • 2012: Si festeggia il 35esimo compleanno dell’Associazione Burg Rode Herzogenrath e.V. e la 30esima Burgfest.

Stadtplan gross

Stadtplan Nah

Questo post e’ dedicato al primo posto che ho visitato qui a Kerkrade, dove ora vivo da un mese esatto…

E’ un luogo incantevole, dove l’arte, la natura e la storia collimano tra di loro e si fondono in un’armonia perfetta…Si tratta di un complesso abbaziale romanico in perfetto stato; per gli amanti del genere, come me, si tratta di una vera e propria chicca tutta da scoprire!

Interessante e meraviglioso constatare quanti splendidi luoghi ci sono nel nostro mondo, una vita intera non basterebbe a scoprirli e visitarli tutti, o forse si’, basterebbe impegnarsi un po’…Purtroppo la vita lavorativa, lo stress e la routine non ce lo consentono, a menoche’ non si lavori nel settore…In questa zona lavorare nel campo Arte e Cultura e’ molto piu’ facile, sarebbe bellissimo se anche in Italia fosse cosi’…

L’articolo che riporto e’ scritto sia in inglese che in tedesco per riportare quel senso di internazionalismo che si e’ un po’ perso da un po’ di tempo a questa parte, o forse non si e’ mai completamente applicato…Peccato, perche’ una visione internazionale migliorerebbe la situazione, almeno credo…Soprattutto nella nostra chiusa, conservatrice ed antiquata Italia, dove tutto sembra essersi fermato in una dimensione orribile…Fatto paradossale, dal momento che la nostra Nazione e’ colma di tesori unici ed inimitabili, che, inutile dirlo, andrebbero valorizzati nel giusto modo, con la giusta dovizia, i dovuti investimenti e con una corretta e pulita politica culturale…Paroloni utopici, ma che, nei miei sogni, regnano sempre…

 

English Version

“In 1104, a young priest by the name of Ailbertus van Antoing appeared in the Land of Rode, accompanied by two followers. It was their wish to found a religious community somewhere since they had become dissatisfied with the lack of discipline in the collegiate church at Tournai (in present-day Belgium) from where they came.
Adelbert, Count of Saffenberg from Mayschoß an der Ahr (in the German Eifel), who was in possession of the castle in Herzogenrath, gave them permission to settle on a tract of his land and to build a small chapel.

The wealthy Embrico von Mayschoß and his family decided to join Ailbertus and donated all his possessions to the young community. In 1106, they started to build a stone crypt and laid the foundations to the future monastic church. The crypt was finished in 1108.

After a difference of opinion with Embrico, Ailbertus departed in 1111. He died in Sechtem, near Bonn in 1122. In 1895, the bones, thought to be those of Ailbertus, were transferred to Rolduc and interred in the crypt built by himself and Embrico.

The first abbot of the monastic community was Abbot Richer who came from Rottenburch in Bavaria. The community was made up of canons regular (Augustinians) who initially lived according to extremely strict principles. Community life, prayers, lack of possessions, fasting and manual work were all part and parcel of the daily cycle.

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The abbey was called Kloosterrade, and later, from the 18th century onwards, the French name for Herzogenrath (Rode-le-Duc = Rolduc) was adopted.

After guardianship of the abbey fell into the hands of the Duchy of Limburg in 1136, Kloosterrade was considered to be their family church. Several dukes are buried at Rolduc, such as Walram III. His tombstone can be found in the main aisle of the church.

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From the mid-12th century to the end of the 13th century the abbey flourished. In 1250 the abbey owned more than 3,000 hectares of land and the number of regulars grew steadily.

The library developed into one of the most important of its age and the Abbey provided pastoral and spiritual care to many parishes throughout the Netherlands.
Other communities were founded by Kloosterrade: Marienthal in the Ahr valley of the Eifel, Sinnich near Aubel (B) and Hooidonk near Eindhoven. Five communities in Friesland were placed under the authority of the Abbot of Kloosterrade, the most important of these being the Abbey of Ludingakerke.
 

During the 14th, 15th and 16th centuries times were harder for Kloosterrade in both spiritual and material terms. The buildings and fabric paid a heavy price during the Eighty Years War.
After ca. 1680, abbots Van der Steghe and Bock succeeded in introducing a more disciplined regime in the community, despite the strident protests of most regulars.
Materialistically, the abbey began to prosper once again and revenue was generated from the exploitation of the coal mines. In around 1775, Kloosterrade employed 350 mineworkers.
The abbey was dissolved by the French occupiers in 1796 and the canons regular were forced to leave the community.

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The buildings at Rolduc stood empty for 35 years, before Rolduc was recommissioned for use as a seminary by the Diocese of Liège. After Belgian independence, this seminary moved to St. Truiden in Belgium and Rolduc became a boarding (grammar) school for boys from well-to-do Dutch families. From 1946 to 1967, the buildings were used to accommodate a seminary, but now under the auspices of the Diocese of Roermond.
The boarding school closed in 1971.

Since then, the former abbey has been home to the Rolduc hotel and conference centre (Conferentieoord & Hotel Rolduc) the seminary of the Diocese of Roermond and College Rolduc, a secondary school.

In order to maintain the cultural and spiritual heritage of Rolduc, there is close contact with Stichting Lève Rolduc and other interested organisations.

 

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Crypt and church

The crypt and the choir and chancel above have a cloverleaf pattern. The western-most part of the crypt (the stem of the cloverleaf) was built later. When the crypt was consecrated in 1108, it was smaller than it is today.
The crypt and the abbey are dedicated to the Virgin Mary and the archangel Gabriel, which is why scenes of Gabriel’s appearance to Mary are widespread throughout Rolduc. Remarkable is the fact that the columns in the crypt all have a different design.
The chancel above the crypt was completed in 1130 and eight years later the northern and southern transepts were constructed. The crossing had not yet then been raised, so that it was flanked by two wings on the same level. This transversal gallery consisted of three sections, the roofs of each comprising a vaulted ceiling supported by columns. In 1143, the church was extended westwards with a further three sections. In the original design, two smaller sections in the side aisles were planned to the south of these three sections.
This plan was changed during construction. In the second (and later in a fourth) section, the aisles on either side were raised to the same height as the nave to form so-called pseudo transepts, so that on the outside of the church they look like transepts, whereas in fact they do not extend beyond the foundation plan of the church. These pseudo-transepts were not initially intended to be aesthetic, but designed to give better support to the vaults and to allow more light into the church. The same construction method was also used in the older Mariakerk (now demolished) in Utrecht and later used in the Onze Lieve Vrouwekerk in Maastricht. When the three sections of the nave were completed in 1143, a solid enclosing wall was built at the end of the third section. This third section was not yet then vaulted and in 1153, the thatched roof was replaced by tiles.
Later in the twelfth century, the exact date is not known, a fourth section was built and the church extended further westwards. Originally, this would have consisted of a middle section (on which the tower now stands) and two lower side aisles.
The tower extended no further upwards than the ledge that can be seen on the outside under the gothic windows.
  
 
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The westwork would originally have been much lower and compacter than now. The church was completed and consecrated in 1209. Prior to 1225, the crypt was extended westwards, the stem of the cloverleaf, as it were, being made longer. The choir above it was consequently raised along the same length. This raised section, in the crossing, likewise cut the transepts in two. In the sixteenth century, in line with the fashions of the time, the Romanesque trimmings were removed from the crypt and the choir and replaced with Gothic designs.
  
 The two side recesses of the crypt and choir were demolished and the circular windows replaced with perpendicular ones. In the mid-eighteenth century, the crypt was plastered in rococo style.
The choir stalls were installed on the crossing in the choir in the seventeenth century. Their carvings are simple but powerful in design. A tower was constructed on the westwork in 1624 and in 1678, its stone steeple was replaced by one made in timber with slates.
In 1853, the young architect, P.H.J. Cuypers, was commissioned to restore the crypt and to reinstate as much as possible the original Romanesque fabric. The first restoration projects were also carried out on the church at the same time. Restoration of the church was resumed in 1893, including the reconstruction of the side recesses in the cloverleaf layout. As faithful as possible a reconstruction of the old chancel was carried out on the basis of the old foundation plans that had been found. The frescoes were painted between 1894 and 1902 by the Aachen-based priest, Goebbels. The tombstones of the abbots in the side aisles were removed and placed vertically outside the church and against the walls in the transept.
  
 

Other buildings

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The abbot’s lodging, which now forms the entrance to Rolduc, and the adjacent corner tower, were built by Abbot van der Steghe in Maasland Renaissance style between 1671 and 1676.
From both inside and outside, they give an impression of grandeur, reflecting to some extent the status of the abbots, who had been rewarded with the right to wear the mitre ever since the time of van der Steghe.
  
 The quadrangle, which housed a courtyard surrounded by the cloisters to the north of the church show little of the original form which was less elevated than today. The western side is more or less original, but the other sides have been raised and altered in the course of time.

The eastern wing, which looks directly onto the gardens, was built by Moretti, an Aachen-based architect between 1752 and 1754.
The splendid library which it houses has plasterwork designed in late eighteenth century rococo style.
To the south of the main complex is a farmstead dating from the end of the eighteenth century. For a long time it remained in private hands, but was bought back by Rolduc in 1980 and restored.

The southern wing, on the right-hand side when you are facing the church, was built in 1848 as a school.
  
Between 1970 and 1990, the building that make up Rolduc, including the crypt and the church with their frescoes, underwent major restoration work.
In 1992, Rolduc received the Europa Nostra Award, a prize awarded in recognition of projects that contribute to the upkeep of the European cultural heritage.

 

Deutsch Version

 “Im Jahr 1104 erschien der junge Priester Ailbertus van Antoing mit zwei Mitbrüdern im Land van Rode. Sie wollten eine eigene Klostergemeinde gründen, weil ihnen die Zucht in ihrem Kloster in Doornik nicht streng genug war.
Von Adalbert, Graf van Saffenberg aus Mayschoss an der Ahr und Eigentümer der Burg von ’s-Hertogenrade (das heutige Herzogenrath), erhielt er ein Stück Land, auf dem er eine einfache Unterkunft und eine kleine Holzkapelle errichtete.

Der reiche Embrico van Mayschoss schloss sich mit seiner Familie der kleinen Gemeinde von Ailbertus an und schenkte ihr seine gesamten Besitztümer. So konnte 1106 mit dem Bau der Krypta und der Errichtung der Fundamente der zukünftigen Klosterkirche begonnen werden. Die Krypta wurde 1108 fertig gestellt.

Nach Uneinigkeiten mit Embrico zog Ailbertus 1111 weg. Er starb im Jahr 1122 in Sechtem bei Bonn. 1895 wurden die sterblichen Überreste von Ailbertus nach Rolduc überführt und in der dort von ihm und Embrico errichteten Krypta beigesetzt.

Erster Abt des Klosters wurde Richer aus Rottenburch in Bayern. Die Gemeinschaft wurde ein Kloster der Augustiner-Chorherren, in der anfänglich nach sehr strengen Regeln gelebt wurde. Im Mittelpunkt des Ordenslebens standen das Leben in der Ordensgemeinschaft, das gemeinschaftliche Chorgebet, der Verzicht auf Privateigentum, strenges Fasten und harte körperliche Arbeit. Die Abtei wurde Kloosterrade genannt. Später, seit dem 18. Jahrhundert, wurde die französische Übersetzung von ’s-Hertogenrade (Rode-le-Duc = Rolduc) verwendet.

Nachdem die Herzöge von Limburg 1136 die Schirmherrschaft über die Abtei erhielten, wurde Kloosterrade ihr Familienkloster. Mehrere Herzöge wurden in Rolduc begraben, u.a. Walram III von Limburg. Sein Grab befindet sich im Mittelgang der Kirche.

Mitte des 12. Jahrhunderts begann die Blütezeit der Abtei, die bis weit in das 13. Jahrhundert reichte. Um 1250 hatte die Abtei etwa 3000 Hektar Grundbesitz und die Zahl der Klosterbrüder stieg unablässig.

Die Bibliothek entwickelte sich zu einer der bedeutendsten ihrer Zeit, und die Abtei lieferte die Seelsorger für zahlreiche Pfarrgemeinden.
Kloosterrade stiftete mehrere Tochterklöster: Marienthal im Ahrtal, Sinnich bei Aubel und Hooidonk bei Eindhoven. Fünf weitere Klöster in Friesland unterstanden der Autorität des Abtes von Kloosterrade. Die Abtei von Ludingakerke war die wichtigste.

 Im 14., 15. und 16. Jahrhundert erlebte die Abtei eine lange Periode des geistigen und materiellen Verfalls. Die Gebäude hatten schwer unter den Verwüstungen des Achtzigjährigen Kriegs zu leiden.
Erst 1680 gelang es den Äbten van der Steghe und Bock gegen den Widerstand der meisten Klosterbrüder, erneut eine strenge Ordensregel einzuführen.
Auch in materieller Hinsicht begann eine neue Blütezeit: dies war vor allem auf die Einnahmen aus dem Abbau von Steinkohle zurückzuführen. Um 1775 beschäftigte Kloosterrade 350 Grubenarbeiter.
1796 wurde die Abtei von den Franzosen aufgelöst, die Chorherren mussten die Abtei verlassen.

Die Gebäude standen daraufhin 35 Jahre lang leer. 1831 wurde das Priesterseminar des Bistums Lüttich in Rolduc gefestigt. Nach der Trennung Belgiens von den Niederlanden zog dieses Seminar nach St. Truiden und wurde Rolduc ein Internat mit Gymnasium und Realschule für die Söhne der mehr oder weniger begüterten niederländischen Bourgeoisie. Zwischen 1946 und 1967 war es wieder ausschließlich ein Kleinseminar, diesmal des Bistums Roermond.
Das letztendliche Internat wurde 1971 geschlossen.

Krypta und Kirche

Die Krypta und der später darüber errichtete Altarraum haben eine Kleeblattform. Der westlichste Teil der Krypta (der hintere Teil des Kleeblattstiels) wurde später errichtet. Bei ihrer Einweihung im Jahr 1108 war die Krypta also kürzer als heute.
Krypta und Kloster wurden der Jungfrau Maria und dem Erzengel Gabriel geweiht.
Aus diesem Grund findet man noch an vielen Stellen des Gebäudes Darstellungen der Verkündung Gabriels an Maria. Es fällt auf, dass alle Säulen der Krypta unterschiedlich sind.

1130 wurde über der Krypta der Altarraum der Kirche errichtet. Acht Jahre später wurden die Querschiffarme gebaut: das linke und rechte Querschiff mit dem dazwischen liegenden Teil. Der Mittelteil war damals noch nicht erhöht, da die Krypta noch nicht verlängert worden war. Vor dem Altarraum lag somit ein langer Quersaal, der von links nach rechts aus drei Gewölbefeldern (Travéen) bestand (Travée = Teil der Kirche, der mit einem Gewölbe überdacht ist, das auf Pfeilern ruht). 1143 wurde die Kirche in westlicher Richtung um drei Gewölbefelder verlängert. Beim ursprünglichen Plan sollten auf der Seite jeder Travée zwei kleinere Travéen in den Seitenschiffen errichtet werden.
Während des Baus wurde der Plan geändert. Bei der zweiten Travée (und später auch bei der vierten) hat man nicht zwei kleinere Travéen in den Seitenschiffen angebracht, sondern die Seitenschiffe als Ganzes erhöht. Dadurch entstanden die so genannten Pseudo-Querschiffe. Von außen hat es den Anschein, als ob neben der zweiten und vierten Travée des Mittelschiffs kleinere Querschiffe vorhanden seien, was jedoch nicht der Fall ist. Sie gehen nicht über die Fundamente des Kirchenschiffs hinaus. Diese Pseudo-Querschiffe waren nicht direkt von ästhetischer Bedeutung. Sie dienten der zusätzlichen Abstützung der Gewölbe und der Vergrößerung des Lichteinfalls. Die gleiche Bauweise war bei der älteren und inzwischen abgerissenen Mariakirche in Utrecht verwendet worden und wurde etwas später auch bei der O.L.-Vrouwekerk in Maastricht angewandt. Nach der Fertigstellung der drei Travéen im Jahr 1143 wurde hinter der dritten Travée eine schwere Abschlussmauer errichtet. Diese hinterste Travée hatte damals noch kein Gewölbe. 1153 wurde das Stroh des Kirchendachs durch Dachpfannen ersetzt.
Später im zwölften Jahrhundert, das genaue Datum ist nicht bekannt, wurde die vierte Travée gebaut und der westliche Gebäudeteil errichtet. Ursprünglich bestand er aus einem Mittelteil (auf dem jetzt der Turm steht) und zwei niedrigeren Seitenflügeln.
Der Turm reichte damals bis zu dem Gesims, das jetzt an der Außenseite unter dem heutigen gotischen Fenster zu sehen ist.

Die Vorderansicht der Kirche war anfänglich also niedriger und gedrungener als heute. Im Jahr 1209 war die Kirche fertig und wurde sie eingeweiht. Noch vor 1225 wurde die Krypta in westlicher Richtung vergrößert, der Stiel des Kleeblattes wurde verlängert. Auch der Altarraum wurde damals entsprechend verlängert und erhöht. Seither spaltet dieser erhöhte Altarraum das Querschiff in zwei Teile. Im sechzehnten Jahrhundert wurden Krypta und Altarraum dem Zeitgeist entsprechend der gotischen Bauweise angepasst, wobei die romanischen Elemente beseitigt wurden.
Die zwei Seitenschiffe der Krypta und des Altarraums wurden abgerissen, die runden Fenster durch spitze Fenster ersetzt.
 

Mitte des achtzehnten Jahrhunderts wurde die Krypta mit Stuckarbeiten im Rokokostil versehen.
Zu Beginn des siebzehnten Jahrhunderts wurden die Chorbänke vorne im Altarraum aufgestellt. Sie sind mit einfachen und ausdrucksvollen Schnitzereien versehen. 1624 wurde auf dem Westteil des Gebäudes ein Turm errichtet. 1678 wurde dessen Steinspitze durch eine Holzkonstruktion ersetzt, die mit Schiefer bedeckt wurde.
 
1853 erhielt der junge Architekt P.H.J. Cuypers den Auftrag, die Krypta zu restaurieren und dabei den inneren Teil möglichst in den alten romanischen Zustand zurückzuversetzen. Auch an der Kirche wurden erste Restaurationsarbeiten vorgenommen. 1893 wurde die Restauration der Kirche fortgesetzt, unter anderem durch den Wiederaufbau des Altarraums mit drei Trompetengewölben. Ausgehend von den wiederentdeckten alten Fundamenten wurde er alte Altarraum so gut wie möglich rekonstruiert. Die noch heute vorhandenen Wandmalereien wurden zwischen 1894 und 1902 von Kanonikus Göbbels aus Aachen angebracht. Die Grabsteine, die die Gräber der Äbte bedeckten, wurden vertikal außerhalb der Kirche und gegen die Mauern der Seitenschiffe aufgestellt.

Weitere Gebäude

Die Abtwohnung, das heutige Vorderhaus mit seinem großen Eckturm, wurde zwischen 1671 und 1676 von Abt van der Steghe im maasländischen Renaissance-Stil errichtet.
Dieses stattliche Gebäude vermittelt etwas vom Grandeur der Äbte, die seit van der Steghe das Recht hatten, die Bischofsmütze zu tragen.
 
Der Klosterhof, ein umschlossener Garten, der sich innerhalb der Kreuzgänge an der Nordseite der Kirche befindet, weist kaum noch etwas von seiner ursprünglichen Form auf. Ursprünglich war er weniger tief. Der westliche Flügel ist noch größtenteils im Originalzustand erhalten geblieben, die anderen Flügel wurden im Laufe der Zeit verändert und erhöht.

Der östliche Flügel, auf der Seite des einstigen Cour (Spielplatz), wurde zwischen 1752 und 1754 vom Aachener Architekten Moretti geschaffen.
Der reich verzierte Bibliotheksaal weist Stuckarbeiten im späten Rokokostil aus dem 18. Jahrhundert auf.
Auf der Südseite des Geländes befindet sich das Klostergehöft aus dem späten achtzehnten Jahrhundert. Es war lange in Privatbesitz. 1980 wurde es von Rolduc zurückgekauft und restauriert.

Der südliche Flügel des Vorplatzes, auf der rechten Seite der Kirche, wurde 1848 als Unterrichtsgebäude errichtet.
Zwischen 1970 und 1990 wurden die Gebäude von Rolduc, auch die Kirche und die Krypta mit ihren Wandgemälden, eingehend restauriert.

1992 erhielt Rolduc den Europa Nostra Award. Dieser Preis wird für Restaurierungen verliehen, die zum Erhalt des europäischen kulturellen Erbes beitragen.


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Sul viaggio…

Ho tanto viaggiato che il mio vestito è logoro
il mio vestito che il freddo trapassa
chiaro è il cielo lontano da qui
ma soffre come il mio cuore

Irako Seihaku

“Il vento del cambiamento giunge dentro ognuno di noi, sta a noi ascoltarlo o meno”

 

“Viaggiate con anima e cuore, portate un bagaglio vuoto, e non tornate finchè non è pieno”

Un Viaggio è sempre una scoperta, prima di luoghi nuovi è la scoperta di cio’ che i luoghi nuovi fanno alla tua mente e al tuo cuore. Viaggiare è sempre, in qualche forma, esplorare se stessi.
Stephen Littleword, Aforismi

*

Ho viaggiato in lungo in largo alla ricerca dei tesori che la vita poteva offrirmi, mi sono fermato a contemplare una goccia di rugiada appoggiata in un filo d’erba, e vi ho trovato l’infinito.
Stephen Littleword, Aforismi

*

È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. […] La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo.
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine

*

Non esistono due viaggi uguali che affrontano il medesimo cammino
Aleph, Paulo Coelho

*

Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perchè. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.
Charles Baudelaire, I fiori del male

*

C’è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta. Così come non credo che si viaggi per tornare. L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da sé stessi non si può fuggire.
Andrej Tarkovskij, Tempo di viaggio

*

La città in cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo. Non credere che si possa smettere di cercarla.
Italo Calvino, Le città invisibili

*

Viaggiare è per sua forma, esistere.
Stephen Littleword, Aforismi

*

Il viaggio, come ogni altra dimensione fondamentale per la costruzione identitaria dell’uomo, viene e deve necessariamente essere ridefinito in quest’ottica di umanità accresciuta e deve essere concepito sempre più non come un atto fisico, ma come un processo che dalla dimensione mediata dell’esperienza ci conduce alla realtà fisica del nostro corpo, ricollocato in uno spazio che diviene sempre più fluido e difficile da definire in termini geografici, ma che è più carico di esperienze ed aspettative: uno spazio che diviene tridimensionale nel momento in cui si incontra con quello a due dimensione del cinema, della carta stampata, della televisione, di Internet.
Ilaria Pitocchi, Il Viaggio nell’Era Contemporanea

*

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

*

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.
Jose’ Saramago, Viaggio in Portogallo

*

Durante un viaggio può succedere di tutto, specie in quelli di avventura, ma qualsiasi sia il viaggio, per lavoro o per vacanza, non ritorni mai come sei partita… l’obiettivo è quello di prendere più che puoi, con tutti i tuoi strumenti, quello che questo percorso ti vuole offrire e così, con gli occhi sempre attenti ad osservare le cose che accadono e quelle che fai accadere, con le orecchie pronte a percepire le parole, i suoni e i rumori che possono essere segnali per la tua mente e pronto a respirarti profondamente i momenti di volo e di atterraggio per ricordare ciò che hai lasciato e ciò che di nuovo stai portando.
Oriana Staiano, L’Anello Magico

*

Un viaggio di mille miglia deve cominciare con un solo passo.
Lao Tzu, Tao The Ching

*

Un viaggio per quanto terribile possa essere, nel ricordo si trasforma in qualcosa di meraviglioso.
Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita

*

Al cospetto della bellezza veniamo innanzitutto colti dall’impulso di afferrarla e possederla per darle maggiore spazio nella nostra vita. È come se volessimo disperatamente dire: «Sono stato qui, ho visto tutto questo.
Alain De Botton, L’arte di viaggiare

*

Più viaggiava, più si rendeva conto che ovunque c’erano posti straordinari che semplicemente esistevano nonostante le miserie dei loro abitanti. C’erano e ci sarebbero sempre stati. Alcuni luoghi non avevano bisogno degli uomini.
Licia Troisi, Leggende del mondo emerso

Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.

Bisogna ricominciare il viaggio.

Sempre.

J.Saramago

Se la nostra esistenza si svolge all’insegna della ricerca della felicità, forse poche cose meglio dei viaggi riescono a svelarci le dinamiche di questa impresa- completa di tutto il suo ardore e di tutti i suoi paradossi.Benché in maniera indiretta, infatti, i viaggi, contengono una chiave di lettura del senso della vita che va oltre le costrizioni imposte dal lavoro e dalla lotta per la sopravvivenza; ciononostante raramente vengono considerati stimolanti sul piano filosofico piichè sembrano richiedere considerazioni di ordine eminentemente pratico. Veniamo così inondati su consigli sul dove, ma poco o nulla ci viene domandato circa il come e il perchè del nostro andare. Eppure l’arte di viaggiare pone una serie di interrogativi nient’affatto semplici o banali, e il cui studio potrebbbe modestamente contribuire alla comprensione di ciò che i filosofi greci indicavano con la bella espressione eudaimonia, ovvero felicità.

“L’arte di Viaggiare” – Alain de Botton

“Per me c’è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l’unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato”.

DON JUAN: “Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione. Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata. Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c’è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall’ambizione”.

“Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l’ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò che cosa è: Questa strada ha un cuore? Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato.”Questa strada ha un cuore? Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l’altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L’altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l’altra ti indebolisce”.

CARLOS CASTANEDA: “Ma come si fa a sapere quando un sentiero non ha un cuore, don Juan?”

DON JUAN: “Prima di inoltrarti in esso poniti la seguente domanda: Questa strada ha un cuore? Se la risposta è no, lo saprai, e allora dovrai scegliere un altro sentiero.”

CARLOS CASTANEDA: “Ma come faccio a capirlo?”

DON JUAN: “E’ una cosa che si sente. Il problema è che nessuno si pone questa domanda, e quando un uomo si accorge di aver intrapreso una strada senza cuore, essa è pronta per ucciderlo. Arrivati a quel punto, sono pochi quelli che si fermano a riflettere e abbandonano la strada.”

CARLOS CASTANEDA: “Cosa devo fare per formulare la domanda nel modo giusto, don Juan?”

DON JUAN: “Fallo e basta”.

CARLOS CASTANEDA: “Quello che vorrei sapere è se esiste un metodo per non mentire a se stessi credendo che la risposta sia positiva quando in realtà non lo è.”

DON JUAN: “Perché dovresti mentire?”

CARLOS CASTANEDA: “Forse perché in quel momento la strada sembra piacevole e divertente”.

DON JUAN: “Sciocchezze. Una strada senza cuore non è mai piacevole. Devi lavorare duramente anche per intraprenderla. D’altra parte è facile seguire una strada che ha un cuore, perché amarla non ti costa fatica.”

Carlos CastanedaGli Insegnamenti di don Juan – pagg. 145 e 211; A Scuola dallo Stregone – pagg. 86 e 129

Non sei la stessa persona che eri prima di partire!

 

Ferieee!!! :-S

Noi ci saremooooo!!!

È il “sogno” il filo conduttore del “capodanno dell’estate italiana” in programma venerdì 1 luglio lungo i 110 km della Riviera Adriatica dell’Emilia Romagna animato da tanta musica e nomi internazionali, dove non mancheranno la magia, la letteratura, l’arte, la danza e la pittura. La festa proseguirà per tutto il fine settimana.

 

Per muoversi poi facilmente da un punto all’altro della costa, tra Rimini e Ravenna correranno anche treni speciali gratuiti composti da carrozze “storiche” trainate da vecchie, ma pienamente funzionanti, locomotive elettriche. I biglietti saranno distribuiti negli Uffici di Accoglienza Turistica (IAT) e serviranno da prenotazione.

 

In apertura de La Notte Rosa riminese salirà sul palco Francesco De Gregori, con il suo celebre ed amato repertorio, seguito dalla graffiante voce di Noemi e dall’attesissimo concerto all’alba sulla spiaggia di Riminiterme con Raphael Gualazzi e il trombettista Fabrizio Bosso.

 

Sulla spiaggia di Bellaria, dopo mezzanotte, ad intrattenere il pubblico saranno prima i Pooh, con i loro più celebri successi, e a seguire Chiara Canzian che presenterà il suo nuovo disco.

 

Sabato 2 luglio palcoscenico riminese anche per Teresa Salguiero, voce dei Madredeus, mentre domenica 3 sarà la volta di Joan as Police Woman, suadente voce rock che presenterà a Rimini il suo nuovo album “The Deep Field”.

 

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A Riccione, sabato 2 luglio andranno in scena i finalisti dell’edizione 2011 di “Amici”, con special guest Alessandra Amoroso, mentre a Cattolica venerdì 1 concerto dei Grammar School, la band anglo-italo-americana (protagonista sabato sera a Montefiore Conca) con il suo repertorio di classici del pop-rock del XX secolo, e domenica grande attesa per il re del pop latino, Ricky Martin, con la seconda tappa italiana del suo tour.

 

A Cesenatico venerdì 1 luglio saliranno sul palco di “Radio Bruno Estate” Enrico Ruggeri e Paolo Belli con la sua band, mentre è dedicato alle musiche da film del compositore Henry Mancini, riarrangiate in chiave jazz, il concerto all’alba sulla spiaggia del molo di Levante con il Martina Grossi Trio.

 

A Cervia sarà di scena la world music, con l’esibizione di Natacha Atlas e i Transglobal Underground direttamente dal cartellone di Ravenna Festival 2011, che sempre venerdì 1 luglio, a Ravenna, proporrà anche “The Magic Flute – Impempe Yomlingo”, con la storia di Schikaneder ambientata in un sobborgo di Cape Town.

 

Musica internazionale anche a Milano Marittima, con il repertorio jazz e pop dell’Aries Percussion Ensemble, gruppo di giovani musicisti dalla Repubblica Ceca.

 

A Lido di Volano appuntamento per i nostalgici della musica italiana anni ’60 e 70’, con Riccardo Fogli, storica voce dei Pooh, Ivana Spagna e Paolo Mengoli, mentre Carmen Russo si esibirà in compagnia del suo corpo di ballo sulle coreografie di Enzo Paolo Turchi.

 

A Lido delle Nazioni, sabato 2 luglio, saliranno sul palco Marco Carta e The Bastard Sons of Dioniso.

 

Ma il “sogno” è anche magia, letteratura, arte, danza, pittura.


La Notte RosaIl passaggio del Rex sognato da Fellini prenderà corpo con il viaggio inaugurale di “Costa Favolosa”, ultima nata della flotta di Costa Crociere, che venerdì sera, tutta illuminata a festa, comparirà davanti alla riviera romagnola in tutta la sua maestosità, creando un’atmosfera magica da favola felliniana, per poi fare tappa a Cattolica, dove a mezzanotte Costa Crociere offrirà un eccezionale spettacolo pirotecnico che nascerà dal mare.
Sabato 2 Rimini propone il reading di Claudio Santamaria (il celebre “Dandi” del film Romanzo Criminale) e il cortometraggio del pittore e cineasta Gianluigi Toccafondo, entrambi dedicati a Piepaolo Pasolini nell’ambito del festival Assalti al Cuore. Mentre domenica sera, sarà la volta dello spettacolo di Betrand Sallè con la proiezione delle sue opere legate al tema del sogno, accompagnate da un “live set” realizzato per l’occasione da Malvina Meinier al pianoforte e Vincenzo Vasi al “Theremin”. Da non perdere anche “Fellini…per caso”, itinerario inedito e semiserio nei luoghi del Maestro condotto venerdì 1 da Patrizio Roversi, tra gli interpreti de La voce della luna (1990).

 

Magia e sogno anche a Cattolica, che venerdì ospiterà in centro “Incanti Marini – La dama della notte”, lo spettacolo-evento della Compagnia Teatrale Corona, suggestivo show tra danza e acrobazia dedicato al mondo sommerso, e a Misano, con “Maraviglia”, performance tra balletti aerei e imponenti macchine sceniche della compagnia Sonics.

 

Sempre a Cattolica venerdì sera l’astrologo Marco Pesatori accompagnerà il pubblico del suo spettacolo “La poesia dello zodiaco” tra pianeti, decadi e quadri astrali con il suo linguaggio ironico e appassionato, mentre Riccione ospiterà per tutto il weekend due esposizioni tra Graffiti Art e pittura e fotografia del ‘900.

 

San Mauro Mare sarà teatro, venerdì, del 1° Festival Internazionale di Magia, che vedrà la partecipazione di maghi e maghe da tutta Europa, mentre a Bellaria, sabato sera, saranno protagonisti assoluti i più piccoli, con La Notte Rosa dei Bambini, con l’Isola dei Platani invasa da giochi, animazioni, spettacoli e laboratori.

 

A Cesenatico venerdì sera il grattacielo diverrà un enorme schermo sul quale 20 proiettori architetturali a gestione computerizzata e ad altissima luminosità riprodurranno spezzoni di celebri pellicole, mentre a Lido di Volano risate a non finire con gli Oblivion, direttamente da Zelig con i loro romanzi storici “in pillole”, tra musica e recitazione, e un volto storico della comicità italiana, Andrea Roncato.

 

Tutta la riviera a mezzanotte in punto si “fermerà” per assistere al concerto di fuochi d’artificio che illuminerà a giorno 110 km di spiagge, da sempre uno dei momenti più attesi della Notte Rosa, che a Porto Garibaldi – nei Lidi di Comacchio – si potrà ammirare direttamente a bordo delle motonavi che usciranno al largo per l’occasione.

 

Informazioni e programma dettagliato sul sito dell’evento: La Notte Rosa

Che bello!!! Tra pochi giorni rivedrò il mare in estate!!! Anche se non saranno i Caraibi ma sarà quello di Rimini, a me va più che bene, anche perché è un modo per ritornare nella mia amata Romagna…

Voglio quindi festeggiare l’evento con una carrellata di foto dei Bagni Riminesi, una sconfinata distesa di vere e proprie oasi di mare, di sole, di sabbia, di divertimento, di sport, di relax, di spensieratezza…Un totale di 150 Bagni in una delle Riviere più amate, allegre, conosciute e goderecce…Per gentile concessione del fotografo Stefano Bittante…

NON VEDO L’ORA DI ARRIVARE!!! 🙂

ROMAGNA MIA, CHE MERAVIGLIAAAA!!! 🙂

 

(Franco Battiato) 1985
chanson egocentrique
Avenue Park
my life in the dark
I with me
do you smile
for arabian style
I like hit
Miami Beach boys
children with toys
across the univers
Chan-son egocentrique
self centred song
Chan-son egocentrique
self centred song (STACCO)
Chi sono
dove sono
quando sono assente di me?
da dove vengo
dove vado oh
Chan-son egocentrique
self centred song
Chan-son egocentrique
self centred song
Dalla pupilla
viziosa delle nuvole
la luna scende i gradini
di grattacieli
per prendermi la vita ah
per prendermi la vita ah (stacco)
Central park
I love in the dark
ich bin klein
people sang
around the capfire ground
I remember prehistoric sound
was the time of the dinosaur age
Oh nein!
Chan-son egocentrique
self centred song
Chan-son egocentrique
self centred song (STACCO)
Chi sono
dove sono
quando sono assente di me?
da dove vengo
dove vado oh
Chan-son egocentrique
self centred song
Chan-son egocentrique
self centred song
Mi dice
sui seni nudi
muoio d’amore
Quando vedrai la mia ragazza
dille che io l’amo oh
dille che io l’amo oh (FINE)
dille che io l’amo oh

Capalbio (Gr)

Come promesso, ecco il post sulla rinomata località della Costa d’Argento dove mi piacerebbe trascorrere le vacanze; con questo tempaccio brutto l’estate sembra un miraggio lontano in un deserto di noia! 😦 Piove, piove, piove,  non smette mai!!! E oggi, da diversi punti di vista, non è proprio giornata…Mi permetto di viaggiare con la mente, di sognare un po’, di evadere con il pensiero…Immagino di essere già in estate, immersa nel sole e con il cuore traboccante di mare…Basta concentrarsi, far emigrare il pensiero dalla testa, chiudere le tende e non guardare fuori, per non vedere la depressione climatica di questi giorni…

Capalbio è una località turistica molto rinomata, si affaccia sulla lunga Costa d’Argento, conosciuta per il mare pulito e trasparente; Capalbio è situato su una collina della Maremma Toscana ed ha molti luoghi da visitare tra cui il borgo antico e le Tombe Etrusche.

Mare  e relax Il mare di Capalbio  ha una costa lunga una decina di chilometri e ben consevata, grazie alla vicina oasi del W.W.F. del Lago di Burano e grazie anche ai pochi accessi al mare che permettono un’entrata limitata dei visitatori. Il mare è trasparente e la natura è rigogliosa poiché è presente la macchia mediterranea che in questi posti è caratterizzata da alberi di ginepro. La spiaggia libera è molto vasta, ma ci sono anche stabilimenti attrezzati con vari servizi come ristoranti, giochi per bambini, massaggi, e anche parecchi eventi di vario tipo.
La spiaggia di Capalbio ha numerose spiaggette nelle vicinanze, tutte molto graziose ma non sono sempre facilmente raggiungibili, alcune insenature di questa costa frastagliata sono infatti accessibili solo in barca.

Eventi estivi
Per la sera c’è la possibilità di assistere anche a molti eventi organizzati sia a Capalbio che nelle vicinanze.
-Nel centro del Borgo medievale di Capalbio, dal 22 Giugno al 1 Luglio, in rassegna una selezione di cortometraggi, dal meglio della produzione internazionale, per saperne di più potete visitare il sito Capalbio Cinema.
-In Agosto invece, dal 9 al 18, si rinnova l’appuntamento estivo con Festambiente, il festival della natura e del buon vivere promosso da Legambiente. Nella splendida cornice del Parco Naturale della Maremma, ci sono dieci giorni di eventi tra musica, cinema, spettacoli e teatro.

Nel dettaglio…

Superficie – 108,60 kmq.
Altitudine del capoluogo – 217 m s.l.m.
Abitanti – 3.912
Monumenti – Mura castellane, chiesa del ‘300, chiesa della Provvidenza (affresco di scuola del perugino)
Festività – 2° domenica di settembre e 20 maggio (S.Bernardino).
Frazioni e località – Capalbio scalo, Borgo Carige, Chiarone, La Torba, Pescia Fiorentina, Vallerana

Bisogna andare da Grosseto sull’Aurelia fin oltre Orbetello, e poi imboccare sulla sinistra una strada asfaltata che si fa largo fra colline ricoperte ancora di una folta macchia: quando è trascorsa un’oretta di auto, procedendo di andatura onesta, si arriva a Capalbio. Laconica, ma in neretto, la notizia che apparve sui quotidiani in cronaca locale. “Sulla Gazzetta Ufficiale del 1° settembre 1960, è sancita l’erezione di Capalbio a capoluogo del Comune omonimo”. Chi ne ha fatto le spese, è stato il territorio di Orbetello, ma era un fatto inevitabile. In effetti, il nostro paese è fra i più periferici della provincia e provvede largamente a se stesso: un po’ per la modesta densità di popolazione, un po’ per la fiorente agricoltura. Alle risorse agricole, si unisce poi la presenza di una riserva di caccia molto estesa, che venne istituita, ormai diversi anni fa, dall’Ente Turismo di Grosseto.

Si tratta quasi di un piccolo parco di flora e fauna maremmana: cinghiali e lepri, caprioli e fagiani, roditori e insettivori diversi, in un ambiente floristico tipicamente mediterraneo, non vi fanno mai difetto.

Il Paese

Il villaggio vero e proprio non è che un antico castello, provvisto ancora di spalti con feritoie, di piccole ma severe abitazioni con bifore in pietra. Una chiesetta di stile romanico, reca alle pareti diversi affreschi restaurati; una torre, per disegno e costruzione, ricorda un angolo di Arcidosso. Nelle mura quattrocentesche si conservano bene stemmi dell’epoca, e targhe medicee del Seicento. Tutto intorno al paese, che sorge secondo il solito schema medioevale al di sopra di un cucuzzolo, è un terreno collinare, ferrettizzato e calcareo, dove allignano bene ulivi e lentisco, volpi ed altri animali da preda. Non fosse che per il suo aspetto, simile a quello di pochi altri villaggi toscani, Capalbio meritava dunque un trattamento di riguardo anche dal punto di vista amministrativo.
Parzialmente, sotto l’incalzare dell’appoderamento, delle bonifiche e delle altre forme di intensificazione dell’agricoltura, il paesaggio va un po’ modificandosi: ma c’è da giurare che anche fra un secolo gli stessi boschi che videro intenti alla caccia gli Orsini, armati di frecce e di picche, vedranno gli altri uomini tendere agguati al cinghiale, provvisti magari di pistole al plutonio e a raggi cosmici.

 LA STORIA

Un assetto urbanistico tipico dei borghi medioevali

Il paese ha i connotati e presenta un assetto urbanistico tipico dei borghi medioevali. Il più antico documento che cita Capalbio è la bolla Leonino Carolingia, con la quale Carlo Magno donava il Castello dell’Abbazia delle Tre Fontane a Roma. Alcuni studiosi sostengono invece che il paese era abitato fin dalla più remota antichità, lo conferma anche il ritrovamento di tombe dell’età del bronzo e arcaiche. Dall’805 il paese ha seguito le vicende del patrimonio dell’Abbazia delle Tre Fontane.

 Agli inizi del 1300 il Castello era sottoposto al dominio di una famiglia signorile locale,  che nel 1305 si alleò con gli orvietani contro gli Aldobrandeschi di Santa Fiora e i Baschi di Monte Merano. Venuta meno l’autorità politica degli orvietani, Capalbio fu concessa dagli Aldobrandeschi di Santa Fiora alla regione di Siena tra il 1339 e il 1345, ma cadde in seguito sotto il dominio degli Orsini. Intorno al 1400 venne definitivamente conquistata dai senesi; da questo periodo risalgono i cimeli più interessanti ed artistici del paese. Nel 1555 le truppe spagnole conquistarono Capalbio e, da questo momento, iniziò la decadenza economica e demografica del paese. 

   Il passaggio successivo del Granducato di Toscana dei Medici ai Lorena, segnò per Capalbio la perdita dell’autonomia amministrativa. In questo periodo di disastrosa situazione sociale, si aggiunse anche la piaga del banditismo che terrorizzava la Maremma. Ancora oggi si rammentano i nomi dei famosi briganti che spadroneggiavano nelle contrade trovando poi rifugio nelle macchie impenetrabili; uno di questi è Domenico Tiburzi, che ha legato parte della sua storia a questo paese.

IL BORGO MEDIOEVALE

Il Castello di Tricosto, comunemente detto “Capalbiaccio”

Non si può parlare della storia di Capalbio senza accennare al castello più antico di Tricosto, oggi detto comunemente Capalbiaccio, di cui avanzano le rovine sul colle sito a nord-ovest. All’interno della struttura è tuttora custodito il famoso “pianoforte di Puccini “, costruito da Conrad Graf (nato a Riedlingen, Germania, 1782), risalente, così come indica il numero di serie, ai primi mesi dell’anno 1823.

I suoi strumenti erano famosi per la loro eccezionale stabilità e solidità e, nonostante la loro struttura fosse completamente in legno,  raramente sono state rilevate crepe, distorsioni o scollamenti. Insieme allo strumento op. 184,  il pianoforte “di Puccini” è l’unico con un’estensione di sei ottave, l’incortatura è tripla ed è dotato di una meccanica di concezione ancora settecentesca.

LE CHIESE

I suggestivi luoghi di culto.

A Capalbio sono rimaste due sole chiese, ma entrambe possiedono dei preziosi dipinti di vero e incontestabile valore. Nell’antico castello, ai piedi del torrione, sorge la chiesa di San Nicola. Sul fianco destro della chiesa si eleva la torre campanaria, le cui bifore permettono di datarla al 12° secolo. Nel 1919, il campanile fu riparato e la piccola torre con cupola di stile senese  fu sostituita da una piramide di mattoni intonacata.

La pianta della chiesa è rettangolare, con un’ unica navata che termina in un abside a pianta anch’essa rettangolare. Ai lati della navata si aprono cappelle poco profonde, non comunicanti tra loro e terminanti con arcate a tutto sesto. L’ultima parte della navata e il vano con finestra poggiano su di una singolare costruzione aperta all’estremità, detta “Arco Santo”.  L’estremità ovest dell’Arco Santo è sorretta da un capitello romanico. Le colonne, incassate a metà, dividono l’una dall’altra le cappellette laterali. I capitelli romanici sono decorati da simboli quali racemi di uva, palmette, rosette, foglie stilizzate e, su di un capitello, si notano anche figure di animali, un’ aquila e una leonessa in atto di ruggire, secondo moduli che si ritrovano con una certa frequenza nelle chiese romaniche della campagna toscana e possono essere attribuiti al 12° secolo. Il luogo è particolarmente suggestivo grazie ai numerosi affreschi delle pareti: di “scuola senese” (1300) nelle cappelle di sinistra e di “scuola umbra” (1400) nelle cappelle di destra.

Spiagge

Capalbio offre al turista una fantastica spiaggia lunga ben 12 km di cui la metà sono formati da spiagge libere. La particolarità di questa spiaggia è che, a seconda del tratto di costa in cui siamo, potremmo vedere sia una candida sabbia di colore chiaro che sabbia ferrosa di colore scuro. Il mare si caratterizza per la sua limpidezza, per i suoi meravigliosi colori e per le sue particolari sfumature.

Spiaggia di Chiarone: è situata presso la frazione omonima, all’estremità meridionale del tombolo di Burano, pochi chilometri a sud della Laguna di Orbetello. Si tratta di una bella spiaggia di sabbia dorata caratterizzata da un litorale lungo e molto profondo, ben attrezzato e ricco di servizi turistici. Il mare è ovunque molto bello, azzurro, cristallino e limpido, con fondali sabbiosi e digradanti, ideale per nuotare e fare il bagno.

Approvata da Legambiente! Da tutti i punti di vista, Capalbio è una località da 5 vele perché soddisfa tutti i criteri che la rendono una perla del mare, ovvero: la pulizia delle spiagge e del mare, la presenza di una larga fetta di territorio incontaminato, la qualità dell’aria e dell’acqua, i servizi ben curati e di alto livello, la notevole sostenibilità ambientale, il patrimonio storico-culturale ricchissimo, ben gestito e valorizzato, la particolare attenzione ai disabili, nel rispetto delle barriere architettoniche.

Giudizio complessivo: 5 vele Qualità ambientale: 4 stelle Qualità servizi di accoglienza: 4 petali Albero: Questo comune ha svolto iniziative per la migliorare la sostenibilità ambientale Onde: Mare pulito e buoni servizi Castello: presenza di luoghi o iniziative di interesse culturale Presenza di servizi per disabili

I DINTORNI

I meravigliosi scenari naturali intorno a Capalbio

Lago di Burano: Situato lungo la costa tirrenica nel Comune di Capalbio, il Lago di Burano si estende parallelamente al mare da cui è separato da uno stretto tombolo. Estesa per 300 ettari circa la Riserva è stata creata nel 1967, quando il WWF prese in affitto la tenuta del lago di Burano allo scopo di offrire un tranquillo luogo di sosta per gli uccelli migratori. Tra il tombolo ed il lago si sono formati alcuni specchi d’acqua denominati “chiari”, mentre nella zona più interna si estendono campi coltivati, talvolta allagati.
Nel lago e negli stagni crescono molte piante igrofite e fitti canneti dove trovano rifugio numerosi uccelli acquatici: mestoloni, marzaiole, alzavole, moriglioni, morette, folaghe, aironi, fenicotteri, cormorani, cavalieri d’Italia, oche selvatiche, ecc. Ricca è anche la fauna ittica, che comprende cefali, spigole, orate e anguille. Sulle dune sabbiose sono presenti il giglio di mare, la santolina e l’eringio marittimo. Nella macchia, tipica boscaglia sempreverde mediterranea, vivono mammiferi come la donnola, i ricci, le istrici, i tassi, le volpi. Per una migliore fruibilità dell’Oasi sono stati creati alcuni percorsi-natura, lungo i quali sono situati capanni di osservazione, un orto botanico, un acquario.

capalbio italy

Ed inoltre…

Capalbio si trova nella zona più a sud della costa grossetana, tanto che il suo comune confina con la provincia di Roma, ed è quindi l’ultimo lembo della Maremma Toscana. Si tratta di un piccolo borgo medioevale che è riuscito a conservare tutta la sua tranquillità.

Panoramica di Capalbio

Ambiente e territorio

Il paese si trova a circa 200 metri dal mare, su di una piccola collina. La zona in cui si trova è abbastanza isolata, e circondata solo da macchia mediterranea: il borgo conserva intatto il suo aspetto tranquillo ma selvaggio. I centri abitati qui intorno sono rari a causa del fatto che per secoli la zona è stata infestata dalla malaria e quindi deserta. Quindi la macchia si estende tutto intorno, dal litorale fino all’entroterra. Vicino al mare prevale la macchia, ricca di ginestre, timo camomilla ed eucalipto, mentre nell’area più interna la terra è coltivata. Prevalentemente si coltivano frumento, mais, e ortaggi, ma sopratutto viti ed ulivi; è molto sviluppato anche l’allevamento dei bovini. Si possono trovare querce e lecci, e gli ulivi circondano questa terra incontaminata. La fauna è tipicamente appenninica, con cinghiali, daini, lepri e molte varietà di uccelli. Siamo a soli 7 km dalla trafficatissima Via Aurelia.
Dall’alto del paese si domina tutta la zona, da una parte verso il Lazio e dall’altra si può vedere l’Argentario, tutta la Maremma e il mare. Le spiagge sono bianche e morbide, ricche di minerali tanto da brillare alla luce del sole. C’è anche il lago salato di Burano, che per via della scarsa profondità del fondale è popolato di anatre tuffatrici come le morette, le canapiglie e i moriglioni; si può avvistare anche il cormano e il falco di palude.
In quest’area, solitamente vicino alle piante di corbezzolo, vive anche un particolare tipo di farfalla, la charaxes jasius, chiamata comunemente ninfa del corbezzolo. Si tratta di una delle più belle e grandi farfalle presenti in Italia, dai toni aranciati e riflessi verdi, attraversate da una striscia argentata, oltre a guarnizioni rosse e bianche, con le ali che hanno due code. Ormai moltissime varietà di farfalle, oltre a quelle di questo tipo, sono diventate rare; negli ultimi venti anni se ne sono estinte ben il venticinque percento.
Davanti a Capalbio c’è la Riserva di Burano, e sempre a poca distanza si trovano il Parco della Feniglia e l’Oasi di Orbetello, tutti entro solo 15 km di costa.
Piazza Magenta a Capalbio
(Foto www.capalbio.it)

Storia ed archeologia

Questa zona era già abitata dagli Etruschi, anche se in seguito fu scarsamente popolata a causa della malaria che infestava l’area.Sono stati inoltre ritrovati moltissimi resti di ville e fortificazioni romane.
Il nome probabilmente deriva da caput album o campus album, per l’alabastro bianco che caratterizza questo luogo. Il castello è uno dei più antichi d’Italia e risale addirittura all’VIII sec. dopo Cristo.In questo periodo, per paura di incursioni nemiche, i borghi vengono racchiusi in rocche; quindi le potenti famiglie feudali trasformano i castelli in fortilizi, per potersi meglio difendere dagli assalti.Agli inizi del XVI secolo finalmente cominciarono a sorgere edifici anche fuori le mura. Nella romanica pieve di San Nicola sono presenti affreschi tardo gotici.La torre che invece si innalza vicino al lago di Burano è una splendida e massiccia torre seicentesca, costruita dagli spagnoli che occuparono queste terre in quel periodo. Il comune passò quindi in mano ai Medici, che cercarono di risanare il territorio dalla malaria, impiantando pinete e proteggendo i querceti presenti. Tuttavia dopo pochi anni la popolazione andava diminuendo e il borgo quasi scomparve. A metà del Settecento Pietro Leopoldo di Lorena cercò di continuare l’opera che era stata dei Medici, inviando a verificare le condizioni di queste terre il gesuita Ximenes. Nonostante le pessime condizioni dell’area i Lorena decisero di bonificare la zona, prosciugando le paludi e rendendo coltivabili vasti terreni. La bonifica continuò con Leopoldo II; infine dopo l’annessione al Regno d’Italia si cominciò a chiudere la foce del lago di Burano, per cercare di evitare il paludismo.Il risultato fu che Capalbio era ancora una delle zone più insalubri della Maremma.Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale si riuscì a risanare il territorio, grazie all’opera dell’Ente Maremma che si occupò della bonifica, del frazionamento e dell’assegnazione dei terreni in seguito ad un decreto ministeriale.Nel 1960 divenne un comune autonomo, staccandosi da quello di Orbetello da cui era stato precedentemente amministrato.

Enogastronomia

Capalbio è vissuto da sempre di caccia e pesca, tanto che ancora sono presenti diverse sagre che ne testimoniano la tradizione gastronomica; le principali sono quelle del cinghiale, del pesce e delle lumache, che si svolgono tutte in periodo estivo.
Salendo per la strada che porta al paese è possibile acquistare e bere vino; una delle migliori produzioni di questo territorio è il vino bianco Ansonaco.

Immensa voglia di Tirreno…E di Maremma!!!

Argentario:

è un alto promontorio davanti all’Isola del Giglio; con questo toponimo però si intende un vasto tratto della costa maremmana, che comprende anche Giannutri e l’isola del Giglio, e si estende fino alle coste laziali.

Ambiente e territorio

Questa zona è prevalentemente rocciosa, coperta da macchia mediterranea e da coltivazione. In questo territorio si trovano ambienti contrastanti, come spiagge sabbiose e rocciose, pinete e lagune.In tempi remoti, era un’isola che fu poi collegata alla terraferma da due strisce di sabbia e terra ricoperte di vegetazione, a causa delle correnti marine e dei depositi del fiume Albegna: i tomboli della Giannella a nord e quelli della Feniglia a sud.In mezzo si trova la laguna, denominata di Levante o di Ponente a seconda della zona. La parte indicata come di Levante è una zona con acque più profonde e meno salate, mentre quella di Ponente è un ambiente prevalentemente palustre; questa tratto è collegato alla terraferma da un argine artificiale che venne costruito per collegare Orbetello con i centri dell’Argentario.
Proprio sulla zona della Feniglia si trova la Riserva Naturale Forestale di protezione della duna di Feniglia; nata nel 1971, si tratta di una collina di circa 500 ettari gradualmente rimboscata dall’Amministrazione forestale con pini mediterranei, prevalentemente di tipo domestico. Questo rinverdimento della zona ha permesso di fissare bene il terreno e di proteggere l’entroterra dai venti marini.La zona più a nord, più vicina ad Orbetello, è quella tipicamente palustre in cui si possono osservare moltissime varietà di uccelli; questa zona ha un’estensione di circa 800 ettari ed è provvisto di attrezzature come torrette di osservazione, osservatori e sentieri.
Inoltre recentemente la zona è diventata un Parco Nazionale, che ha come prima ricchezza rari esemplari di fenicottero e spatola che vivono nei canneti della laguna.
La cima più alta del promontorio è Monte Telegrafo, che tocca appena i 635m.La zona è adatta alla coltivazione di grano, viti e ulivi; inoltre la pesca è un’attività molto produttiva. Il sottosuolo è ricco di minerali come pirite, ematite e ossido di manganese.
Il clima è tipicamente mediterraneo, molto umido d’estate e con scarse precipitazioni, solitamente concentrate nel periodo autunnale e in primavera; perciò è particolarmente favorevole alla coltivazione di grano e legumi, ma soprattutto di ulivi e viti.

Storia ed archeologia

L’origine del nome Argentarius è incerta: alcuni affermano che derivi dallo splendore di alcuni giacimenti di cristalli di mica rinvenuti nelle cime del promontorio, mentre altri credono che discenda dall’attività svolta dalla gens Domizia che era proprietaria del luogo e vi svolgeva l’ufficio di argentarii appunto, o banchiere. Tuttavia, quale che sia la sua origine, il toponimo è molto antico: possiamo leggerlo già negli scritti di Rutilio Namaziano, autore vissuto nel V sec. dopo Cristo.
Questa zona comprende diversi antichi borghi; i più notevoli sono Porto Santo Stefano, Porto Sant’Ercole e le Grotte. Porto Santo Stefano è la località più importante, ed è la sede amministrativa del comune di Monte Argentario; inoltre da qui è possibile imbarcarsi per le isole del Giglio e di Giannutri. Port’Ercole invece si trova sulla costa orientale ed è un piccolo e pittoresco borgo abitato già in epoca romana; tuttavia i forti che dominano questo paese sono del Seicento, periodo in cui la costa era in mano agli Spagnoli. Sono molte le torri e i forti costruiti su questo promontorio in periodo spagnolo: oltre 10 torri e ben tre forti. Nella chiesa parrocchiale è sepolto il Caravaggio, che si spense a Cala Galera nel 1610, probabilmente a causa della malaria, che in quel periodo infestava ancora la zona.
Inizialmente era stata data l’etichetta di Costa d’Argento a questo litorale, ma la denominazione fu sanzionata dallo stato alcuni anni fa: tuttavia il toponimo di Argentario è rimasto, tanto che questa zona si chiama ancora così.Durante l’ultimo conflitto mondiale, a causa dei violenti bombardamenti, Porto Santo Stefano venne completamente distrutto per essere ricostruito solo anni dopo, insieme al lungomare. La ferrovia che collegava il promontorio ad Orbetello invece non è stata più ripristinata.

Enogastronomia

La cucina dell’Argentario si basa principalmente sui prodotti della pesca, oltre che sulle coltivazioni provenienti dalle zone terrazzate del promontorio; il pesce viene cucinato sia arrosto che crudo, bollito o in umido, principalmente con contorno di pomodorini. Tra i più utilizzati nella tradizione di quest’area c’è un tipo di pesce locale, saporito ma povero, chiamato “fica maschia”, che viene utilizzato principalmente essiccato.

Eventi e cultura

Nel 1937 è stato istituito il Palio Marinaro, che si svolge in Porto Santo Stefano il 15 di Agosto. I rioni del paese si affrontano in una gara in barca a remi, con equipaggi composti di quattro vogatori ed un timoniere.
Recentemente vi è stato istituito il CIMA, Concerti in Monte Argentario, un’importante manifestazione di musica classica che ha avuto risonanza internazionale ed è diventato uno dei più importanti festival d’Europa.

Gastronomia maremmana

Gli Etruschi e la gastronomia

La zona della Maremma è conosciuta per i suoi prodotti fin dai tempi degli Etruschi; questo popolo di mercanti controllava una zona importante, che comprende l’Umbria, la Toscana e l’alto Lazio, situata tra occidente ed oriente, e controllata dalle loro flotte. I prodotti che trattavano erano tutti beni di lusso, come vasi bicchieri e suppellettili, ma soprattutto l’olio, che accompagnava quasi tutti i piatti di questa cucina, e il vino delle colline maremmane.
Il vino etrusco era molto forte, quindi non poteva essere gustato senza aggiungere molta acqua. Una delle maggiori attività, infatti, era l’agricoltura: oltre all’olivo e alla vite erano presenti enormi coltivazioni di grano e farro, che rappresentavano gli alimenti di base, sotto forma di zuppe e pane. Inoltre venivano allevati bovini, anche se la carne bovina non era un piatto che era consumato spesso: gli animali servivano soprattutto per i lavori dei campi e per il latte, il cui uso era diffusissimo, e i formaggi; si allevavano anche ovini e suini. Si consumava più spesso la carne di selvaggina e dai resti che si sono trovati di attrezzature da pesca inoltre, si può dedurre che la pesca fosse molto sviluppata. L’alimentazione etrusca quindi era molto varia e “moderna”.
Dopo la decadenza della federazione etrusca, la zona costiera fu quasi completamente abbandonata, soprattutto a causa della malaria che imperversò quasi fino all’inizio del secolo scorso. Fu a questo punto che la Maremma si divise in due aree: nella zona collinare prevalevano l’agricoltura e l’allevamento, mentre in quella costiera il consumo di pesce.

Le origini Medioevali della cucina maremmana

Anche i piatti che noi gustiamo oggi derivano da cucine diverse, soprattutto di tradizione medioevale; l’usanza delle zuppe, come l’acquacotta, composte principalmente da cipolle, uova o funghi e verdure, oppure la zuppa di pesce, da mangiare tutte con la fettunta, e dei piatti “poveri” come i malfatti con ricotta e spinaci, e i dolci di frutta secca, miele e uova, alimenti sempre reperibili, derivano dalla tradizione contadina, mentre quelli più ricchi di carne, come il cinghiale e soprattutto il bovino, sono stati realizzati per le tavole dei ricchi feudatari.
La cucina di questo periodo non è caratterizzata, come spesso si crede, da carni poco cotte ed eccessivamente speziate, o carbonizzate per coprire la cattiva conservazione degli alimenti, ma soprattutto nel tardo Medioevo, la cucina ricercava sapori nuovi, tramite la sovrapposizione dei sapori, salse agrodolci, formaggio e zucchero.Il sale invece era poco utilizzato, perché troppo costoso. Era molto curata anche la presentazione dei cibi, tanto che venivano preferiti soprattutto volatili per le piume che rendevano più scenografico l’ingresso del piatto.

Dal Rinascimento ai nostri giorni

Questo aspetto fu maggiormente accentuato nel Rinascimento, quando i sovrani cominciarono a non badare a spese per mostrare la loro magnificenza; tornò in voga anche il banchetto a tema che tanto era di moda tra i greci e i romani.In questo periodo, nonostante fosse già molto conosciuta, la cucina italiana divenne famosa in tutta Europa.
La sontuosità dei piatti si trasformò in ricerca della particolarità nel Barocco; la costruzione, in questo caso, si aveva proprio nelle ricette. In questo periodo prevalgono le preparazioni simil-arabe, come i pasticci e, nonostante i prodotti provenienti dalle Americhe, come il mais, abbiano larga diffusione nelle cucine italiane, prevalgono la cioccolata e il caffè, sempre di origine araba. Nascono in questo periodo il sorbetto e le bevande rinfrescanti come la granita.
Solo nell’Ottocento si riscopre la vera cucina Maremmana, quella semplice, legata ai prodotti stagionali, che costituisce la base della cucina mediterranea. Ogni ricetta è composta da pochi ingredienti, carne o verdure, arricchite con spezie e odori come pepe, rosmarino, salvia, timo, basilico e alloro, ma anche peperoncino e noce moscata.

Cibi e piatti tipici

Il suo punto forte è sempre stato il pane, base dell’alimentazione fin dall’epoca etrusca.Il pane toscano è “ispido”, cioè senza sale, quindi riesce ad associarsi bene praticamente ad ogni piatto, e in alcuni casi sostituiva anche la pasta, piatto non proprio abituale in Maremma.Ma ne esistono anche tipi particolari, come il pane di ramerino e la schiacciata con l’uva. Inoltre non bisogna dimenticare la bruschetta, o fettunta, accompagna tutte le zuppe maremmane, e i crostini, tipicamente con patè di fegato se ci si trova nelle zone interne, o con la bottarga, le uova di cefalo o tonno essiccate, se siamo vicini alla costa.Ma anche la panzanella, preparata per utilizzare il pane vecchio, ammolandolo nell’acqua e mescolandolo con verdure fresche di stagione, un filo d’olio e basilico, la “pappa col pomodoro” e molte altre ricette.
L’olio è da sempre eccezionale e accompagna praticamente tutte le ricette della zona, sia a crudo che in cottura. Sono presenti moltissime varietà di vino, quasi una per ogni località, prevalentemente bianchi sulla costa, e rossi nell’entroterra.
Nonostante la semplicità, le ricette variano di paese in paese; ogni piccolo centro maremmano riesce a personalizzare piatti diffusi in tutta la Toscana, creando una grande varietà di pietanze.

 

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