Ilaria Buccioni
BORDERLINE: LINEA DI CONFINE

La parola inglese borderline significa: linea di confine.
Questa definizione è stata scelta intorno agli anni ‘30-’40 per descrivere alcuni disturbi di personalità in soggetti che mostravano forti oscillazioni dell’umore e rabbia improvvisa. Tali persone comunque non erano così gravi da essere valutate come schizofreniche, ma in ogni caso erano troppo disturbate per essere trattate con la psicoanalisi. Sono stati identificati 4 sottogruppi di pazienti borderline:
>    Un primo gruppo che presenta comportamenti inappropriati sul versante psicotico. La persona può esprimere apertamente rabbia e avere difficoltà a valutare la realtà.
>    Il secondo gruppo, in cui le persone possono incontrare difficoltà a mantenere relazioni interpersonali stabili ed hanno una bassa autostima e considerazione di sé.
>    Nel terzo gruppo – definito “Come se”- queste persone possono essere anaffettive ed avere una tendenza ad  imitare gli altri, appropriandosi dell’identità altrui.
>    Nell’ultimo gruppo si possono identificare persone che soffrono di una depressione ciclica e  di ansia elevata.

Le persone identificate come borderline hanno serie difficoltà a relazionarsi con gli altri e quindi spesso si “consumano” nel tentativo di sviluppare relazioni o amicizie esclusive con un’unica persona, con la quale non vi sia alcun dubbio o rischio di venire abbandonate. Inoltre spesso queste non sanno definirsi rispetto a scelte quali il lavoro, o l’orientamento sessuale, arrivando in molti casi a fare uso di sostanze alcool correlate.
Vivere le relazioni affettive per loro significa soffrire forti sensazioni di insicurezza e di ansia espresse attraverso atteggiamenti manipolativi e contraddittori. Possono temere con il passare del tempo di essere come “fagocitati” e invasi dall’altra persona, e di conseguenza possono avere  paura di perdere la loro identità.

Ma allo stesso tempo la persona borderline può percepire una angosciosa sensazione di terrore al pensiero di poter essere abbandonata in qualsiasi momento. Allora, potrà richiedere attenzione e rassicurazione al partner usando atteggiamenti sia manipolatori che comportamenti autodistruttivi o autolesivi.
Le persone che soffrono di tale disturbo spesso possono non avere la percezione del problema, ed in molti casi possono venire spronate dagli altri (parenti, genitori, compagno/a, figli) ad affrontare un percorso psicologico.

La meta principale dell’intervento psicologico è quella di cercare di rafforzare l’Io, cioè facendo tollerare meglio al paziente l’ansia e cercando di fargli controllare meglio gli impulsi, proponendogli un modo di vivere diverso dal solito con l’obiettivo di provare una sensazione di maggiore coerenza di sé, innalzando così la sua autostima.

Di conseguenza per il paziente borderline sarà più sopportabile la separazione dalle figure significative.
Il risultato della terapia individuale potrà dipendere molto anche dal tipo di relazione terapeutica che si instaurerà tra il terapeuta ed il paziente.

Oltre all’intervento individuale, svolgere un lavoro con l’intera famiglia  potrà portare a dei risultati molto positivi ed in breve tempo.

La presenza della famiglia sarà molto utile per individuare il ruolo giocato dalle interazioni familiari nella patologia del paziente.

La terapia familiare in questo caso è da considerarsi un essenziale complemento per l’intero trattamento.

Film consigliati:
♦    “Ragazze interrotte” (1999) con Winona Ryder e Angelina Jolie.
♦    “Prozac Nation” ( 2001) con Christina Ricci, Jessica Lange e Jason Biggs.