Autobiografia, scritta di suo pugno, di Alessandro Aleotti, in arte J-Ax; mi ha davvero colpita parecchio quindi mi è sembrata una buona idea riportarla su questo blog; nei suoi testi, nella sua musica, nel suo modo di essere si sono rispecchiati una miriade di ragazzi, giovani, giovanissimi o meno giovani; ciò che scrive ha toccato tre, forse anche quattro, generazioni, contando che ha iniziato nei primissimi Anni 90…La sua produzione è uno spaccato sociologico di quella che è la gioventù a cavallo tra i ’90 ed i 2000, esprime pienamente un modo di essere di parecchi di noi, quel disagio esistenziale che il benessere, ma anche il malessere sociali, hanno portato…Non ho cambiato una virgola di quello che Ax ha scritto…Sono voluta rimanere perfettamente fedele agli errori di ortografia e di punteggiatura, allo slang, al gergo colorito di Ale ed alla sua spontaneità…Rende meglio l’idea ed esce dagli schemi della perfezione, quella perfezione quotidiana che la società ci impone, da quegli artifici che ci sono calati dall’alto, che ci costringono a sorridere anche quando non lo vogliamo, che obbligano ad essere gentili, carini e doppiogiochisti…Tutto questo per non essere tagliati fuori da un mondo falso, artefatto, da un paradiso di plastica che, prima o poi, si fonderà su se stesso, crollerà, implodendo, su di noi e sulle nostre esistenze alla deriva…

Io vengo dal vuoto.
J.Ax è il nome che mi sono scelto sul finire negli anni 80, il significato e’ Joker A(le)x. Joker è il mio “cattivo” preferito.
Allora rifiutavo tutto quello che ero, volevo cambiare tutta la mia vita, nome compreso.
La seconda parte dell’infanzia e la prima dell’ adolescenza le ho passate in provincia di milano, in un piccolo centro che ora è collegato alla città da una comodissima uscita della tangenziale accessibilissimo sia dal centro che dall’ aereoporto di linate. I miei vi si trasferirono nel pieno degli anni di piombo,mia mamma lavorava come cassiera in un supermercato, dove subiva almeno una rapina a settimana. Troppo rischio per quello stipendio.
Io vengo dal nero.
Io ho paura dei punk fuori da quel palazzo con su scritto “Virus”. Da piazzale Corvetto ci spostammo in una frazione di Sesto U. Ci vivevano poche centinaia di abitanti .Io mi ero già abituato a milano e mi lamentavo , ma i miei erano contenti,tanto verde e zero crimine.
La via Emilia, seppure a due corsie, ti portava dritto a Milano.
All inizio fu divertente, ero contento di potere giocare all aria aperta, dopo un pò ti abituavi all odore di merda che usciva dal Re de Fossi (ora coperto), andai persino a “spigolare”,cioè a raccogliere il grano…io…cazzo.Nella vita ti succede di tutto.
C’erano dei bambini piu grossi, un paio di bulli che ogni tanto mi pestavano.Io ero sottopeso e magro, anche pavido…ora riesco ad ammetterlo.
A scuola cerano un paio di famiglie andate a male che terrorizzavano, tutti anche i prof.Sei o sette fratelli…cazzo uno per classe,era impossibile avere la meglio,e se dimostravi un po di estro o personalità,diventavi un bersaglio della loro ottusa e violenta mediocrità.Bisognava rendersi invisibile.
Non ero piu’ contento.
Io riuscivo a rendermi invisibile la maggior parte delle volte .Legai con D. che era un ragazzo chiuso e silenzioso con la passione per i doors e le moto, anche lui come me additato come “sfigato”.
Passavamo i pomeriggi in casa,a giocare col commodore e ascoltare musica.Forse inconsciamente ci nascondavamo dagli altri.
Non posso omettere la catechesi semi-forzata e che il bar dell oratorio era l’unico svago a portata di piedi.
Era un vero bar con il biliardino e due videogames, il prete non entrava quasi mai, era pieno di vecchi che fumavano ubriacandosi di bianchini mentre fuori i motorini elaborati e le Uno turbo sfilavano. Erano trofei inimmaginabili…status symbol.
Prendevamo i mezzi, andavamo in città, lontano dalla compagnia dei “vincenti”…da cui eravamo innegabilmente attratti e inesorabilmente respinti.
Allora mi accorsi che la città mi richiamava, la provincia infighettata e conformista non lasciava spazio agli scherzi della natura, a Milano invece cerano tanti “freaks” come me.
Ereditavamo le piazze e le vie del centro, eravamo ragazzi con un buco in testa…i primi cresciuti soli.
Soli, perche anche mamma lavora.
Soli, davanti alla tele.
Ci scambiavamo di tutto, vestiti dischi fanze….mettevamo i soldi assieme per comprarci bottiglie e ubriacarci…per trovare il coraggio di buttarsi in rissa. I primi non conformi in un momento dove essere “originale” non era ancora considerato “cool”.
Io vengo dai paninari, da sacrifici fatti per una camicia costosa.
Io vengo dall’aquafan.Pensavo che Italia Uno fosse trasgressiva.
Nel paesino ad un certo punto gli anni 80 ingranarono la marcia sul serio e, nell’impeto del nuovo boom, costruirono villette, tutte in vendita a prezzi fuori dalla portata dei miei,che invece affittarono un appartamentino di quelli giusti giusti, per lui lei e il bambino, nell unica palazzina (a tre piani) del paese. I ragazzi che vi si trasferirono avevano motorini nuovi,vestiti alla moda e una certa indipendenza.
Mi ricordavano quelli dei telefilm americani, avevano tutto…dal mio punto di vista. Io no…i miei mi sembravano un po piu severi,in realtà ero troppo giovane per fare bene i conti. Cazzo come volevo tutte quelle cose.
Se avessi potuto avrei venduto le mie foto nudo a chiunque volesse pagarle, ma erano altri tempi.
Così andavo a fare le pulizie con i miei vicini di casa che avevano un impresa.Una volta passammo col furgone davanti all’oratorio e loro erano li, anche la L. che io amavo segretamente (alla Fantozzi).Indossavo il camice e tenevo il manico del mociovileda in mano perchè il baule era pieno.Loro mi videro.
Abbassai lo sguardo ma loro già ridevano ,urlando il mio cognome che riuscivano a far suonare come un insulto.
Io vengo dall’odio, io voglio ucciderli tutti.
Poi i miei decisero di fare un mutuo.
Quando avevo 14 anni ci trasferimmo a Cologno Monzese.
Venni pestato due volte.
La prima da due tipi alla fermata del bus,ci scrissi su una canzone. (legge del taglione)
La seconda dal tipo di una che abitava nei miei palazzi.Diceva che la guardavo…haha, un classico.
Ma io sapevo rendermi invisibile.
Io vengo dalla tensione,dal bullismo codificato e accettato.
I miei erano sempre incazzati e stanchissimi, addirittura facevano due lavori a testa…uno di giorno e uno la sera.
Io prendevo la metro e andavo in piazza S.Babila, dove avevo legato con altri freaks come me. Venivano da strati sociali diversi :c’era il ricco della Milano bene e il quasi barbone che a volte non tornava a casa e domiva lì…c’erano ancora quelle scomodissime panchine di cemento e ci si lavava nel cesso di burghy. Io vengo dalle paste, dalla cassa dritta in 4 quarti , dalle feste in casa dove si distrugge la casa.
C’era gente come N, che muoveva la zona …una volta mi senti rappare al New Linea .All’uscita c’era lui che mi aspettava.
Mi disse di rappare…io mi cagavo addosso perche sapevo chi era….ma lo feci. Piu tardi disse a tutti di non toccarmi.Da quel giorno la mia vita lì in centro si fece piu facile, non dovevo scazzare con nessuno, nessuno mi faceva piu brutto. Rividi N a san vittore.Io cantante, lui detenuto.
Andavamo in discoteca di pomeriggio,erano gli anni della hip house, l’alba della dance anni 90.Io mi appassionai al rap che prese il posto del rock un pò classico ereditato dai miei cugini piu grandi.
Ascoltavamo radio deejay con il dito sulla pausa della piastra.Registravamo le cassette e ce le duplicavamo con il cubo della philips, prima del file sharing. Io vengo dall’era post-ero.
Non mi interessava la politica, pensavo come tutti quelli della mia età che fosse un sistema di corruzione impossibile da cambiare.Anni dopo cambiai idea, sbagliando.
Io vengo dall’era post-eroi.
Iniziai distribuendo volantini per delle feste, con Poe che fu il mio primo dj .Rappavo sull’house, a volte anche i pezzi degli americani…hahahah che merda….mi davano 20 mila lire e 10 drinks per 5 minuti di rap.Ero in paradiso. La musica diventò il sole.
In discoteca conobbi Wladimiro. Wlady era solo hip hop, scratchava come avevo visto fare solo agli americani…grazie a lui vidi la luce. Wlady mi introdusse agli altri suoi amici…ricordo che mi presentava così : “questo è Ax, è un tamarro, però senti come rappa…”e poi a me”Ax rappa!” E io lo facevo,sul serio.
Wlady poi passo’ a fare altro, nel frattempo io con Jad (suo fratello), formai gli Articolo 31.
Posso solo dire che a volte seguimmo una rotta,a volte ci lasciammo trascinare dalla corrente.Per le note biografiche vi rimando a Wickipedia che piu o meno ci azzecca.
Io non voglio mai parlare del perchè è finita, perchè sono cazzi nostri, però posso dire che da parte mia è stata la scelta piu onesta, più sincera verso chi mi segue…altrimenti avrei dovuto fingere…fingere che mi piacesse, ricopiarmi all’infinito, senza il permesso di decidere completamente quello che potevo o non potevo fare, con chi collaborare etc.
Io voglio essere sincero,per essere sincero non devo essere frustrato quando faccio musica.
Gli Articolo sono una parte importante della mia vita, fondamentale perchè mi hanno dato una prospettiva enorme per la mia giovane (haha) età. Sono stato sopra e sotto,ho conosciuto tutti…gli ultimi della terra ed i ricchi e potenti.
Ho mangiato, bevuto e scopato.
Gli Articolo mi hanno dato tutto, ma gli Articolo non sono tutto quello che ho da dare.
Cè dell’altro.
Il rock torno’ a prendermi prepotentemente in un momento in cui il rap mi faceva cagare…
Finalmente capì i testi dei Ramones e dei Rancid.Nofx-Nirvana-2Pac-Guns-DMX-Morisette-Biggie, non è una bestemmia …è la mia playlist e se non ti và fottiti. Milano era piena di stranieri come sempre.Venivano tante ragazze da Siattle, dove era esploso il Grunge, si portavano la chitarra…si leggevano libri che ci infuocavano.
Si parlava in inglese.Bill Clinton suonava il sax, ammetteva di aver fumato cannoni, bombardava il Kosovo.
Io cerco la verità in una canzone, negli angoli bui, sotto i riflettori, negli 883 e nei libri di Marco Philopat.
Alla fine del 2006 ho pubblicato il mio primo album solista, “Disanapianta”, dopo tre anni passato tra cure disintossicanti, sedute dallo psicologo e panico tra impresari e discografici.
Mi hanno consegnato il disco di platino due mesi fà, è andato bene…ho fatto due hit che sono andate discretamente anche nel pop:”Ti amo o ti ammazzo” e “Più stile”.
Sempre piu gente mi riconosce come J-Ax.Ci impieghero’ un po’ a superare il brand del 31, ma ce la farò perche’ sono due brand diversi,ma li ha disegnati la stessa penna.
E poi J-Ax non invecchia,è piu “nuovo” degli Articolo.
E’ un cazzo di PeterPan psicopatico e io sono il suo fottuto ritratto di Dorian Gray. Io invecchio, pago caro ogni eccesso, ogni salto, ogni urlo, ogni battaglia contro i mulini a vento che quello stronzo mi fà intraprendere.
J-Ax ha preso il sopravvento, all’inizio lo avevo quasi disegnato…come per proteggermi dal nulla a cui ero destinato.
Ora sono J-Ax in tutto e per tutto.
E vengo dal nero,dal vuoto…ma ho trovato un uscita. Non faccio un genere definibile, ho snaturato la musica da cui sono partito….ho dei fans rumorosi e detrattori determinati, ho anche qualche nemico importante lobbista e mafioso, ma in questo viaggio incontro tante brave persone, la maggior parte tra loro mi sono vicino.
Ora, mi dovrei ritenere piu o meno realizzato, con tutto che faccio numeri quando suono e vinco pure gli Ema.
Devo invece ammettere che, la cosa che mi rende più felice e avere ancora una battaglia da combattere.
Ho ancora tutto da dimostrare, tanti non credevano fosse possibile, ma si sono dovuti già ricredere.
Io devo dimostrarvi chi sono, con il suono , un suono…IL MIO SUONO. Il mio nome in bocca ad alcuni, suona ancora come un insulto.
Ma i miei fans sono rumorosi.
Dicono che sia… uno di loro.

E così sia.
J-Ax.”

J Ax, come decrizione fisica possiamo dire che ha gli occhi verdi, è abbastanza alto, e cambia continuamente il colore ai suoi capelli in base all’umore che ha in quel momento. A scuola non ha mai avuto grossi problemi, a parte durante l’ultimo anno delle superiori quando, a causa della preperazione dell’album “Strade di città”, non ha praticamente frequentato per niente. Ha manifestato i primi segni di divismo già da piccolo, alle feste con i parenti, quando li divertiva cantando a squarciagola le sigle dei suoi cartoni animati preferiti. Come esperienze lavorative precedenti ha fatto il pony express, il muratore e l’imbianchino. Il momento più imbarazzante che dice di aver vissuto è stato quella sera che, dopo aver consumato in un ristorante con una “tipa”, si è accorto di non avere abbastanza soldi per pagare il conto. I suoi eroi sono: Lando Buzzanca, Alvaro Vitali, Woody Allen, Everlast ed il mitico Jim Morrison. Considera amici solo i ragazzi con cui è cresciuto nel suo quartiere (Quadrifoglio a Garbagnate), e quelli con cui lavora attualmente, mentre sostiene di avere un numero enorme di nemici (forse invidiosi? Bho!). E’ capace di bere intere autobotti di birra e, per disintossicarsi, di proseguire con la Coca-cola. Mangia ogni schifezza sin ora scoperta dall’uomo e naviga molto su Internet! (non vedo l’ora di incontrarlo su qualche chat!). Gli piace come scrive Isaac Asimov ed il suo film cult è “Arancia Meccanica”. La sua donna ideale lo deve saper colpire prima con il cervello che con il fisico. Come particolari intimi dice di dormire nudo ed a pancia sotto.