Questo breve scritto prende forma su una cattedra,durante il compito in classe…i miei studenti,ormai la solita decina,su una classe di 20 circa,sono concentratissimi e parecchio tesi…é il loro primo compito di musica ed é ovvio che la tensione sia alta…la musica,ormai elevata dal grande bach al grado di scienza matematica,prevede studio e impegno,e non sempre risulta facile e immediata da capire,é normale.
Da qui parte lo spunto per alcune riflessioni sulla mia bellissima esperienza nell’insegnamento. Innanzi tutto,é un grande lavoro,dal momento che in esso la relazione umana ed i rapporti tra studenti e docenti stanno al primo posto,sono fondamentali al di là di tutto il resto.Se vengono a mancare o, non si instaurano proprio,la comprensione reciproca,il dialogo,il rispetto,non se ne viene a capo e questo sicuramente va ad influire sull’apprendimento e sulla mission educativa.
L’insegnante non é un genitore,non é un terapeuta,non é un amico,anche se,alla lunga,la complicità e l’affetto che si possono instautare tra le due parti,sfociano in un rapporto d’amicizia,che però deve essere imparziale e non deve influire sulla giusta dose di distacco dell’insegnante,utile a non creare alcun favoritismo ed ai fini di una valutazione fredda e obiettiva.
Posso dire fermamente che in questo periodo della mia vita,gran parte delle soddisfazioni mi derivino da questo fantastico lavoro,che mi appaga un sacco…É come se riuscisse a colmare quel senso di vuoto che ogni tanto mi sento dentro e il costante senso di insoddisfazione che ormai da molti anni…insegnare come terapia…chi l’avrebbe mai detto…🙂