Cristina Bigazzi frequenta le pagine delle Lettere al Direttore di Arezzo Notizie.  Si è sempre contraddistinta per la sua vena provocatoria, mettendo a nudo con il suo sarcasmo, a tratti feroce, a tratti esilarante, “il benpensante”, ovvero chi predica bene e razzola male

In quanto “malpensante”, mi sembra doveroso riportare tutto l’intervento, che appoggio in pieno… 

Paion novelle. Ovvero: la paura fa novanta

E non si tratta di paura del buio, o di paura dei topi, o di paura delle malattie. Si tratta di paura di constatare che le proprie idee possono essere messe in discussione. Ricordo molto bene le lunghe, estenuanti battaglie condotte dalla chiesa contro il divorzio e contro l’aborto, e ricordo che quelle lunghe, estenuanti battaglie hanno provocato chiusure, distacchi, allontanamenti, proprio come sta facendo ora la battaglia contro i Di.Co. o Pacs o come diavolo vogliamo chiamarli. Non è impedendo di fare una legge apposita che le convivenze scompaiono. Non è con i giochetti stile Ruini e Andreotti che si dimostra la presunta superiorità del matrimonio “regolare”, della famiglia “regolare”.

Non è impedendo agli altri di esporre le loro idee che dimostro che le mie idee sono superiori. Non è negando agli altri di vivere a modo loro, che dimostro la perfezione del mio modo di vivere.

Sono credente, mi sono sposata in chiesa trentadue anni fa, rifarei tutto proprio come allora (spero anche mio marito, altrimenti sono nei guai!), ma questo dimostra solo che PER ME quello era il modo giusto. E che sono stata fortunata, perché se avessi avuto bisogno di andare per la mia strada, la chiesa sarebbe stata lì col fucile spianato a spiegarmi che no, non si fa, l’uomo è lì, creato da Dio giusto giusto per soffrire pene indicibili per malattie incurabili, per rapporti familiari disastrati, per un amore che non si puo’ vivere perché non “a norma”, magari ringraziando il cielo di poter soffrire per la maggior gloria di Dio.

La chiesa sta lì a dirci che non celebra il funerale religioso per un uomo che ha sofferto tanto da desiderare spasmodicamente di morire.

E questo suo desiderio la chiesa lo interpreta come peccato. Peccato imperdonabile, tanto imperdonabile che neanche l’immensa misericordia di Dio, che pure la chiesa predica, ce la fa a perdonarlo. E dunque, la chiesa ci dice che il peccato è più forte di Dio!

Ci dice che gli omosessuali (ma intendiamoci bene, mica solo loro, i Di.Co. riguardano tante tipologie) non hanno diritti uguali agli altri: perché sono peccatori. Conosco omosessuali che sono degnissime persone e persone “normali” che non sono degne per nulla. E soprattutto, perché dovrei sentire che il mio matrimonio “regolare” è messo in pericolo da una Dichiarazione di Convivenza?

Ma la chiesa ci insegna il pregiudizio. E insegna che esporre apertamente il proprio punto di vista è possibile in tutto il resto del mondo, ma non in Italia, roccaforte del suo potere temporale. E insegna che qui da noi essere proni ai dictat della chiesa è indispensabile per salvare la propria anima. Poi si può essere disonesti, intrallazzatori, si può sfruttare il nostro prossimo, si possono evadere le tasse, si possono avere collusioni con la mafia (Andreotti non è mai stato assolto con formula piena, non ce lo scordiamo, ma sempre con escamotages legali, però la chiesa si serve di lui per imporre i suoi desiderata, e si serve per lo stesso scopo di Berlusconi e Casini, entrambi divorziati, e quindi entrambi dal suo punto di vista conviventi, ma tanto buoni!); l’importante è credere ai dogmi, inventati dalla chiesa per non dover spiegare le sue imposizioni.

Importante è obbedire (e magari credere e combattere, come diceva un figuro di ben triste memoria?). Conta più l’ossequio alle norme di quanto conti la vita delle persone, soprattutto se le norme le fanno Ruini o Benedetto XVI, spacciandole poi per leggi divine.

Alla faccia di Nostro Signore che diceva “amatevi gli uni gli altri” e “la vostra gioia sia piena”.

Cristina Bigazzi