Secondo Freud tutto l’insieme dei problemi affettivi della seconda infanzia (3-6 anni), la conseguenza di una precisa spinta istintuale: in questo periodo, infatti, la sessualità infantile raggiunge un livello di sviluppo definito come “fase fallica”. La libido del bambino si concentra, cioè, in corrispondenza della zona genitale, che assume il carattere di zona erogena, così come precedentemente era avvenuto per la “zona anale” ed ancor prima per quella “orale”. Nonostante la sua localizzazione nell’organo genitale, la libido del periodo fallico, ovviamente, non consente ancora l’espletamento della sessualità matura. Non mancano, però manifestazioni che indicano l’attivazione della zona in senso erotico. E’ in questa età, infatti, che compaiono le prime manifestazioni di masturbazione, di esibizione degli organi sessuali, di vivaci curiosità relative alle differenze anatomiche fra i due sessi, ecc. In questo contesto, proprio la scoperta di tali differenze, contribuisce ad attivare nel bambino delle paure inconsce di perdere o di vedere danneggiato il proprio organo sessuale. E queste paure giocano un ruolo molto importante nella complessa dinamica dei rapporti fra il bambino e i suoi genitori. Il maschietto teme di essere punito per la sua rivalità verso il padre, proprio attraverso la privazione di quell’organo genitale del quale va tanto fiero e di cui la bimba è priva, forse per effetto di una punizione inflittale. Questo timore lo porta, così a modificare il proprio atteggiamento. Trasformando la sua aggressività verso il padre in imitazione e in identificazione, il bambino abbandona quella posizione così pericolosa di aperta rivalità. La femminuccia, d’altra parte, vive anch’essa la stessa “ansia di castrazione”: fantasticando di poter essere invasa, distrutta e dilaniata nell’interno del suo corpo, a motivo della lotta accesasi con la madre per ottenere il possesso esclusivo, affettivo ed erotico del padre. Lentamente, anche in questo caso, lo scontro si tramuta in identificazione: decidere di assomigliare alla madre perchè è in questo modo che si può piacere al padre.
Tutta questa complessa vicissitudine è stata teorizzata e descritta dalla psicoanalisi, inizialmente da S. Freud e successivamente da M. Klein, la quale ha addirittura osservato che queste difficoltà nella relazione a tre, questo desiderio di possesso esclusivo nei confronti di uno dei genitori con l’eliminazione dell’altro, inizia già nel primo anno di vita, quando il neonato stabilisce un rapporto distinto con entrambi, madre e padre.
Ora, come noto, Freud ha creduto di poter ritrovare il simbolo di questa situazione affettiva nella leggenda di Edipo, il re tebano che il destino conduce ad uccidere il proprio padre Laio e a sposare – sempre inconsapevolmente – la propria madre Giocasta.
Questo mito rappresenterebbe, sostiene Freud in “Totem e tabù”, il residuo simbolico delle tremende passioni dell’uomo della preistoria, il quale, privo di freni inibitori, non temette, probabilmente, di uccidere il proprio padre, capo della tribù, per conquistarne le donne. Col passare dei millenni, nulla di tutto ciò si ripete; rimane, però, nell’animo umano, presente ed operante, il problema affettivo del rapporto dei figli con i genitori, dei giovani con gli adulti. E’ ovvio che riconoscere l’esistenza e l’importanza di queste problematiche edipiche non significa vedere in ogni bimbo un incestuoso, un parricida, ma semplicemente considerare certi aspetti del comportamento infantile e anche adulto, alla luce della specifica rete affettiva ed emozionale che si instaura all’interno della situazione edipica. Il mancato superamento di questa “condizione” produce notevoli conseguenze nella successione dell’evoluzione psicologica e sessuale. Anzi, come possiamo ben osservare durante il lavoro psicoterapeutico con i nostri pazienti, questo problema costituisce il nucleo conflittuale più forte della nevrosi e determina tutta una serie di sintomi e di atteggiamenti compensatori, che possono rendere davvero difficile la vita di un individuo e di coloro che gli stanno accanto. All’origine dei disturbi della personalità, è innegabile che ci possono anche essere delle circostanze traumatizzanti momentanee che possono determinare una situazione edipica complessa, ma al contrario di quanto comunemente si crede, ciò è molto raro. Risultano, invece, molto più gravi le influenze continue ed inadeguate di un ambiente familiare perturbante. Un buon equilibrio sessuale di una coppia genitoriale, infatti, è la garanzia più sicura di un superamento dell’Edipo nel bambino. Dove l’uomo e la donna non hanno correttamente affrontato e risolto il loro Edipo, vi è incapacità a realizzare una buona armonia sessuale: le pesanti conseguenze si riversano sulla coppia stessa e, quel che ancora più tragico, sui loro figli.
Nel primo caso si hanno tutte le possibili manifestazioni di problematiche sessuali, dai disturbi del desiderio a quelli del piacere, fino alle vere e proprie deviazioni della sessualità.
Nel secondo caso, le pulsioni inappagate della coppia si riverseranno sui loro figli. I sentimenti edipici, in effetti, sono reciproci. Se il figlio è legato alla madre, questa è altrettanto legata al figlio e così dicasi per la figlia con il padre. Nel caso di un mancato superamento dell’Edipo nei genitori, questo sentimento si tramuta in attaccamento “forte”, secondo cui il figlio amato è visto come un bene di cui si vuole godere esclusivamente, paralizzando sin dall’inizio tutti i tentativi che questo fa per conquistare la sua autonomia e di instaurare altre relazioni con persone estranee alla famiglia, in particolare al momento dell’evoluzione adolescenziale.
Casi del genere emergono dalla clinica psicoterapeutica più frequentemente di quel che non si immagini: già dalla prima infanzia, i figli sono vittime di carenze affettive, di strumentalizzazioni, di iper-gratificazioni o di seduzioni. Alla tutto sommato più rara violenza fisica e sessuale, si deve spesso aggiungere quella del non riconoscere, del non accettare, del non rispettare i propri figli. A monte di tutto questo ci sono, come si diceva, grosse problematiche edipiche irrisolte. Esempi concreti ricavabili dalla pratica psicoanalitica possono chiarire meglio quanto sto dicendo.
Una coppia sessualmente frustrata nel proprio rapporto matrimoniale, può sentirsi spinta verso i propri bambini al fine di ottenere quel tipo di soddisfazione affettiva che dovrebbe scaturire dal rapporto coniugale. In questo senso, un padre con desideri sessuali immaturi e non ben integrati, può mostrarsi eccessivamente seduttivo con la propria bambina. Questa incoraggiata da tali aspetti infantili della personalità paterna vivrà nella fantasia, quando addirittura non subirà nella realtà, questo rapporto segreto e colpevole che implica l’esclusione della madre ed il trionfo su di lei. Ciò potrà portarla a sentirsi, da un punto di vista psicologico, unica responsabile dell’esclusione della madre. Tutto ciò può renderle difficile, con il sopraggiungere dell’adolescenza e dell’età adulta, l’allontanarsi dalla famiglia, perchè le sembrerà che la madre abbia bisogno di lei. Inoltre, quel legame segreto avuto o fantasticato, grazie agli atteggiamenti del padre, e sentito come colpevole, potrà crearle serie difficoltà nella realizzazione di una vita sessuale matura con un altro uomo.
Allo stesso modo, difficoltà di vario genere possono sorgere quando vi è un’intesa di questo tipo tra il bambino e la madre e quando il padre viene estromesso come una figura insignificante o come un bruto insensibile. Anche qui ciò può accadere quando la madre non soddisfatta della sua relazione sessuale, ha paura di questo tipo di rapporto con un uomo e cerca di raggiungere una specie di soddisfazione sessuale più infantile (quindi meno angosciante) con il figlio, che viene considerato come propria creazione e quindi fonte di soddisfazione narcisistica.
Ma, si badi bene: tale intimità genitori – figli, anche quando non chiaramente esplicitata, è quasi sempre impregnata di seduzione erotica. Vi sono infatti molti modi sottili attraverso cui un genitore può eccitare sessualmente il figlio: il tono di voce, il modo di curarsi esteticamente quando lo incontra, il trattenerlo con premure eccessive, il difenderlo dall’altro genitore, il non difendere quest’ultimo dall’arroganza del figlio/a, nel fare con lui/lei il sonnellino pomeridiano, nel fare il bagno o la doccia insieme, nel girare più o meno nudi per casa, nell’asciugare con troppa cura i genitali del figlio/a, ecc. ecc.
E’ così rileva Dacquino che:
difficoltà affettive da parte di uomini verso le figure femminili o di donne verso quelle maschili mascherano un complesso di Edipo non superato. Il vivere da adulti una situazione amorosa virulenta genera in loro quei sensi di colpa che traggono origine dal rapporto esagerato, morboso e frustrante avuto con la prima donna o con il primo uomo della vita, cioè la madre o il padre. Tali soggetti amano i genitori di sesso opposto fino al punto da non poterli “tradire”.
Ora, è solo dopo un lungo e paziente lavoro terapeutico fra analista e analizzando che si possono individuare e quindi risolvere i problemi che da tali rapporti nascono. Ciò può accadere grazie al fatto che il terapeuta, attraverso lo strumento del transfert, prende “il posto del padre e della madre naturali”, e permette, in tal modo, I’evidenziarsi ed il rivivere consapevolmente il particolare tipo di legame instauratosi fra il paziente e le proprie figure genitoriali. Proprio in virtù di tale caratteristica, il rapporto terapeutico stesso inteso come “riedizione” della relazione figlio – genitore e, proprio ancora in ragione di ciò, quello che emerge dal processo psicoanalitico può essere inteso, secondo le indicazioni di Freud, come una nuova crescita, una seconda educazione, una ri-nascita.