Quarantenni allo sbaraglio, a cura di Barbara Mennitti

La nuova, geniale definizione l’ha tirata fuori il Corriere della Sera qualche settimana fa. “Second teen”, cioè teen-ager da Second life, il mondo parallelo virtuale che dona a tutti una seconda chance, un posto dove essere una persona diversa. Un tempo si usava l’espressione, un po’ condiscendente, “eterni Peter Pan”, per descrivere quella tipologia prevalentemente maschile (ma non solo) di persone anagraficamente adulte, che si rifiutavano ostinatamente di crescere, di assumersi responsabilità, di varcare la soglia della maturità. Oggi, invece, la società comincia a guardarli con un occhio un po’ più benevolo e comprensivo. D’altronde, visto che la vita media si è così tanto allungata negli ultimi cinquant’anni, non si capisce bene perché si dovrebbe scegliere di allungare proprio la vecchiaia fra tutte le fasi dell’esistenza umana. Non sarà che in fondo hanno ragione loro, gli adolescenti quarantenni, che scelgono di prolungare il più possibile la fase della spensieratezza?

Finalmente sdoganati, i quarantenni adolescenti non sono più oggetto della riprovazione nazionale e cominciano anzi ad avere i loro profeti e ad essere celebrati nel cinema e nella narrativa. Circa un mese fa è arrivato nelle sale cinematografiche il film di Federico Moccia (il vate della categoria) “Scusa ma ti chiamo amore”, nel quale lo splendido quarantenne Raoul Bova si innamora perdutamente di una diciassettenne. Peccato che quella screanzata di Michela Quattrociocche, la teen-ager che ha impersonato la fortunata, abbia dichiarato in un’intervista che per lei “Raoul Bova è come un padre” e abbia poi concluso, con spietata ingenuità, di riconoscersi totalmente nei romanzi di Moccia: “Anzi, mi stupisco che abbia quanrant’anni, perché ha la testa di un adolescente!”. Appunto. Solo qualche mese prima, il film di Vincenzo Salemme “Sms. Sotto mentite spoglie”, dipingeva genitori quarantenni, indistinguibili dai loro figli, che si lanciano in storie d’amore clandestine in seguito a un sms inviato alla persona sbagliata. Anche in libreria l’orgoglio dei Peter Pan inizia a riempire gli scaffali. E non solo quelli della sociologia ma, soprattutto, della letteratura umoristica, dove fanno capolino veri e propri manuali di sopravvivenza e di resistenza per i refrattari alla maturità.

Ed ecco, dunque, che la schiera dei second teen si infoltisce. Da una parte c’è il nocciolo duro della categoria: gli eterni Peter Pan, quelli che non si sono mai sposati, che anzi si sono innamorati solo una volta, a 12 anni, e da allora hanno il cuore irrimediabilmente bruciato, quelli che corteggiano cinque ragazze per volta e mandano sms teneroni ma poi fuggono a gambe levate al primo profilarsi di un rapporto stabile. Insomma, quelli che non si sono mai sognati di crescere, nemmeno per sbaglio. A loro si affiancano gli adolescenti di ritorno, quelli che in realtà ci hanno anche provato, si sono sposati, magari giovani, si sono moltiplicati, hanno trovato il posto fisso, hanno comprato casa e acceso un mutuo ventennale. Poi, intorno ai quarant’anni, hanno iniziato a sentire un nodo allo stomaco, un malessere diffuso, una voglia di leggerezza… Hanno cominciato con una partita di calcetto e si sono ritrovati second teen. Passano ore a chattare (e flirtare) su internet, si scambiano file musicali e film con coetanei dei loro figli, affollano le discoteche, si disinteressano della politica, leggono i fumetti. E, soprattutto, tornano a fare sport.

Già, perchè se lo spirito è da teen-ager, spesso il fisico tradisce e allora diventa imperativo rimediare alla pancetta o al muscolo giù di tono. E allora via allo sport, anzi agli sport, visto che la polisportività (la pratica di più di tre sport contemporaneamente) tocca il suo picco proprio fra i quarantenni con una percentuale del 13 per cento. C’è chi si lancia temerariamente sulle piste da sci, chi impugna la racchetta da tennis e chi approfitta dell’estate per esibirsi nel beach volley. Ma lo sport principe del quarantenne nostrano è senza dubbio il calcetto: col suo sapore di infanzia, quando si giocava in cortile col portiere volante, esercita un fascino irresistibile. E dunque eccoli, i second teen, la sera dopo il lavoro, pronti a partire per campetti sintetici di periferia, bardati manco fosse la finale dei mondiali, con gli scarpini scintillanti ai piedi e lo sguardo luccicante. Farebbero anche un po’ invidia, se non fosse per l’allarme lanciato dalla Società ortopedica italiana. La mania del calcetto, ammoniscono i medici, si sta risolvendo in un’ecatombe di menischi rotti, articolazioni fuori posto, legamenti lesionati e caviglie rotte e i più colpiti sono proprio i quarantenni, improvvisati e poco allenati. Pensate che questo li scoraggerà? Secondo noi no. In fondo l’adolescenza val bene un menisco.

Tratto da Global Talking (www.ideazione.it)