Una disfunzione neurologica alla base dell’anoressia

“Una superattività del recettore della dopamina, la sostanza che regola la percezione del piacere.”

 Ci potrebbe essere una precisa disfunzione neurologica alla base dell’anoressia, il devastante disturbo dell’alimentazione che colpisce soprattutto le donne. Lo rivela uno studio realizzato da scienziati dell’università di Pittsburg (Usa)e pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry, che ha scoperto nel cervello di donne sofferenti di anoressia una superattività del recettore della dopamina, la sostanza che regola la percezione del piacere.

Le anoressiche – ipotizzano gli esperti – continuerebbero in una sorta di circolo infinito a perdere peso senza riuscire a trarre alcun piacere da questo fatto. Mentre gli individui normali sono soddisfatti se la dieta che seguono per dimagrire funziona. Lo studio potrebbe così aprire la strada non solo a una più ampia comprensione della malattia, ma anche a diagnosi più precoci e forse, nel tempo, a cure.

Ragazza magra

© JIU 2008

Voglio essere magra a tutti i costi

Anoressia, bulimia e rapporti copulsivi con il cibo: la cronaca recente ci obbliga a riflettere.

Con la morte, a poche settimane di distanza, di due giovanissime modelle è tornato prepotentemente d’attualità il tema dell’anoressia nervosa. In realtà, a soffrire di questa malattia è una percentuale molto bassa della popolazione. Secondo un’indagine condotta negli Usa dai ricercatori di Harvard e pubblicata sulla rivista «Biological Psychiatry», solo lo 0,6% degli americani è affetto da questa grave patologia.

Gli studiosi lo hanno stabilito monitorando per tre anni un campione di 2.900 uomini e donne. Appena un po’ più alta è risultata la percentuale delle persone che soffre di bulimia (1%), l’altro disturbo alimentare finora universalmente riconosciuto. Ma il dato che colpisce di più è il numero di chi ha con il cibo un rapporto compulsivo: ben il 2,8% della popolazione. E benché a questo comportamento non corrisponda una definizione psichiatrica vera e propria, si tratta di un disordine alimentare in forte crescita e che necessita di cure specifiche, tanto quanto l’anoressia e la bulimia.

A proposito dell’anoressia, è recente la notizia che avrebbe una base genetica. Lo dice uno studio promosso dal National Institutes of Health degli Stati Uniti e realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Tulsa, in Oklahoma. La ricerca è durata 10 anni e ha preso in esame gli abitanti di 8 città americane e 2 città europee, arrivando a questa conclusione: chi ha precedenti di anoressia in famiglia rischia 12 volte di più di ammalarsi.

 ragazza prende le misure in vita

© JIU2008
Mi vedo sempre grassa

Anche se sono in forma, si sentono con qualche chilo di troppo. E lottano continuamente con l’ago della bilancia.

Introduzione

“Mi dicono tutti che ho un fisico perfetto, con le curve al punto giusto, ma io mi vedo grassa”, confida Maria, 31 anni, taglia 42, 56 chili spalmati su 168 centimetri. “Ho la vita e le spalle troppo strette e i fianchi troppo larghi. E poi, quella ciccia sulle cosce…”. Quello di Maria non è un caso isolato. In genere non ci si vede mai come si è. “La percezione che abbiamo di noi stessi è distorta, deformata dalle nostre emozioni, dai nostri ricordi d’infanzia e dallo sguardo degli altri”, spiega Lucia Chiarioni, psicologa e psicoterapeuta a Milano e Monza. “E oggi l’insoddisfazione per il proprio aspetto attraversa tutte le età, in una società che fa sempre più dell’immagine il proprio biglietto da visita”. Un’ossessione tutta al femminile: “Gli uomini si accettano maggiormente ed entrano meno in competizione rispetto al corpo”, aggiunge l’esperta. “Per affermarsi, giocano di più sui soldi, sull’auto, sulla vacanza esclusiva come status symbol”.

Rifiuto della femminilità
“Indosso quasi esclusivamente tuniche lunghe che mi coprono bene bene”, racconta Paola, 44 anni, insegnante a Trieste. “Mi vergogno del mio seno prosperoso e del sedere a mandolino…”. Quando ci si considera grasse, ci si comporta come tali. Come marionette goffe che si mascherano sotto abiti troppo larghi e si muovono in modo impacciato. “Dietro questo atteggiamento si può nascondere il rifiuto della femminilità, segno di un rapporto irrisolto e conflittuale con la propria madre”, spiega Ezio Benelli, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell’International Foundation Erich Fromm a Firenze. “E allora è più facile desiderare il corpo di un’adolescente, meno formoso e accogliente, che gioca con l’amore, ma senza impegno e responsabilità”.

Difficoltà ad accettare il tempo che passa
“La gravidanza mi ha lasciato solo un paio di chili in più, ma io non mi sento più quella di prima”, rivela Luna, 40 anni, manager a Riccione. “Questa sensazione è una lotta contro il tempo, che scaturisce dalla difficoltà di accettare il ciclo della vita, i cambiamenti, dal matrimonio alla maturità, dalla maternità fino alla menopausa”, puntualizza Chiarioni. E il fatto che il corpo possa variare con l’età, come una fisarmonica che si allarga e si stringe. “Le radici di questo disagio affondano nell’infanzia, quando i bambini hanno la sensazione di non essere visti dai genitori. A quel punto o fagocitano cibo per colmare il vuoto affettivo o lo rifiutano affinché gli altri, soprattutto mamma e papà, si preoccupino di loro. Crescendo, svilupperanno inoltre una cattiva immagine di sé”.

Mancanza di autostima
“Magro è bello e vincente”: pubblicità e mass media passano prevalentemente quest’immagine. “Un concetto che colpisce chi ha un’autostima già fragile”, afferma Benelli. “Raggiungendo una sorta di perfezione ideale e rientrando nei canoni estetici stabiliti dalla società ci si crede allora più vincenti e piacenti”. Ma la vera forza non sta nell’unicità?

A cura di Vania Crippa

Briciole – Una storia di Anoressia

Ho paura…della vita’– dice Sandra. Una frase che accompagna un cammino lungo, un tunnel in cui il protagonista assoluto è il cibo, rifiutato, odiato, negato eppure sempre presente. Tra anoressia e bulimia (di grande impatto l’immagine della ragazza che mangia in modo famelico davanti allo specchio) ‘Briciole’, un tv movie per la regia di Ilaria Cirino, tratto dall’omonimo libro di Alessandra Arachi edito da Feltrinelli, racconta la storia di una ragazza e della sua famiglia. Una famiglia. I genitori (Franco Castellano e Elisabetta Castellotti), sposati da ventanni, cominciano lentamente a distaccarsi. Una ragazza al culmine dell’adolescenza, Sandra (interpretata da Claudia Zanella), 18 anni, carina intelligente ed un amore ‘impossibile’ per un ragazzo, Saverio (interpretato da Gabriele Mainetti). La sorella maggiore Roberta (Francesca Figus) aggrappata quasi nevroticamente al fidanzato che spesso, forse troppo oppresso, si allontana. Stefania (Angelica De Salve), 9 anni, la più piccola, osservatrice, acuta, allegra che ad un tratto dice: ‘io non voglio crescere’ e bisogna comprenderla per forza, visto il mondo adulto che la circonda.
Ma dopo aver perso i primi chili, Sandra non riesce piu’ a fermarsi: l’ago della bilancia, che ogni giorno scende un pochino, le regala brividi di emozione, la fa sentire sempre piu’ sicura di se’, forte come l’’ostinazione con cui respinge le tentazioni del cibo. Sandra e’ anoressica, ma non sa, o non le interessa saperlo, che di anoressia si puo’ anche morire.Questa e’ anche la storia della famiglia di Sandra, di come reagisce alla malattia e come, nonostante tutto, non puo’ evitare il proprio naturale percorso e andare in pezzi: i suoi genitori, sposati da vent’anni e fino a quel momento molto uniti, reagiscono in modo diverso. Elena comincia a cercare ossessivamente le sue colpe di madre mentre tra lei e la figlia si alza un muro altissimo; in Vittorio, Franco Castellano, suo marito, affiorano antiche debolezze, incomprensioni mai espresse. Il loro matrimonio, che a tutti sembrava perfetto, comincia a sfaldarsi piano piano.
Anche Roberta, la sorella maggiore di Sandra, risente del filo di follia che serpeggia in casa e si aggrappa ancora piu’ nevroticamente a un fidanzato che ogni tano la abbandona.
Solo Stefania, Angelica De Salve, nove anni, la sorellina piu’ piccola, resiste a questa tempesta che scuote le pareti della sua famiglia. Resiste, osserva ed e’ l’unica che riesce a vedere la verita’.Sandra, dopo essere finita in clinica e aver attraversato anche la bulimia, ritrovera’ Saverio, il suo antico amore. Ma lo perdera’ subito. Solo piu’ tardi, alle soglie di un matrimonio sbagliato, scoprira’ che lui e’ morto e che lei gli deve almeno un tentativo di farcela, di uscire dal buco nero della sua malattia. Elena e Vittorio, invece, dovranno separarsi, per capire se davvero si vogliono bene. Roberta riuscira’ a liberarsi delle sue paure solo quando si decidera’ ad affrontare la vita da sola. Cosi’, alla fine di questa storia, Sandra e la sua famiglia cominceranno a ritrovarsi e soprattutto a guardarsi negli occhi.

 Storia di una profonda sofferenza, scene abbastanza crude, essenziali, realistiche. Racconta Claudia Zanella: ‘per interpretare il ruolo di Sandra sono dimagrita 7 chili. Mi è stato chiesto e l’ho fatto anche per scelta personale, per capire meglio. Mangiavo solo frutta, verdura e pesce. Naturalmente sono stata seguita da medici specializzati eppure, terminate le riprese, per 6/7 mesi ho avuto dei problemi a riprendere uno stile di vita sano. Il mio corpo si era disabituato al cibo…immaginate cosa può succedere alle ragazze malate per anni e anni’.

Presentata da Agostino Saccà in termini davvero entusiastici (‘un racconto intenso, appassionato, bellissimo. Questo film è una carezza a chi soffre di questo profondo disagio psichico’), questa fiction ha sicuramente il merito di essere molto attuale e di raccontare un dramma comune con tutta l’amarezza ma anche la forza necessaria a chi vuole combatterlo.

Un percorso difficile quello della guarigione ma non impossibile. Tante persone ogni giorno guariscono. Purtroppo sono altrettanto numerose quelle che si ammalano, senza distinzione di sesso (anche se la maggioranza resta femminile), di età, di stato sociale( preferite comunque le classi medio-alte). Questo film, delicato e crudo allo stesso tempo, può essere un modo per riflettere, sulla propria persona, sugli altri, sulla vita. Per non rifiutarla, per assaporarla, per imparare a gustarla, briciola dopo briciola…